Stadiazione e terapia del Melanoma Oltre il 99% dei pazienti che muoiono per melanoma presentano il coinvolgimento
di più organi. Analisi multifattoriali hanno dimostrato che metastasi non viscerali
versus viscerali e coinvolgimento di singole sedi versus multiple rappresentano
importanti fattori prognostici di sopravvivenza. Le metastasi di melanoma (oltre
i linfonodi regionali) coinvolgono in ordine di frequenza: cute, sottocute, linfonodi
distanti (dal 42 al 59%); i polmoni (dal 18 al 36%); il fegato (dal 14 al 20%);
il cervello (dall'11 al 17%) e il tratto gastrointestinale (dall'1 al 7%).
Poiché esiste un rischio elevato di recidiva e di metastasi nel melanoma, è importante
svolgere nel tempo una regolare indagine anamnestica ed un accurato esame obiettivo,
nel tentativo di scoprire se la malattia ricorrente è trattabile. Tale esame permette
inoltre di rilevare la presenza di un ulteriore melanoma primario e di identificare
altra patologia tumorale cutanea non-melanoma.
La stadiazione iniziale nei pazienti con melanoma è essenziale per stabilire:
la prognosi
selezionare una scelta terapeutica
pianificare un follow-up
Si rilevano metastasi, dopo il trattamento chirurgico definitivo per l'asportazione
del melanoma primario, nel 20% dei pazienti con malattia in stadio I e II e nel
60% dei pazienti con malattia in stadio III.
Stadio 0
descrizione
trattamento
diffusione: limitato all’epidermide(melanoma in situ)
intervento chirurgico di asportazione locale del melanoma
Stadio I
descrizione
trattamento
A
spessore: non più di 1 mm ulcerazione: assente
diffusione: limitato all’epidermide e allo strato superiore del derma
intervento chirurgico di asportazione locale del melanoma, a cui può seguire:
- biopsia del linfonodo sentinella a discrezione dello specialista
- radioterapia adiuvante a discrezione dello specialista, soprattutto se non
è possibile effettuare un secondo intervento chirurgico per rimuovere un residuo
di malattia più o meno esteso
B
spessore: non più di 1 mm ulcerazione: presente
diffusione: potrebbe essersi diffuso nel derma o negli strati sottocutanei
spessore: tra 1 e 2 mm ulcerazione: assente
Stadio II
descrizione
trattamento
A
spessore: tra 1 e 2 mm ulcerazione: presente
intervento chirurgico di asportazione locale del melanoma, a cui può seguire:
- biopsia del linfonodo sentinella a discrezione dello specialista
- radioterapia adiuvante a discrezione dello specialista, soprattutto se non
è possibile effettuare un secondo intervento chirurgico per rimuovere un residuo
di malattia più o meno esteso
spessore: tra 2 e 4 mm ulcerazione: assente
B
spessore: tra 2 e 4 mm ulcerazione: presente
spessore: oltre 4 mm ulcerazione: assente
C
spessore: oltre 4 mm ulcerazione: presente
Stadio III
descrizione
trattamento
A
spessore: tra 1 e 4 mm ulcerazione: può essere presente o assente
diffusione
fino a 3 linfonodi vicini al tumore d’origine, visibili solo al microscopio
intervento chirurgico diasportazione locale del melanoma; può seguire poi:
- asportazione dei linfonodi, in presenza di metastasi ai linfonodi nella zona
vicina al tumore
- perfusione regionale isolata a discrezione dello specialista
- radioterapia adiuvante a discrezione dello specialista
spessore: più di 4 mm ulcerazione: assente
B
spessore: tra 1 e 4 mm ulcerazione: può essere presente o assente
diffusione
fino a massimo 3 linfonodi vicini al tumore di origine, clinicamente visibili
senza microscopio
spessore: più di 4 mm ulcerazione: assente
fino a massimo 3 linfonodi vicini al tumore di origine, clinicamente visibili
solo con microscopio
anche nei linfonodi che si trovano entro 3 cm dal tumore di origine (metastasi
satellite)
nei linfonodi più distanti di 3 cm dal tumore di origine (metastasi in transito)
ma non nell’area del tumore di origine
spessore: meno di 1 mm ulcerazione: presente
diffusione
fino a massimo 3 linfonodi vicini al tumore di origine, clinicamente visibili
solo con microscopio
spessore: tra 1 e 4 mm ulcerazione: può essere presente o assente
