MONONUCLEOSI
La mononucleosi infettiva è comunemente definita “malattia del bacio” perché viene spesso contratta attraverso
un semplice contatto tra bocca e bocca. Si tratta di un’infezione acuta e contagiosa,
caratterizzata da un elevato numero di globuli bianchi di grandi dimensioni (cellule
mononucleate) nel sangue. Responsabile della malattia è l’Epstein-Barr Virus (EBV),
appartenente alla famiglia degli Herpes virus, in cui rientrano anche gli Herpes virus 1 e 2; il virus della varicella-zoster
e il Citomegalovirus (CMV).
Le modalità di trasmissione
Il virus EBV, la cui presenza nell’organismo determina un’attivazione dell’intero
sistema immunitario, si trasmette attraverso contatti intimi con persone infette,
poiché è contenuto nella saliva e nelle urine. Ma c’è anche la possibilità di
un contagio indiretto, attraverso il passaggio di oggetti d’uso comune, come giocattoli,
posate o bicchieri. La diffusione è sicuramente favorita da condizioni igieniche
carenti e dalla frequentazione di ambienti molto affollati.
La mononucleosi infettiva è piuttosto contagiosa e, secondo stime recenti, circa
l’80-90% della popolazione adulta dei Paesi occidentali, senza alcuna differenza
tra i due sessi, dimostra di essere venuta in contatto con il virus EBV. I maggiori
rischi di contagio si hanno nel corso dell’infanzia e nell’adolescenza: i bimbi
in genere, contraggono l’infezione per la condivisione di oggetti contaminati,
quali piatti, bicchieri o posate con i familiari, mentre tra i giovani e gli adulti
l’infezione si diffonde principalmente attraverso il bacio. In condizioni normali,
una persona smette di essere infettiva dopo circa 5-7 giorni dalla fine dei sintomi
più evidenti, anche se il virus, rimasto latente nell’organismo, può riattivarsi
in maniera asintomatica e può essere nuovamente eliminato attraverso la saliva.
Prevenirne il contagio è particolarmente difficile, soprattutto nei primi cinque
anni di vita perché spesso in età pediatrica la malattia si manifesta senza alcun
sintomo oppure viene scambiata per una normale influenza. Per i bambini che frequentano il nido o la scuola materna, il rientro in comunità
deve avvenire quando si osserva la scomparsa di tutti i sintomi.
Per evitare il contagio è sicuramente importante: non bere o mangiare nello stesso
bicchiere o piatto di una persona malata, lavarsi bene le mani prima di mangiare
ed evitare i baci.
Come si manifesta
Si manifesta, principalmente, con febbre, ingrossamento dei linfonodi del collo,
della nuca e delle ascelle, stanchezza estrema (astenia) e in alcuni casi si verifica
un aumento di volume della milza, del fegato, mal di gola intenso con alterazione
delle tonsille, che possono essere ricoperte di placche. In diversi casi, si può
osservare una manifestazione cutanea simile a quella del morbillo. Il decorso
naturale della malattia è in genere benigno. Nei bambini l’infezione è solitamente
asintomatica o viene confusa con un banale mal di gola mentre nei giovani è più
frequente la forma classica di mononucleosi infettiva; negli individui adulti
è, invece, tipica una forma lieve, con febbre, malessere e debolezza. Sicuramente
questa malattia dà segni di sé soprattutto quando colpisce individui debilitati
con sistema immunitario compromesso.
Serie complicazioni, fortunatamente piuttosto rare, possono verificarsi a carico
del sistema nervoso centrale, periferico e vascolare (anemia emolitica e piastrinopenia).
Infine, sono possibili anche problemi a cuore e polmoni di diversa entità.
I criteri diagnostici
La mononucleosi infettiva, che ha un periodo d’incubazione piuttosto lungo che
va dalle quattro alle otto settimane, non è sempre facile da diagnosticare. La
diagnosi è possibile in base alla sintomatologia, all’esame morfologico del sangue
che consente di evidenziare un elevato numero di globuli bianchi ingranditi e
alla ricerca, attraverso specifici test sierologici, degli anticorpi contro il
virus EBV. Nel caso in cui questi esami confermano la diagnosi, è necessario
indagare possibili alterazioni della funzionalità epatica.
Come si cura
Generalmente la mononucleosi infettiva si risolve positivamente entro due o tre
settimane in maniera spontanea e senza ripercussioni di alcun tipo. Ad oggi non
esiste una terapia specifica per sconfiggere il virus: non sono ancora stati scoperti,
infatti, farmaci capaci di combattere il virus EBV e anche gli antivirali di ultima
generazione presentano un’efficacia ancora dubbia. Il trattamento antibiotico,
invece, può avere addirittura effetti nocivi; gli esperti lo suggeriscono solo
nel 10-20% dei casi in cui, a causa della debilitazione dell’organismo, si associa
un’infezione batterica.
Nella maggior parte dei casi, si può ricorrere a una terapia sintomatica, ossia
basata su sostanze in grado di attenuare i sintomi (farmaci che abbassano la febbre
e antinfiammatori) e sul riposo. L’ammalato deve restare a letto per tutto il
periodo acuto, febbrile, della malattia, e deve seguire una dieta leggera ma piuttosto
nutriente. È consigliato di consumare cibi integrali e ricchi di sostanze nutritive;
di assumere proteine magre di buona qualità, cereali, frutta e verdura e di limitare
il consumo di grassi per evitare un sovraccarico del fegato. Risulta, inoltre,
importante non sottoporsi a sforzi per un periodo piuttosto prolungato, anche
di alcuni mesi, dopo la risoluzione della fase acuta della malattia.
In caso di complicazioni, quali faringite grave accompagnata da problemi respiratori; piastrinopenia o soppressione midollare,
sono indicati i corticosteroidi.
Quando l’infezione diventa preoccupante
In alcune condizioni, caratterizzate da grave immunosoppressione congenita o
acquisita, il virus di Epstein-Barr può riattivarsi dando origine a condizioni
cliniche molto severe e pericolose. È ormai, infatti, definitivamente accertato
il ruolo di tale virus nella genesi di un gran numero di malattie, anche neoplastiche.
L’EBV in particolare, ma anche gli altri agenti infettivi (CMV, toxoplasma, virus
epatitici, virus dell’immunodeficienza umana) responsabili di quadri simil-mononucleosici,
sono tra le cause riconosciute della sindrome da stanchezza cronica, probabilmente
a causa delle alterazioni che possono provocare al sistema endocrino; un’intensa
debolezza durante la fase acuta della mononucleosi infettiva determina un maggior
rischio di sviluppare poi questa complicanza.
Ad oggi, non sono, invece, noti legami tra il virus di Epstein-Barr e problemi
in gravidanza, come aborto o malformazioni del feto.
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