LA BRUCELLOSI |
A cura di Alessandra Mallarino |
La brucellosi, detta anche aborto epizotico o anche malattia di Bang (nei bovini) o ancora febbre mediterranea, è una zoonosi, ovvero una malattia che può colpire gli animali, il cui decorso è normalmente
di tipo cronico con una sintomatologia normalmente a carico sopratutto degli organi
genitali, con diversi effetti tra cui aborto, metriti, orchiti ecc.
È causata da un gruppo di batteri (brucelle) ed è trasmissibile all'uomo; nell’essere umano il decorso è acuto con una tipica
febbre intermittente.
Storia
La brucellosi prende il nome dallo studioso David Bruce, un medico australiano
che nel 1887 condusse degli studi su diverse malattie infettive nell'isola di
Malta scoprendo il germe al quale diede il nome di “Brucella melitensis”. Nel
1897 Bernhard Lauritz Frederik Bang, uno studioso di medicina veterinaria che
stava studiando l'aborto infettivo delle vacche, riuscì a isolare il germe (l'agente
causale dell'infezione). Nel 1918 Alice Evans, una batteriologa americana, studiò
le analogie morfologiche, culturali, sierologiche di questi germi.
Diffusione geografica e ricaduta economica
La brucellosi è una malattia a diffusione mondiale, ciò che ha portato molti
Paesi a creare degli istituti speciali con il solo compito di studiare questa
infezione.
Si tratta di una zoonosi presente soprattutto nei Paesi del Mediterraneo, nell’Asia
Centrale, in America Latina, in India e nei Paesi mediorientali.
È una malattia che essendo largamente diffusa incide molto negativamente dal
punto di vista economico, soprattutto in quelle aree in cui l’economia stessa
è improntata sull’allevamento o alla pastorizia, dove appunto gli animali possono
essere potenzialmente colpiti e soggetti ad ammalarsi.
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Caratteristiche generali
Le brucelle, dal punto di vista morfologico, sono dei cocchi bacillari, asporigine
e immobili, gram negativi. Producono solamente delle endotossine. Hanno inoltre
un’esigenza di CO2 e sono molto resistenti, al punto di rimanere in ambiente esterno
vive e virulente per molto tempo, arrivando alla putrefazione anche a quattro
mesi.
Il sole può rappresentare un nemico, poiché la sua luce può ucciderli in brevissimo
tempo. Tra gli animali domestici i più soggetti e sensibili all’infezione sono:
pecore, capre, maiali e bovini in generale. Più i soggetti sono giovani, maggiore
è la loro recettività.
L’azione patogena non cambia sull’animale e sull’uomo: entrambi dimostrano la
stessa recettività e risposta patogena; il tipo abortus è uno dei più pericolosi, sia per l’uomo sia per i bovini, il tipo melitentis è il meno pericoloso.
Quest’ultima tipologia è quella più diffusa nel nostro Paese, soprattutto nell’Italia
meridionale e nelle Isole, e colpisce le capre, i bovini e gli ovini. Nell’Italia
del Nord prevale invece il tipo abortus che colpisce sicuramente di più i bovini.
Contagio e trasmissione
Le brucelle si annidano nel liquido amniotico e nei liquidi fetali in generale,
quindi il momento dell’aborto è quello più a rischio per un’eventuale e ipotetica
trasmissione.
L’eliminazione dei germi persiste anche dopo l’aborto attraverso la vagina, per
qualche giorno. Altre vie di eliminazione e dunque di contagio sono rappresentate
dalle urine e dal latte, ove i germi mantengono la loro virulenza anche fino a
cinque mesi.
La moltiplicazione delle brucelle non avviene mai fuori dall’animale, anche perché
le condizioni atmosferiche non lo permetterebbero, anche se nell’ambiente per
un certo periodo di tempo riescono a sopravvivere.
L’infezione avviene quando si ha un contatto diretto con l’animale portatore
della brucella, quindi tra un soggetto sano e uno malato, oppure anche attraverso
il contatto con mangimi, acqua del letame, pascoli contaminati, insetti quali
ad esempio mosche, tafani e tutti gli ematofogi in generale.
L’uomo può entrare in contatto con la malattia attraverso il contatto diretto
con animali infetti, oppure anche attraverso il cibo o delle bevande contaminate,
piccoli tagli o ferite anche superficiali sulla pelle (via di penetrazione purtroppo
facile per l’entrata di molti batteri nell’organismo umano).
Tra gli alimenti il latte, quello crudo e non trattato termicamente (pastorizzazione),
può rappresentare un pericolo nel caso in cui l’animale sia infetto, a tal proposito
è bene sempre farlo bollire prima del suo consumo diretto, soprattutto se si decide
di somministrarlo a bambini e anziani i quali hanno minore difese immunitarie.
C’è comunque sempre da considerare che nelle aziende in cui si produce e si commercializza
il latte, anche quello inserito nel canale dei distributori per la somministrazione
diretta al pubblico, i controlli veterinari sono molto rigidi e attenti.
Un’altra via di contagio è anche quella inalatoria, ad esempio ne sono esposti
tutti coloro che lavorano all’interno dei laboratori in cui si coltivano i suddetti
batteri.
La pelle è invece una via di contagio soprattutto per chi lavora nei macelli
ed è a rischio di ferite.
Anche il cane può rappresentare una fonte di contagio, anche se statisticamente
i dati al riguardo sono molto scarsi e un eventuale infezione di un cane può essere
facilmente e velocemente curata.
Ancora più remota la possibilità di contagio tra esseri umani, attuabile solo
attraverso l’allattamento.
Patogenesi
Le brucelle raggiungono i linfonodi, da qui poi passano nel sangue ove restano
a lungo, non causando nessun disturbo particolarmente evidente.
Quando la brucella raggiunge l’uomo i germi determinano la tipica febbre intermittente.
A livello uterino, invece, le brucelle colpiscono subito gli epiteli di rivestimento
della mucosa, i villi placentari e il corion. Ma anche le mammelle nelle femmine
e dai genitali nei maschi, reni, ghiandole surrenali, milza.
Tutti questi vanno progressivamente in necrosi degenerando, poiché a quello livello
la brucella riesce a proliferare.
I germi sono eliminati dall'utero dopo 2-3 settimane dall'aborto.
Il periodo d’incubazione è variabile a partire dalle 6 settimane fino ai 6 mesi.
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Terapia e diagnosi
A livello terapico, al cospetto della brucellosi, i medici normalmente prescrivono
degli antibiotici (doxiciclina e rifampin) usati insieme per almeno un mese e
mezzo; se la situazione e il quadro generico si evidenzia molto grave allora è
necessario il ricovero in ospedale.
La percentuale di rischio è bassa, aggirandosi intorno al 2%.
La diagnosi si effettua tramite le classiche prove sierologiche.
Bibliografia
Pignatelli p., Medicina veterinaria non convenzionale. Un libro prezioso per valutarne l'efficacia, Edagricole, 2007
Di Aichelburg U., Igiene e Medicina Sociale, SEI Società Editrice Internazionale, 1987
Mandell G., Bennett J., Dolin R., Principles and practice of infectious diseases. 6th ed. Elsevier Churchill Livingstone, 2005.