SALUTE E LAVORO
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a cura di Valeria Cudini |
Se la postazione di lavoro è male organizzata essa può predisporre a infortuni
e incidenti che, seguendo delle semplici misure preventive, potrebbero essere
evitati.
Le giuste misure
Affinché si assuma e si riesca a mantenere una corretta postura il piano di lavoro
deve essere a un’altezza tale da permettere alla persona di appoggiare i gomiti
e gli avambracci mantenendo i muscoli delle spalle rilassati (l’altezza giusta
è tra 70 e 80 centimetri).
La superficie del piano deve essere opaca e quindi va evitato il bianco.
Le dimensioni ideali di un tavolo da ufficio sono: circa 150-160 centimetri di
lunghezza, almeno 80 centimetri di profondità e comunque le distanze devono essere
tali da garantire la giusta distanza del lavoratore dal monitor del computer e
la corretta collocazione di mouse e tastiera.
Anche la sedia deve essere regolabile in altezza (tra 40 e 55 centimetri), dotata
di ruote e schienale e basamento del sedile imbottiti.
Per avere il giusto comfort, infatti, è necessario che si regoli l’altezza del
sedile in modo da poggiare completamente i piedi per terra. Se la persona è piccola
di statura si possono utilizzare i poggiapiedi, se invece la persona è alta si
valuterà se è il caso di mettere degli spessori di legno sotto al tavolo.
Questi accorgimenti, insieme all’impiego di mobili al passo con i progressi dell’ergonomia
non sono sufficienti se da parte nostra non si mette in atto un’attenzione costante
alla postura che si assume di volta in volta.
Se si arriva invece a una diagnosi di problemi a carico della colonna vertebrale
il medico dovrebbe sempre iniziare con un colloquio “esplorativo” che accerti
i livelli di stress professionale a cui è sottoposto il lavoratore.
Per evitare quindi di affaticare la colonna vertebrale e prevenire il mal di
schiena è importante avere un supporto continuo e dinamico dello schienale ai
lombi e nella giusta angolazione tra gambe e busto:
L’esposizione ai rumori
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Inoltre, la nostra salute risente in modo particolarmente marcato dei rumori
dei rumori improvvisi e acuti che attivano il nostro istinto animale detto “combatti
o scappa” provocando adrenalina e cortisolo, ormoni responsabili dell’aumento
del battito cardiaco e della pressione sanguigna.
Una categoria di lavoratori particolarmente esposta ai rumori sono gli operatori
dei call-center. Tra loro si registrano numerosissimi casi di shock acustico che deriva da un
aumento improvviso dei rumori ad alta frequenza trasmessi attraverso le cuffie.
Tali rumori oltre a procurare un forte stress possono provocare dolore e danneggiare
l’orecchio.
Strategie d’intervento
Adottare particolari accorgimenti per limitare i rumori e non creare danni ai
lavoratori vanno presi soprattutto nei casi di donne in gravidanza. Se già normalmente
l’esposizione al rumore è estremamente dannosa per l’organismo, a maggior ragione
lo è per il feto che può esserne seriamente danneggiato.
La direttiva dell’Unione europea 10/2003 ha fissato un valore limite per otto
ore al giorno di 87dB(A), decibel percepibili dall’orecchio umano.
In generale i programmi delle istituzioni europee e internazionali prevedono
di eliminare la fonte di rumore dove possibile indicando al datore di lavoro l’acquisto
di macchine poco rumorose e la sorveglianza dei macchinari più rumorosi ammortizzando
il rumore con molle metalliche o ad aria inserendo anche dei silenziatori nei
condotti di scarico.
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Benessere termico
Ogni ambiente di lavoro dovrebbe assicurare il cosiddetto benessere termoigrometrico ottimale, ovvero una condizione mentale in cui la maggior parte di persone sia soddisfatta
dell’ambiente termico circostante.
Tralasciando i fattori soggettivi legati all’abbigliamento, il metabolismo eccetera
esistono i cosiddetti fattori oggettivi, ovvero quelli che influiscono sull’equilibrio
termico del corpo umano: tipo di lavoro svolto, il calore che si irradia dalle
superfici che delimitano l’ambiente, temperatura dell’aria, umidità relativa e
velocità dell’aria.
Una buona temperatura dell’aria dovrebbe essere sia d’estate sia d’inverno tra
i 20 e i 22 gradi.
Attenzione quindi all’uso dei condizionatori in estate: guai alle temperature
glaciali che favoriscono raffreddori, tracheiti, cervicali e solori reumatici.
Tra l’interno e l’esterno non dovrebbero esserci più di 6-7 gradi di escursione.
LA SICUREZZA SUL LAVORO
La legge 123 entrata in vigore il 3 agosto 2007 dall’allora ministro del Lavoro
Cesare Damiano e dal titolare della Sanità Livia Turco, inasprisce, dal punto
di vista sanzionatorio, le pene per i datori di lavoro negligenti e dichiara guerra
al lavoro irregolare e sommerso quasi sempre causa principe di infortuni mortali.
Si parla infatti di 1.340 decessi nel 2006 con un incremento rispetto all’anno
precedente del 2,2 per cento.
Come per l’ambiente domestico anche nell’ufficio in cui si lavora devono essere
rispettate delle norme generali di salubrità, ovvero sono da tenere presenti degli
aspetti legati alla distribuzione degli spazi, alla loro grandezza (la superficie non deve essere inferiore a 2 m2 per lavoratore),
l’altezza non deve essere inferiore a 3 metri e la cubatura non inferiore a 10
m3 per persona.
Si parla poi anche della qualità dell’aria indoor che va tenuta sotto controllo e migliorata limitando le sorgenti inquinanti anche
grazie a un’adeguata ventilaziolazione degli ambienti.
Esistono poi delle regole precise di sicurezza: la disposizione di vie di fuga
e la formazione dei lavoratori in merito al primo soccorso e l’uso di tutta una
serie di misure da attuare in caso di incendi (pompe idriche, estintori eccetera).