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LE VARICI

(A cura del dott. Fabio Raja)

Semplici inestetismi o vera e propria malattia, le varici rappresentano ancor oggi un serio problema sanitario e sociale. Molto frequenti specie nel sesso femminile, si stima che una donna su dieci tra i 30 e 60 anni presenti questa patologia, le varici sono dilatazioni venose che per lo più colpiscono gli arti inferiori, gambe e cosce. Le cause di questa malattia sono da ricercare
  • nell'andatura eretta che la specie umana ha assunto nel corso dell'evoluzione
  • nella familiarità
  • in alcune attività lavorative, e più in generale, nel moderno stile di vita.

Molte persone hanno le pareti delle vene che cedono facilmente, perché il tessuto connettivo elastico, che costituisce la parete delle loro vene, è di scadente qualità, caratteristica trasmessa loro dai genitori in via ereditaria. Inoltre, le moderne comodità ci hanno abituato ad una vita sedentaria e lo scarso movimento favorisce il ristagno del sangue nelle vene. Ci sono, poi, altre condizioni che facilitano il formarsi delle varici, come l'obesità, le gravidanze e certi lavori che comportano lo stare a lungo in piedi, fermi ed esposti a fonti di calore.

La circolazione sanguigna nelle gambe e la formazione di varici

E', in ogni caso, nella stazione eretta propria dell'uomo, che va cercata la causa della debolezza strutturale che espone la specie umana al rischio di contrarre questa malattia. Le vene costituiscono un sistema di vasi con la funzione di trasportare il sangue verso i polmoni per arricchirlo d'ossigeno. Il cuore, successivamente, spinge il sangue verso tutti gli organi, attraverso le arterie, con una pressione che è in grado di mandarlo nei punti più lontani del corpo.Nelle vene, la forza propulsiva trasmessa dalla contrazione cardiaca, si è quasi del tutto esaurita, e per questa ragione il sangue fa fatica a continuare il proprio cammino. Negli arti inferiori, poi, questo percorso è particolarmente difficoltoso, poiché il sangue deve "salire" contro la forza di gravità. Nell'uomo, infatti, a differenza degli altri mammiferi quadrupedi il cuore si trova ad un livello più alto delle gambe.La progressione del sangue è, di conseguenza, difficoltosa e lenta ed è resa possibile solo dall'azione dei muscoli del polpaccio che, contraendosi durante la marcia, spremono le vene. Il sangue è poi obbligato ad andare verso l'alto da valvole disseminate lungo le vene. Questo meccanismo è molto efficace, ma interessa solo il sistema venoso profondo.Negli arti inferiori ci sono, infatti, due sistemi venosi, formati da complessi intrecci di vasi, localizzati rispettivamente nella profondità dell'arto e in superficie.Il sistema profondo è circondato da muscoli e, perciò, il sangue vi scorre agevolmente, mentre in quello superficiale , costituito dalla vena grande e piccola safena che si trovano subito sotto la pelle, il flusso ematico ha gran difficoltà ad avanzare per la mancanza dell'azione di spremitura muscolare. I due sistemi si collegano, tramite vene, dette perforanti , che, in condizioni normali, portano il sangue dalla superficie in profondità, cioè verso il sistema più efficiente. Inoltre, la grande safena s'immette, poco sotto la piega inguinale, nel sistema profondo, all'altezza della cosiddetta cross safeno-femorale , provvista di valvola, che consente il passaggio del sangue dalla superficie alla profondità.

