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LA PERICARDITE

A cura del Dr Vincenzo Trani
Dirigente Medico Cardiologia
Policlinico S. Marco,
Zingonia-Osio Sotto (Bergamo)

La pericardite è un processo infiammatorio che coinvolge la guaina fibrosa che riveste il cuore, detta “pericardio”. Il pericardio è una sottile membrana fibrosa (sacco fibroso) che circonda il cuore e consta di due parti: un foglietto interno detto “pericardio viscerale” che riveste il cuore intero ed uno esterno detto “pericardio parietale”. Fra i due è presente una piccola quantità di liquido che serve ad impedire che i due foglietti sfreghino fra loro, consentendo al cuore di muoversi liberamente mentre batte. Il ruolo che svolge consiste quindi nel mantenere il cuore in sede e difenderlo da aggressioni secondarie. Quando il pericardio si infiamma, la quantità di liquido presente fra i due foglietti può aumentare, se tale aumento è eccessivo e consistente, esso limita la funzione di pompa del cuore. La pericardite è pertanto l’infiammazione di entrambe le parti che costituiscono il pericardio, essa ha solitamente un decorso benigno, spesso autolimitantesi e talora solo lievemente o per nulla sintomatica.

I meccanismi che possono ingenerare la pericardite sono diversi.

La pericardite viene definita idiopatica quando non è riconoscibile né il meccanismo né l'agente causale, il che accade in buona parte dei casi. Solitamente ha un decorso benigno, autolimitantesi, colpisce individui fra 20 ed i 50 anni, in particolare nella stagione primaverile od autunnale, spesso quale conseguenza di una banale infezione virale (vie aeree superiori)

Cause di Pericardite

  • Infezioni virali, batteriche o fungine
  • Traumi toracici
  • Radioterapia
  • Farmaci immunodepressivi, droghe
  • Malattie autoimmunitarie quali artrite reumatoide, lupus eritematoso, sclerodermia
  • Insufficienza renale (uremia), leucemia, AIDS.
  • Tumori

Sintomi

Il dolore della pericardite si presenta come un dolore toracico “trafittivo”, localizzato in particolare nell’area sottomammaria, irradiantesi al collo, alla spalla sinistra ed alla muscolatura sita fra il collo e le spalle. Il dolore si intensifica quando si esegue un inspirazione profonda, tende invece a diminuire quando ci si siede. A volte è presente febbre o febbricola, astenia od altri sintomi quali sudorazione fredda, modica dispnea, tosse secca, palpitazioni. Sebbene similari, i sintomi non vanno confusi con quelli di tipo anginoso (dolore toracico costrittivo, gravativo, oppressivo, irradiato al braccio sino all’epigastrio, al giugulo, alla mandibola, al livello interscapolare).

Decorso

Dipende dalle cause sottostanti: se idiopatica o virale può durare alcuni giorni o settimane, se relativa a malattie autoimmunitarie può persistere per lunghi periodi di tempo.

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Diagnosi

All’esame obiettivo cardiologico è possibile rilevare, attraverso lo stetoscopio, la presenza dei cosiddetti “sfregamenti pericardici”, i quali indicano che c’è presenza di liquido fra i due foglietti infiammati. Per la diagnosi è però fondamentale l'ecocardiografia, esame non invasivo che permette di evidenziare la presenza di versamento e l’accumulo di liquido (spazio privo di echi) fra i foglietti pericardici, anche di modesta entità. L’elettrocardiogramma può essere di ausilio nella maggioranza dei casi e anche nelle forme più lievi. L’ECG infatti può evidenziare alterazioni del ritmo cardiaco o della “ripolarizzazione ventricolare” ovvero dell’attività elettrica del cuore.

Alcuni esami del sangue possono agevolare la diagnosi, come un incremento degli indici di flogosi (PCR, Ves, leucocitosi) e la ricerca di autoanticorpi. L’Rx torace può evidenziare un allargamento dell’ombra cardiaca, da mettere in relazione all’accumulo di liquido, nei casi più imponenti. Se il liquido è troppo può rendersi necessaria la pericardiocentesi, ovvero l’aspirazione del liquido attraverso un sottile catetere, in condizioni di sterilità, per evitare complicanze più gravi. Il liquido potrà poi essere analizzato per risalire all’eziologia.

TC e RM sono procedure cui si ricorre in casi selezionati.

Trattamento

Quando possibile la terapia deve essere eziologica. Se la causa della pericardite è un’infezione batterica, andrà considerata una terapia antibiotica mirata. Nelle forme virali o idiopatiche la terapia con aspirina a dosaggi elevati, è di prima scelta. Se non si dimostra sufficientemente efficace si utilizzano farmaci antinfiammatori non steroidei, tipo l’indometacina e l'ibuprofene. Se possibile è meglio evitare l'uso di steroidi. In circa un quarto dei pazienti si verificano recidive a distanza di qualche mese, fino a più di due anni. Anche in questo caso è utile somministrare antinfiammatori non steroidei da soli o eventualmente associati ai cortisonici (prednisone) o immunosoppressori (azatioprina). In alcuni casi si è dimostrata efficace anche la colchicina. Se compaiono sintomi di tamponamento cardiaco è necessario eseguire una pericardiocentesi.

Complicanze

Tamponamento cardiaco
L’eccessivo accumulo di liquido fra i due strati del pericardio, crea compressione a carico del cuore che non può più svolgere agevolmente la sua funzione di pompa.

Pericardite costrittiva
L’infiammazione del pericardio, terminata la fase di acuzie, può far si che residui una cicatrizzazione dei foglietti che impedisce al cuore un adeguato riempimento durante la diastole limitandone, anche in questo caso, la funzione di pompa.

Pericardectomia chirurgica
Se il pericardio è danneggiato e diventa inflessibile, o se le pericarditi diventano spesso ricorrenti, bisognerà considerare la pericardiectomia ovvero l’asportazione chirurgica del pericardio, di parte o dell'intero sacco, secondo la severità. Anche se il pericardio aiuta a sostenere e proteggere il cuore, la sua rimozione non causa alcun danno, il cuore può funzionare perfettamente anche senza.

Per ricordare:

  • Il cuore è circondato due foglietti membranosi, flessibili chiamati “pericardio”
  • La pericardite è l’infiammazione del pericardio
  • Spesso la causa è sconosciuta o dovuta ad infezioni virali
  • I sintomi possono ricordare quelli di un attacco cardiaco (angina) ed includono, dolore toracico ed alterazioni del ritmo cardiaco
  • La diagnosi si effettua solitamente mediante l’esame obiettivo in ambiente medico specialistico, l’elettrocardiogramma o l’ecocardiogramma
  • Il decorso è sovente benigno ed autolimitantesi
  • Per il trattamento può essere sufficiente la sola aspirina ad alte dosi per breve tempo

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