LA SCOLIOSI
LA SCOLIOSI |
A cura di Ugo Perugini |
Definizione della malattia
La scoliosi è una deformità che colpisce la colonna vertebrale fino a incurvarla lateralmente in modo permanente e fisso, creando alterazioni
anatomiche non modificabili volontariamente. Tale deviazione è accompagnata anche
da una torsione della colonna su se stessa che coinvolge, oltre alla spina dorsale,
le articolazioni, i legamenti, la muscolatura paravertebrale e, nei casi più gravi,
gli organi interni, ad esempio quelli cardio-respiratori, e le viscere, causando,
quindi, problemi funzionali, oltre che estetici.

Scoliosi e atteggiamento scoliotico
Bisogna subito sgombrare il campo da equivoci che potrebbero rivelarsi pericolosi.
Un conto è la scoliosi intesa come dismorfismo o deformazione strutturale permanente della colonna vertebrale, che si evidenzia
in modo chiaro attraverso l’esame radiografico. Un altro è la scoliosi posturale, detta anche paramorfismo, che si riferisce semplicemente a un atteggiamento viziato che, pur determinando
una deviazione laterale della colonna, non comporta alcuna deformazione permanente
e può essere corretta attraverso interventi volontari.
Scoliosi posturale
La deviazione della colonna vertebrale nel caso di scoliosi posturale è visibile
soprattutto quando il soggetto sta in piedi. In posizione distesa, essa si riduce
completamente. Le cause di questo tipo di scoliosi possono essere diverse e riconducibili,
in prima istanza, alla mancanza di un adeguato movimento o al mantenimento di posizioni scorrette troppo a lungo.
Ci riferiamo, in particolare, all’ipercifosi, detta anche “dorso curvo”, un’accentuazione della normale curvatura della colonna
a livello del torace che si evidenzia mettendo il paziente di profilo. Essa è
dovuta a una postura scorretta, spesso di origine familiare, che può essere corretta
durante la crescita. L’ipercifosi si può associare anche a un’alterazione dei corpi vertebrali la cui causa, a
parte eventuali traumi, può essere collegata a un’osteocondrosi, o osteocondrite
delle cartilagini (malattia di Scheuermann). In questi casi, i sintomi sono un
persistente mal di schiena e la posizione “curva” delle spalle.
Vi sono però anche altri motivi che possono determinare la scoliosi posturale
come:
- la dismetria degli arti inferiori, cioè il fatto che una gamba sia più corta dell’altra
- la lussazione dell’anca
- le lesioni endorachidee o i difetti della muscolatura del tronco che possono provocare dolori vertebrali o muscolari.
In questi casi, la terapia consiste nell’eliminazione delle cause, ad esempio
compensando l’accorciamento dell’arto con l’applicazione di rialzi, eliminando
i dolori vertebrali o rinforzando la muscolatura del tronco attraverso esercizi
specifici.
Due tipi di scoliosi strutturale
Ci soffermiamo ora soprattutto sulla scoliosi strutturale, che provoca una deformazione permanente della colonna vertebrale. Ne esistono
di due tipi, una primaria, che riguarda la maggior parte dei casi (80%), chiamata anche idiopatica, dal momento che non se ne conoscono ancora esattamente le cause. L’altra secondaria o congenita dovuta a patologie conosciute, anche se piuttosto rare, che riguardano malformazioni
ossee della colonna vertebrale, dell’anca o di un arto inferiore, la cui gravità
varia da caso a caso.
La scoliosi congenita è anche associata a:
- sindromi neuromuscolari. La si osserva, ad esempio, in alcune malattie come la paralisi cerebrale, la
distrofia muscolare, la poliomielite, l’ipotonia congenita, l’atrofia muscolo-spinale
e l’atassia di Friedrich;
- malattie del collageno, come la sindrome di Marfan, la neurofibromatosi, la sindrome di Down;
- displasie, nanismo, ecc.
La scoliosi idiopatica
La scoliosi più diffusa è quella primaria o idiopatica: ne sarebbero affette tra le 2-4 persone ogni 1000. Si tratta di una malattia
ad evoluzione molto rapida che si sviluppa nel corso della pubertà fino alla maturità
ossea, quando gli adolescenti stanno attraversando il periodo di maggiore crescita
della statura:
- dagli 11 ai 15 anni nelle ragazze
- dai 13 ai 17 nei ragazzi
E si arresta quando l’attività delle cartilagini di accrescimento dei corpi vertebrali
cessa, diventando fissa una volta raggiunta l’età adulta. Colpisce in particolare
i soggetti longilinei e astenici e le ragazze che, infatti, a 10 anni di età sono
10 volte più a rischio rispetto ai coetanei maschi.
