La deformità dell’alluce valgo si associa spesso al piede piatto, in quanto la
ridotta curvatura della pianta porta a sovraccaricare in modo esagerato la parte
anteriore del piede, e può causare, oltre a lesioni cutanee (callosità, ulcerazioni)
che abbiamo già visto, anche deformazioni al secondo e terzo dito, definiti "a
martello" e ulteriori conseguenze come lesioni osteoarticolari all’avampiede e
persino ripercussioni gravi sui ginocchi, sulle anche e sulla colonna vertebrale.
Cause La causa dell’alluce valgo può essere primaria o congenita – con la tendenza a svilupparsi nell’età dell’accrescimento – o secondaria o acquisita, come nelle forme rachitiche, infiammatorie, infettive, tropiche, traumatiche, ecc. In quest’ultimo caso, una responsabilità notevole può essere attribuita a modelli di calzatura inadeguati alla fisiologia del piede, ad esempio scarpe con tacco alto o strette in punta. Quelle con il tacco eccessivamente alto (fino a 12/14 centimetri) costringono il piede a una posizione innaturale, accorciando il tendine di Achille. In questo modo, si sposta eccessivamente il peso del corpo in avanti stravolgendo la funzione stabilizzante del piede nella ripartizione del peso. Tutto il peso, infatti, va a gravare su un’area più piccola rispetto alla pianta completa, il che fa assumere ai piedi una posizione ruotata verso l’interno, che, tra l’altro, può favorire la distorsione delle caviglie. Non è superfluo, qui, richiamare alcuni principi di biomeccanica del piede durante la fase dinamica, cioè il cosiddetto ciclo del passo, che è costituito sommariamente da tre diverse fasi: appoggio completo, sollevamento del calcagno, fase di spinta.
In caso di anomalie del passo, dovute anche a calzature inadeguate, che non consentono una corretta pronazione del piede, si può segnalare una iper-sollecitazione o stiramento a carico dei muscoli peroniero lungo e peroniero breve, responsabili, come indicato, di distorsioni alla caviglia e tendinite dei peronei. Non bisogna dimenticare, peraltro, che a ogni passo il cuscinetto sotto il tallone assorbe l’urto con il terreno: il piede quindi funge anche da stabilizzatore rigido che equilibra la distribuzione dell’urto. Se viene meno tale funzione ne consegue un indolenzimento alle ginocchia, che si può ripercuotere fino alla schiena e al collo. Il paziente che soffre di alluce valgo, oltre che nella zona della “cipolla”, prova dolore sotto carico nella pianta del piede. Ma sono le conseguenze estetiche e, soprattutto, funzionali, cioè eventuali problemi legati alla deambulazione, talora anche invalidanti, che lo spingono a rivolgersi a uno specialista. L’importanza di calzature adeguate Il primo consiglio da fornire a chi soffre di questa patologia è ricorrere a
calzature adeguate. La scarpa migliore per la salute del piede è quella che riprende
la sua forma naturale, che fornisce sostegno all’arco plantare e presenta una
tomaia morbida e priva di cuciture e una suola flessibile al di sotto della punta
del piede, come fanno la maggior parte delle calzature sportive. E se proprio
vogliamo il tacco, che non superi i quattro/cinque centimetri. Una buona scarpa,
infatti, ha una suola relativamente piatta e che si adatta comodamente al tallone
e la parte anteriore deve essere sufficientemente spaziosa per accogliere la punta
del piede. In genere, i podologi non sono troppo favorevoli nemmeno alle famose
“infradito”, in quanto troppo piatte, troppo morbide e non in grado di offrire
sostegno, protezione, contenimento al piede, che rischia con più facilità urti
o scivolate.
Il ricorso all’intervento chirurgico Per risolvere il problema in modo definitivo, bisogna ricorrere all’intervento chirurgico. Esistono diverse tecniche per il trattamento dell’alluce valgo: alcune agiscono sull’osso, altre sulle parti molli e altre ancora su entrambi. Prima dell’intervento è necessaria però una precisa valutazione clinico-radiologica del piede in scarico e sottocarico, stabilendo l’ampiezza in gradi della deviazione ossea e tenendo conto, naturalmente, dell’età, del sesso, dell’attività motoria del paziente, ecc. Gli obiettivi dell’intervento chirurgico sono la correzione dei parametri clinici e radiologici che comprendono il corretto riallineamento dell’alluce, con il controllo della metatarsalgia centrale, il miglioramento dell’angolo di valgismo e l’eliminazione del tessuto osseo in eccesso a livello della sporgenza della borsa (cipolla). Il tipo di intervento più frequente è quello denominato osteotomia percutanea distale. Questa tecnica permette la correzione della deviazione del metatarso attraverso
una sezione dell’osso, eseguita praticando una piccola incisione cutanea, non
più lunga di un centimetro, a livello distale del metatarso.
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