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TUMORE DELL'UTERO - II Parte
CARCINOMA ENDOMETRIO |
A cura della Dott.ssa
Molinaro Maria Angela | Parte I | Parte II | Parte III
- Stadi del tumore dell'utero ( arcinoma dell’endometrio)
Una volta diagnosticato un carcinoma dell’endometrio, bisogna condurre alcuni
accertamenti per valutare la diffusione della malattia:
- esame clinico;
- colposcopia con studio delle pareti vaginali;
- valutazione del canale cervicale (isteroscopia o raschiamento frazionato, se
non eseguiti in precedenza);
- ecografia transvaginale per valutare l’infiltrazione endometriale e l’anatomia
degli annessi.
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La profondità dell’invasione del miometrio, oltre che con l’ecografia transvaginale,
può essere definita mediante la risonanza magnetica, che valuta anche la situazione
della pelvi nel suo complesso. In presenza di una sintomatologia riferibile ad
altri distretti, sono indicati esami specifici. La valutazione del retroperitoneo,
non essendo attendibile con le attuali tecniche d’imaging, andrà fatta, nel caso,
durante l’intervento. Nei casi nei quali si ritiene opportuno si possono aggiungere:
l’urografia, la rettocolonscopia ed il clisma opaco a doppio contrasto, la cistoscopia,
la laparoscopia, la scintigrafia epatica e scheletrica.
Lo stadio clinico viene determinato secondo la classificazione F.I.G.O. (ottobre
1988) e quella dell’Unione internazionale contro il cancro (UICC) definita come
TNM (1992). La prognosi è infatti strettamente correlata con questa ulti ma classificazione
mentre la classificazione clinica non può fornire quell'insieme di elementi che
permettono di valutare la diffusione del tumore con esattezza.
Classificazione FIGO (1988) E TNM (1992)
| Ia |
Tumore limitato all’endometrio |
T1A |
| Ib |
Tumore con invasione del miometrio= ½ |
T1B |
| Ic |
Tumore con invasione del miometrio >½ |
T1C |
| IIa |
Tumore con interessamento ghiandolare endocervicale |
T2A |
| IIb |
Tumore con interessamento dello stroma cervicale |
T2B |
| IIIa |
Tumore con interessamento della sierosa, e/o degli annessi e/o con citologia
peritoneale positiva per cellule tumorali maligne |
T3A |
| IIIb |
Metastasi vaginali |
T2B |
| IIIc |
Metastasi ai linfonodi pelvici e/o paraaortici |
T indifferente |
| IVa |
Tumore con invasione della vescica e/o del retto |
T4 |
| IVb |
Metastasi a distanza, inclusive delle metastasi endo-addominali e/o dei linfonodi
inguinali |
T indifferente N indifferente M1 | |
La classificazione FIGO 1988 specifica che:
- il carcinoma del corpo dell’utero viene stadiato chirurgicamente, pertanto non
sono più applicabili le procedure usate nel passato per la determinazione dello
stadio, come il raschiamento frazionato per differenziare lo stadio I dallo stadio
II;
- un certo numero di pazienti con carcinoma dell’endometrio è trattato in prima
istanza con radioterapia: in questi casi va usata la stadiazione clinica della
FIGO (1971), specificando questo tipo di stadiazione.
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La classificazione TNM è analoga alla classificazione FIGO.
Nel "TNM Supplement 1993. A Commentary on Uniform Use" vengono apportate le seguenti
specificazioni:
- T3A o FIGO IIIa include i casi con interessamento discontinuo degli annessi o
della sierosa pelvica.
- L’invasione della parete della vescica o del retto è classificata T2B. L’invasione
della mucosa della vescica o del retto è classificata T4.
- L’estensione clinica alla/e parete/i della pelvi è classificata T3B.
