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ALLERGIE AL NICHEL

A cura di Anna Paola Tortora
con la consulenza del
Dott. Carlo Di Stanislao

Allergie e ipersensibilità sono strettamente correlate. Un soggetto ipersensibile che continua ad introdurre nel proprio corpo l’elemento che scatena nel suo organismo alcune reazioni, in particolare nella zona del tubo digerente o sulla pelle, svilupperà un’allergia nei confronti degli alimenti contenenti quel nutriente.
Le intolleranze, o idiosincrasie, sono invece di natura enzimatica oppure psicologica. Nel primo caso, la reazione dell’organismo è determinata dalla mancanza dell’enzima deputato a digerire l’alimento; nel secondo caso, invece, si è in presenza di una somatizzazione che si manifesta con una reazione che ha origine psicologica.
Esami medici, prove cutanee o analisi del sangue possono fornire una risposta attendibile in merito ai nutrienti che si rendono responsabili di reazioni allergiche da parte dell’organismo. Qualora i test non confermassero la presenza di un'allergia, la risposta del corpo all’introduzione di determinati elementi dovrà essere ricondotta ad una causa psicosomatica.

L'allergia al nichel
L’allergia al nichel sta conoscendo una diffusione sempre crescente. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di un’allergia che si scatena a seguito del contatto della pelle con il metallo. Esistono però anche casi, seppure rarissimi, in cui il nichel, ingerito negli alimenti che lo contengono, può scatenare una reazione sistemica dell’organismo. In questo caso si parla di allergia al metallo per ingestione.
Sia quando l’allergia è da contatto che quando è per ingestione, il meccanismo è il medesimo: il nichel si coniuga ad alcune proteine presenti a livello cutaneo e, in questo modo, porta alla formazione di un complesso definito antigene; quest’ultimo viene riconosciuto come estraneo dal sistema immunitario che quindi scatena delle risposte. Questo tipo di meccanismo è simile a quello innestato nelle malattie autoimmuni; ciononostante, essendo il nichel l'agente alla base della reazione, l’allergia al nichel non rientra all’interno di tali patologie. Nel caso dell’allergia da ingestione la coniugazione del nichel con la proteina avviene a livello intestinale.

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Allergia da contatto
L’allergia da contatto attualmente riguarda il 35% della popolazione e, diversamente dal passato, colpisce in ugual modo donne e uomini. A determinare un aumento della percentuale e una diversificazione delle categorie colpite è stato l’incremento dell’esposizione dei soggetti al nichel. Quando si parla di allergia da contatto, il riferimento è a quelle situazioni per le quali la cute del soggetto allergico presenta delle reazioni dopo l’accostamento con oggetti contenenti nichel. Esistono differenti reazioni (più o meno gravi) riconducibili alla soggettività dell'individuo. La più diffusa consiste nell’arrossamento e nel prurito della pelle del soggetto allergico che viene a contatto con il nichel contenuto in alcuni gioielli. Non tutti gli allergici al nichel, però, osservano sulla propria cute le stesse reazioni. Ad esempio, una persona potrà lamentare pruriti e arrossamenti dopo aver portato orecchini contenenti nichel ma non osservare nessuna eruzione cutanea su collo, polsi o dita venuti a contatto con collane, bracciali o anelli: in questo caso l’allergia può definirsi lieve. Diversamente, un paziente potrà lamentare fastidi anche nel secondo caso e sviluppare manifestazioni allergiche cutanee anche gravi semplicemente toccando prolungatamente un oggetto contenente nichel.
L’allergia da contatto viene studiata con un esame chiamato patch test. La risposta dell’indagine non è immediata, ma i risultati saranno disponibili solo dopo 2/3 giorni: per convenzione si parla di quattro differenti stadi/livelli con cui definire la gravità dell’allergia. La reazione può andare da un semplice prurito alla comparsa di eritemi gravi e vescicole nel punto dove il paziente è stato fatto venire a contatto con il nichel. Il soggetto che presenta un livello quattro di allergia (il più alto) osserverà sul proprio corpo reazioni allergiche gravi al semplice contatto con oggetti contenenti l’elemento. Non sarà, comunque, il semplice sfioramento a determinare la comparsa di eritemi e pruriti ma il tocco ripetuto e persistente con determinati oggetti. A variare quindi è il grado di intensità della reazione.
Le dermatiti da contatto iniziano sempre nel punto dove avviene il contatto ma poi si diffondono fino ad interessare tutto o diverse parti del corpo: una collanina contenente nichel, ad esempio, darà luogo ad una reazione allergica intorno al collo ma, a lungo andare, l’arrossamento e il prurito potranno presentarsi anche sotto la pianta del piede.

