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MALATTIE DELLA TIROIDE

News ANSA 24 ore su: TIROIDE

Anatomia e funzionalità | Ipotiroidismo | Ipertiroidismo | Tiroiditi | Tiroidite di hashimoto

Se è vero che risulta più facile suddividere le patologie della tiroide considerando le variazioni degli ormoni tiroidei (ipotiroidismo ed ipertiroidismo), è anche vero che non sempre si hanno alterazioni ormonali in presenza di patologia. Si ha cioè una condizione di eutiroidismo, come già accennato parlando dell’ Adenoma di Plummer.

Le situazioni morbose trattate ora sono patologie caratterizzate da stadi clinici in cui è presente una situazione di eutiroidismo.

Tiroiditi

Questo termine comprende più patologie caratterizzate da un processo infiammatorio della tiroide ma a diversa eziologia. Le forme più comuni sono:

  • Tiroidite di Hashimoto
    E’ una infiammazione cronica della tiroide, causata da fattori autoimmunitari, cioè l’organismo produce anticorpi contro il proprio tessuto tiroideo. Questa patologia è una delle cause più comuni di ipotiroidismo primario. La frequenza è maggiore nel sesso femminile. La ghiandola appare ingrossata, si ha il gozzo. Gli esami di laboratorio inizialmente mostrano un rialzo dei titoli anticorpali antitiroide con valore degli ormoni tiroidei normali. Successivamente si instaura ipotiroidismo.
  • Tiroidite subacuta di De Quervain
    E’ un’infiammazione acuta della tiroide, causata probabilmente da virus. Il paziente lamenta i sintomi classici dell’infiammazione, caratteristicamente febbre e mal di collo. Nei primi stadi della malattia si rileva agli esami di laboratorio una condizione di ipertiroidismo. In questo caso la malattia guarisce e solo occasionalmente evolve in ipotiroidismo.
  • Tiroidite silente
    E’ un’infiammazione della tiroide che si instaura in maniera subdola. La frequenza è maggiore nelle donne, più comunemente nel periodo successivo al parto. La tiroide si ingrossa, ma non è dolente. Nei primi stadi della malattia si può riscontrare agli esami di laboratorio ipertiroidismo che può evolvere in ipotiroidismo. Queste alterazioni sono transitorie, la malattia si risolve.

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Neoformazioni della tiroide

I due terzi degli esami ecografici del collo, eseguiti per indicazioni non tiroidee, evidenziano la presenza di noduli tiroidei, con frequenza maggiore nel sesso femminile. Per nodulo tiroideo si intende un aumento di volume, che si presenta appunto come una formazione circoscritta nodulare. Il nodulo deve avere dimensioni superiori al centimetro perché possa essere apprezzato all’esame obiettivo, può non provocare alcun disturbo per cui il riscontro ecografico può essere occasionale, come nel caso di ecografia al collo richieste per la presenza di linfonodi. Una volta individuata la presenza di noduli è essenziale determinare la natura. Il nodulo può essere singolo, come nel caso dell’adenoma di Plummer, oppure all’interno della ghiandola possono essere presenti più noduli contemporaneamente, come nel caso del gozzo multinodulare. Il nodulo può essere una cisti, quindi si avrà una formazione nodulare ripiena di liquido, nella maggior parte dei casi benigna, oppure può essere un adenoma ( tumore benigno) e si presenterà solido circondato da una capsula. I noduli solidi, unici, presenti in giovani uomini, sono noduli sospetti per tumori maligni (5-10%). Nella maggior parte dei casi i tumori maligni della tiroide (carcinomi) non sono altamente maligni.