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Le linee guida più recenti della sottocommissione FIGO per la stadiazione (2000) raccomandano per la stadiazione chirurgica:
- un'incisione verticale;
- il prelievo di liquido libero peritoneale o di lavaggio;
- l'accurata esplorazione della pelvi e dell'intero addome;
- l'ispezione e la palpazione delle catene linfonodali pelviche e lombo-aortiche;
- la procedura chirurgica standard di isterectomia totale extrafasciale con annessiectomia
bilaterale (anche ad ovaie apparentemente normali);
- è espressamente sottolineato che non è obbligatoria anzi è dubbia l'utilità dell'asportazione
del colletto vaginale;
- per quanto attiene la valutazione linfonodale pelvica non è espressamente chiarito
se la linfoadenectomia debba essere sistematica e limitata ad un sampling linfonodale
o alla semplice palpazione;
- per quanto riguarda i linfonodi aortici è suggerito effettuare un sampling nei
casi sospetti di linfonodi ingrossati in sede aortica o iliaca comune, nei casi
con annessi positivi, nei casi con positività sulle linfoghiandole pelviche.
| Anche nelle varianti istologiche a cellule chiare, sieroso-papillifero e carcinosarcoma
è suggerito provvedere al campionamento dei linfonodi aortici per la particolare
storia naturale di queste neoplasie.
- Prognosi del tumore dell'utero (fattori prognostici)
La prognosi del carcinoma del corpo dell'utero è direttamente correlata alla
presenza o assenza di fattori di rischio intrauterini o extrauterini facilmente
determinabili.
Fattori prognostici intrauterini sono: il tipo istologico, il grado di differenziazione, la profondità dell'infiltrazione
miometriale, l'estensione all'istmo e alla cervix e l'invasione degli spazi vascolari.
Fattori prognostici extrauterini sono: le metastasi agli annessi, la diffusione intraperitoneale, la citologia
peritoneale positiva, le metastasi linfonodali pelviche e il coinvolgimento linfonodale
paraaortico.
La misura della cavità uterina era precedentemente ritenuta un fattore di rischio
e faceva parte della vecchia stadiazione clinica. Studi successivi hanno dimostrato
che essa non è un fattore di rischio indipendente, ma è correlata con la prognosi
solo se l'enlargement dipende dall'infiltrazione miometriale del tumore.
Istotipo
L'aggressività dell'adenocarcinoma endometriale, il tipo istologico più frequente,
è collegata solamente al suo grado di differenziazione.
I tipi istologici che, indipendentemente dal grado, non hanno una prognosi favorevole
sono, in ordine di frequenza: il sieroso-papillifero, a cellule chiare, indifferenziato
e squamoso. Fortunatamente, questi tipi sono infrequenti. A prescindere dallo
stadio, la sopravvivenza globale (OS) di questo gruppo è meno del 33 %.
Il carcinoma sieroso-papillifero rappresenta meno del 10% di tutti i carcinomi
endometriali; è più frequente nelle donne più anziane e mostra un comportamento
molto aggressivo attraverso una precoce invasione linfatica del miometrio, e spesso
presenta un'infiltrazione intraepiteliare più frequente dell'adenocarcinoma endometriale.
La valutazione della sede della recidiva nell'addome superiore o in siti distanti,
suggerisce che questi sottotipi istologici non favorevoli rappresentano una malattia
sistemica.
Grado e infiltrazione miometriale
Il grado di differenziazione istologica è uno dei più sensibili indicatori della
diffusione del tumore Infatti, circa il 50 % delle lesioni di grado 3 hanno una
infiltrazione miometriale della metà esterna, con un interessamento linfonodale
pelvico del 34 % e paraaortico del 23 %.
Tuttavia, esistono delle eccezioni: il 10 % dei G1 hanno un'invasione miometriale
profonda e il 7 % dei G3 sono limitate all'endometrio; sebbene solo il 2,8 % di
tutti i G1 hanno interessamento linfonodale pelvico e il 1,7 % paraaortico, l'11
% e il 6 %, rispettivamente, hanno linfonodi positivi se c'è infiltrazione miometriale
profonda.
Il grado di differenziazione tumorale ha un profondo effetto sulla sopravvivenza
con prognosi molto sfavorevole per i G3 verso i G1-G2.
