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ARTROSI CERVICALE: DOMANDE E RISPOSTE

A cura di Maura Peripoli



Di artrosi cervicale ne soffrono indistintamente sia le donne che gli uomini, specialmente dopo i 40 anni e questi ultimi sono generalmente i soggetti più colpiti. I ritmi frenetici della vita quotidiana e lavorativa costringono spesso ad assumere posture sbagliate e a lungo andare, insorge una degenerazione delle vertebre del collo quasi sempre collegata a discopatie così che la definizione corretta dell’artrosi cervicale è “degenerazione del disco invertebrale”.
L’artrosi cervicale è destinata a peggiorare con il passare del tempo e se non viene affrontata e curata tempestivamente può coinvolgere anche le strutture nervose adiacenti il collo con tutte le conseguenze del caso: fastidiosi dolori che di diffondono alla braccia e alle mani, formicolii e nel peggiore dei casi, gravi impedimenti nei movimenti, a tal punto che i pazienti hanno difficoltà a muovere il capo, addirittura ad alzare o abbassare lo sguardo e a guidare la macchina. La difficoltà di movimento è quasi fisiologica quando si soffre di artrosi cervicale perché spesso il dolore è veramente intenso.

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Come ci si accorge di soffrire di artrosi cervicale?
Innanzitutto il dolore che il paziente percepisce a livello della muscolatura bassa del collo e poi, come accennato sopra, la difficoltà di movimento. Un segnale importante da non sottovalutare sono quei piccoli rumori che si avvertono quando ci si gira o si ruota il collo. Quando il tratto cervicale è infiammato i dolori diventano diffusi fino ad arrivare a cefalee anche violente, vertigini, nausea, disturbi della vista, mal di stomaco e sonnolenza immotivata. Quando invece si parla di cervicobrachialgie (dolori che si irradiano alle braccia e alle mani) i pazienti lamentano generalmente formicolii, problemi al trigemino, diminuzione della forza e in alcuni casi anche disturbi della tiroide.

Lo stile di vita incide nell’insorgenza della malattia?
Sicuramente i ritmi estremamente veloci della vita di ogni giorno ci portano spesso ad assumere posture non corrette sia perché trascorriamo molte ore in piedi sia perché quando siamo seduti davanti ad una scrivania, spesso assumiamo posizioni “di comodo” ma estremamente sbagliate per bloccare il processo di infiammazione legato all’artrosi. Generalmente la posizione più corretta (quella che presuppone la schiena totalmente dritta) risulta essere la più disagevole e rimanendo a volte per ore ed ore in una posizione non corretta, anche i muscoli si “adattano” e accorciandosi, provocano delle compressioni sulle articolazioni. Un esempio è rappresentato infatti dalle situazioni legate allo stress: in questo caso l’ansia porta inevitabilmente a tensioni muscolari, create appunto dalla compressione dei muscoli.

Esiste una differenza di sintomatologia quando l’infiammazione colpisce vertebre diverse?
Ogni tratto del rachide cervicale ha una sua caratteristica manifestazione: se il problema è nella parte “alta” - I, II, e III vertebra - i sintomi più consistenti saranno a carico della testa e di tutto ciò che ad essa è collegato. Se l’infiammazione, invece, è presente nella parte “bassa” - IV, VI e VII vertebra - i problemi maggiori saranno quelli relativi alle braccia, alle spalle e in alcuni casi anche alla gola. Nei casi più gravi, i dolori si irradiano fino al tratto lombare e alle gambe, compromettendone anche il movimento.

Quanto incide il processo di invecchiamento sull’artrosi cervicale?
Recenti studi hanno dimostrato come il 13% degli uomini tra i 30 e i 40 anni, soffra di artrosi mentre la percentuale sale vertiginosamente (100%) tra i 70enni; le donne se la “cavano” meglio: 5% a 40 anni, e 96% a 70.

Esistono dei fattori di rischio e quali sono?
L’età e il sesso sembrano rappresentare due fattori di rischio nell’insorgenza della patologia, ma non solo: un’altra importante situazione è quella legata ai traumi in conseguenza di un contraccolpo (ad esempio un tamponamento in macchina) oppure piccoli traumi ripetuti magari a causa di un lavoro pesante svolto ogni giorno e in tutte quelle situazioni che possono favorire un’infiammazione del tratto cervicale. Anche un trauma subito molti anni prima, può rappresentare un fattore di rischio. Alcuni studiosi hanno correlato anche la predisposizione familiare tra le cause di rischio di artrosi, ma questa è una tesi ancora tutta da dimostrare, mentre il fumo eccessivo sembra essere una causa “accertata” di probabile infiammazione.

