AYURVEDA: LA FORMAZIONE DELLA MALATTIA
AYURVEDA E MALATTIA |
A cura di Giovanni Fico | Le cause delle malattie relative alla mente e al corpo
sono di triplice natura: cattiva utilizzazione, non utilizzazione
e utilizzazione eccessiva del tempo, delle facoltà mentali e degli oggetti dei
sensi.
Charaka Samhita, Sutrasthana I, 54
Per contrastare la malattia quando essa si manifesta l’Ayurveda ha la possibilità
di intervenire con un’ampia farmacopea e con molti strumenti terapeutici, ma la
parte più importante del lavoro viene fatta in sede preventiva.
Una efficace prevenzione delle malattie avviene grazie alla comprensione dell’origine
della vita e dei processi della manifestazione, alla comprensione della vera natura
dell’uomo e delle relazioni che ha - o dovrebbe avere - con sé stesso, con gli
altri esseri umani, con l’ambiente circostante. In pratica, da questa consapevolezza
nasce la possibilità di adattare l’alimentazione e le abitudini di vita individuale
e sociale alla propria natura e all’ordine naturale delle cose. Questi sono gli
strumenti che ognuno di noi, autonomamente e senza il bisogno di ricorrere a medici
e terapeuti, può usare per prevenire l’insorgere delle malattie. La malattia non
è una cosa che compare improvvisamente, ma è la conseguenza di anni e a volte
decenni di abitudini e comportamenti squilibrati che non corrispondono ai ritmi
e all’armonia della natura.
Nella medicina convenzionale si considera che la malattia sia originata soprattutto
da cause esterne come l’aggressione da parte di virus e batteri, dalle condizioni
insalubri di un ambiente inquinato ecc. E’ anche vero però, che alcuni individui
rimangono vittime dell’influsso degli agenti patogeni esterni mentre altre che
vivono nelle stesse condizioni non lo sono, allora cosa determina la maggiore
o minore resistenza alla malattia? Vedremo che l’Ayurveda riconosce fra le cause
principali delle malattie non solo i fattori patogeni esterni, ma soprattutto
i fattori che riguardano l’individuo nella sua sfera più intima.
Le tre cause principali della malattia
Secondo l’Ayurveda la malattia è molto di più di un semplice sintomo fisico,
abbiamo visto che ciò che concorre al mantenimento della salute è la cooperazione
armoniosa fra gli aspetti soggettivi e oggettivi dell’individuo: spirito, mente,
sensi e corpo. Questi stessi aspetti hanno un ruolo anche nella formazione della
malattia e fra di essi la mente è la funzione che mantiene il collegamento fra
gli aspetti esteriori soggettivi (corpo e sensi) e la totalità che sta alla base
della vita, ciò che comunemente chiamiamo “spirito”. E’ quindi la mente che ha
il ruolo maggiore nel determinare la forza e la debolezza del corpo e del sistema
immunitario i quali determinano la maggiore o minore resistenza ai fattori patogeni.
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L’errore dell’intelletto - pragya aparadha Delle tre cause principali della malattia, l’Ayurveda riconosce l’errore dell’intelletto
come il più importante. Il più grave errore dell’intelletto è quello di identificarsi
con i limiti invece che con la illimitata totalità che è la base della sua natura.
Per fare un esempio concreto, normalmente tendiamo ad identificarci con aspetti
limitati di noi stessi: il corpo, la personalità, il lavoro, la famiglia, i possedimenti
materiali e a causa di questa identificazione perdiamo di vista e dimentichiamo
completamente la nostra vera natura che ci dota di potenzialità illimitate. Questo
atteggiamento mentale è molto faticoso da sostenere perché non è il modo corretto
per mettersi in relazione con la vita. Si potrebbe paragonare alla condizione
di chi, pur avendo a disposizione grandi ricchezze, si ostina a condurre una vita
miseranda.
Questa situazione di solito non è una scelta deliberata delle persone ma è un
comportamento indotto dai modelli proposti dalla cultura e dall’educazione che
pian piano fanno perdere all’individuo la connessione dell’intelletto con la pura
consapevolezza. I bambini nei primi mesi di vita possiedono naturalmente questa
connessione ed esprimono naturalmente la gioia e la felicità di vivere anche per
piccole cose e avvenimenti che per un adulto sono diventati insignificanti o di
pura routine e che comunque non suscitano alcun moto dell’animo. Con altrettanta
naturalezza i bambini esprimono il loro disappunto quando qualcosa non è di loro
gradimento, dimostrando così di essere totalmente autoreferenti, liberi da qualunque
condizionamento culturale esterno. E’ per questo che i saggi di ogni tempo hanno
sempre sostenuto che bisogna imparare dai bambini e che alla fine del percorso
di crescita spirituale si ritorna ad essere bambini.