Estensione all'istmo e alla cervix
L'estensione diretta al canale cervicale rappresenta una via di diffusione relativamente
frequente (circa il 20% dei casi). Essa assume un ruolo prognostico sfavorevole
in quanto può condizionare:
- la diffusione attraverso la ricca rete linfatica propria della cervice uterina;
- la diffusione, per via linfatica o per estensione diretta, alle strutture parametriali;
- la diffusione vaginale.
| A tal fine è importante definire se l'estensione della neoplasia al canale cervicale
interessa solo la mucosa o se è presente e in che grado l'infiltrazione delle
strutture muscolari della cervice uterina.
Invasione dello spazio vascolare
L'invasione dello spazio vascolare o l'interessamento dello spazio capillare
si verifica in circa il 15 % dei casi: i linfonodi pelvici sono positivi nel 27
% dei casi rispetto al 7 % quando l'invasione è assente; i linfonodi paraaortici
sono interessati nel 19 % dei casi rispetto al 9 % in assenza di invasione.
Interessamento degli annessi
Il 6 % delle pazienti al I stadio clinico o II stadio occulto presentano la diffusione
tumorale agli annessi. Di queste, il 32 % hanno metastasi linfonodali pelviche,
comparato con l'8 % se l'interessamento annessiale non è presente; il 20 % hanno
metastasi paraaortiche, contro il 5 % se non c'è interessamento annessiale. Il
coinvolgimento microscopico degli annessi ha una migliore prognosi rispetto ad
un grosso interessamento della stessa struttura.
Diffusione intraperitoneale
La diffusione intraperitoneale macroscopica, senza metastasi agli annessi, si
correla strettamente all'interessamento linfonodale pelvico e paraaortico: il
51% delle pazienti presentano positività linfonodale pelvica, e solo il 7 % delle
pazienti senza diffusione hanno tale positività. La frequenza relativa della positività
linfonodale paraaortica per pazienti con e senza diffusione intraperitoneale è
del 23 % e 4 %, rispettivamente.
Citologia peritoneale
Il 12-15 % delle pazienti sottoposte allo staging chirurgico hanno la citologia
peritoneale positiva. Di queste, il 25 % presentano metastasi ai linfonodi pelvici,
e il 19 % ai linfonodi paraaortici. Inoltre, il 35 % delle pazienti con malattia
extrauterina (annessi, linfonodi, diffusione intraperitoneale) hanno il washing
positivo. Comunque, il 4-6 % delle pazienti con washing positivo non hanno evidenza
di malattia extrauterina.
Linfonodi pelvici e paraaortici
La disseminazione metastatica ai linfonodi pelvici e paraaortici è stata correlata
con lo stadio della malattia, il grado di differenziazione e l'invasione miometriale.
Molti studi hanno confermato che, il grado meno differenziato, ha una maggiore
tendenza all'invasione miometriale profonda e susseguentemente c‘è una più alta
percentuale di coinvolgimento linfonodale pelvico e paraaortico e una diminuzione
della percentuale di sopravvivenza a 5 anni (dall'85-90 % quando ciò è assente,
al 60-70 % quando l'infiltrazione miometriale è maggiore della sua metà).
Età
Sembra che l'età avanzata alla diagnosi condizioni la prognosi perché le pazienti
presentano neoplasie con stadio più avanzato, con maggior grado di infiltrazione
miometriale, grading più alto e tipi istologici più aggressivi (adenocarcinoma
sieroso-papillifero e a cellule chiare); inoltre in tali casi l'approccio terapeutico
è meno aggressivo e la condizione medica è peggiore rispetto alle pazienti più
giovani, determinando percentuali di sopravvivenza a 5 anni più basse.
In conclusione, in accordo con i fattori prognostici i pazienti possono essere suddivisi come
segue:
- basso rischio (grado 1 o 2 e <50 % di invasione miometriale).
- rischio intermedio (grado 3 con invasione miometriale >50 %, con nessuna evidenza di malattia extrauterina,
invasione cervicale, o invasione vascolare).
- alto rischio (invasione miometriale profonda, coinvolgimento della cervix, metastasi linfonodali
pelviche o paraaortiche e alcuni tipi istologici).
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