AUTOESAME DEL SENO E PATOLOGIA BENIGNA DELLA MAMMELLA
AUTOESAME SENO, PATOLOGIA BENIGNA MAMMELLA |
A cura del
Dott. Fabio Raja |
Ancora oggi, dopo una visita senologica, una mammografia od un’ecografia mammaria,
viene frequentemente suggerita l’esecuzione periodica dell’autopalpazione del
seno.
Molte donne, tuttavia, provano disagio a farla, non sentendosene all'altezza
o per il timore di scoprire qualche anomalia. È veramente utile, nell’epoca attuale,
l’autoesame del seno?
Quante probabilità ci sono d’imbattersi in una lesione veramente pericolosa?
Agli inizi degli anni settanta le prospettive di cura delle pazienti con tumore
mammario erano sconfortanti.
Da una parte, infatti, i trattamenti di cui si disponeva erano gli stessi da
oltre settanta anni e nessuna nuova tecnica chirurgica, farmaco o progresso era
stato fatto negli ultimi decenni.
Tutte le donne erano curate nello stesso modo, con l’asportazione totale della
mammella di frequente seguita da radioterapia, indipendentemente dall’età, le
dimensioni del nodulo e lo stadio della malattia.
D’altro canto era elevata la porzione di pazienti con grossi noduli e linfonodi
sotto l’ascella, con una malattia, insomma, piuttosto avanzata.
Paura di scoprire d’essere ammalata, terrore per la mastectomia, malinteso senso
del pudore, scarsa attenzione al proprio corpo e disinformazione, spingevano molte
donne che si accorgevano d’avere un nodulo a sottovalutarne l’importanza e nasconderlo
a se stesse, ai propri familiari e al medico, finché la situazione non si faceva
insostenibile.
Nel frattempo, però, la malattia progrediva e, parallelamente, diminuivano le
possibilità di guarigione.
Fu allora che molte associazioni, per lo più costituite da pazienti operate,
cominciarono una intensa opera d’informazione per coinvolgere le donne e renderle
parte attiva nel processo di diagnosi, diffondendo la tecnica dell’autoesame del
seno. Oggi le donne sono molto attente al loro corpo, consapevoli dell’importanza
di una diagnosi tempestiva e interessate alla prevenzione. Nel frattempo nuovi
procedimenti chirurgici hanno reso possibile interventi curativi non deturpanti,
che rispettano l’estetica e l’integrità psico-fisica, mentre nuovi farmaci e sistemi
radiologici ci consentono di guarire un numero sempre maggiore di persone.
Il panorama è, però, profondamente mutato soprattutto grazie alle campagne d’informazione
e educazione sanitaria e a quelle di diagnosi radiologica di massa, gli screening,
che hanno drasticamente aumentato la percentuale delle pazienti che si rivolgono
al chirurgo con una malattia in una fase molto precoce e, perciò, con ottime possibilità
di guarire.
Nell’attuale scenario è ancora giustificato consigliare l’autopalpazione del
seno?
Gli studi clinici eseguiti a questo proposito, hanno dato un risposta chiara:
l’autopalpazione non modifica le percentuali di guarigione nelle donne che la
eseguono e si scoprono un nodulo.
Il presupposto, infatti, della prevenzione consiste nello scoprire il tumore
quando questo non ha raggiunto dimensioni tali da renderlo avvertibile con la
mano.
Il nodulo che può essere “sentito” dalla donna o dal suo medico, ha perciò raggiunto
dimensioni tali che non può, tranne eccezioni, essere definito “precoce”.
La prevenzione, o come più correttamente dovrebbe essere chiamata, “l’anticipo
diagnostico”, si basa piuttosto sulla mammografia che può svelare noduli tanto
piccoli da sfuggire all’esame manuale.
Ben si comprende, quindi, che lo sforzo dei medici deve essere concentrato nel
sottoporre il maggior numero di donne oltre i quaranta anni ad una mammografia
periodica, dopodichè, l’esame manuale, specie quello eseguito dalla donna stessa,
diventa superfluo.
Bisogna, poi, considerare che in molte donne l’autoesame è fonte d’ansia ed è
possibile che si allarmino, senza motivo, nel palpare alterazioni che, in realtà,
sono normali cambiamenti della ghiandola mammaria durante il periodo fertile o
lesioni non pericolose.