anche nei linfonodi che si trovano entro 3 cm dal tumore di origine (metastasi
satellite)
nei linfonodi più distanti di 3 cm dal tumore di origine (metastasi in transito)
ma non nell’area del tumore di origine
C
spessore: meno di 1 mm ulcerazione: presente
diffusione
fino a massimo 3 linfonodi vicini al tumore di origine, clinicamente visibili
senza microscopio
spessore: tra 1 e 4 mm ulcerazione: può essere presente o assente
qualsiasi spessoreulcerazione: può essere presente o assente
diffusione
in 4 o più linfonodi nella stessa regione del tumore di origine, a 3 o più cm
di distanza da esso
Stadio IV
descrizione
trattamento
qualsiasi spessoreulcerazione: può essere presente o assente
diffusione
in altri organi o in linfonodi lontani dal tumore di origine
Intervento chirurgico di asportazione chirurgica locale del melanoma e, se possibile,
dei linfonodi tumorali satelliti e delle metastasi; può seguire:
- perfusione regionale isolata a discrezione dello specialista
- chemioterapia sistemica adiuvante per le metastasi a distanza
- radioterapia adiuvante, soprattutto come trattamento palliativo, in caso di:-metastasi
cerebrali, ossee, o nei linfonodi-compressione midollare
Con metastasi
Le cellule tumorali arrivano a organi lontani dal tumore originario attraverso
il sangue. Il melanoma può metastatizzare alla cute, al cervello, alle ossa, al
polmone, al fegato.
Intervento chirurgico per rimuovere, dove possibile, tutte le metastasi visibili.
Se non si può intervenire chirurgicamente sulle metastasi, come accade spesso,
si ricorre a:
Fase chirurgica del melanoma primitivo cutaneo 1. terapia chirurgica della lesione cutanea primitiva: è di competenza dello
specialista (dermatologo/chirurgo plastico) che visita il paziente in prima istanza.
2. intervento di radicalizzazione: è di competenza dello specialista (dermatologo/chirurgo
plastico) che rispetta con rigore i margini chirurgici previsti e riportati nel
protocollo diagnostico.
3. intervento di radicalizzazione in contemporanea alla ricerca del linfonodo
sentinella: è di competenza del chirurgo di riferimento.
Diagnostica Istopatologica Vengono definiti i caratteri mofologici istopatologici che definiscono i momenti
differenti di progressione tumorale: è di competenza del patologo di riferimento
Terapeutica del melanoma per i casi candidati a terapia medica L'American Joint Committee on Cancer (AJCC) ha formalmente approvato la versione
finale del sistema di staging sul melanoma pubblicato nella 6° edizione del l’AJCC
Cancer Manual nell'anno 2002.
Stadiazione postchirurgica su T Le principali modifiche risultano emerse risultano essere:
1) nella categoria T: lo spessore del tumore e la presenza o assenza di ulcerazione
sono risultati i fattori predittivi di sopravvivenza determinanti; il livello
di invasione ha un impatto significativo solo nel sottogruppo con melanoma sottile
(minore 1 mm);
2) in presenza di malattia in stadio I /II/ III si esegue una ulteriore classificazione
quando la lesione primitiva è ulcerata;
3) la presenza di metastasi satelliti attorno al melanoma primitivo e di metastasi
in transit si definisce malattia in stadio III.
Stadiazione clinica/chirurgica di N Nella maggior parte dei casi vale la semplice stadiazione clinica basata sull'esame
obiettivo eventualmente supportato da indagini strumentali (es. ecografia linfonodale).
La stadiazione chirurgica verrà definita nei casi in cui venga eseguita la ricerca
del linfonodo sentinella.
L'introduzione della tecnica della ricerca del linfonodo sentinella associata
a linfoscintigrafia ha cambiato l'abilità di stadiare i pazienti consentendo una
maggior accuratezza diagnostica. Le informazioni derivanti dalla valutazione del
linfonodo sentinella hanno un impatto determinante nel melanoma. Una nuova convenzione
viene impiegata per definire lo stadio clinico-patologico che consenta di considerare
informazioni ottenute dall'espletamento della linfoadenectomia selettiva.