Secondo recenti studi, sembra appurato che l’origine della scoliosi abbia una
base genetico-ereditaria e che alle sue cause, che restano peraltro ignote, possa
contribuire una serie di fattori concomitanti, di tipo ormonale, biochimico, biomeccanico,
neuromuscolare. Quel che è certo è che la possibilità per un figlio di madre scoliotica
di sviluppare la malattia è fino a 10 volte più elevata rispetto a un individuo,
figlio di madre normale.
Il processo scoliotico
Curve primitive e curve secondarie
La deformazione della colonna vertebrale causata dalla scoliosi procede attraverso
fasi piuttosto rapide che, se non rilevate e bloccate precocemente, innestano
un circolo vizioso che porta a un continuo peggioramento, con deformità fisiche
e problemi fisiologici anche assai gravi.
Il processo inizia con una o due curve – dette principali o primitive – alle quali ne seguono altre – emicurve minori o di compenso – che si formano sopra e sotto quelle principali proprio per compensare la deformazione
che si è creata e mantenere, per quanto è possibile, diritto l’asse del tronco
e verticale la testa. Anche queste curve di compenso possono diventare a lungo
andare strutturali.
La scoliosi può manifestarsi con una (70% dei casi) o due (30%) curve primarie,
che sono anche le più gravi, considerato il maggiore angolo di curvatura che presentano.
In base alla zona in cui si localizzano vengono definite:
- toraciche
- toraco-lombari
- lombari
- cervico-toraciche
Le deformazioni vertebrali causate dalla scoliosi
Il processo scoliotico comporta deformazioni caratteristiche delle vertebre della
curva, tra le quali la principale è la tendenza a prendere una forma trapezoidale
(o cuneiforme) con il lato più corto verso la parte concava. In questa zona, il
ridotto spazio che si crea tra una vertebra e l’altra comprime il nucleo polposo,
spostandolo verso il lato convesso. Questa rotazione dei corpi vertebrali provoca
un’asimmetria delle costole, tanto che quelle dal lato concavo sono spinte lateralmente
e in avanti e tendono ad assumere una posizione orizzontale. Al contrario, quelle
poste nel lato convesso, spinte all’indietro, tendono a verticalizzarsi, formando
il cosiddetto gibbo costale sulla schiena.
La deformazione del torace, a seconda della gravità, complica il meccanismo respiratorio
dei polmoni e può creare una sindrome restrittiva. Conseguenze negative si hanno
anche nel bacino, costretto a seguire gli spostamenti della colonna vertebrale,
con curve di compenso, mentre la stessa attività dei muscoli e dei legamenti può
in certi casi risultare compromessa.
Curve scoliotiche. Misurazione e progressione
Il metodo più utilizzato per misurare una curva scoliotica è quello proposto
da Cobb. L’angolo di curvatura o, appunto, angolo di Cobb si calcola unendo le
rette che passano per i piatti delle vertebre più inclinate, rispettivamente in
alto e in basso.
Si è in presenza di scoliosi quando l’angolo di curvatura supera i 5 gradi. Anche
se, in genere, il limite di gravità della scoliosi è posto attorno ai 20 gradi.
La progressione della curva dipende, oltre che dall’età del paziente, dalla sua
forma. Ad esempio, le curve corte – che coinvolgono un numero di vertebre ridotto
– sono le più evolutive.
Le scoliosi iniziano a manifestarsi attorno agli 8/11 anni. Quindi, dopo un periodo
di stabilità che precede la pubertà, riprendono a svilupparsi rapidamente fino
alla deformazione strutturale.
Se i segni iniziali di una curva scoliotica vengono scoperti prima della pubertà
ci saranno più possibilità di intervenire efficacemente sulla malattia. Di qui,
l’importanza della prevenzione che – come vedremo – si basa sulla semplice ma
attenta osservazione del soggetto. Comunque, anche se curata in ritardo, cioè
quando la crescita scheletrica è già iniziata, i risultati, in molti casi, sono
positivi e, se non altro, consentono di arrestare la progressione della deformità.
Nel periodo di accrescimento, le curve dorsali sono le più instabili, mentre
quelle lombari le più stabili. Esattamente il contrario di ciò che accade nell’età
adulta.