Il progressivo distacco dell’intelletto dalla sorgente dell’illimitatezza ci
fa dimenticare la nostra vera natura che è fatta di pura coscienza e questo crea
il cosiddetto “errore dell’intelletto” che si manifesta con errori nelle scelte
di comportamento e nella dieta, errori nell’atteggiamento mentale, psicologico
e spirituale per quel che riguarda i vari aspetti della vita. Tutto questo ci
allontana dal naturale equilibrio delle leggi di natura, questi errori creano
uno squilibrio sia nei dosha del corpo che negli elementi naturali esterni con un danno per la persona e
per l’ambiente che essa frequenta.
Questo è il modo in cui viene piantato il seme della malattia che, se non intervengono
elementi correttivi, germinerà e si manifesterà con il tempo secondo le mille
variabili cui può essere soggetto il percorso della malattia.
Il modo migliore per ovviare agli effetti dell’errore dell’intelletto è quello
di riprendere consapevolezza della propria vera natura, riguadagnare la memoria
della pura coscienza origine della nostra vita. La meditazione come descritta
nei testi dello Yoga è l’esercizio che più di ogni altro aiuta a prendere contatto
con il Sé interiore o “pura coscienza”. Con questo semplice esercizio quotidiano,
in modo graduale, la mente riacquista memoria della sua vera sorgente e in modo
spontaneo le azioni e il comportamento si uniformano alle leggi di natura, proprio
come accade ai bambini.
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L’uso improprio dei sensi - asatmya indriyartha samyog
Quando la mente, a causa dell’errore dell’intelletto, perde il sattva , cioè la capacità naturale di prendere spontaneamente delle decisioni che sostengono
la vita, nasce la tendenza a usare i sensi in modo scorretto e dannoso. Secondo
l’Ayurveda questa è, in ordine di importanza, la seconda causa di malattia. I
sensi possono essere usati male in tre modi:
· uso eccessivo,
· uso insufficiente,
· uso emotivamente dannoso.
L’uso eccessivo riguarda i troppi stimoli sensoriali che si hanno ascoltando
musica ad alto volume, vivendo in un ambiente rumoroso, guardando per troppo tempo
la TV o passando troppo tempo davanti allo schermo del computer, parlando troppo
o leggendo troppo. Tutto questo sovraccarica i sensi.
L’uso insufficiente dei sensi riguarda invece tutte quelle situazioni in cui
si ha una carenza nella percezione sensoriale, per esempio gli stati di isolamento
e di solitudine più o meno forzati causano certamente, a lungo andare, degli squilibri
mentali e psicologici. Anche la carente esposizione alla luce solare che avviene
nei paesi dell’estremo Nord del mondo causa una maggiore incidenza di casi di
depressione e suicidio nella popolazione.
L’uso emotivamente dannoso dei sensi riguarda tutti quegli stimoli sensoriali
che sovraccaricano emotivamente la sfera dei sentimenti di una persona. Vedere
o udire cose negative, angoscianti, ripugnanti, danneggia l’equilibrio fra mente
e corpo. Oggi i giornali, il cinema e la televisione ci propongono dosi abbondanti
di negatività d’ogni tipo. L’enfasi dei notiziari è posta sugli avvenimenti negativi
per la scellerata regola che le disgrazie fanno notizia mentre le notizie positive
no. Il cinema e la televisione, condizionati dai risultati di cassetta e di audience,
non fanno mai mancare il sesso e la violenza, creando spesso un’atmosfera densa
di emozioni e situazioni estreme che riempie i sensi di impressioni troppo forti
con effetto negativo sul sistema nervoso.
Il cattivo uso dei sensi toglie loro forza, capacità di funzionare bene, capacità
protettiva. Ciò permette alle influenze negative di raggiungere la mente e il
corpo con conseguente maggior squilibrio dei dosha che provoca la formazione di ama (l’accumulo di tossine dovuto a un cattivo funzionamento dei processi metabolici).
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L’influsso negativo delle stagioni - parinam
Lo squilibrio dei dosha e la conseguente formazione di ama creano una debilitazione di agni, il fuoco digestivo presente nello stomaco che digerisce il cibo, inoltre si
debilitano gli agni che trasformano le sostanze nutritive nei sette tessuti, i dhatu. In questo modo i dhatu risultano malnutriti ed accumulano tossine, diminuiscono le difese immunitarie
e si crea un campo favorevole all’attacco degli agenti patogeni esterni come batteri
e virus o all’insorgere di malattie degenerative.