La necessità di ottenere informazioni istopatologiche è dimostrata dalla diversità
di sopravvivenza a 5 anni in pazienti con linfonodi clinicamente negativi valutati
dopo l'espletamento della ricerca del linfonodo sentinella con stadiazione patologica.
La differenza di sopravvivenza è così evidente che l’AJCC Melanoma Committee raccomanda
fortemente di espletare la linfoadenectomia selettiva al fine di consentire lo
staging patologico in tutti i pazienti con melanoma in stadio clinico:
L'American Joint Committee on Cancer ha infatti identificato, nella categoria
N, tre fattori determinanti:
- il numero dei linfonodi metastatici,
- se i linfonodi metastatici sono clinicamente occulti o clinicamente apparenti,
- la presenza o assenza di ulcerazione del tumore primitivo.
Stadiazione strumentale di M Si prevede di differenziare l'iter di studio in base ad una stima della possibilità
di individuare metastasi.
Nella categoria M la presenza di metastasi non viscerali è associata ad una prognosi
migliore rispetto alla presenza di metastasi viscerali.
In questa categoria valori elevati di LDH sono importanti nel follow-up.
Criteri istopatologici
I parametri istopatologici che vengono inclusi nella risposta dell’anatomopatologo
comprendono:
Istotipo Melanoma in situ di tipo:
- a diffusione superficiale (Superficial spreading melanoma)
- lentigo maligna (Lentigo maligna melanoma)
- acro-lentiginoso (Melanoma “acro-lentiginoso”)
- indeterminato
Melanoma invasivo:
privo di componente intraepidermica (Melanoma nodulare)
con componente intraepidermica di tipo:
- a diffusione superficiale (Superficial spreading melanoma)
- lentigo maligna (Lentigo maligna melanoma)
- acro-lentiginoso (Melanoma “acro-lentiginoso”)
- indeterminato
Profondità di invasione secondo Breslow
Livello di invasione secondo Clark
Ulcerazione: assente presente (>3 mm di lato)
Mitosi: numero/mmq di neoplasia invasiva
Fase di crescita verticale (sec. Elder): presente, a cellule epitelioidi presente, a cellule fusate
presente, a cellule epitelioidi e
fusate
assente
Valutazione dei margini chirurgici: Margini laterali:
- liberi (indicare la distanza minima valutata all’osservazione microscopica)
- direttamente interessati dalla neoplasia
Margini profondi:
- liberi da neoplasia
- interessati dalla neoplasia
Nevo associato al melanoma: di tipo “usuale”
di tipo congenito
di tipo displastico (Clark)
PROTOCOLLO TERAPEUTICO
Terapia chirurgica del melanoma primario
La terapia chirurgica è il trattamento di scelta del melanoma che ancora non
abbia superato le barriere regionali. La recidiva in sede di intervento, se la
tecnica è stata corretta, è un evento assolutamente raro (minore 5%). La scelta
del trattamento chirurgico è basata sulle seguenti considerazioni:
la terapia chirurgica "adeguata" evita la recidiva locale;
l'escissione del melanoma primario non è, quando siano rispettate le modalità
sottoindicate, causa di una disseminazione di cellule neoplastiche.
Si riportano brevemente le "semplici ma necessarie raccomandazioni" riportate
in letteratura (J Am Acad Dermatol 2001;45:579-86) in "Linee guida per il trattamento
del melanoma cutaneo primitivo che non ha evidenza clinico-istologica di malattia
regionale o metastatica" da una “task force” di riconosciuti esperti sul melanoma
e di seguito schematizzate:
ogni lesione pigmentata sospetta deve essere asportata ai fini diagnostici (ogni
volta che è possibile) con margine sottile; le cellule di melanoma hanno la capacità
di migrare localmente dal tumore primitivo, estendendosi in superficie o in profondità.