Da notare, infine, che alcune scoliosi congenite, diagnosticate prima dei 3 anni,
possono regredire. Mentre è raro il peggioramento delle scoliosi strutturate nell’età
adulte, a meno che non si tratti di curve superiori ai 40 gradi Cobb.
Diagnosi della scoliosi
La scoliosi compare in modo graduale e spesso inosservata. In genere, non provoca
dolori, a meno che non si tratti della forma dolorosa. Però, anche se è una malattia
piuttosto subdola, la si può riconoscere da alcuni indizi evidenti nel fisico
del paziente:
- spalle a diversa altezza
- bacino sbilanciato e una o entrambe le scapole prominenti
- anca sollevata
- inclinazione della postura da un lato.
In presenza di questi segnali, è opportuno ricorrere al medico, per capire anzitutto
se si tratta di scoliosi posturale o strutturale. Il medico esaminerà il paziente
in tre posizioni: in piedi, piegato in avanti e disteso sul lettino in posizione
supina.
Osservando il paziente in piedi, si nota l’eventuale asimmetria del livello orizzontale
delle spalle, dei fianchi e dei triangoli della taglia e la presenza di eventuali
deformazioni del torace e del bacino. Importante è la posizione delle scapole
che sono alte o alate per la pressione dell’eventuale gibbo costale. Un occhio
esperto evidenzia la sede della curva, il verso e l’eventuale presenza di emicurve
di compenso.
Quando il paziente si flette in avanti, risulta facile valutare l’incurvamento
dei processi spinosi e soprattutto l’entità del gibbo costale, che tra l’altro
può essere misurata con una scala graduata.
Quando il paziente è adagiato sul lettino si può misurare la lunghezza degli
arti inferiori, valutando la conformazione globale della colonna vertebrale e
il trofismo della muscolatura paravertebrale. Il medico in questi casi, valuterà
anche l’elasticità o il grado di correggibilità della curva, facendo compiere
al paziente movimenti del capo e del tronco.
Gli esami necessari per valutare la scoliosi
L’esame radiografico del soggetto eseguito in ortostatismo (in piedi) permette
di verificare e misurare con precisione la deformazione scoliotica, rilevando
il livello di rotazione-trazione dei corpi vertebrali.
A seconda delle indicazioni del medico, potrebbero rendersi necessari altri esami
radiografici in clinostatismo (“bending test” o test di Adams, con il paziente
piegato in avanti), in caso di sospetta dismetria degli arti inferiori, o in “lateral
bending” (con inclinazione laterale) nel caso di scoliosi posturale.
Poiché l’età ossea del soggetto non sempre coincide con quella cronologica, può
essere necessario – in caso di scoliosi evolutiva – sottoporre il paziente al
test di Risser che valuta il grado (da 1 a 5) di ossificazione raggiunto dal rachide.
Per seguire l’evoluzione della scoliosi, ci si può avvalere anche di una tecnica
correlata al calore emesso dai muscoli della colonna vertebrale, denominata teletermografia.
Trattamenti della scoliosi lieve
In relazione alla gravità del processo scoliotico in corso, si interviene con
terapie diverse. Nell’età infantile-adolescenziale, con scoliosi lievi che non
superano i 30 gradi Cobb e non sono evolutive, si consiglia la terapia ortopedica
allo scopo di bloccare la progressione della curva.
Si ricorre in questi casi a corsetti, busti e apparecchi ortesici che nei casi
più lievi possono anche portare alla completa correzione della deformità e, in
quelli più gravi, comunque bloccano l’evoluzione e prevengono eventuali peggioramenti.
I corsetti ortopedici sono realizzati in gesso o vetroresina, allo scopo di esercitare
una continua e, se il caso, crescente, trazione sulla colonna vertebrale. Si applicano,
a seconda del tipo di curvatura, nel periodo di accrescimento del soggetto e sino
al termine della maturazione ossea.
Ne esistono di diversi tipi, ma i più importanti sono:
- il corsetto alto, tipo Milwaukee, che fa presa sul bacino, sul mento e sull’occipite,
indicato per qualsiasi tipo di scoliosi tra i 20 e i 40 gradi. Oggi, si usa sempre
più raramente perché molto invasivo e mal sopportato;
- quello ascellare, tipo Lionese, che cura la scoliosi con curve lombari o dorso-lombari;
- quello basso, tipo Lapadula, utile nel caso di scoliosi con curve lombari o dorso-lombari.
