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LA MENINGITE: DIAGNOSI, CURA E PREVENZIONE

LA MENINGITE

A cura di Maura Peripoli

Ogni anno vengono registrati 900 nuovi casi di meningite e quelli che hanno colpito alla fine del 2007 il Trevigiano, hanno fatto tornare alla ribalta la paura del contagio di questa malattia.
La meningite è un'infiammazione delle membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale (le meningi). Generalmente è una malattia di origine infettiva, per lo più virale o batterica, e il suo periodo di incubazione va da 2 a 10 giorni. Esistono sostanzialmente due forme di questa patologia: virale e batterica. La forma virale (detta anche meningite asettica) è scatenata in molti casi da un microrganismo appartenente alla famiglia degli enterovirus, gli stessi che provocano influenza gastrica, è la più comune e tende a risolversi senza gravi conseguenze in una decina di giorni. La forma batterica, invece, è sicuramente più rara, ma estremamente più seria e a volte può avere conseguenze fatali. I mesi freddi favoriscono l’insorgere della patologia che colpisce, ogni anno in Italia, circa 100 persone.

Tipologie di batteri
I batteri all'origine della meningite, secondo quanto riportato dal Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell'Istituto superiore di sanità (Iss) - sono sostanzialmente di tre specie:
1) Neisseria meningitidis (meningococco), e in particolare i suoi sierogruppi A, B, C, W135 e Y, tra i quali il B e il C sono i più frequenti in Europa. La trasmissione in questo caso avviene per via respiratoria e nel 10-20% dei casi la malattia ha un decorso fulminante che può portare alla morte in poche ore nonostante una terapia adeguata. Proprio perché altamente infettivo, il meningococco può dare origine a epidemie nelle scuole e in altri luoghi molto frequentati.
2) Streptococcus pneumoniae (pneumococco), che arriva al cervello attraverso il flusso sanguigno da altre parti del corpo. Può infettare i polmoni, o essere associato ad un'infezione dell'apparato acustico.
3) Haemophilus influenzae (haemophilus). Fino agli anni '90 il tipo B (Hib) rappresentava una causa di meningite molto comune, ma con il vaccino mirato le meningiti da Hib si sono ridotte moltissimo. Il Ministero della Salute ha previsto, tra l’altro, all’interno del piano vaccinale 2008-2010, l'offerta universale del vaccino contro il meningococco C ai nuovi nati. Per quanto riguarda l'Haemophilus, i bambini vengono già vaccinati in tutta Italia, mentre per il meningococco e lo pneumococco esistono modalità diverse da Regione a Regione.

Sintomatologia
Attenzione a non confondere i sintomi della meningite con quelli dell’influenza e non generare quindi allarmismi eccessivi. Il primo sintomo di una possibile meningite è la febbre altissima, seguita da problemi neurologici e macchie sul viso; solitamente i sintomi peggiorano in un paio di giorni e secondo quanto avvenuto negli ultimi casi registrati, la decorrenza della malattia è piuttosto rapida. I segni sospetti sono un irrigidimento del collo, la febbre alta come accennato sopra, nausea, vomito con mal di testa, senso di confusione, sonnolenza, convulsioni, fotosensibilità e inappetenza. Nei neonati alcuni di questi sintomi non sono molto evidenti, ma possono manifestarsi anche come pianto continuo, irritabilità, ipersonnolenza e scarso appetito. A volte si nota l'ingrossamento della testa, specie nei punti non ancora saldati completamente (fontanelle). Non è molto facile, quindi, confonderla con una banale sindrome influenzale.

Cause della meninigite
Tra le altre possibili cause di meningite c'è il Listeria monocytogenes, un batterio ubiquitario che si trova nell'ambiente e può contaminare l'uomo attraverso il cibo. Esistono poi altre forme più rare. La meningite cronica, ad esempio, è provocata da microorganismi che si riproducono con molta più lentezza molto più nell'organismo umano. I sintomi sono gli stessi della forma acuta, ma si sviluppano nell'arco di 3-4 settimane. Le persone immunodeficienti come i malati di Aids, possono ammalarsi di meningite di origine fungina e in quel caso, anch’essi corrono il rischio di perdere la vita. Infine, la meningite può derivare anche da forme allergiche, da qualche tipo di cancro e da alcune patologie infiammatorie come il lupus.

