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LA MONONUCLEOSI INFETTIVA

A cura di Luigia Atorino

La mononucleosi infettiva è comunemente definita “malattia del bacio” perché viene spesso contratta attraverso un semplice contatto tra bocca e bocca. Si tratta di un’infezione acuta e contagiosa, caratterizzata da un elevato numero di globuli bianchi di grandi dimensioni (cellule mononucleate) nel sangue. Responsabile della malattia è l’Epstein-Barr Virus (EBV), appartenente alla famiglia degli Herpes virus, in cui rientrano anche gli Herpes virus 1 e 2; il virus della varicella-zoster e il Citomegalovirus (CMV).

Le modalità di trasmissione
Il virus EBV, la cui presenza nell’organismo determina un’attivazione dell’intero sistema immunitario, si trasmette attraverso contatti intimi con persone infette, poiché è contenuto nella saliva e nelle urine. Ma c’è anche la possibilità di un contagio indiretto, attraverso il passaggio di oggetti d’uso comune, come giocattoli, posate o bicchieri. La diffusione è sicuramente favorita da condizioni igieniche carenti e dalla frequentazione di ambienti molto affollati.
La mononucleosi infettiva è piuttosto contagiosa e, secondo stime recenti, circa l’80-90% della popolazione adulta dei Paesi occidentali, senza alcuna differenza tra i due sessi, dimostra di essere venuta in contatto con il virus EBV. I maggiori rischi di contagio si hanno nel corso dell’infanzia e nell’adolescenza: i bimbi in genere, contraggono l’infezione per la condivisione di oggetti contaminati, quali piatti, bicchieri o posate con i familiari, mentre tra i giovani e gli adulti l’infezione si diffonde principalmente attraverso il bacio. In condizioni normali, una persona smette di essere infettiva dopo circa 5-7 giorni dalla fine dei sintomi più evidenti, anche se il virus, rimasto latente nell’organismo, può riattivarsi in maniera asintomatica e può essere nuovamente eliminato attraverso la saliva.
Prevenirne il contagio è particolarmente difficile, soprattutto nei primi cinque anni di vita perché spesso in età pediatrica la malattia si manifesta senza alcun sintomo oppure viene scambiata per una normale influenza. Per i bambini che frequentano il nido o la scuola materna, il rientro in comunità deve avvenire quando si osserva la scomparsa di tutti i sintomi.
Per evitare il contagio è sicuramente importante: non bere o mangiare nello stesso bicchiere o piatto di una persona malata, lavarsi bene le mani prima di mangiare ed evitare i baci.

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Come si manifesta
Si manifesta, principalmente, con febbre, ingrossamento dei linfonodi del collo, della nuca e delle ascelle, stanchezza estrema (astenia) e in alcuni casi si verifica un aumento di volume della milza, del fegato, mal di gola intenso con alterazione delle tonsille, che possono essere ricoperte di placche. In diversi casi, si può osservare una manifestazione cutanea simile a quella del morbillo. Il decorso naturale della malattia è in genere benigno. Nei bambini l’infezione è solitamente asintomatica o viene confusa con un banale mal di gola mentre nei giovani è più frequente la forma classica di mononucleosi infettiva; negli individui adulti è, invece, tipica una forma lieve, con febbre, malessere e debolezza. Sicuramente questa malattia dà segni di sé soprattutto quando colpisce individui debilitati con sistema immunitario compromesso.
Serie complicazioni, fortunatamente piuttosto rare, possono verificarsi a carico del sistema nervoso centrale, periferico e vascolare (anemia emolitica e piastrinopenia). Infine, sono possibili anche problemi a cuore e polmoni di diversa entità.

I criteri diagnostici
La mononucleosi infettiva, che ha un periodo d’incubazione piuttosto lungo che va dalle quattro alle otto settimane, non è sempre facile da diagnosticare. La diagnosi è possibile in base alla sintomatologia, all’esame morfologico del sangue che consente di evidenziare un elevato numero di globuli bianchi ingranditi e alla ricerca, attraverso specifici test sierologici, degli anticorpi contro il virus EBV. Nel caso in cui  questi esami confermano la diagnosi, è necessario indagare possibili alterazioni della funzionalità epatica.

Come si cura
Generalmente la mononucleosi infettiva si risolve positivamente entro due o tre settimane in maniera spontanea e senza ripercussioni di alcun tipo. Ad oggi non esiste una terapia specifica per sconfiggere il virus: non sono ancora stati scoperti, infatti, farmaci capaci di combattere il virus EBV e anche gli antivirali di ultima generazione presentano un’efficacia ancora dubbia. Il trattamento antibiotico, invece, può avere addirittura effetti nocivi; gli esperti lo suggeriscono solo nel 10-20% dei casi in cui, a causa della debilitazione dell’organismo, si associa un’infezione batterica.
Nella maggior parte dei casi, si può ricorrere a una terapia sintomatica, ossia basata su sostanze in grado di attenuare i sintomi (farmaci che abbassano la febbre e antinfiammatori) e sul riposo. L’ammalato deve restare a letto per tutto il periodo acuto, febbrile, della malattia, e deve seguire una dieta leggera ma piuttosto nutriente. È consigliato di consumare cibi integrali e ricchi di sostanze nutritive; di assumere proteine magre di buona qualità, cereali, frutta e verdura e di limitare il consumo di grassi per evitare un sovraccarico del fegato. Risulta, inoltre, importante non sottoporsi a sforzi per un periodo piuttosto prolungato, anche di alcuni mesi, dopo la risoluzione della fase acuta della malattia.
In caso di complicazioni, quali faringite grave accompagnata da problemi respiratori; piastrinopenia o soppressione midollare, sono indicati i corticosteroidi.

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Quando l’infezione diventa preoccupante
In alcune condizioni, caratterizzate da grave immunosoppressione congenita o acquisita, il virus di Epstein-Barr può riattivarsi dando origine a condizioni cliniche molto severe e pericolose. È ormai, infatti, definitivamente accertato il ruolo di tale virus nella genesi di un gran numero di malattie, anche neoplastiche. L’EBV in particolare, ma anche gli altri agenti infettivi (CMV, toxoplasma, virus epatitici, virus dell’immunodeficienza umana) responsabili di quadri simil-mononucleosici, sono tra le cause riconosciute della sindrome da stanchezza cronica, probabilmente a causa delle alterazioni che possono provocare al sistema endocrino; un’intensa debolezza durante la fase acuta della mononucleosi infettiva determina un maggior rischio di sviluppare poi questa complicanza.
Ad oggi, non sono, invece, noti legami tra il virus di Epstein-Barr e problemi in gravidanza, come aborto o malformazioni del feto.

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