In preferenza, la scelta del fisiatra e dell’ortopedico cade sui corsetti bassi,
meno fastidiosi e antiestetici, grazie ai quali l’adolescente può condurre una
vita praticamente normale.
L’attività fisica
Esistono posizioni contrastanti circa il ricorso ad esercizi fisici per il trattamento
della scoliosi. È vero, come sostengono alcuni, che non vi sono ancora ricerche
sufficientemente attendibili in grado di affermare con il necessario rigore scientifico
che essi rappresentino una terapia efficace. Di certo è che gli esercizi svolti
in maniera corretta e studiati su rigorose basi teoriche rappresentano una prevenzione
di fronte a casi di scoliosi lieve e un contributo molto utile al risultato finale
nel caso vengano eseguiti da adolescenti ai quali è stato anche applicato un corsetto.
La finalità degli esercizi, in pratica, deve essere quella di far riconoscere
al soggetto la deviazione scoliotica di cui soffre, insegnargli il movimento utile
a correggerla e abituarlo a mantenere nel tempo la posizione corretta.
Le proposte della medicina alternativa
Esiste anche una vasta gamma di tecniche, manipolative e no, utili nel caso si
abbia a che fare con leggere alterazioni della meccanica del sistema scheletrico
e della colonna vertebrale, in particolare.
Ne citiamo alcune tra le più importanti, senza entrare nel merito della loro
efficacia terapeutica.
Ci riferiamo all’osteopatia, fondata negli Stati Uniti più di 130 anni fa da
Andrew T. Still, che studia le disfunzioni organiche, funzionali o strutturali
che coinvolgono l’apparato muscolo-scheletrico e si propone di offrire una guarigione
naturale, considerando tutti i piani di esistenza dell’uomo, fisico, mentale e
spirituale. La chiropratica, attiva anch’essa da più di cento anni, che concentra
la propria attenzione sulle relazioni tra struttura (colonna vertebrale) e funzione
(coordinata dal sistema nervoso) e sull’equilibrio di tale rapporto per il mantenimento
della salute.
La Rieducazione Posturale Globale, più recente, che si prefigge lo scopo di riarmonizzare
e riequilibrare la macchina muscolo-scheletrica partendo dallo studio, dalla diagnosi
e dalla terapia della postura.
Più recentemente, sono apparse anche nuove tecniche non invasive per il trattamento
della scoliosi, come la stimolazione elettrica (LESS), con esiti parzialmente
efficaci.
Trattamento della scoliosi grave
Quando la scoliosi è di quelle evolutive e supera i 60 gradi Cobb, il medico
potrebbe suggerire la necessità di un intervento chirurgico. L’età ideale per
sottoporvisi è quella dai 12 ai 16 anni. Non si esclude, naturalmente, il suo
ricorso anche in età infantile, di fronte a casi gravi (come la neurofibromatosi)
e in età adulta, in caso di peggioramenti estetici e statici notevoli e complicanze
di tipo respiratorio, midollare, ecc.
L’intervento chirurgico è piuttosto complesso, per questo va limitato a casi
di particolare gravità, quando l’instabilità della colonna rende necessaria una
fissazione chirurgica. Tale intervento consiste in un’artrodesi vertebrale, generalmente
posteriore; in pratica un trapianto osseo nella faccia posteriore degli archi
vertebrali interessati alla scoliosi, associata all’inserimento di un’impalcatura
e di un’asta metallica (in genere di titanio), bloccata sulle vertebre che stanno
all’estremità della curva e messa sotto tensione per rendere stabile e permanente
la correzione. Essendo una specialità multidisciplinare, l’operazione va eseguita
da un neurochirurgo spinale in centri specializzati. L’intervento è preceduto
e seguito dall’applicazione di un collare o busto gessato che, a intervento concluso,
va mantenuto per qualche mese Al termine, si richiede un periodo – più o meno
lungo – di riabilitazione, considerate le comprensibili conseguenze delle sofferenze
muscolari e legamentose subite a seguito dell’intervento.
BIBLIOGRAFIA
- Stagnara P. Les déformations du rachis. Masson, Paris, 1985
- Sibilla P., Divieti L, Crivellini M. Valutazioni elettromiografiche in soggetti
scoliotici
- I. V. Poseti, B. Friedman
- Prognosis in idiopathic scoliosis
- J. Bone St. Surg., 1954 - Lancet 1999 Dec. 4; 354 (9194);1974
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