Il cedimento della parete venosa, che è alla base della comparsa delle varici, provoca la dilatazione della vena e, in queste condizioni, le valvole non si chiudono più in modo regolare, perdono, perciò, la loro funzione.Accade, allora, che il sangue anziché andare dalla superficie in profondità, inverte il senso del flusso e va dal sistema profondo a quello superficiale. Questo fenomeno, chiamato reflusso, porta ad un ingorgo delle vene superficiali che si dilatano ulteriormente. Le safene, allora, diventano serpiginose e, in più, si dilatano anche dei rami venosi che non appartenendo né alla grande, né alla piccola safena sono chiamati extrasafenici e sono responsabili delle cosiddette varici reticolari.Siamo così giunti alla formazione delle varici. Il ristagno di sangue provoca l'imbibizione acquosa dei tessuti, l'edema, con infiammazione e dolore. Gli scambi tra il sangue ed i tessuti si alterano e, col tempo, la pelle e il sottocute vanno incontro a fenomeni regressivi con indurimento, assottigliamento pigmentazione, lezioni eczematose ed ulcere. La paziente lamenta irrequietezza e dolore alle gambe, crampi muscolari e senso di gonfiore.

Terapie

Molto si può fare con la prevenzione . Mantenere il peso ideale, fare delle lunghe passeggiate, utilizzare calze elastiche, sono tutte regole che permettono di ridurre il rischio di sviluppare vene varicose.Quando però le varici si sono ormai sviluppate l'unico trattamento in grado di restituire alla gamba un aspetto normale e prevenire ulteriori guai, è quello chirurgico.Negli ultimi anni sono stati compiuti grandi progressi nella cura chirurgica delle varici, alla ricerca di metodi sempre meno invasivi e sempre più efficaci, che consentano la riduzione dei tempi di recupero alla vita lavorativa e sociale del paziente e risultati clinici ed estetici impeccabili.

Il trattamento chirurgico delle varici degli arti inferiori, deve puntare alla risoluzione di due problemi:

  • L'incontinenza della valvola situata a livello della cross safeno-femorale
  • La dilatazione delle safene e dei rami varicosi extrasafenici.

Con il trattamento tradizionale, la cosiddetta safenectomia , si esegue la chiusura della cross, ossia si interrompe chirurgicamente il punto di confluenza tra sistema superficiale e quello profondo a livello dell'inguine, e si asporta la grande safena "sfilandola", mentre, con tanti piccoli tagli, si eliminano le vene extrasafeniche dilatate.E' un intervento ben codificato che può essere eseguito in regime di Day hospital, con dimissione della paziente entro la giornata, e con un recupero pronto e completo della funzione degli arti. Come complicanza si può avere la formazione di qualche ematoma, conseguenza del trauma chirurgico, e, più raramente, limitati problemi causati dalla lesione di qualche nervetto che decorre accanto alle vene asportate.Il più grosso problema è però quello delle recidive . Basti pensare che il 17% di tutte le cause che, negli Stati Uniti, i pazienti intentano contro i loro Medici è attinente alla recidiva di varici. Attualmente vi sono altri mezzi che permettono di risolvere definitivamente il problema delle varici, riducendo l'incidenza delle recidive, con risultati estetici ottimi, e con minimo disagio per la paziente.

Radiofrequenza

Con il sistema VNUS® si è riusciti a risolvere il problema delle varici senza necessità di tagli.L'intervento si basa sul principio che la radiofrequenza genera calore come nel nostro forno a microonde, e determina la contrazione della parete delle vene che si chiudono.

Una sottile sonda è introdotta pungendo la pelle nella safena, a livello del malleolo, e sotto guida ecografica è sospinta sino alla cross safeno-femorale. A questo punto la sonda è collegata ad un generatore di microonde che produce un riscaldamento, controllato e localizzato, in corrispondenza della punta della sonda. La vena si chiude e si interrompe in tal modo la cross e, di conseguenza, il reflusso del sangue dalla profondità in superficie. A questo punto la sonda è fatta scorrere lentamente a ritroso per provocare la chiusura della safena lungo tutto il suo decorso.

Si possono, però, secondo le necessità, eseguire trattamenti più limitati, chiudendo solo i tratti di safena che sono ammalati.

