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LA POLMONITE

A cura di Maura Peripoli

Con il nome di polmonite viene indicata la malattia che colpisce i polmoni e il sistema respiratorio. Quando insorge questa patologia gli alveoli polmonari si infiammano e si riempiono di liquido compromettendo, di conseguenza, la funzione respiratoria.
Alcuni anni fa, quando ancora non erano stati scoperti gli antibiotici, la polmonite rappresentava una delle maggiori cause di morte. Oggi invece si è abituati a considerare questa infiammazione come una complicanza di altre malattie, colpendo generalmente le persone anziane e i malati debilitati. La parte del polmone “colpita” dall’infiammazione, viene chiamata focolaio ed è proprio in questo punto che si verifica l’addensamento di liquido, causa principale della difficoltà di respirazione.
La polmonite può avere diverse cause: normalmente “dipende” da un’infezione batterica (e quindi è molto difficile che possa diventare contagiosa), ma più raramente può essere scatenata da virus, o funghi. Essa viene diagnosticata tramite una radiografia e un’accurata visita (auscultazione polmonare) da parte di un bronco pneumologo. La British Thoracic Society la definisce come uno stato infiammatorio acuto (compare entro 72 ore dall’inizio dei sintomi) di quella parte del polmone destinata agli scambi respiratori. Possono essere interessati gli alveoli polmonari, e in questo caso si parla di polmonite alveolare, ma anche il tessuto interstiziale (polmonite interstiziale), che può coinvolgere un intero lobo polmonare o una parte di esso. Allo stato attuale esiste un progressivo aumento dei batteri resistenti ad alcuni farmaci anche perché non sempre si riesce a trovare l’antibiotico giusto per ogni forma. Questa patologia colpisce ogni anno in Europa, circa 3 milioni di persone, da 4,7 a 11,6 ogni 1000 abitanti. Le forme più conosciute sono principalmente due:
1) polmonite batterica
2) polmonite virale
Esistono anche le polmoniti da agenti eziologici, sicuramente più rare.

Polmoniti batteriche
La forma più nota di polmonite batterica è quella che deriva dal Pneumococco, in grado di provocare infezioni gravi e spesso anche invasive. Il batterio, attraverso l’apparato respiratorio, va a posizionarsi nei bronchi, raggiungendo i bronchioli e qui si diffonde dando vita al processo infiammatorio. Ciò avviene in quattro fasi distinte:
1) Congestione: è il momento in cui viene prodotta la maggior a parte di siero (congestione vascolare, caratterizzata da un aumento di volume per maggiore afflusso di sangue) e il batterio si riproduce velocemente;
2) Caratteristico aspetto dei polmoni definito “simil-epatico” (gli alveoli si riempiono, avviene una congestione vascolare e i globuli rossi “travasano”);
3) Epatizzazione grigia (accumulo di fibrina, globuli rossi e bianchi) che vanno a “riempire” gli spazi alveolari;

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4) Risoluzione: fase in cui tutto il liquido che c’è nei polmoni viene riassorbito.

Indici di mortalità della polmonite batterica
La mortalità per questo tipo di malattia è pari a circa 28 casi ogni 100.000 negli Stati Uniti e in 29,5 per 100.000 in Europa. La polmonite batterica non colpisce tutti allo stesso modo: i soggetti più a rischio sono i pazienti ricoverati in terapia intensiva (la metà di essi muore per le complicanze), mentre hanno una risposta decisamente più positiva i pazienti “trattati” in casa per i quali la percentuale di mortalità è del 2 – 3%. Gli over 65 con polmonite batterica invece, possono morire nel 26% dei casi, così come sono da inserire in questa percentuale anche gli accaniti fumatori e coloro che consumano bevande alcoliche in abbondanza.

I sintomi e la profilassi della polmonite pneumococcica
Esistono sintomi da non sottovalutare, che devono mettere in allarme circa la possibilità di aver contratto una polmonite pneumococcica:
1) infezione delle alte vie aeree accompagnata da forti brividi di freddo;
2) dolore durante la respirazione dalla parte del lato colpito, con tosse e dispnea (difficoltà a respirare, con sensazione di oppressione toracica).
Nella maggior parte dei casi, compare anche febbre (la temperatura può arrivare anche a 40,5°) e il battito del polso varia dai 100 ai 140 battiti al minuto. In alcuni casi si aggiungono anche altri sintomi quali nausea, vomito e dolori muscolari. L’associazione di tutti questi sintomi dovrebbe quindi far sospettare subito polmonite pneumococcica. Per quanto riguarda la profilassi, attualmente viene utilizzato un vaccino polisaccaridico purificato (da iniettarsi in un’unica soluzione), che è in grado di proteggere 23 sierotipi di Streptococcus Pneumoniae. Le propietà positive del vaccino stanno nel fatto che esso è indicato anche per persone anziane (over 65) oltre che per diabetici, cardiopatici, pneumopatici, neuropatici e epatopatici cronici, nonché agli immunodepressi. L’efficacia della vaccinazione è stata ampiamente testata e progressivamente è aumentato il numero delle persone che si proteggono dal rischio d'infezioni polmonari e dalle sue complicanze, specialmente per quanto riguarda le persone anziane; anche la percentuale di ricoveri ospedalieri e di mortalità in questa categoria di persone è notevolmente diminuita con l’utilizzo del vaccino che è quindi sicuro e “vanta” scarsissimi effetti collaterali.