In definitiva, perciò, pur riconoscendo all’autopalpazione i meriti sopra ricordati,
si può tranquillamente affermare che tale esame non è necessario, se la donna
si sottopone regolarmente alla mammografia o, se sotto i quaranta anni, a visite
specialistiche ed ecografie secondo il calendario che il proprio medico le consiglia.
Ben inteso, se la donna riesce ad eseguire l’autoesame in modo corretto, con
serenità, senza paure od ansia, e raggiunge una buona conoscenza di “come” è fatto
il suo seno, questo test non è assolutamente dannoso e può aiutare a sentirsi
più tranquille.
Come eseguire correttamente l’esame?
La prima cosa da fare è scegliere il momento più favorevole per fare il test.
La mammella, nel periodo fertile della vita, mostra, infatti, modificazioni mensili
legate al ciclo mestruale.
Il seno è costituito da una parte ghiandolare, quella che produce il latte, e
da tessuto fibroso e grasso che sostiene la ghiandola.
Il tutto è rivestito dalla pelle con l’areola ed il capezzolo.
Ogni mese, sotto l’influenza degli ormoni, la ghiandola mammaria si prepara ad
una possibile gravidanza ed al successivo allattamento e, per questo, diventa
più voluminosa, compatta, turgida, consistente per aumento del numero delle cellule
e del contenuto in acqua, mentre i vasi sanguigni s’ingrossano per portare una
maggiore quantità di sangue.
Queste modificazioni, che intralciano la palpazione della mammella, raggiungono
il loro massimo subito prima delle mestruazioni. In questa fase è bene non eseguire
l’autopalpazione.
Se la gravidanza non accade, dopo la mestruazione, la ghiandola, lentamente,
riprende il suo aspetto regolare: diminuisce il gonfiore, diventa più soffice,
si riduce il contenuto in acqua e l’apporto di sangue; finché tra il decimo ed
il quattordicesimo giorno dall’inizio delle ultime mestruazioni, la mammella comincia
nuovamente a predisporsi per una possibile gravidanza.
È questo, perciò, il momento migliore per eseguire l’autoesame, ma anche la visita
medica e l’ecografia.
C’è, tuttavia, una certa variabilità individuale e per questo ogni donna dovrebbe
capire con l’esperienza, qual è, per lei, il momento più favorevole per l’autoesame.
Per le donne in menopausa questa regola non vale, poiché, con il venir meno del
periodo mestruale, la mammella non è più soggetta a cicliche modificazioni.
Dopo la menopausa, inoltre, la ghiandola mammaria, non più stimolata dagli ormoni,
va gradualmente incontro ad un’involuzione.
In altre parole si restringe sino a scomparire quasi del tutto ed il suo posto
è preso da tessuto grasso, il che rende molto più agevole la palpazione, perché
il grasso è soffice ed omogeneo.
Anche in questo caso, in ogni modo, c’è un’ampia variabilità. Ci sono donne anziane
che hanno ancora abbondanti residui ghiandolari ed altre, molto più giovani, che
presentano una completa sostituzione della parte ghiandolare con tessuto grasso.
Nelle donne che seguono la terapia ormonale per contrastare i disturbi della
menopausa, la palpazione deve essere eseguita preferibilmente intorno al quattordicesimo
giorno.
È bene chiarire che chi segue la terapia sostitutiva deve eseguire annualmente
la mammografia.
Come eseguire l’autopalpazione
Il miglior modo è posizionarsi in piedi davanti ad uno specchio ed osservare,
innanzi tutto, l’aspetto del proprio seno, prima abbandonando le braccia lungo
il corpo, dopo sollevandole contemporaneamente in alto.
Così si possono evidenziare, differenze nella forma tra i due seni, mutamenti
dell’aspetto ed, in particolare, retrazioni, cioè affossamenti, del capezzolo
o depressioni della pelle in un qualsiasi punto della mammella.
L’affossamento del capezzolo è una condizione molto frequente che spesso interessa
ambedue le mammelle e, se presente da molto tempo, non è pericolosa.
Se, invece, la retrazione compare improvvisamente deve essere segnalata al medico
perché potrebbe essere il segno di un nodulo posto immediatamente dietro il capezzolo.
Allo stesso modo una retrazione della cute, prima non presente, potrebbe essere
correlata con un nodulo sottostate e deve spingere la donna a chiedere il parere
del sanitario.
A questo punto inizia la palpazione.
Dapprima sdraiate, dopo in piedi o sedute.
