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LA SINDROME DA STANCHEZZA CRONICA

A cura di Marta Chiappetta

La sindrome da stanchezza cronica, chiamata anche CFS (acronimo di Chronic Fatigue Syndrome) è stata definita nel 1994 una sindrome caratterizzata da stanchezza e affaticamento cronici e da un quadro vago che spesso viene confuso con altre patologie. La sindrome si presenta principalmente in individui giovani o di mezza età, con una netta prevalenza nelle donne; anche i bambini possono soffrirne, soprattutto gli adolescenti sopra i 12 anni. Molto raramente, invece, insorge nei soggetti di età avanzata.
Chi soffre di CFS si sente stanchissimo ed esaurito e questo stato di estrema spossatezza rende difficile azioni quotidiane che prima erano semplici e naturali, come vestirsi, pettinarsi, lavarsi, lavorare, parlare, mangiare. La caratteristica chiave di questa patologia è che la fatica non scompare e non migliora con il riposo e il sonno, ma può, invece, aumentare quando ci si muove o si effettua qualsiasi tipo di sforzo, anche mentale.

L’eziologia della CFS è al momento sconosciuta, anche se L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) la inserisce tra i disturbi del sistema nervoso. L’eziologia dubbia non agevola la diagnosi, che spesso diventa lunga e difficile e può durare anni; questo avviene soprattutto perché la stanchezza è un sintomo comune di numerose patologie. La CFS ha dei punti in comune con la fibromialgia, ma differisce da quest’ultima che presenta una sintomatologia dolorosa dominante e primaria rispetto all’astenia, segno distintivo della sindrome da stanchezza cronica.
Nonostante l’eziologia dubbia, nell’insorgenza della sindrome sono stati identificati dei fattori predisponenti. Infatti, in molti casi, la patologia compare in seguito ad un’infezione come un raffreddore o un’influenza intestinale; una causa molto comune è il contagio e lo sviluppo del virus Epstein-Barr (quello della mononucleosi infettiva) o il Citomegalovirus. La correlazione tra presenza di infezioni virali e sviluppo della stanchezza cronica fa sospettare un forte legame con determinati virus, anche se non si evidenzia alcuna connessione certa. Ciò che, invece, stimola un’analisi accurata è l’identificazione del momento in cui la patologia si presenta attraverso la riattivazione di virus latenti e silenziosi negli anni.

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Molti pazienti, senza saperlo, aiutano il medico a capire ad identificare una causa scatenante quando associano l’inizio dell’evento patologico ad un periodo di forte stress oppure in seguito ad un lutto, ad un intervento chirurgico importante o dopo malattie debilitanti. Anche gli squilibri ormonali hanno un ruolo importante: molti soggetti che accusano stanchezza cronica, hanno delle anomalie nei livelli degli ormoni che vengono prodotti nell’ipofisi, nell’ipotalamo e nelle ghiandole surrenali.

La difficile diagnosi di questa patologia ha subito numerosi passi avanti soprattutto grazie all’individuazione di una sintomatologia specifica. L’esordio può essere lento e graduale o improvviso: in entrambi i casi, per essere diagnosticata, la fatica cronica deve durare per almeno sei mesi. In quasi tutti i pazienti, la sensazione iniziale che sfocia successivamente nella patologia, è quella di avere un’influenza che, tuttavia, non decresce e non passa, come avviene in tutte le normali sindromi influenzali.
A parte l’estrema stanchezza, che persiste per più di 24 ore, peggiora con gli sforzi fisici e mentali e non migliora con il sonno i principali sintomi della CFS sono: difficoltà di memoria e concentrazione; dolori muscolari e articolari senza arrossamenti o gonfiori; mal di testa diverso dalle forme solite o più acuto; dolori ai linfonodi del collo e delle ascelle; faringite e mal di gola cronici.

