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LE TENDINOPATIE

Con la consulenza del Dott. Ugo Perugini


Cosa sono i tendini

I tendini sono indispensabili al movimento: sono infatti le strutture che, collegando muscoli e ossa, fanno sì che l'attività del muscolo si trasmetta all'apparato scheletrico. Si tratta di strutture fibrose molto robuste, situate tra ossa e muscoli attraverso due giunzioni, rispettivamente quella osteo-tendinea (entesi), e quella muscolo-tendinea.
Ogni volta che il muscolo si contrae, scarica la sua attività sul tendine, che a sua volta la trasmette, distribuendola e graduandone le sollecitazioni, al segmento osseo relativo. Quindi sul tendine pesa tutta la forza generata dal muscolo, per questo è necessario che la struttura sia dotata di caratteristiche di robustezza e resistenza.
Il punto debole dei tendini è semmai la capacità di rigenerazione: se in condizioni normali è molto difficile che accusino problemi, una volta che lesioni o microlesioni si sono verificate, a causa di sforzi eccessivi e ripetuti, le sue cellule hanno bisogno di tempi molto lunghi, più lunghi ad esempio rispetto a quelle dei muscoli, per riparare i danni.

Cosa sono le tendinopatie

I tendini e le parti adiacenti possono soffrire di varie patologie, che vengono indicate con una terminologia medica specifica. Se per tendinopatia si intende una condizione clinica generica che riguarda tendini e zone immediatamente limitrofe, la tendinite invece è specificamente un processo infiammatorio, che viene definito anche più correttamente peritendinite perché in effetti riguarda il peritenonio. Il peritenonio è un complesso di guaine connettive che avvolge il tendine e i suoi fasci costitutivi. Se ad essere infiammata invece è la guaina sinoviale che riveste il tendine, allora si parla di tenosinovite o tenovaginite, che di solito si presenta contemporaneamente alla tendinite.

La tenoperiostite, o tendinopatia inserzionale, è l'infiammazione della giunzione tra tendine e osso. Per finire, la tendinosi è una patologia che colpisce soprattutto gli anziani e coloro che continuano a sottoporre a sforzi eccessivi tendini la cui funzionalità sia già compromessa: si tratta di un processo degenerativo cronico del tessuto, che a lungo andare diventa più fragile e perde tonicità.

Cosa causa la tendinite

Spesso non si riesce a risalire alla causa precisa della tendinite. Ci sono dei fattori standard, quali ad esempio l'età: passati i 30-35 anni, i tendini diventano più vulnerabili sia perché iniziano ad essere meno tonici, sia perché anche la vascolarizzazione comincia a ridursi. I danni in questa zona possono essere causati da sforzi, da malattie, da infezioni. Esercizi ripetuti, a cui non si è abituati o che vengono eseguiti male, sforzi eccessivi, microtraumi che si susseguono, tutto questo può provocare lesioni ai tendini. Ma queste strutture possono subire anche le conseguenze di malattie sistemiche come l'artrite reumatoide, il lupus eritematoso, la sclerosi sistemica. Anche il metabolismo alterato va annoverato fra i nemici dei tendini, poiché dà luogo a patologie di natura dismetabolica pericolose per i fasci tendinei, come la gotta, la sindrome di Reiter, il diabete, in casi più rari l'amiloidosi. Da registrare tra le cause di tendinite l'iperlipoproteinemia Tipo II, l'aumento marcato di colesterolo nel sangue; nei giovani, soprattutto di sesso femminile, un'infezione gonococcica può portare a tenosinovite migrante acuta, con o senza sinovite localizzata.

Tendinite: dove e come si manifesta

Le parti del corpo più soggette a tendiniti sono spalle, gomiti, ginocchia, mani, piedi, polsi e caviglie. La manifestazione del dolore cambia a seconda di dove si sia verificata l'infiammazione.

  • bicipite: il dolore parte dalla cosiddetta cuffia dei rotatori, cioè la capsula delll'articolazione della spalla, con i rispettivi tendini.
  • gomito: l'algia si verifica a carico dell'avambraccio, localizzata nella parte esterna, e si manifesta in concomitanza con un movimento di rotazione o quando si afferra qualcosa.
  • rotula: il dolore è presente nella zona anteriore del ginocchio.
  • polso, mani e piedi: algìa a carico del flessore radiale e ulnare del carpo, al flessore delle dita, all'abduttore lungo e all'esterno breve del pollice, che condividono una guaina fibrosa (sindrome di Quervain).
  • tendine di Achille: la zona dove si manifesta l'algìa è subito sopra il tallone.
  • adduttori: il dolore si verifica nella zona dell'inguine, coinvolge la capsula dell'anca e i tendini associati.

Il dolore è il primo sintomo della tendinite. In genere aumenta se si muove la parte colpita e può essere accompagnato da altri sintomi, come gonfiore e tumefazione, di varia entità. Al contrario, se nelle guaine non si riversa liquido infiammatorio, essendo secche danno origine a una specie di frizione, captabile durante il movimento auscultando la parte con uno stetoscopio.

Tipo di dolore

Ogni tendinite può provocare diversi tipi di dolore, la cui interpretazione è utile anche per la diagnosi. Il dolore può essere presente senza che venga toccata la parte colpita, si può manifestare in seguito alla palpazione diretta del tendine, può essere causato dalla contrazione muscolare contrastata e dall'estensione passiva forzata del muscolo collegato. Il dolore deriva dall'infiammazione della parte peritendinea: nella zona si verificano meccanismi biochimici intratendinei che coinvolgono neurotrasmettitori e sostanze irritanti.
I tendini che hanno una guaina sinoviale, ad esempio quelli collegati a flessori ed estensori delle dita, possono associare tendinite e tenosinovite. Quindi al dolore della tendinite si aggiungerà il sintomo tipico della tenosinovite, una sensazione come di scatto nell'articolazione, dovuta alla difficoltà che il tendine incontra a scorrere nella guaina. Nelle cosiddette tenoperiostiti, le tendinopatie che si verificano nell'inserzione tra tendine e osso, il dolore, molto forte, si manifesta esattamente nel punto di giunzione, e tende a cronicizzare. Casi lampanti sono l'epicondilite, la pubalgia e la tendinopatia del rotuleo.
La lacerazione, cioè la vera e propria rottura del tendine, che sia di primo o secondo grado, ovvero parziale, o di terzo grado, ovvero completa, è fortunatamente un evento raro. Riguarda principalmente soggetti con più di 35 anni, con un'intensa attività fisica alle spalle, come ex atleti che abbiano sottoposti i tendini a microtraumi ripetuti; vanno incontro a lacerazione tendinea soprattutto se riprendono l'attività sportiva ad alto livello, dopo un lungo periodo di inattività. Ma anche i non atleti sono a rischio lacerazione, se incorrono in movimenti scorretti, improvvisi e violenti. La lacerazione si manifesta con una sensazione di schiocco a cui segue un dolore molto forte e l'inamovibilità dell'arto interessato, e si verificano tumefazione, ecchimosi e un senso di vuoto in corrispondenza della lesione. La lacerazione del tendine, di qualsiasi entità, parziale o completa, in genere si può risolvere per via chirurgica.

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Tendinopatie Tendinopatie: cure e prevenzione Tendinite e distorsione del polso: domande e risposte

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