L'INCONTINENZA URINARIA |
A cura di Francesca Soccorsi, con la consulenza del Prof. Marzio Angelo Zullo, Professore incaricato del Corso di Laurea di Ostetricia e Ginecologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Campus Biomedico di Roma. |
L’apparato urinario è formato da organi e strutture (reni, ureteri, vescica, uretra) che hanno lo scopo di purificare il sangue dalle
scorie e di espellerle con la minzione. La funzionalità della vescica, il sacco
che raccoglie le urine che arrivano dai reni attraverso gli ureteri, è controllata
da muscoli detti sfinteri. Non sempre il meccanismo funziona a dovere: si calcola che in Italia il 17%
della popolazione femminile sia affetto da incontinenza urinaria, ovvero di perdita involontaria di urina attraverso l’uretra, patologia che
colpisce quasi esclusivamente le donne.
Le cause
L’incontinenza urinaria è un disturbo non necessariamente legato all’età e al
rilassamento della muscolatura pelvica conseguente alla menopausa: in qualsiasi fase della vita cause esterne possono determinare il problema
e in alcuni casi farlo diventare invalidante al punto da condizionare la vita
delle persone che ne soffrono. Tra le più frequenti: parti, interventi chirurgici,
malattie neurodegenerative, diabete mellito, obesità, stipsi cronica.
I diversi tipi di incontinenza urinaria
L’incontinenza urinaria si distingue in:
- Incontinenza da sforzo: la perdita di urina è successiva a uno sforzo, uno starnuto o un colpo di tosse.
- Incontinenza da urgenza: la paziente avverte un impellente stimolo a urinare ma non fa in tempo ad arrivare
in bagno. È l’incontinenza che affligge chi soffre di “vescica iperattiva”.
- Incontinenza mista: i due disturbi precedenti si manifestano contemporaneamente.
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La diagnosi
Dopo anamnesi e visita, lo specialista può prescrivere esami più approfonditi
per verificare l’entità del problema. Tali test, che vanno sotto il nome di esami urodinamici, sono prove di funzionalità che aiutano medico e paziente a ottenere tutte le
informazioni utili nella definizione del fenomeno patologico e sono importanti
per determinare il comportamento dell’apparato urinario e prescrivere una terapia
adeguata. In alcuni casi può essere utile anche effettuare un esame colturale
dell’urina per valutare l’eventuale presenza di infezioni e un’ecografia per rilevare
possibili anomalie dell’apparato urinario.
Le terapie
Gli approcci terapeutici per trattare l’incontinenza urinaria sono molteplici
e in molti casi vengono utilizzati in sinergia:
- Terapia farmacologia: Nel caso in cui l’incontinenza urinaria sia dovuta alla menopausa, si interviene
con la terapia ormonale sostitutiva, che però agisce esclusivamente sui sintomi
ma non risolve la patologia. In presenza di incontinenza da urgenza si utilizzano,
invece, farmaci anticolinergici.
- Rieducazione pelvica: In genere serve come supporto alla terapia farmacologica e a quella chirurgica,
prevalentemente nei casi di incontinenza da sforzo. Aiuta a riabituare il paziente
al controllo della muscolatura pelvica con esercizi mirati. In alcuni casi viene
effettuata mediante apparecchiature elettriche per la stimolazione passiva.
- Terapia chirurgica: Lo scopo è quello di ripristinare il supporto muscolare per vescica e uretra.
La chirurgia tradizionale tratta il problema per via addominale, ricostruendo
le strutture di sostegno attraverso un’incisione frontale piuttosto estesa. Ma
è possibile ricorrere anche a tecniche mini-invasive che utilizzano strumenti
tecnologicamente avanzati come le sonde per introdurre materiali di sostegno biocompatibili.
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Tuttavia la vera rivoluzione nel trattamento dei problemi vescicali, e in particolare dell’incontinenza da urgenza resistente ai farmaci, è rappresentata da un’innovativa metodica mininvasiva costituta da un particolare dispositivo che funziona alla stregua di un pacemaker cardiaco. Il dispositivo permette di trattare le disfunzioni del pavimento pelvico attraverso la “neurostimolazione sacrale”. Questa tecnica favorisce il controllo dei disturbi utilizzando lievi impulsi elettrici inviati ai nervi sacrali, ovvero i nervi che controllano gli organi e la muscolatura pelvica, attraverso un piccolo elettrodo impiantabile in anestesia locale nel tessuto sottocutaneo della tasca posteriore del gluteo. Prima di procedere all’impianto definitivo, viene valutata l’efficacia della terapia con un semplice test, che consiste in una stimolazione di prova. Una volta effettuato l’impianto, il paziente riceve una sorta di telecomando che permette di attivare o spegnere il dispositivo a seconda della necessità, fermo restando che è sempre consigliata una stimolazione continua. Il pacemaker sacrale deve essere sostituito ogni 5/7 anni e il suo costo è interamente coperto dal Servizio Sanitario Nazionale. La metodica rappresenta a oggi la soluzione tecnologica più all’avanguardia e negli studi clinici ha dimostrato di trattare efficacemente alcuni tipi di disturbi correlati al controllo della vescica in pazienti che non hanno ottenuto risultati o non tollerano altri trattamenti riabilitativi o farmacologici. Le indicazioni codificate includono i sintomi e i segni della vescica iperattiva, la ritenzione urinaria in assenza di ostruzione meccanica, ma anche l’incontinenza fecale, la stipsi e il dolore pelvico cronico dovuto a patologie molto comuni nelle donne, come l’endometriosi, le vestiboliti vulvari e le vulvodinie. La procedura viene attualmente adottata nei più importanti Centri di Urologia, NeuroUrologia e Chirurgia italiani. Nel mondo oltre 100.000 pazienti beneficiano già della terapia.
Bibliografia
- Giraudo D., Lamberti G., Incontinenza urinaria femminile. Manuale per la riabilitazione, Ermes editore.
- Pesce F., Scaldaferri R., Incontinenza urinaria, Pacini editore.
- Pesce F., Scaldaferri R., Incontinenza urinaria: la comunicazione efficace con il paziente incontinente, Pacini editore.