LA SINDROME DEL TUNNEL CARPALESINDROME TUNNEL CARPALE |
A cura della D.ssa
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Sintomi
La fase iniziale della compressione del nervo mediano è detta “irritativa”, può durare anche vari anni ed è caratterizzata da alterazioni della sensibilità specifiche ed episodiche che si verificano soprattutto durante la notte o al risveglio. In particolare si riscontra quasi sempre una sensazione di formicolio e torpore alle prime tre dita della mano. In passato tale sintomatologia veniva messa in relazione ad eventuale artrosi cervicale, spesso coesistente. L’evoluzione della compressione, porta alla fase "deficitaria" in cui le parestesie dolorose diventano continue e non solo notturne; a ciò si aggiunge una obiettività clinica data da: ipoestesia termo dolorifica del lato palmare delle prime tre dita (non del cavo palmare della mano che viene innervato da un rametto cutaneo emesso prima entrare nel tunnel!) a ciò si aggiunge ipostenia dell’abduttore del 1° dito, che compie l'abduzione palmare del pollice, dell'opponente del pollice (in specie), che compie l'opposizione rispetto alle altre dita e del flessore breve del 1° dito, che compie la flessione della prima falange del pollice. Per tali deficit il paziente riferisce una minore abilità nei movimenti di presa con tendenza a farsi sfuggire di mano gli oggetti. Il nervo mediano fornisce alla mano la maggior parte delle fibre vasomotorie e trofiche per cui si può avere anidrosi, edema e pallore della mano e delle dita (questo sintomo è stato constatato molto frequentemente: il paziente sente la mano dura, secca, insensibile come fosse “di legno”). Se non adeguatamente trattata, si arriva inesorabilmente ad un peggioramento dei sintomi: giungendo alla fase "paralitica", caratterizzata da gravi disturbi della sensibilità tattile e dalla diminuzione della forza prensile anche a causa dell’ipotrofia muscolare presente alla eminenza tenare, situata alla base del pollice. Il dolore è tipico delle fasi avanzate della compressione nervosa: inizia alle dita e si irradia fino alla spalla omolaterale.

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La sintomatologia del tunnel carpale è quasi esclusivamente soggettiva e caratterizzata
nella fase iniziale dal formicolio o sensazione di “addormentamento” o torpore
presente nelle dita. All’inizio questi sintomi sono presenti al risveglio mattutino
o svegliano il paziente durante la notte in rapporto alle posizioni in estensione
o flessione che può assumere il polso durante il riposo notturno. In effetti la
posizione forzata in flessione o estensione del polso mantenuta dal paziente per
circa trenta secondi, se causa formicolio nel territorio del mediano è ritenuta
un test clinico oggettivo affidabile di presenza della sindrome (test di Phalen).
Altro test clinico oggettivo attendibile solo nelle avanzate compressioni è il
test di Tinel (percussione con dito o martelletto della regione anteriore del
polso ritenuto positivo quando la manovra provoca una sorta di “scarica” elettrica
lungo il decorso del mediano).
Nei casi dubbi si può consigliare un esame che permetta di valutare sia la velocità
di conduzione dello stimolo nervoso da parte del nervo mediano (elettroneurografia
sensitiva e motoria) sia il trofismo muscolare della eminenza tenare, specialmente
l’opponente del pollice. Bisogna però precisare che questi esami elettrici diventano
positivi solo nelle fasi di avanzata compressione nervosa per cui vanno interpretati
dallo specialista, che dovrà coniugare i risultati di questi esami con l’esame
clinico e spesso consigliare trattamento chirurgico pur con EMG negativa.
Diagnosi Differenziale
In genere è facile diagnosticare una STC ma nei casi non caratteristici si pone la diagnosi differenziale con:
Trattamento
Quasi tutti gli Autori concordano per un trattamento conservativo nella fase
irritativa e chirurgica nella fase deficitaria e paralitica. Un interventismo
eccessivo, nella fase di soli segni soggettivi, non è giustificabile. Nella fase
di irritazione il trattamento indicato è senz'altro conservativo con: antinfiammatori,
gruppo vitaminico B, riposo con eventuale steccatura in lieve estensione e protezione
da freddo ed umidità. Si sconsiglia in modo assoluto la pratica di infiltrazione
corticosteroidea nel tunnel: è documentato un danno istologico oltre ad un ritardo
nella cicatrizzazione della ferita chirurgica. Tale infiltrazione era fatta tra
grande e piccolo palmare, sopra l’interlinea articolare con inclinazione di 45°
distalmente.
Nella fase deficitaria si rende indispensabile il trattamento chirurgico di decompressione
del nervo mediano mediante sezione del ligamento trasverso del carpo. Sono state
prospettate nel tempo diversi tipi di incisione: ad ala di gabbiano, a baionetta,
traverse nell’interlinea articolare. È preferibile la incisione palmare pura tipo
Mayo Clinic che segua la rotondità della eminenza thenar, alla sua base, nel solco
di maggior depressione, parallela o sulla piega cutanea ivi presente. È indispensabile
che il chirurgo tenga in attenta considerazione i limiti anatomici del ligamento,
evitando di eseguirne una sezione limitata al polso, per l'ansia di lasciare una
piccola cicatrice chirurgica. Se la parte di ligamento trasverso che nella mano
arriva a coprire i rami di divisione terminale del mediano viene lasciata integra,
sarà facile trovarsi di fronte ad un risultato scadente, o ad una recidiva. Si
sottolinea inoltre che una piccola incisione limitata alla piega del polso, non
permette di visualizzare bene il ramo motorio per l'eminenza thenar, e vi è quindi
il rischio di provocare una paralisi di quella muscolatura. La possibilità di
esaminare il nervo per tutta l'estensione da prossimale al canale carpale fino
ai suoi rami di divisione permetterà di ottenere un ottimo risultato. L'esame
del pavimento del carpo per escludere eventuali neoformazioni o fatti iperostosici
è l'ultima tappa dell'intervento. D’altro canto bisogna evitare incisioni spropositate
al modesto obiettivo della chirurgia tenendo conto che il palmo della mano è una
regione ove le cicatrici guariscono con difficoltà spesso con desquamazione degli
strati cutanei superficiali, per cui si consiglia tenere medicata la ferita con
sostanza grassa e steccare il polso per qualche giorno. L’insidia della chirurgia
non si limita a quanto detto; infatti, al nervo si deve arrivare incidendo strato
a strato, protetti da una sonda anatomica e bisogna evitare assolutamente sanguinamenti
perché susciteranno flogosi. Nella fase paralitica l'intervento si impone come
procedura urgente, nella speranza di offrire delle possibilità di ripresa.
Ozonoterapia
La STC può essere trattata con ozonoterapia con risultati ottimi. L’infiltrazione non viene fatta nel tunnel per non toccare il nervo ma viene fatta sopra l’interlinea articolare del polso basandosi sul fatto che la fascia antebrachiale è in continuazione con il legamento traverso del carpo ma è molto più sottile del legamento traverso per cui si possono usare aghi corti e sottili e quindi meno traumatici che difficilmente possono raggiungere direttamente il nervo. Immesso sotto tale fascia l’ozono non tenderà imboccare il tunnel specie se esso è ristretto ma tenderà ad andare prossimamente tra i muscoli dell’avambraccio. Bisogna evitare ciò e spingerlo nel tunnel: esso avrà un effetto meccanico oltre che chimico.