L’obiettivo della terapia chirurgica del melanoma di qualsiasi spessore risulti,
è di assicurare la completa escissione della lesione; l'escissione completa con
negatività dei margini deve essere successivamente confermata dal patologo che
valuta i preparati;
l'espletamento di biopsia incisionale, anche se non ha alcuna influenza sulla
sopravvivenza, deve essere limitata ai seguenti casi
a) alla presenza di lesioni ampie,
b) sedi impraticabili dal punto di vista chirurgico (ad es, volto);
non si deve impiegare ai fini diagnostici, sul tumore primitivo, l'esame citologico
di fine needle aspirazione; • poiché la diagnosi di melanoma è spesso difficile,
sia clinicamente che istologicamente, la "task force" raccomanda che l'interpretazione
istologica di ogni lesione sospetta venga espletata da patologi esperti nella
diagnosi di lesioni pigmentate.
L'intervento da eseguire per ogni lesione clinicamente dubbia o sospetta di essere
melanoma, è pertanto l'escissione in toto della neoformazione con un margine di
tessuto non eccedente i 3 mm (Biopsia Escissionale). Se il patologo, con il quale
il clinico dovrebbe mantenere una stretta comunicazione informativa, conferma
la diagnosi di melanoma, deve essere eseguito l'intervento "radicale" nel più
breve tempo possibile. Il limite massimo tra intervento a scopo diagnostico e
definitivo, non deve eccedere i 30 giorni. Questo limite di tempo è considerato
unico ai fini del giudizio di radicalità.
La biopsia incisionale (asportazione di una parte della lesione a scopo diagnostico)
di regola non deve essere eseguita. Sono consentite poche eccezioni quando permane
il dubbio clinico e la biopsia escissionale comporterebbe interventi complessi
e demolitivi (sede subungueale, nevi congeniti giganti, grandi lentigo del volto
ecc).
Lo studio della letteratura più recente conferma i seguenti criteri:
la necessità di estendere l'escissione in profondità; l'exeresi deve infatti
comprendere il tessuto sottocutaneo arrivando fino alla fascia muscolare, che
non viene escissa;
il rispetto dei margini di resezione chirurgica descritti in letteratura
Margini di resezione chirurgica previsti
Spessore del tumore
Margini di escissione (cm)
Melanoma in situ
0,5 cm
Melanoma spessore
<2mm 1 cm
Melanoma spessore
>2mm 2 cm
(si determinano sulla base della conferma istologica dei margini liberi da tumore)
Casi particolari La sopraindicata linea di condotta chirurgica non può essere seguita in ogni
condizione: il volto e le dita costituiscono due deroghe fondamentali.
Quanto al volto, l'escissione deve tendere al margine libero prescritto, tenendo
però conto che l'escissione deve essere tale da consentire riparazioni plastiche
soddisfacenti.
Alle dita, nel caso di una localizzazione alla falange distale (es. subungueale)
è prevista una disarticolazione completa del dito (eccezione per il 1^ dove si
deve tentare di mantenere la funzione).
Le localizzazioni alle falangi prossimali comportano, per lesioni >2 mm, la disarticolazione
del metatarso (o metacarpo).
In caso di coinvolgimento dello spazio interdigitale vanno disarticolati ambedue
i metatarsi (o metacarpi) interessati.
IL LINFONODO SENTINELLA
Si definisce linfonodo sentinella il linfonodo che per primo drena la linfa di
un territorio cutaneo specifico e finito all'interno di un bacino linfonodale.
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Il presupposto teorico è che la valutazione del linfonodo sentinella consenta
di predire con accuratezza se il melanoma ha metastatizzato o no in quel bacino
linfonodale.
L'obiettivo della tecnica è quindi di determinare lo stadio istologico del bacino
linfonodale, identificando ed eseguendo una biopsia del primo linfonodo drenante
la linfa dalla regione cutanea in esame (linfonodo sentinella).
Indicazioni
I pazienti candidati ad essere sottoposti a questa metodica sono quelli che si
considerano a rischio per la presenza di metastasi linfonodali occulte.
In base al risultato dell'analisi del linfonodo sentinella (LS) si possono verificare
due possibilità:
LS negativo: il paziente viene seguito secondo schema di follow-up descritto
successivamente, considerando in particolare i caratteri istopatologici del tumore
primitivo
LS positivo: il paziente viene sottoposto a linfoadenectomia radicale del bacino
linfonodale interessato secondo le linee guida riportate (di competenza del chirurgo
di riferimento) e iscritto a protocollo di terapia adiuvante (di competenza dell'oncologo
di riferimento).
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