TUMORI DEL COLON-RETTO 3/3TUMORE DEL COLON-RETTO |
A cura di Rossana Berardi
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L’andamento delle curve di incidenza e mortalità dell’ultima decade testimoniano il successo della diagnosi precoce e l’efficacia delle terapie attuate. Esiste pieno accordo nel riconoscere la chirurgia come unico trattamento con possibilità di guarigione, alla quale possono essere utilmente associate la radioterapia e la chemioterapia.
CHIRURGIA
Il miglioramento delle tecniche diagnostiche che chirurgiche negli ultimi 40
anni ha determinato un miglioramento della prognosi.
Generalmente il 70% dei pazienti viene sottoposto ad interventi chirurgici apparentemente
radicali a scopo curativo; invece nel restante 30% dei casi, già in fase avanzata
di malattia al momento della diagnosi, viene eseguita una chirurgia a scopo palliativo.
Nei pazienti operati in maniera apparentemente radicale, il rischio di recidiva
varia con lo stadio patologico del tumore primitivo: ad esempio in uno stadio
iniziale di malattia T3 N0 M0 vi sono recidive nel 30% dei casi, con uno stadio
T3N1M0 invece, nel 50%.
La chirurgia può essere inoltre utile, e talora indispensabile, nella malattia
avanzata, per prevenire complicanze, come occlusioni, sanguinamenti o perforazioni,
oppure per asportare recidive locoregionali o metastasi a distanza (al fegato,
polmone, ecc.), talora con intento curativo.
RADIOTERAPIA
Negli adenocarcinomi del retto, nei quali è più frequente la recidiva locale,
viene adoperata di routine a scopo adiuvante, associata alla chemioterapia.
Un trattamento radiochemioterapico inoltre, può essere eseguito pre-operatoriamente
nelle neoplasie localmente avanzate per ridurne la massa e consentire al paziente
di essere sottoposto all’intervento chirurgico.
Recentemente, inoltre, il trattamento radiante neoadiuvante è stato esteso, spesso
all’interno di studi clinici, anche a tumori resecabili fin dalla diagnosi, e/o
per localizzazioni rettali basse, così da aumentare la resecabilità del tumore
e consentire il salvataggio dello sfintere anale.
CHEMIOTERAPIA ADIUVANTE
La chemioterapia adiuvante è quel trattamento che viene somministrato dopo l’intervento
chirurgico di asportazione radicale del tumore, al fine di ridurre il rischio
che la malattia si ripresenti.
Il 5-fluorouracile (5-FU), fluoropirimidina appartenente al gruppo degli anti-metaboliti,
sin dalla sua introduzione, risalente a circa 40 anni fa, rappresenta a tutt’oggi,
il farmaco di scelta nel trattamento del carcinoma del colon retto. Altri chemioterapici
usati in passato in monochemioterapia come alcune nitrosuree, la mitomicina C,
il ftoraful, non hanno mostrato, in termini di risposte o sopravvivenza, un vantaggio
rispetto al 5 fluorouracile usato da solo.
Attualmente la somministrazione in bolo di 5-FU con acido folinico (AF) 5 giorni
al mese per 6 mesi è considerato il trattamento standard adiuvante nei pazienti
in stadio III, capace di determinare un incremento della sopravvivenza assoluta
pari al 5-10%, rispetto ai pazienti che non hanno ricevuto chemioterapia adiuvante.
Nel recente studio MOSAIC è stato osservato che l’associazione del 5-FU/AF con
l’oxaliplatino (schema FOLFOX), già efficace nel trattamento di prima linea del
carcinoma colon-retto avanzato, è efficace e sicura anche nel trattamento adiuvante.
Nei pazienti in stadio II e III trattati con FOLFOX, infatti, tale studio ha osservato
una riduzione del rischio di ricaduta di malattia a 3 anni del 25%.
Il ruolo della chemioterapia adiuvante nello stadio B di Dukes, è più controverso,
e deve essere ancora definito. Nel suddetto studio di De Gramont et al. è stata
evidenziata una riduzione del rischio di ricaduta di malattia a 3 anni pari al
25% sia nei pazienti in stadio II che in stadio III che hanno ricevuto trattamento
secondo schema FOLFOX.
TERAPIA DELLA MALATTIA AVANZATA
Nella gestione dei pazienti affetti da carcinoma del colon retto in fase metastatica
sono state impiegate diverse modalità terapeutiche. La chemioterapia sistemica,
la chemioterapia locoregionale, le terapie ablative, la chirurgia e la combinazione
di tutti i trattamenti hanno un ruolo nella gestione di questi pazienti.
Il trattamento chemioterapico rappresenta il fulcro delle possibilità terapeutiche
disponibili in questo gruppo di pazienti. Le percentuali di risposta obiettiva
ottenute con la chemioterapia sono pari al 20% con una breve durata di risposta
ed una bassa percentuale di risposte complete (solo il 5%); le stabilizzazioni
di malattia rappresentano circa il 30-40%.
Il 5-FU è stato per oltre 40 anni l’unica arma terapeutica disponibile nel carcinoma
del colon retto in fase avanzata, e nessun farmaco testato negli anni successivi
fino ad oggi è stato capace di ottenere risposte obiettive in misura superiore
ad esso. Pochi altri farmaci nel passato si sono dimostrati efficaci nel carcinoma
del colon retto, in particolare la mitomicina-C e le nitrosuree, con cui però
non si sono mai ottenuti risultati superiori al 5-FU.
L’associazione tra l’AF e il 5-FU ha dimostrato un vantaggio in termini di risposte
obiettive (20-30%) ed in alcuni casi anche in termini di sopravvivenza rispetto
alla monochemioterapia con 5-FU.
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