Quando è opportuno rivolgersi al medico?
Quando il dolore va ad aumentare e compaiono anche altri sintomi quali formicolii e senso di torpore alle braccia. Lo specialista provvederà quindi ad una visita durante la quale farà ruotare il collo e la testa e per completare la diagnosi, richiederà una radiografia della colonna cervicale per vedere se gli spazi tra le vertebre si sono ridotti e se ci sono eventuali ernie o sporgenze ossee. Se questo tipo di indagine non dovesse essere sufficiente, si ricorrerà alla Tac, esame ancora più approfondito, in grado di valutare la “salute” dei dischi intervertebrali, e lo stato generale della colonna comprese eventuali ernie del disco.

Qual è il tipo di prevenzione più idoneo per l’artrosi cervicale?
Visto che il “trascorrere degli anni” gioca un ruolo fondamentale in questa patologia, è quasi impossibile attuare una prevenzione “ad hoc”, piuttosto si può tener conto di alcune piccole regole: 1) cercare di evitare situazioni che possono portare a traumatismi cervicali (sforzi particolari, sport violenti ecc..), specialmente se si vive già una situazione latente, 2) cambiare posizione ogni tanto, specialmente se si trascorrono parecchie ore seduti (soprattutto davanti al computer), 3) praticare una moderata attività fisica.

Qual è la terapia giusta?
Molti pazienti hanno trovato giovamento rispetto al dolore, con l’utilizzo di un collare morbido che sicuramente ne limita i movimenti ma nello stesso tempo può ridurre l’infiammazione. Sarà bene utilizzare il collare per alcuni giorni e toglierlo in modo graduale quando la situazione migliora. Gli antidolorifici, antinfiammatori e anche i miorilassanti sono utili nella fase acuta ma non bisogna abusarne e comunque vanno assunti sotto stretto controllo medico. Per quanto riguarda invece le trazioni, esistono tra gli specialisti, teorie diverse perché questo tipo di terapia non è indicata per tutti i pazienti anche se i dati riportano che l’80% dei pazienti ha trovato giovamento con questa soluzione. Alcune volte dagli esperti vengono anche indicate la laserterapia e gli ultrasuoni utili specialmente perché sono in grado di attenuare il dolore in brevissimo tempo, mentre non è indicato l’intervento chirurgico se non in presenza di una grave compressione del nervo o del midollo spinale.

E quando si ha un’ernia cervicale, cosa si deve fare?
L'ernia cervicale, nella maggioranza dei casi e se non sussistono situazioni particolari, regredisce spontaneamente, generalmente nel giro di un mese. Molto importante per accelerare la guarigione, è una terapia fisica adeguata. Anche in questo caso le immagini diagnostiche (RMN) e radiografiche (RX cervicale morfodinamica) diventano fondamentali per capire se occorre ricorrere all’intervento chirurgico. Questo deve essere eseguito da uno specialista con una tecnica microchirurgica, in modo da abbreviare notevolmente i tempi di convalescenza: l’intervento è piuttosto semplice, i tempi di recupero sono velocissimi e la soluzione è garantita. Il giorno dopo l’intervento si può tornare a casa e non è necessario indossare il collare. Immediatamente si possono riprendere le normali attività e nel giro di poco più di un mese, anche l’attività fisica.

Quale ginnastica effettuare per migliorare i disturbi derivanti da artrosi cervicale?
Sono molto indicati gli esercizi di stretching che sono piuttosto facili da eseguire e sono alla portata di tutti. L’obiettivo è quello di allungare la colonna vertebrale e rilassare tutta la muscolatura: non occorre un allenamento particolare per eseguirli, tuttavia vanno effettuati costantemente ogni giorno per almeno un quarto d’ora per poter “apprezzare” consistenti miglioramenti. Ecco un esercizio facilissimo ed efficace: sdraiati a terra con la colonna ben “attaccata” al pavimento, portare le gambe rannicchiate al petto e tenere la posizione per 10 secondi. Poi ripetere l’esercizio tenendo una gamba tesa sul pavimento e l’altra al petto, sempre per 10 secondi, alternandole. L’ideale sarebbe eseguire una serie da 5 di ogni esercizio.

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