Polmonite batterica da stafilococco aureus
Altra forma di polmonite batterica è quella causata dallo Stafilococcus aureus, un batterio gram-positivo, responsabile di circa il 2% delle polmoniti che insorgono a seguito di contatti nelle comunità e del 10%-15% di quelle contratte in ambiente ospedaliero. Questo tipo di infezione polmonare è piuttosto frequente, spesso letale, e rappresenta una complicanza delle epidemie di virus influenzale, specie per quanto riguarda gli anziani con bronchite cronica o enfisema e coloro che sono “costretti” in ambiente ospedaliero. I bambini piccoli, i pazienti debilitati, gli anziani, i pazienti ospedalizzati ( coloro che hanno subito interventi chirurgici gravi) sono le categorie maggiormente a rischio. I sintomi sono molto simili a quella della polmonite pneumococcica, con l’aggiunta di brividi ricorrenti e formazione di ascessi. La caratteristica della polmonite batterica è che il rischio di mortalità è del 30/40% e il suo decorso è in alcuni casi fulminante.

Polmoniti virali
Le polmoniti virali, come dice la parola stessa, sono dovute a virus (virus sinciziale respiratorio, l'adenovirus, il parainfluenzale, il virus dell'influenza A e B e in casi rari i rinovirus e i coronavirus) che vanno ad infettare il tratto inferiore dell’apparato respiratorio. Quando l’infezione colpisce le basse vie respiratorie, i sintomi sono principalmente i seguenti: febbre, mal di testa, astenia e tosse con notevole quantità di muco. Meno frequenti invece sono i versamenti pleurici; uno dei segni di infezione è il numero basso dei globuli bianchi periferici ma può succedere anche di riscontrare valori normali o moderatamente elevati. A livello di prevenzione, risulta molto utile sottoporre i pazienti al vaccino antinfluenzale (specialmente i soggetti a rischio) perché in molti casi la polmonite virale non è altro che la conseguenza dell’influenza stagionale. Tuttavia occorre utilizzare con prudenza il vaccino per i bambini di età inferiore a 12 anni: in questo caso le dosi da somministrare, vengono intervallate da un periodo di 4 settimane. Il vaccino da una copertura di circa il 70%.

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Esami da effettuare in casi di polmonite batterica o virale
Generalmente per individuare e diagnosticare la polmonite batterica o virale, basta una semplice visita medica, nella quale lo specialista provvede ad auscultare il torace del paziente con lo stetoscopio. In seguito viene effettuata una radiografia del torace, che è in grado di evidenziare i focolai dell’infezione. Per individuare il microrganismo responsabile della patologia e prescrivere quindi una cura mirata, viene eseguito un esame dell'espettorato presente nelle vie respiratorie. Questo tipo di indagine diagnostica serve a evidenziare il microrganismo responsabile della malattia e prescrivere una cura mirata.

La terapia
La polmonite si combatte con gli antibiotici che sono molto indicati nelle forme virali, in particolar modo quando si combinano con le forme batteriche: gli antibiotici in questo caso riescono facilmente a contenere il batterio responsabile dell’infezione e ad evitarne la proliferazione. Tra i farmaci i più indicati a risolvere con successo la patologia, ci sono le penicilline e le cefalosporine che sono antibiotici a largo spettro in grado di agire su numerose tipologie di batteri e vengono “somministrati” per via intramuscolare, mentre i chinoloni, i macroildi, le tetracicline sono più adatti per forme più specifiche e vengono assunti sotto forma di compresse o sciroppi.

Tempi di guarigione
La polmonite sia batterica che virale presuppone, oltre all’assunzione di farmaci, un periodo di riposo piuttosto prolungato. Gli specialisti raccomandano di non accelerare i tempi di guarigione perché le ricadute possono diventare pericolose e a volte anche letali. Come accennato, spesso questa patologia viene curata in casa e non è necessario il ricovero ospedaliero. Tuttavia per le persone che hanno problemi respiratori, per le categorie a rischio e per gli anziani e i bambini piccoli, sarebbe indicato un periodo di ricovero ospedaliero per ricevere cure “mirate” alla distruzione del batterio o del virus che ha provocato la polmonite. In ogni caso per parlare di completa guarigione, devono passare almeno 30 giorni, alla fine dei quali sarà una radiografia al torace a decretare il superamento della malattia.

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