Il braccio, del lato della mammella che si vuole esplorare, deve essere spostato
in alto, preferibilmente appoggiando il palmo della mano sulla nuca e spingendo
il gomito un po’ all’indietro.
Con l’altra mano s’inizia a palpare la mammella, tendendo le dita unite e appoggiandole
delicatamente, dapprima, sull’areola, poi su tutta la mammella, in modo ordinato,
per non tralasciare alcuna parte, meglio esplorando il seno in modo circolare,
iniziando dalle zone più interne, per passare poi a quelle esterne.
La mano deve esercitare una dolce pressione sulla mammella ed eseguire dei piccolissimi
movimenti circolari per cercare di separare gli elementi della ghiandola sottostante.
Particolare attenzione deve essere posta all’esplorazione della porzione superiore
esterna del seno, che è la zona in cui è, di norma, presente la maggiore quantità
di tessuto ghiandolare.
Come interpretare quel che si palpa?
Le donne che decidono di eseguire l’autopalpazione devono tener ben presenti
tre cose:
- L’autopalpazione non può sostituire, in alcun modo, la visita medica, né tanto
meno mammografia ed ecografia, ma può essere, se gradita alla donna, un’integrazione
a questi esami che devono essere, in ogni modo, eseguiti secondo il calendario
consigliato dal medico.
- Quel che si richiede alla donna non è fare una diagnosi, cosa che può essere
difficile anche per lo specialista, ma solo di “accorgersi di un cambiamento”
da segnalare al medico.
- Le “alterazioni” che la donna può percepire palpandosi sono, nella stragrande
maggioranza dei casi, legate alla normale struttura del seno o a “lesioni” totalmente
benigne. I noduli maligni sono, infatti, una percentuale molto bassa rispetto
a quelli privi d’importanza clinica. È sbagliato, perciò, spaventarsi per aver
palpato qualcosa di “anomalo” poiché le probabilità che si tratti di una lesione
pericolosa sono molto basse.
Quali sono i reperti che più frequentemente si incontrano?
In termini assoluti, le scoperte più frequenti sono, come già detto, lesioni
benigne: fibroadenomi e cisti.
I fibroadenomi sono tumoretti benigni che si manifestano, di norma, nelle donne giovanissime,
sotto i vent’anni e se non rimossi, chiaramente, durano per tutta la vita.
Sono simili a piccole patate, possono essere numerosi, interessare ambedue le
mammelle e raggiungere dimensioni notevoli.
Toccandoli, si avverte la presenza di un nodulo duro, ma non durissimo, liscio
e che sembra sfuggire sotto la mano che lo esamina.
I fibroadenomi sono facilmente individuabili con l’ecografia che deve essere
eseguita per conferma e per individuare la eventuale presenza di altri più piccoli
e, perciò, non palpabili.
Di regola non è necessario asportarli, a meno che non siano molto grandi e provochino
uno stato di disagio nella donna che ne è affetta.
Le cisti sono, invece, dei palloncini pieni di liquido che si manifestano, più
frequentemente dopo i 30-35 anni.
Anche le cisti possono essere numerose, interessare ambedue le mammelle e raggiungere
dimensioni notevoli.
Con la palpazione si avverte un nodulo duro, talora un po’ doloroso, con superficie
liscia e abbastanza mobile.
Non c’è bisogno di asportarle, sono facilmente individuabili con l’ecografia
che deve essere eseguita per conferma e in qualche caso il medico può consigliare
di vuotarle del loro contenuto, cosa che può essere facilmente fatta con una normale
siringa da iniezioni, in ambulatorio e in pochi secondi.
La donna, spesso, avverte delle zone d’indurimento della mammella, più o meno
estese, senza che sia possibile palpare un nodulo vero e proprio.
Questi indurimenti, che i medici chiamano addensamenti, si manifestano prima
delle mestruazioni e scompaiono, o si attenuano, quattro-cinque giorni dopo l’inizio
del flusso. Ma non c’è una regola costante.
Nelle donne tra i 35 ed i 50 anni, gli addensamenti possono persistere a lungo
e sono, generalmente, in relazione alla mastopatia fibrocistica.
Interpretare correttamente la natura di un addensamento può essere cosa difficile
anche per lo specialisti e la sua scoperta impone, perciò, l’esecuzione di esami
strumentali come mammografia ed ecografia.
AUTOESAME SENO, PATOLOGIA BENIGNA MAMMELLA