I sintomi della CFS possono variare molto da soggetto a soggetto, anche nel grado di gravità. Oltre alla sintomatologia tipica della malattia, il paziente può accusare altri disturbi, meno netti e anch’essi comuni a molte patologie; ma nella maggior parte delle diagnosi di CFS sembrano essere spesso compresenti. Tra questi i più frequenti sono i disturbi visivi (offuscamento della vista, dolore agli occhi, fotofobia), brividi e sudorazione notturna, febbricola persistente o, al contrario, temperatura corporea estremamente bassa, intolleranza a determinati suoni o odori, a cibi, farmaci e sostanze chimiche, intorpidimento, formicolio e dolore diffuso a muscoli e articolazioni, bruciore al volto, alle mani e ai piedi, debolezza muscolare, spasmi involontari, ritmo del sonno alterato (sonno non ristoratore), tachicardia, nausea, colon irritabile, respiro affannoso, disfunzioni della vescica, pallore, vertigini, problemi di equilibrio, svenimenti. Molto diffusi sono i sintomi di tipo percettivo e sensoriale come confusione, instabilità spaziale e disorientamento, difficoltà di messa a fuoco, incapacità di coordinamento motorio, sensazione di testa vuota.
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I numerosi studi che si sono susseguiti nel tempo per inquadrare al meglio la patologia hanno evidenziato un’importante associazione tra i sintomi organici e quelli psichici. Spesso la sindrome da stanchezza cronica porta con sé numerosi segni psicologici come ansia, irritabilità, sbalzi d’umore, attacchi di panico, depressione. È arduo stabilire quando tali sintomi siano causa o effetto della malattia; le ricerche hanno evidenziato che il disagio psicologico e il forte stress possono coesistere come causa e conseguenza della malattia.
Chi è affetto da CFS, manifesta sintomi che la maggior parte delle volte non sono evidenti: per questo motivo amici, familiari e persone vicine al paziente non comprendono le difficoltà e le sfide che il soggetto deve affrontare ogni giorno. Le complicazioni emotive che possono nascere dalla sindrome sono principalmente legate alla condizione di isolamento sociale, alle continue limitazioni delle attività quotidiane e alle numerose assenze dal lavoro imposte al soggetto dalla convivenza con una malattia cronica. In particolare, lo stato depressivo e la tristezza sono, da un lato, sintomi che compaiono in seguito allo sviluppo della CFS e, dall’altro, ne sono spesso la causa.
Dietro l’insorgenza della sindrome da stanchezza cronica ci sono molte motivazioni di tipo organico; tuttavia, numerosi studi clinici hanno focalizzato i fattori implicati nella genesi della malattia. In primo luogo periodi lunghi di sovraccarico e tensioni possono essere una causa scatenante: Lo stress, quando si cronicizza, logora l’organismo e ne altera le funzioni. Alcune persone per molti anni hanno abusato delle loro risorse psico-fisiche, meccanismo che a lungo andare danneggia l’organismo e manifesta il suo disagio quando il soggetto si ferma o si rilassa.
I maggiori esperti del campo hanno tentato di fare chiarezza sull’eziologia della CFS e per lungo tempo sono emerse due ipotesi principali: quella, già citata, ovvero l’origine virale della malattia, e quella psichica. Il fatto che alcune infezioni possano innescare il processo patologico è lampante ma nessuno studio conferma che ci sia un’associazione tra infezioni virali e batteriche e questa sindrome. La problematica nasce quando si tenta di dare una risposta assoluta che, tuttavia, tende a separare l’universo del corpo da quello della mente.
Anche nella CFS, come in tutte le patologie, c’è una grossa componente psicosomatica; in questo caso, l’associazione più immediata è quella con la depressione che presenta molti sintomi - chiave in comune con questa malattia. Il soggetto si sveglia già stanco pur avendo dormito; le risorse energetiche sono fortemente intaccate, è presente un forte esaurimento. La fatica cronica è una maschera gravosa e schiacciante di una depressione non manifesta che trova voce nel corpo; spesso è causa e conseguenza della malattia.
Il soggetto è apatico, non ha entusiasmo e desideri, ha perso la voglia di vivere e di dedicarsi alle attività piacevoli; è affaticato e ha esaurito le sue energie perché troppo coinvolto nei pensieri, nelle paure, nelle preoccupazioni e nei timori bloccanti. Lo stato emotivo determina sempre il livello di energia. Nel dolore e nella tristezza, tale livello è molto basso; al contrario, quando si è sereni, il livello energetico è elevato. Una chiave importante è, dunque, chiedersi il perché di questa stanchezza apparentemente senza senso.
Ci sono delle situazioni in cui la sindrome non sembra scaturire da un vero e proprio stato depressivo, ma si può osservare nella vita del soggetto una sorta di “attrito” che genera un dispendio energetico molto più grande del risultato ottenuto: la perdita di “forze” è lieve ma continua.
Le dinamiche che più frequentemente si riscontrano nei soggetti affetti da CFS sono la tendenza ad agire controvoglia o contro la propria indole; lottare con resistenze interiori e/o con l’ambiente esterno che “bloccano” determinati salti in avanti attraverso diversi ostacoli (economici, sociali, lavorativi o familiari); agire seguendo schemi nevrotici e disfunzionali (ad esempio essere in un certo modo per mantenere un’immagine di sé valida ai propri occhi).
In realtà, il corpo non è realmente esaurito e possiede ancora energie ma è la mente che non riesce ad attingervi; la sensazione è quella di una mancanza di forza che corrisponde, simbolicamente, all’assenza di vitalità, di passioni, entusiasmo, motivazione. Il soggetto è chiuso in una gabbia mentale e non riesce a percepirsi in modo diverso e, quindi, la problematica si cronicizza.
Spesso la CFS si presenta in quelle persone iperattive, che lavorano molto senza tregua né riposo e che hanno un forte senso del dovere; un’altra caratteristica frequente è la tendenza a dare molto agli altri senza mai risparmiarsi. In questi casi lo scambio energetico è solo in uscita e si configura come uno svuotamento: si dà molto ma si riceve poco o nulla.
Le energie migliori se ne vanno e con esse anche l’entusiasmo, consumato dallo stress; la stanchezza si presenta come una vera e propria forma depressiva.
Un dato importante da considerare è che nei pazienti affetti da questa sindrome si sviluppano delle problematiche psichiche, come disturbi d’umore e d’ansia, che si associano alla malattia, aggravandone le sofferenze. Un altro fondamentale, elemento emerso dagli studi clinici è rappresentato dal sistema immunitario che, nei soggetti affetti da CFS, sembra essere molto più debole rispetto a quello di un individuo sano.

La difficoltà di individuare le cause della sindrome da stanchezza cronica fa sì che non vi siano terapie definite per il suo trattamento; sono comunque allo studio alcuni trattamenti farmacologici e in alcuni casi possono tornare utili sia la fisioterapia che la psicoterapia .

Bibliografia
- Brigo B., Stress positivo, stress negativo, Tecniche Nuove, Milano, 2007.
- Carini D., Camilletti F., Amelio V., La biologia delle emozioni, Edizioni Amrita, Torino, 2011.
- Morelli R., Fornari P., Caprioglio V., Marafante D., Parietti P., Dizionario di psicosomatica, Edizioni Riza, Milano, 2007.

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