Tale situazione causata da una disarmonia della vita individuale rispetto ai
cicli della natura crea una incapacità da parte della fisiologia ad adattarsi
ai naturali cambiamenti delle stagioni. Il naturale susseguirsi delle stagioni
determina un cambiamento nelle proporzioni dei bhuta, gli elementi presenti nell’ambiente. Per esempio, in estate abbiamo una prevalenza
di agni, il fuoco, mentre in inverno abbiamo una prevalenza di aria o di acqua, vayu e jala, a seconda se il clima invernale è secco oppure abbondano le precipitazioni.
La perdita della naturale adattabilità della fisiologia ai cambiamenti stagionali
e climatici è la terza causa di malattia.
Nella visione ayurvedica è dunque pragya aparadha , l’errore dell’intelletto, la causa primaria della malattia, ma tutti e tre
i fattori descritti come causa di malattia concorrono a creare squilibrio nei
dosha che governano la fisiologia individuale.
Se i ritmi della vita individuale
non sono in armonia con i ritmi della natura il risultato è una situazione stressante
e faticosa che squilibra i dosha, indebolisce la digestione, provoca accumulo di ama e crea le condizioni per
ospitare gli agenti patogeni esterni che dal punto di vista dell’Ayurveda sono
solamente una causa secondaria di malattia.
Stadi della manifestazione della malattia
Per la medicina moderna la malattia si manifesta quando cominciano a distinguersi
nella persona dei chiari sintomi. La malattia poi può passare a uno stadio di
complicazione in cui, oltre a quelle colpite originariamente, vengono interessate
altre parti del corpo. A questo punto la malattia è praticamente irreversibile.
Una delle peculiarità dell’Ayurveda è quella di aver elaborato una visione del
processo di manifestazione della malattia diviso in sei stadi in cui la manifestazione
e la complicazione della malattia sono solamente gli ultimi due stadi. In questo
modo, per un medico ayurvedico è possibile riconoscere ed eliminare una malattia
molto prima che essa si manifesti.
Secondo l’Ayurveda, i fattori su cui si basa la formazione della malattia sono
la mobilità dei dosha (dosha gati) e la tossicità di ama. Un medico ayurvedico ha a disposizione strumenti diagnostici per riscontrare
le anomalie nella sede e nel movimento dei dosha nel corpo insieme alla presenza di ama. Adottando opportune misure correttive, può riportare la situazione alla normalità
e impedire al seme della malattia di germinare.
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Stadio di accumulo – sanchaya
L’inizio del processo di manifestazione della malattia avviene quando i dosha si squilibrano e si accumulano in una parte specifica del corpo. A causa di
questo si forma ama e si indebolisce agni il fuoco digestivo.
Per fare un esempio, quando si squilibra vata, ama si accumula nel colon che è la sede di vata, quando pitta è squilibrato ama si accumula nell’intestino tenue e quando kapha è in squilibrio ama si accumula nello stomaco.
Una causa tipica di accumulo dei dosha e di ama è l’abitudine molto diffusa di fare il pasto principale la sera quando
agni digestivo è debole. Poniamo il caso in cui una sera a cena si è mangiato e bevuto
troppo pasteggiando con una serie di cibi e bevande difficili da digerire. Il
corpo segnalerà il suo disagio con sonno disturbato e la mattina al risveglio
con testa pesante e nausea. Poiché i sintomi sono troppo vaghi e tendono a scomparire
nel giro di qualche ora, non ne teniamo conto e continuiamo a ripetere le nostre
abitudini errate piantando così il seme della malattia.
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Stadio di aggravamento – prakopa
Continuando a fare gli stessi errori e non prendendo in considerazione gli avvertimenti
che il corpo ci ha dato con il suo disagio in conseguenza degli eccessi alimentari,
la malattia entra nel suo secondo stadio in cui l’accumulo dei dosha e di ama in una certa zona del corpo giunge a saturazione e nello stadio successivo
trabocca dal luogo di accumulo verso altre zone.
Anche in questo stadio non ci sono chiari sintomi di un disturbo specifico, ma
un medico esperto, tramite la diagnosi del polso per esempio, può accorgersi del
fatto che i dosha non sono al loro posto e che ama si sta accumulando nel corpo. Può in questo
modo dare dei consigli riguardo la dieta e lo stile di vita o prescrivere qualche
rimedio per riportare a normalità lo stadio di aggravamento.