Fattori di rischio
Tra i fattori di rischio della meningite, ci sono l'età (la malattia colpisce soprattutto i bambini sotto i 5 anni, i giovani tra i 18 e i 24 anni e le persone anziane), la vita di comunità (chi vive o lavora in ambienti comuni e soprattutto gli studenti nei dormitori universitari o i militari in caserma); questi soggetti hanno una più alta possibilità di infezione da meningococco. Anche la gravidanza rappresenta una situazione a rischio: la donna incinta è più soggetta di altri alla listeriosi, patologia che può degenerare in meningite. In caso di contaminazione, il fattore tempo diventa cruciale: se la terapia non viene attuata tempestivamente, infatti, il paziente può subire danni neurologici permanenti, come la perdita dell'udito, della vista, della capacità di comunicare e di apprendere, o può riportare problemi comportamentali e danni cerebrali, fino alla paralisi. Ma possono insorgere anche problemi di natura non neurologica quali danni renali e alle ghiandole surrenali, con conseguenti squilibri ormonali. Il trattamento più adeguato per combattere la meningite batterica è una cura antibiotica, che risulta estremamente efficace quando viene identificato e caratterizzato tempestivamente il ceppo all’origine dell’infezione. Nel caso invece di meningiti di origine virale, non esiste una cura antibiotica ma generalmente i sintomi si risolvono da soli senza necessità di una terapia specifica.

La trasmissione
Alcuni ceppi batterici responsabili della meningite sono contagiosi e la trasmissione può avvenire da una persona all'altra attraverso il contatto diretto, la tosse, gli starnuti e occorre anche fare attenzione all’eventuale condivisione di spazzolini da denti e addirittura anche delle posate durante i pasti. Quindi le persone a contatto con un malato di meningite sono considerate soggetti ad alto rischio. Ecco perché è importante identificarle subito per poter iniziare immediatamente adeguate profilassi antibiotiche a scopo preventivo. È importante, quindi, mettere in pratica un adeguato sistema di sorveglianza: questa una delle strategie più efficaci per prevenire la diffusione delle meningite, nonché il contagio.

Vaccinazioni: a che punto siamo?
Attualmente esistono in Italia una vaccinazione contro l'Haemophilus influenzae di tipo B, già inserita tra quelle obbligatorie per i neonati, oltre ad una serie di sieri contro diversi ceppi di pneumococco e alcuni sierotipi di meningococco. Questi “antidoti” sono indicati contro la meningite batterica, la forma più rara, ma più grave e potenzialmente mortale. Ma c’è anche una novità: le iniezioni anti–meningogocco C e anti-pneumococco potrebbero diventare gratuite in tutte le regioni, secondo quanto previsto nella bozza del Piano nazionale vaccini 2008-2010 che passa all'esame della Conferenza Stato-Regioni. Dagli anni '90 è ormai comune la vaccinazione contro Haemophilus influenzae tipo B (Hib), obbligatoria per i nuovi nati. Per quanto riguarda invece lo pneumococco, sono disponibili il vaccinoconiugato PCV7, raccomandato in alcuni Paesi per l'immunizzazione di tutti i neonati, e il vaccino polisaccaridico PPV, consigliato ad esempio dai Cdc americani in tutti i pazienti immunodepressi.

Prevenzione
Per la prevenzione delle infezioni da meningococco, infine, esistono vaccini contro i sierogruppi A, C, Y e W135, mentre non ci sono sieri contro il gruppo B (che insieme al C è il più frequente in Europa). Solo il vaccino contro il gruppo C è ritenuto efficace già nel primo anno di vita, e in alcune nazioni a elevata incidenza di infezione è stata introdotta la vaccinazione per tutti i neonati. In ogni caso il modo più efficace per prevenire le conseguenze purtroppo anche fatali di questa patologie, è una diagnosi tempestiva e corretta. 

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