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SALUTE E LAVORO
(II PARTE)

SALUTE E LAVORO

a cura di Valeria Cudini

Se la postazione di lavoro è male organizzata essa può predisporre a infortuni e incidenti che, seguendo delle semplici misure preventive, potrebbero essere evitati.
Ogni persona è diversa dall’altra per età, sesso, corporatura, lunghezza degli arti, peso, tipo di postura prevalente (seduti, seduti e in piedi, in piedi). Questi sono fattori determinanti per definire le esigenze di ognuno e quindi stabilire le caratteristiche dimensionali minime che la postazione di lavoro dovrà avere.
Se per esempio si lavora addossati alla parete è facile assumere posture scorrette e c’è una certa difficoltà a svolgere anche i movimenti più semplici. L’immediata conseguenza sono i disturbi muscolo-scheletrici oppure dei problemi alla circolazione sanguigna.
Anche le stampanti collegate al computer sulla scrivania o la fotocopiatrice devono essere collocati in modo che siano accessibili senza dover compiere spostamenti ripetuti e faticosi.

Le giuste misure
Affinché si assuma e si riesca a mantenere una corretta postura il piano di lavoro deve essere a un’altezza tale da permettere alla persona di appoggiare i gomiti e gli avambracci mantenendo i muscoli delle spalle rilassati (l’altezza giusta è tra 70 e 80 centimetri).
La superficie del piano deve essere opaca e quindi va evitato il bianco.
Le dimensioni ideali di un tavolo da ufficio sono: circa 150-160 centimetri di lunghezza, almeno 80 centimetri di profondità e comunque le distanze devono essere tali da garantire la giusta distanza del lavoratore dal monitor del computer e la corretta collocazione di mouse e tastiera.
Anche la sedia deve essere regolabile in altezza (tra 40 e 55 centimetri), dotata di ruote e schienale e basamento del sedile imbottiti. 
Per avere il giusto comfort, infatti, è necessario che si regoli l’altezza del sedile in modo da poggiare completamente i piedi per terra. Se la persona è piccola di statura si possono utilizzare i poggiapiedi, se invece la persona è alta si valuterà se è il caso di mettere degli spessori di legno sotto al tavolo.
Questi accorgimenti, insieme all’impiego di mobili al passo con i progressi dell’ergonomia non sono sufficienti se da parte nostra non si mette in atto un’attenzione costante alla postura che si assume di volta in volta.
Se si arriva invece a una diagnosi di problemi a carico della colonna vertebrale il medico dovrebbe sempre iniziare con un colloquio “esplorativo” che accerti i livelli di stress professionale a cui è sottoposto il lavoratore.
Per evitare quindi di affaticare la colonna vertebrale e prevenire il mal di schiena è importante avere un supporto continuo e dinamico dello schienale ai lombi e nella giusta angolazione tra gambe e busto:

  • usate una sedia dinamica, cioè che consente una diversa inclinazione dello schienale in base ai movimenti che fa il corpo;
  • lasciate uno spazio, di circa due dita, tra l’incavo del ginocchio e il bordo della seduta per evitare di comprimere i vasi sanguigni e ostacolare la circolazione del sangue nella gamba;
  • non state rigidi e cambiate spesso posizione;
  • occupate tutta la seduta e appoggiatevi allo schienale, cercando di mantenere le cosce allineate e ginocchia e caviglie con una inclinazione di 90 gradi.

L’esposizione ai rumori

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Uno dei problemi più gravi per i lavoratori europei, e molto spesso non valutato con sufficiente considerazione, è l’esposizione sul luogo di lavoro a livelli molto elevati di rumore con conseguente necessità di alzare la voce per parlare per la maggior parte del tempo trascorso in ufficio.
Sembra paradossale che questo fenomeno si riscontri anche in luoghi apparentemente “tranquilli” come gli uffici perché normalmente il problema della necessità di difendersi dal rumore sembra piuttosto una caratteristica di contesti agricoli, industriali ed edili per l’uso di macchinari (trattori, martelli pneumatici eccetera).
Eppure, stando ai risultati di un recente studio danese, sembra che più del 50 per cento degli insegnanti di scuola sia costretto ad alzare il tono della voce per farsi sentire da colleghi e alunni. Questa situazione di esposizione protratta a rumori troppo forti produce fastidi e disturbi extrauditivi.
A produrre una situazione di forte stress per le orecchie non è necessariamente un dolore acuto o intenso ma vanno prese in considerazione le caratteristiche proprie del lavoro che si sta svolgendo, il proprio grado di sensibilità e, soprattutto, il livello di stanchezza accumulato.
Una situazione lavorativa tipica in cui possono manifestarsi situazioni di forte stress per l’esposizione prolungata al rumore sono i cosiddetti open-space dove è stato dimostrato che il livello di produttività è molto più basso rispetto a contesti più isolati e tranquilli. È sufficiente osservare gli altri colleghi, sentire i rumori dei vari computer, delle stampanti, dei telefoni che squillano per entrare in uno stato di forte stress.

