LA PERICARDITEPERICARDITE |
A cura del Dr Vincenzo Trani
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I meccanismi che possono ingenerare la pericardite sono diversi.
La pericardite viene definita idiopatica quando non è riconoscibile né il meccanismo né l'agente causale, il che accade in buona parte dei casi. Solitamente ha un decorso benigno, autolimitantesi, colpisce individui fra 20 ed i 50 anni, in particolare nella stagione primaverile od autunnale, spesso quale conseguenza di una banale infezione virale (vie aeree superiori)
Cause di Pericardite
Sintomi
Il dolore della pericardite si presenta come un dolore toracico “trafittivo”, localizzato in particolare nell’area sottomammaria, irradiantesi al collo, alla spalla sinistra ed alla muscolatura sita fra il collo e le spalle. Il dolore si intensifica quando si esegue un inspirazione profonda, tende invece a diminuire quando ci si siede. A volte è presente febbre o febbricola, astenia od altri sintomi quali sudorazione fredda, modica dispnea, tosse secca, palpitazioni. Sebbene similari, i sintomi non vanno confusi con quelli di tipo anginoso (dolore toracico costrittivo, gravativo, oppressivo, irradiato al braccio sino all’epigastrio, al giugulo, alla mandibola, al livello interscapolare).
Decorso
Dipende dalle cause sottostanti: se idiopatica o virale può durare alcuni giorni o settimane, se relativa a malattie autoimmunitarie può persistere per lunghi periodi di tempo.
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All’esame obiettivo cardiologico è possibile rilevare, attraverso lo stetoscopio, la presenza dei cosiddetti “sfregamenti pericardici”, i quali indicano che c’è presenza di liquido fra i due foglietti infiammati. Per la diagnosi è però fondamentale l'ecocardiografia, esame non invasivo che permette di evidenziare la presenza di versamento e l’accumulo di liquido (spazio privo di echi) fra i foglietti pericardici, anche di modesta entità. L’elettrocardiogramma può essere di ausilio nella maggioranza dei casi e anche nelle forme più lievi. L’ECG infatti può evidenziare alterazioni del ritmo cardiaco o della “ripolarizzazione ventricolare” ovvero dell’attività elettrica del cuore.
Alcuni esami del sangue possono agevolare la diagnosi, come un incremento degli indici di flogosi (PCR, Ves, leucocitosi) e la ricerca di autoanticorpi. L’Rx torace può evidenziare un allargamento dell’ombra cardiaca, da mettere in relazione all’accumulo di liquido, nei casi più imponenti. Se il liquido è troppo può rendersi necessaria la pericardiocentesi, ovvero l’aspirazione del liquido attraverso un sottile catetere, in condizioni di sterilità, per evitare complicanze più gravi. Il liquido potrà poi essere analizzato per risalire all’eziologia.

TC e RM sono procedure cui si ricorre in casi selezionati.
Trattamento
Quando possibile la terapia deve essere eziologica. Se la causa della pericardite è un’infezione batterica, andrà considerata una terapia antibiotica mirata. Nelle forme virali o idiopatiche la terapia con aspirina a dosaggi elevati, è di prima scelta. Se non si dimostra sufficientemente efficace si utilizzano farmaci antinfiammatori non steroidei, tipo l’indometacina e l'ibuprofene. Se possibile è meglio evitare l'uso di steroidi. In circa un quarto dei pazienti si verificano recidive a distanza di qualche mese, fino a più di due anni. Anche in questo caso è utile somministrare antinfiammatori non steroidei da soli o eventualmente associati ai cortisonici (prednisone) o immunosoppressori (azatioprina). In alcuni casi si è dimostrata efficace anche la colchicina. Se compaiono sintomi di tamponamento cardiaco è necessario eseguire una pericardiocentesi.
Complicanze
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Tamponamento cardiaco
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Pericardite costrittiva
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Pericardectomia chirurgica
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Per ricordare: