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SINDROME DA CLASSE ECONOMICA

a cura di Fabio Raja

11 Ottobre 2001, Londra, Aeroporto di Heathrow. Emma C. una giovane commessa di 28 anni, di Newport nel Galles, atterra con un volo Quantas, proveniente da Sidney via Singapore, dopo oltre venti ore di viaggio. Ha passato tre settimane di vacanza in Australia dedicandosi al suo sport preferito, le immersioni subacquee. Emma si trova ancora nell'hall dell'aeroporto quando, improvvisamente, si sente male. Trasportata d'urgenza in ospedale purtroppo non vi giunge viva.

E' l'ultima e, sicuramente, la più giovane vittima di quella che i media di tutto il mondo, dando la notizia nei giorni successivi, hanno chiamato l'economy class syndrome . La sindrome da classe economica è una malattia che può colpire, al termine di viaggi aerei molto lunghi, coloro che viaggiano in classe economica. I medici, però, preferiscono parlare di sindrome dei viaggiatori perché se ne hanno notizie anche in passeggeri di business class, come accadde nel 1994 al Vice Presidente Americano Dan Quayle, e in passeggeri di pullman ed automobile. La lunghezza del viaggio e lo stare immobili rannicchiati in scomode poltrone, sono sicuramente fattori in grado di provocare quest'evento che si verifica sopratutto in soggetti predisposti.

Le cause

Come in seguito confermarono gli accertamenti compiuti sul corpo di Emma, il fatale malore fu provocato da un'embolia polmonare, causata dal distacco di un grumo di sangue che si era formato nelle grosse vene che si trovano nella profondità delle gambe.
In questi vasi il movimento del sangue verso il cuore è molto lento perché il sangue deve salire contro la forza di gravità. La sua progressione è resa possibile essenzialmente dall'azione dei muscoli del polpaccio che, contraendosi durante il cammino, spremono le vene.
L'immobilità forzata protratta per ore, come avviene nei viaggi aerei intercontinentali, causa il ristagno del sangue in queste vene, e se ci sono altre cause predisponenti, si ha la formazione di un coagulo, che i medici chiamano trombo. Questa condizione è nota come trombosi venosa profonda ed è una malattia tutt'altro che rara, poiché ogni anno se ne registrano in tutta la popolazione decine di migliaia di casi.
Sebbene ciascuno di noi possa sviluppare una trombosi venosa profonda, ci sono delle persone che sono più vulnerabili perché hanno delle condizioni che favoriscono la coagulazione spontanea del sangue all'interno dei vasi.
E' evidente, perciò, che in queste persone, l'evento può verificarsi in qualsiasi condizione di immobilità prolungata: durante un viaggio aereo transcontinentale, dopo un intervento chirurgico, o più banalmente, dopo qualche giorno di letto per una semplice influenza.
La trombosi venosa profonda non deve essere assolutamente confusa con la trombosi delle vene varicose, che colpisce i vasi superficiali, e che quasi mai comporta gravi conseguenze.
Nella trombosi profonda, il grumo di sangue col passare dei giorni acquista un legame molto forte con la parete del vaso, ma, all'inizio, è debolmente attaccato alla vena.
Così, può capitare che nelle prime ore il coagulo si stacchi dalla parete del vaso.
Quando il trombo si distacca, i medici allora lo chiamano embolo, viene trasportato dal flusso del sangue verso il cuore e, dopo averlo superato, è spinto nelle arterie che partono dal cuore.
Queste si ramificano nei polmoni, diventando sempre più sottili ed è inevitabile, perciò, che l'embolo ad un certo punto si debba arrestare in un vaso troppo piccolo per poterlo lasciar passare ed interrompe, così, il flusso del sangue. 

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Questo embolo è un vero e proprio tappo che impedisce al sangue di arrivare al polmone ed è causa di disturbi che possono essere modesti, se l'embolo è minuscolo ed occlude un piccolo vaso, o drammatici, se l'embolo per le sue dimensioni occlude una grossa arteria, interrompendo del tutto il flusso del sangue verso i polmoni.