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Stadio di disseminazione – prasara
Il terzo stadio della formazione della malattia è prasara che significa letteralmente diffusione. Quando i dosha e ama si accumulano oltre misura, traboccano dal luogo di accumulo nel tratto
gastrointestinale e cominciano a migrare in altre zone del corpo. Per effetto
di dosha gati, il movimento dei dosha che avviene ciclicamente due volte al giorno e va dalle strutture cave del corpo
fino alle strutture più profonde e viceversa, ama viene trasportato insieme alle
sostanze nutrienti nei dhatu e là rimane per la sua caratteristica appiccicosa, accumulandosi ove vi è maggiore
debolezza. La diffusione di ama dal luogo di accumulo nel tratto gastrointestinale
avviene nella stessa sequenza di formazione dei dhatu , prima si diffonde nel rasa dhatu, la linfa, poi rakta, mamsa, meda, (sangue, muscolo, grasso) e via via fino ai dhatu più interni asthi, majja e sukra (osso, midollo osseo, tessuto riproduttivo).
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Stadio di crescita della malattia – sthana samshraya
Lo stadio in cui i dosha squilibrati e ama si localizzano in un tessuto debole o difettoso è il quarto
stadio della formazione della malattia.
A causa dell’accumulo in una zona di bassa immunità, si creano disfunzioni e
danni strutturali nei dhatu e per questo cominciano a comparire sintomi più evidenti della malattia. Le
ragioni per cui i dosha e ama si accumulano in un certo dhatu piuttosto che un altro sono varie: predisposizioni ed influenze congenite, scelte
sbagliate nel passato riguardo la dieta e lo stile di vita, effetto di malattie
precedenti, influenza di condizioni di vita stressanti, inquinamento ambientale,
cambiamenti stagionali, ecc. La predisposizione di un certo tessuto ad indebolirsi
ed ammalarsi è a volte la combinazione di un insieme di fattori.
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Stadio della manifestazione – viakta
A questo stadio la malattia si manifesta con la comparsa di chiari sintomi che
possono essere riconosciuti. Quando l’accumulo dei dosha e di ama impedisce al corpo di mantenere intatte le difese immunitarie e quindi
di funzionare in maniera appropriata, i danni creati nei tessuti e le disfunzioni
a carico di organi e sistemi corporei permettono alla malattia di attivarsi.
Il trattamento della malattia mirato a sopprimere i sintomi può anche avere un
momentaneo successo, ma se non si elimina la causa primaria che ha creato i sintomi,
prima o poi la malattia ricomparirà o si manifesterà in altre parti del corpo
seguendo altre vie.
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Stadio della complicazione – bheda
L’ultimo stadio della malattia intacca la salute dell’individuo per il grave
deterioramento della funzione dei dhatu, danni che si estendono anche agli srota, i canali della circolazione all’interno dei dhatu. Spesso le complicazioni interessano anche i dhatu collegati a quello più colpito dalla malattia. A questo punto molte malattie
diventano difficili da curare e l’intervento con i farmaci può aggravare la situazione
per la presenza dei componenti tossici delle medicine che creano effetti collaterali
non desiderati.
Il processo della malattia è giunto così allo stadio finale, la persona che scopre
di avere una malattia a questo stadio in realtà ha convissuto con la malattia
per molto tempo. Prima della comparsa dei sintomi ci vogliono molti anni durante
i quali i semi della malattia sono stati coltivati con una dieta e uno stile di
vita non adatto o con un atteggiamento sbagliato nei confronti della vita.
Molte malattie potrebbero essere evitate con una efficace azione preventiva adottando
le piccole regole di vita quotidiana consigliate dall’Ayurveda. Per esempio la
conoscenza della costituzione individuale (prakriti) in base alla prevalenza dei dosha , dà chiare indicazioni sul tipo di dieta e sullo stile di vita più adatto alla
propria costituzione.
Da come è organizzata la vita nella società moderna si può dedurre che la coscienza
collettiva ha dimenticato l’importanza di armonizzare la vita con i ritmi basilari
della natura, mentre a livello individuale vi è una diffusa e grave mancanza di
consapevolezza riguardo la propria vera natura.
In questo campo l’Ayurveda potrebbe dare un grandissimo contributo alla società
moderna. Uno degli scopi primari dell’Ayurveda è quello di favorire il ripristino
della “memoria” della verità riguardo sé stessi, riguardo lo scopo della vita,
riguardo i rapporti con l’ambiente in senso lato; ogni osservatore obiettivo si
rende conto che tali verità a volte non coincidono con i modelli proposti dall’educazione
e dalla cultura.
La conoscenza dei principi basilari dell’Ayurveda dovrebbe essere diffusa nelle
scuole ad ogni livello di istruzione senza timore di contaminazioni culturali
poiché, non dimentichiamo, non sono principi che appartengono a una cultura esotica
e lontana, ma riguardano la vita stessa e quindi appartengono a ogni cultura e
si ritrovano in tutte le tradizioni. In tal modo le persone diventerebbero più
consapevoli delle elementari regole di vita e saprebbero operare delle scelte
a favore del benessere individuale, sociale e planetario.
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