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LE RAGADI ANALI 1/2
Causa, sintomi, diagnosi

A cura di Maura Peripoli

Le ragadi anali rappresentano un vero problema per chi ne soffre poiché sono dolorose, persistenti, a volte recidive e difficili da curare: spesso infatti l’unica soluzione per eliminarle definitivamente è quella chirurgica.
Cosa sono propriamente le ragadi? Sono ulcerazioni lineari dermoipodermiche generalmente localizzate sul margine posteriore dell’ano, in prossimità del coccige. In alcuni rari casi la localizzazione è nella zona anteriore. Entrambe le localizzazioni corrispondono ai punti di minor estensibilità ed elasticità della cute anale. Dunque le lacerazioni che non si rimarginano, vengono denominate ragadi: questa è una patologia più diffusa di quanto si pensi e uno degli impedimenti più difficile da superare è la reticenza che i pazienti dimostrano nel parlare di questo problema al proprio medico curante. Infatti molte persone si vergognano di affrontare il problema con lo specialista e trascinano a volte per anni una situazione che peggiora inesorabilmente.

Origine delle ragadi
Durante la defecazione l'ano si dilata per far passare le feci, e generalmente la normale dilatazione di esso permette di eseguire questa funzione fisiologica senza sforzo e senza che la pelle si rompa. Il problema insorge quando per qualche motivo l'ano si dilata troppo: in quel caso la pelle intorno a questo organo si strappa e si rompe. Generalmente questo avviene con il passaggio di feci grosse e dure, situazione tipica per le persone stitiche. Nel momento in cui avviene questo “strappo”, si forma vicino all’ano appunto, un taglietto dal quale fuoriesce un lieve sanguinamento ben visibile e riconoscibile. Il sangue che si osserva ha un colore rosso vivo (si tratta di sangue fresco) da non confondersi con quello di rosso scuro che potrebbe rappresentare la spia di altri problemi più seri, quali ad esempio un’emorragia interna: in questo caso sarà bene consultare tempestivamente uno specialista. Più volte durante l’anno può capitare che alcune persone soffrano di piccoli sanguinamenti: ma si tratta di episodi occasionali e di poca importanza. La minuscola lacerazione può risolversi da sola in pochi giorni. Il problema si pone invece quando le lacerazioni “ricorrono” sempre nello stesso punto e la conseguenza è che ad un certo punto non si rimarginano più.

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Cause
Le cause di questo disturbo non sono ancora del tutto chiare. La teoria maggiormente accreditata ritiene che le ragadi rappresentino la conseguenza della presenza di ischemia cutanea, che generalmente viene determinata dall’eccessivo tono muscolare dello sfintere interno del canale anale. L’eccessiva tensione muscolare determinerebbe, infatti, una riduzione della vascolarizzazione nei tessuti e la conseguente formazione di ulcera. Un'altra causa del disturbo viene considerata anche la stipsi, fattore generalmente predisponente. Lo sforzo legato alla difficoltà di evacuazione provoca una sproporzionata distensione dell’ano, motivo per cui si lacerano i tessuti nei punti dove sono maggiormente legati alle strutture sottostanti (legamento ano-coccigeo). Attualmente gli esperti ritengono poco attendibile questa tesi ritenendo invece che la stipsi sia invece una conseguenza delle ragadi anali poiché il dolore provato durante la defecazione, generato dalle ulcere, porterebbe il paziente ad evitare la defecazione, provocando così una stipsi consapevole. Infine la sedentarietà, gli sforzi eccessivi, la gravidanza e il parto, trascorrere molte ore in piedi e un’alimentazione poco corretta, rappresentano fatto che possono scatenare o peggiorare la situazione.

I sintomi
Come riconoscere le ragadi e quali sono i sintomi da tenere sotto controllo? Il primo evidente importante sintomo della presenza di ragade anale è un intenso dolore durante la defecazione con uno stimolo continuo accompagnato da bruciore e prurito. Il dolore può durare solo alcuni minuti ma anche persistere per parecchie ore. In ogni caso in paziente riferisce difficoltà a sedersi e anche a rimanere troppo tempo in piedi. La sera fa fatica ad addormentarsi e la mattina si sente stanco con la conseguenza che vengono svolte con difficoltà le normali attività quotidiane.

Diagnosi
Nel momento in cui il paziente lamenta i “classici” sintomi della ragade anale, lo specialista deve innanzitutto escludere la presenza di altre patologie quali emorroidi, neoplasie dell’ano e del retto, malattie infiammatorie croniche dell’intestino, malattie a trasmissione sessuale. Il dolore della ragade si manifesta in tre tempi diversi: all’inizio, durante il passaggio delle feci è piuttosto acuto, successivamente c’è una fase di “stallo”, momento in cui il dolore può anche scomparire del tutto ma dopo circa 10 minuti, ritorna più vivo che mai persistendo anche per ore. Solitamente alla fine della defecazione sono presenti un lieve sanguinamento, prurito e bruciore.
Lo spasmo sfinterico è un elemento specifico della ragade anale che spesso ne rende difficile l'evidenziazione all'esame obiettivo.

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Le ragadi anali: diagnosi Le ragadi anali: cura e prevenzione

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