Negli ultimi mesi, sta iniziando ad emergere nel nostro Paese il problema relativo
alla tutela dei non fumatori e, in particolare di tutti coloro che sono vittime
del fumo passivo.Il primo grido d'allarme è stato lanciato dalla Organizzazione
Mondiale della sanità che, in una ricerca approfondita ha raggruppato e collegato
i dati prodotti da oltre 50 studi pubblicati sulle più autorevoli riviste scientifiche
del mondo sul rapporto tra fumo passivo e rischio di tumore polmonare nei non
fumatori. L'analisi dei dati ha fatto riscontrare un aumento significativo del
rischio cancerogeno nei non fumatori esposti al fumo del partner ed è stato inoltre
osservato che il rischio aumenta con l'aumentare dell'intensità dell'esposizione.Quindici
milioni di persone - e cioè un italiano su quattro - sono vittime del fumo degli
altri e tantissimi, purtroppo, sono i bambini fumatori passivi, considerato che,
secondo l'Istat il 50% dei minori di 14 anni vive con un fumatore in casa rischiando,
in tal modo, di divenire a sua volta - e suo malgrado - un fumatore.Il fumo passivo
può essere considerato ormai a ragione un vero e proprio serial killer: conferma
ci giunge dalle ultimissime notizie provenienti dagli USA che riportano la scoperta
di una nuova sostanza presente nel tabacco, la nornicotina, che favorisce l'invecchiamento,
la comparsa del diabete e l'Alzheimer, oltre a confermare il già tristemente noto
rischio di tumore.
Fumare nei pubblici esercizi, sul posto di lavoro. La Legge impone ai datori di lavoro la massima attenzione per la protezione della salute e della integrità fisica dei lavoratori: infatti l'art.2087 Cod. Civ., prescrive che l'imprenditore è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa tutte le misure che, secondo le particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e dei lavoratori. Questa norma è stata ribadita con il Decreto Legislativo 19.09.94 n.626 che, prevede (artt.1, 4, 31) che "il datore di lavoro, in relazione alla natura dell'attività dell'azienda ovvero all'unità produttiva, debba valutare anche nella situazione dei luoghi di lavoro, i rischi per la sicurezza e per la salute dei lavoratori, adottare le misure necessarie e aggiornare le misure di prevenzione in relazione ai mutamenti organizzativi e produttivi che hanno rilevanza ai fini della salute e della sicurezza, riaffermando l'obbligo di adeguare i luoghi di lavoro alle prescrizioni di sicurezza e salute ".Tutti tali obblighi di legge si impongono al datore di lavoro anche nel caso in cui la salute dei lavoratori possa essere messa a rischio dalla continua inalazione del fumo passivo: questo anche in ragione della sentenza della Corte Costituzionale 399 del 1996, con la quale si è ritenuto che le disposizioni normative già citate, costituiscano tutte un preciso ed inderogabile obbligo per il datore di lavoro, di adottare "misure capaci di ridurre il rischio derivante dal fumo passivo ad una soglia talmente bassa da far escludere ogni rilevante pregiudizio per la salute dei non fumatori nei luoghi di lavoro ".Insomma qualcosa, anche in Italia, si sta muovendo.
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