E' bene chiarire che i casi d'embolia polmonare nei viaggiatori sono un'assoluta rarità specie se rapportati al numero enorme di passeggeri che ogni anno fanno viaggi aerei.

L'Aerospace Medical Association americana stima che a fronte dei milioni di passeggeri che ogni anno viaggiano con le compagnie aeree statunitensi, si siano verificati, negli ultimi dieci anni, solo 200 di casi di economy class syndrome, e quelli fatali sono stati ancora meno. Gli scienziati hanno cercato di capire se coloro che ne sono stati colpiti avevano, già prima di iniziare il viaggio, dei fattori che li esponevano ad un rischio maggiore.
Gli studi hanno dimostrato che tre su quattro delle persone colpite presentavano situazioni predisponesti la trombosi venosa profonda, come:

Età superiore ai 40 anni.
Obesità.
Recenti anestesie per piccoli interventi chirurgici.
Vizio del fumo

Contraccezione orale, la "pillola" o la terapia ormonale sostitutiva in menopausa.
Gravidanza in corso o recente.
Malattie della coagulazione del sangue ereditarie od acquisite.
Precedenti personali, o nei familiari, di trombosi venosa profonda.

Precedenti episodi d'embolia polmonare.
Recenti, prolungate immobilizzazioni.
Importanti perdite di liquidi (per esempio per vomito o diarrea profusa).
Malattie tumorali.
Alcuni tipi d'insufficienza del cuore.
Recenti interventi ortopedici agli arti inferiori o recenti interventi sull'addome.

Si tratta, è bene dirlo, di condizioni che implicano rischi differenti.

Le situazioni del primo gruppo determinano un rischio molto basso, quelle del secondo, di media consistenza, mentre quelle del terzo gruppo comportano un rischio piuttosto elevato.
Si è cercato, anche di capire se nel viaggio aereo ci sia, a parte l'immobilità, qualche altro motivo che faciliti la comparsa della trombosi venosa. Ancor oggi non è chiaro se il cambiamento di fuso, il cambiamento stagionale, la disidratazione legata al condizionamento dell'aria e la bassa pressione atmosferica (le cabine degli aerei sono "pressurizzate" ad una pressione inferiore a quella che si ha a terra) possano avere una qualche importanza nel causarla.
La conoscenza di questa malattia non deve farci temere, data la sua rarità, per il prossimo viaggio aereo, ma può aiutarci a prevenire eventuali rischi e, in ogni caso, a sopportarne meglio i disagi delle lunghe trasvolate.

A tutti si consiglia di.

  • Indossare abiti e scarpe comode durante il viaggio.
  • Cercare di bere molta acqua per combattere la disidratazione.
  • Non assumere alcolici, caffè e sedativi che favoriscono la perdita di acqua.
  • Non fumare durante il viaggio.
  • Non tenere le gambe accavallate.
  • Eseguire ogni ora una breve passeggiata nel corridoio dell'aereo e, mentre si è seduti, cercare di fare movimenti come quando si pigia il piede sull'acceleratore dell'auto, e massaggiare, spremendoli, i polpacci.

A coloro che hanno uno o più fattori del primo gruppo, oltre a questi suggerimenti, raccomandiamo di indossare collant o calze a compressione graduale (mai indossare gambaletti o calze con l'elastico!).
Coloro che si riconoscessero nel secondo gruppo di rischio, dovrebbero consultare il proprio medico per valutare se, oltre alle misure già citate, può essere utile assumere l'aspirina a basse dosi, che contrasta la formazione dei trombi, ma può danneggiare lo stomaco.
Coloro, infine, che appartengono al terzo gruppo devono consultare il proprio medico e valutare se opportuno rimandare il viaggio o, in alternativa, se è possibile assumere farmaci anticoagulanti, che, in ogni caso, devono essere presi sotto stretto controllo medico per il rischio d'emorragie.

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