L'intervento è attuato in anestesia locale ed il paziente può essere dimesso nella giornata.I risultati estetici di questa metodica sono notevolmente superiori a quelli ottenibili con la chirurgia tradizionale. Com'effetti collaterali si possono verificare modesti e localizzati arrossamenti della pelle, come eritemi solari, mentre raramente il riscaldamento di qualche piccolo nervo, determina disestesie passeggere, cioè alterazioni della sensibilità cutanea in limitate zone della gamba.Poche le controindicazioni: la metodica è da evitare in pazienti con pace maker cardiaco, con safena eccessivamente tortuosa, con concomitante malattia arteriosa, con trombosi della safena o con safena troppo esile o troppo dilatata.Non è, inoltre consigliata, nelle donne durante la gravidanza. Questa metodica non permette, attualmente, il trattamento delle vene extrasafeniche dilatate, quelle cioè che non appartengono alla grande o piccola safena. Perciò, il medico che dopo aver eseguito la safenectomia si trova di fronte ad una paziente con varici dei rami extrasafenici ha il problema di come trattare queste vene che compromettono l'estetica della gamba.Per risolvere il problema delle varici reticolari ci sono, al presente, tre tipi di trattamenti.

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Le flebectomie secondo Muller

La flebectomia di Muller consiste nell'eseguire una serie di piccolissimi tagli, di 3-4 millimetri, ed attraverso questi rimuovere chirurgicamente le vene dilatate.E' un metodo che, in mani esperte, assicura un risultato estetico e funzionale eccellente, anche se è piuttosto lungo, specie in presenza di grovigli varicosi complessi, e c'è sempre il rischio che qualche rametto venga "dimenticato", compromettendo, almeno in parte, il risultato estetico.

La sclerosi

La sclerosi consiste nell'iniettare all'interno delle vene malate una schiuma contenente una sostanza irritante per la parete venosa che provoca un'infiammazione sterile che, col tempo, determina la chiusura completa della vena. Il metodo in mani esperte, anche in questo caso, assicura ottimi risultati.

Il metodo TriVex®

Il metodo TriVex® rappresenta il più moderno ed avanzato trattamento delle varici reticolari e presenta molti vantaggi rispetto ai precedenti.Innanzi tutto evita la necessità di praticare le numerose incisioni necessarie per rimuovere vene fragili e frammentate ed inoltre, permette di vedere le vene da asportare poiché mette il chirurgo nelle condizioni di operare in modo mirato e non "cieco" come negli altri casi. 

La procedura ha inizio con l'individuazione e la delimitazione dell'area interessata dalle vene dilatate, cosa facilmente eseguibile con un semplice pennarello a paziente in piedi. Successivamente viene effettuato un piccolo taglio di 2-3 mm eseguito a qualche cm di distanza dal "groviglio" di vene da asportare.
 
L'idrodissettore è introdotto nel sottocute attraverso la piccola incisione. La sorgente luminosa consente di visualizzare, per trasparenza, le vene dilatate, mentre il getto d'acqua a pressione separa la vena dalle strutture circostanti.
 
L'idrodissettore (a destra) consente di vedere le varici, mentre il resettore( a sinistra) viene introdotto attraverso una piccola incisione dalla parte opposta.
 
Muovendo il resettore si asportano le vene dilatate che il chirurgo spinge con l'altra mano verso lo strumento.
 
Particolare che mostra come il resettore aspiri le varici, mentre l'idrodissettore illumina e irriga il campo operatorio.
Completata l'asportazione, viene iniettata una soluzione acquosa ad alta pressione, contenente anestetico. Questa soluzione ha lo scopo di chiudere piccoli vasi rimasti eventualmente aperti, e impedisce, in tal modo, il formarsi di fastidiosi ematomi post-operatori, mentre l'anestetico, che viene riassorbito lentamente, assicura un decorso post-operatorio confortevole e privo di dolore.Chiuse le due incisioni con un piccolo cerotto, sulla gamba viene applicata una calza elastica.

Con questo nuove tecniche, e con quelle ben sperimentate che da decenni sono praticate a milioni di pazienti, c'è oggi la possibilità di curare le varici in maniera radicale con il minor disagio ed il miglior risultato estetico applicando per ogni paziente la tecnica in grado di dare i migliori risultati.Sarà compito del flebologo esperto impiegare la tecnica che, caso per caso, riterrà idonea a risolvere, definitivamente, il problema delle vene varicose.

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