Inoltre, la nostra salute risente in modo particolarmente marcato dei rumori dei rumori improvvisi e acuti che attivano il nostro istinto animale detto “combatti o scappa” provocando adrenalina e cortisolo, ormoni responsabili dell’aumento del battito cardiaco e della pressione sanguigna.
Una categoria di lavoratori particolarmente esposta ai rumori sono gli operatori dei call-center. Tra loro si registrano numerosissimi casi di shock acustico che deriva da un aumento improvviso dei rumori ad alta frequenza trasmessi attraverso le cuffie. Tali rumori oltre a procurare un forte stress possono provocare dolore e danneggiare l’orecchio.

Strategie d’intervento
Adottare particolari accorgimenti per limitare i rumori e non creare danni ai lavoratori vanno presi soprattutto nei casi di donne in gravidanza. Se già normalmente l’esposizione al rumore è estremamente dannosa per l’organismo, a maggior ragione lo è per il feto che può esserne seriamente danneggiato.
La direttiva dell’Unione europea 10/2003 ha fissato un valore limite per otto ore al giorno di 87dB(A), decibel percepibili dall’orecchio umano.
In generale i programmi delle istituzioni europee e internazionali prevedono di eliminare la fonte di rumore dove possibile indicando al datore di lavoro l’acquisto di macchine poco rumorose e la sorveglianza dei macchinari più rumorosi ammortizzando il rumore con molle metalliche o ad aria inserendo anche dei silenziatori nei condotti di scarico.

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Benessere termico
Ogni ambiente di lavoro dovrebbe assicurare il cosiddetto benessere termoigrometrico ottimale, ovvero una condizione mentale in cui la maggior parte di persone sia soddisfatta dell’ambiente termico circostante.
Tralasciando i fattori soggettivi legati all’abbigliamento, il metabolismo eccetera esistono i cosiddetti fattori oggettivi, ovvero quelli che influiscono sull’equilibrio termico del corpo umano: tipo di lavoro svolto, il calore che si irradia dalle superfici che delimitano l’ambiente, temperatura dell’aria, umidità relativa e velocità dell’aria.
Una buona temperatura dell’aria dovrebbe essere sia d’estate sia d’inverno tra i 20 e i 22 gradi.
Attenzione quindi all’uso dei condizionatori in estate: guai alle temperature glaciali che favoriscono raffreddori, tracheiti, cervicali e solori reumatici. Tra l’interno e l’esterno non dovrebbero esserci più di 6-7 gradi di escursione.

LA SICUREZZA SUL LAVORO
La legge 123 entrata in vigore il 3 agosto 2007 dall’allora ministro del Lavoro Cesare Damiano e dal titolare della Sanità Livia Turco, inasprisce, dal punto di vista sanzionatorio, le pene per i datori di lavoro negligenti e dichiara guerra al lavoro irregolare e sommerso quasi sempre causa principe di infortuni mortali. Si parla infatti di 1.340 decessi nel 2006 con un incremento rispetto all’anno precedente del 2,2 per cento.

Come per l’ambiente domestico anche nell’ufficio in cui si lavora devono essere rispettate delle norme generali di salubrità, ovvero sono da tenere presenti degli aspetti legati alla distribuzione degli spazi, alla loro grandezza (la superficie non deve essere inferiore a 2 m2 per lavoratore), l’altezza non deve essere inferiore a 3 metri e la cubatura non inferiore a 10 m3 per persona.
Si parla poi anche della qualità dell’aria indoor che va tenuta sotto controllo e migliorata limitando le sorgenti inquinanti anche grazie a un’adeguata ventilaziolazione degli ambienti.
Esistono poi delle regole precise di sicurezza: la disposizione di vie di fuga e la formazione dei lavoratori in merito al primo soccorso e l’uso di tutta una serie di misure da attuare in caso di incendi (pompe idriche, estintori eccetera).

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