I carcinomi primitivi della tiroide vengono classificati in base alla loro origine tessutale. I carcinomi che derivano dall’epitelio follicolare sono:

  • Carcinoma papillare
    Rappresenta il 60-70 % di tutti i carcinomi, è più frequente in pazienti giovani, al di sotto dei 40 anni, è caratterizzato dal minor grado di malignità che tende comunque ad aumentare nei pazienti più anziani, l’accrescimento e lento. Si presenta come un nodulo duro, ben distinto dai tessuti circostanti.
  • Carcinoma follicolare
  • Carcinoma anaplastico
    Rappresenta il 5-10% di tutti i carcinomi, si trova principalmente negli anziani, ha un’alta malignità. E’ caratterizzato dall’ingrossamento rapido e doloroso della massa.
  • Esiste un altro tipo di carcinoma che deriva dalle cellule del tessuto parafollicolare della tiroide che producono la calcitonina. In questo caso si parla di Carcinoma midollare.
    Il Carcinoma midollare colpisce in genere soggetti al di sopra dei 50 anni. E’ caratterizzato da alcune peculiarità: secerne calcitonina, può esserci familiarità, può essere associato ad altri tumori o patologie dell’apparato endocrino. Il nodulo è duro, fisso, ben demarcato ma non capsulato, spesso associato a linfonodi laterocervicali. Il dosaggio della calcitonina nel sangue è un importante elemento diagnostico.

Diagnosi e terapia

Il primo approccio diagnostico avviene mediante la visita medica in cui si possono raccogliere informazioni riguardo le caratteristiche morfologiche del nodulo, il tipo ed i sintomi di presentazione, la sede anatomica, la presenza di linfonodi. L’ecografia confermerà i primi rilievi palpatori e ci permetterà di definire ulteriormente la morfologia del nodulo, la natura del nodulo, ad esempio se solida o cistica. Anche la scintigrafia può essere utile, aggiunge informazioni supplementari nell’orientamento diagnostico. La diagnosi di certezza viene però fatta utilizzando la tecnica dell’agoaspirato.
La terapia dei tumori maligni è sempre chirurgica, la tiroidectomia subtotale, oppure la tiroidectomia totale. Si può associare, a seconda dei casi, la terapia soppressiva con ormoni tiroidei, e la terapia radiante.

Indagini strumentali

  1. L'ecografia si basa sul principio che un fascio di ultrasuoni, inviati attraverso un apposita sonda, vengono riflessi in proporzione alla densità delle strutture attraversate. Mediante l’esame ecografico si può valutare le dimensioni della ghiandola, la morfologia dei noduli rilevati, ad esempio, mediante questa tecnica, si distingue chiaramente una formazione cistica che è sempre benigna da un nodulo solitario, si può quindi ipotizzare un orientamento diagnostico.E’ un esame semplice, non invasivo, perciò viene utilizzato sia per l’orientamento diagnostico iniziale, sia come tecnica di monitoraggio nel tempo.

  2. La scintigrafia si basa sulla capacità della tiroide ad accumulare lo iodio assunto dall'organismo. Viene perciò somministrata al paziente una piccola quantità di iodio radioattivo e si rileva la concentrazione dello iodio radioattivo nella tiroide. Le alterazioni scintigrafiche possono quindi manifestarsi sotto forma di aree calde o fredde, in rapporto, rispettivamente, all’aumento relativo dell’intensità, o all’assenza di radioattività. Le aree che accumulano lo iodio radioattivo vengono dette ipercaptanti e corrispondono ad aree iperfunzionanti, cioè che sintetizzano ormoni tiroidei, il nodulo ipercaptante viene chiamato caldo, corrispondente di solito a formazioni benigne. Le aree ipocaptanti corrispondono ad aree non funzionanti, il nodulo ipocaptante viene detto freddo, almeno il 20 % dei noduli freddi sono carcinomi della tiroide. Questa tecnica diagnostica viene utilizzata nella diagnosi di adenoma tossico di Plummer e di gozzo multinodulare.

  3. L'agoaspirato (agobiopsia) è la tecnica più efficace per distinguere un nodulo benigno da uno maligno. L’operatore ambulatorialmente preleva mediante un ago ecoguidato, cioè supportato dalla tecnica ecografica, frustoli di cellule del nodulo. Questo materiale viene successivamente sottoposto ad esame citologico ed istologico per individuare la natura del tessuto di cui è composto il nodulo. Si deve sempre eseguire questa tecnica quando siamo in presenza di un nodulo unico, per valutare la possibile natura maligna (5-10%). Quando l’esame istologico (20-25%) è sospetto conviene sottoporre il paziente ad asportazione chirurgica del nodulo, l’esame istologico del nodulo asportato sarà allora in grado di determinarne la natura.

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