Nei casi estremi può venirsi a determinare una condizione grave chiamata eritrodermia, una forma di reazione allergica, persistente e diffusa. In presenza di eritrodermia, la pelle diventa rossa e desquamante e si osserva una perdita di proteine da parte dell’organismo; non è raro che compaia anche la febbre. Nei casi più estremi, l’eritrodermia può dare luogo a scompenso cardiaco con tutte le conseguenze del caso. Di fronte ad una diagnosi di allergia al nichel, soprattutto quando le reazioni dell’organismo si rivelano così diffuse e gravi, è fondamentale evitare il contatto con oggetti che contengono l’elemento.

Non dare importanza ai sintomi e sottovalutare gli effetti dell'allergia al nichel – così come di altre allergie da contatto – può portare a sviluppare linfomi.
Le allergie da contatto, attivando il linfocita T, la cellula responsabile dell’allergia, a lungo andare possono dare luogo a trasformazioni neoplastiche di natura linfomatosa. Questo riguarda prevalentemente il nichel e i coloranti dei capelli (parafenilendiamina).
L’evidenza scientifica di questo meccanismo è frutto di studi molto recenti e che quindi richiedono ulteriori approfondimenti.

Il nichel nei cibi: rari i casi di allergia
Gli studi sulla malattia sistemica da nichel sono anch'essi molto recenti e riguardano quei soggetti allergici che assorbono il metallo anche dagli alimenti ingeriti. Una volta nell’organismo, il nichel passa nel sangue a seguito del normale processo digestivo e, oltre a rendersi responsabile di eruzioni cutanee (non più circoscritte ma estese sin da subito) potrà portare anche a disturbi di natura sistemica come la dissenteria, il mal di testa e la perdita di peso, allo stesso modo della celiachia.
Si tratta tuttavia di una patologia poco diffusa: riguarda meno dell’1% di tutti i soggetti che sviluppano un allergia al nichel da contatto.
È quindi necessario consultare un allergologo e sottoporsi a tutti gli esami clinici necessari prima di intraprendere qualsiasi tipo di dieta volta ad eliminare i cibi contenenti il nichel, poiché sottrarre nutrienti senza lo stretto controllo del medico può rivelarsi dannoso per l’organismo. Esiste un test ospedaliero (provocazione orale), per nulla dannoso per l’organismo, che consiste nella somministrazione per via orale di dosi sempre più consistenti di nichel per osservare le risposte del corpo. Il medico, nel corso dell’esame, somministra anche dosi di placebo per escludere totalmente il condizionamento psicologico del paziente nell’eventuale comparsa di uno dei sintomi descritti sopra.
Nel caso di diagnosi positiva si dovrà intraprendere un regime alimentare che limiti l’assimilazione di nichel da parte del corpo. L’eliminazione completa dell’elemento dalla dieta è praticamente impossibile, essendo il nichel presente in moltissimi alimenti. Sarà sufficiente, quindi, evitare di mangiare gli alimenti che presentano il più alto contenuto di nichel come lieviti, funghi, broccoli, le crucifere e i pomodori crudi (il pomodoro cotto perde molta della quantità di nichel contenuta all’interno dell’ortaggio). Bisogna comunque sapere che un'allergia alimentare al nichel non porterà mai a manifestazioni rischiose per la vita come lo shock anafilattico.
Nei rari casi in cui esista una manifestazione grave dell’allergia sistemica al nichel, essa può essere affrontata con un vaccino orale che usa gli stessi principi dell’omeopatia: piccole dosi costringono l’organismo ad abituarsi e desensibilizzarsi verso l’elemento così da combattere i disagi provocati dall'allergia. Tali vaccini hanno successo nell’80% dei casi.

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