L’alluce valgo è una delle patologie più diffuse a carico del piede. E’ caratterizzato
da una deformità del primo dito (l’alluce, appunto) che comporta una deviazione
laterale della falange, con lussazione dei sesamoidi, due piccole ossa entro le
quali si trova l’articolazione dell’alluce. In genere, questa deformità è accompagnata
da una tumefazione dolente della parte interna del piede, la cosiddetta “cipolla”,
che altro non è che una forma di borsite, cioè di infiammazione da sfregamento
con la calzatura.
La deformità dell’alluce valgo si associa spesso al piede piatto, in quanto la
ridotta curvatura della pianta porta a sovraccaricare in modo esagerato la parte
anteriore del piede, e può causare, oltre a lesioni cutanee (callosità, ulcerazioni)
che abbiamo già visto, anche deformazioni al secondo e terzo dito, definiti "a
martello" e ulteriori conseguenze come lesioni osteoarticolari all’avampiede e
persino ripercussioni gravi sui ginocchi, sulle anche e sulla colonna vertebrale.
Chi maggiormente soffre di alluce valgo è la donna (dieci volte più dell’uomo),
in genere di età matura o senile, e soprattutto se vi sono casi di ereditarietà.
Cause
La causa dell’alluce valgo può essere primaria o congenita – con la tendenza
a svilupparsi nell’età dell’accrescimento – o secondaria o acquisita, come nelle
forme rachitiche, infiammatorie, infettive, tropiche, traumatiche, ecc. In quest’ultimo
caso, una responsabilità notevole può essere attribuita a modelli di calzatura
inadeguati alla fisiologia del piede, ad esempio scarpe con tacco alto o strette
in punta. Quelle con il tacco eccessivamente alto (fino a 12/14 centimetri) costringono
il piede a una posizione innaturale, accorciando il tendine di Achille. In questo
modo, si sposta eccessivamente il peso del corpo in avanti stravolgendo la funzione
stabilizzante del piede nella ripartizione del peso. Tutto il peso, infatti, va
a gravare su un’area più piccola rispetto alla pianta completa, il che fa assumere
ai piedi una posizione ruotata verso l’interno, che, tra l’altro, può favorire
la distorsione delle caviglie.
Non è superfluo, qui, richiamare alcuni principi di biomeccanica del piede durante
la fase dinamica, cioè il cosiddetto ciclo del passo, che è costituito sommariamente
da tre diverse fasi: appoggio completo, sollevamento del calcagno, fase di spinta.
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Nella fase del contatto completo tra superficie plantare e suolo si
ha la massima pronazione del piede (momento dell’impatto). Nella fase intermedia
si passa dalla pronazione alla supinazione (sollevamento) del piede e il muscolo
tibiale posteriore inizia a contrarsi. Nella fase di spinta, invece, la fascia
plantare è messa in tensione dalla flessione della testa del primo metatarso e
dell’alluce (effetto argano) e il piede si trasforma in una leva rigida per facilitare
la spinta.
In caso di anomalie del passo, dovute anche a calzature inadeguate, che non consentono
una corretta pronazione del piede, si può segnalare una iper-sollecitazione o
stiramento a carico dei muscoli peroniero lungo e peroniero breve, responsabili,
come indicato, di distorsioni alla caviglia e tendinite dei peronei.
Non bisogna dimenticare, peraltro, che a ogni passo il cuscinetto sotto il tallone
assorbe l’urto con il terreno: il piede quindi funge anche da stabilizzatore rigido
che equilibra la distribuzione dell’urto. Se viene meno tale funzione ne consegue
un indolenzimento alle ginocchia, che si può ripercuotere fino alla schiena e
al collo.
Il paziente che soffre di alluce valgo, oltre che nella zona della “cipolla”,
prova dolore sotto carico nella pianta del piede. Ma sono le conseguenze estetiche
e, soprattutto, funzionali, cioè eventuali problemi legati alla deambulazione,
talora anche invalidanti, che lo spingono a rivolgersi a uno specialista.
L’importanza di calzature adeguate
Il primo consiglio da fornire a chi soffre di questa patologia è ricorrere a
calzature adeguate. La scarpa migliore per la salute del piede è quella che riprende
la sua forma naturale, che fornisce sostegno all’arco plantare e presenta una
tomaia morbida e priva di cuciture e una suola flessibile al di sotto della punta
del piede, come fanno la maggior parte delle calzature sportive. E se proprio
vogliamo il tacco, che non superi i quattro/cinque centimetri. Una buona scarpa,
infatti, ha una suola relativamente piatta e che si adatta comodamente al tallone
e la parte anteriore deve essere sufficientemente spaziosa per accogliere la punta
del piede. In genere, i podologi non sono troppo favorevoli nemmeno alle famose
“infradito”, in quanto troppo piatte, troppo morbide e non in grado di offrire
sostegno, protezione, contenimento al piede, che rischia con più facilità urti
o scivolate.
Quale misura preventiva, lo specialista può suggerire anche plantari o calzature
ortopediche che hanno lo scopo di evitare un sovraccarico della parte anteriore
del piede o consigliare interventi di fisioterapia. Tutte queste soluzioni possono
rallentare il processo in corso ma, purtroppo, non sono in grado di farlo regredire.
Il ricorso all’intervento chirurgico
Per risolvere il problema in modo definitivo, bisogna ricorrere all’intervento
chirurgico. Esistono diverse tecniche per il trattamento dell’alluce valgo: alcune
agiscono sull’osso, altre sulle parti molli e altre ancora su entrambi. Prima
dell’intervento è necessaria però una precisa valutazione clinico-radiologica
del piede in scarico e sottocarico, stabilendo l’ampiezza in gradi della deviazione
ossea e tenendo conto, naturalmente, dell’età, del sesso, dell’attività motoria
del paziente, ecc.
Gli obiettivi dell’intervento chirurgico sono la correzione dei parametri clinici
e radiologici che comprendono il corretto riallineamento dell’alluce, con il controllo
della metatarsalgia centrale, il miglioramento dell’angolo di valgismo e l’eliminazione
del tessuto osseo in eccesso a livello della sporgenza della borsa (cipolla).
Il tipo di intervento più frequente è quello denominato osteotomia percutanea distale. Questa tecnica permette la correzione della deviazione del metatarso attraverso
una sezione dell’osso, eseguita praticando una piccola incisione cutanea, non
più lunga di un centimetro, a livello distale del metatarso.
Si tratta di un intervento miniinvasivo, con ricovero del paziente in regime
di day hospital. L’anestesia viene praticata a livello locoregionale e il paziente
può riprendere a camminare il giorno stesso, indossando un’apposita scarpetta
che dovrà portare per un mese circa. La correzione viene mantenuta da un filo
che rimane in sede per quattro settimane. La sua rimozione avviene in ambulatorio
ed è indolore.
In questo periodo sono previsti controlli settimanali di medicazione e rinnovo
del bendaggio, che verrà definitivamente rimosso al termine della quinta settimana.
Un controllo radiografico dopo tre mesi dall’intervento, dovrà accertare l’avvenuta
consolidazione dell’osso e il grado di correzione.
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