Negli ultimi anni la ricerca sui nuovi farmaci antineoplastici ha suscitato grandi speranze ed aspettative per terapie più specifiche e meno tossiche in ambito oncologico. In particolare, i recenti avanzamenti nella biologia molecolare stanno consentendo di studiare la differente espressione dei geni coinvolti nelle neoplasie (genomica) e delle proteine da essi prodotte (proteomica ) al fine di determinare un dettagliato profilo molecolare delle neoplasie. La conseguente applicazione clinico-terapeutica di questi studi sta già consentendo (e consentirà in maniera ancora più rilevante in un futuro molto vicino), di personalizzare le terapie in base alla caratterizzazione biomolecolare del tumore, utilizzando farmaci selettivi che agiscono sui differenti bersagli espressi dallo stesso, colpendo, cioè le singole molecole alterate (fattori di crescita, recettori, enzimi…) responsabili della crescita e della diffusione incontrollata delle cellule tumorali, della loro resistenza alle terapie tradizionali e della produzione di nuovi vasi sanguigni. Questi nuovi farmaci, spesso detti “a bersaglio (target) ” o “biologici ” o ancora “intelligenti ”, da soli o in combinazione con le terapie tradizionali (chemio-, radio-, ormonoterapia), permetteranno pertanto di combattere direttamente il tumore, risparmiando le cellule normali dell’organismo, con conseguente minore tossicità. Caratteristiche peculiari e vantaggiose di questi nuovi farmaci sono rappresentate, pertanto, da:
Per contro, questi nuovi farmaci a bersaglio presentano importanti restrizioni
al loro impiego determinate dal loro spettro d’azione che è ovviamente limitato
a quei sottogruppi di tumori che presentano specifiche alterazioni molecolari.
Trastuzumab Bersaglio e Meccanismo d’azione: Si tratta di un anticorpo monoclonale IgG1 umanizzato contro il recettore 2 del
fattore di crescita epiteliale umano (HER2). Bloccando tale recettore, il trastuzumab
determina un’inibizione della proliferazione delle cellule tumorali umane che
iperesprimono tale recettore. L’iperespressione di HER2 è osservata nel 20 %-30
% dei tumori mammari primari.
La misurazione dell’espressione di HER2 è obbligatoria prima di iniziare la terapia
con trastuzumab. Essa viene individuata tramite un esame immuno-istochimico di
sezioni tumorali fissate. Recentemente il farmaco ha dimostrato una notevole efficacia
anche in fase adiuvante, ovvero dopo l’intervento chirurgico radicale, tanto da
essere in corso di approvazione anche per questa indicazione e spesso utilizzato
in questa tipologia di pazienti. Attualmente sono in corso numerosi studi per
valutare l’impiego del farmaco nelle neoplasie mammarie per altre indicazioni
o in altre neoplasie (es. carcinomi gastrici…).
Imatinib Bersaglio e Meccanismo d’azione: si tratta di una piccola molecola in grado inibire l’attività sia della tirosin
chinasi associata al recettore c-Kit (espresso dai tumori stromali dell’apparato
gastroenterico inoperabili o GIST) sia della tirosin chinasi che viene attivata
quando si verifica la traslocazione cromosomica del gene Bcr-Abl che è all’origine
della leucemia mieloide cronica.
Farmaci anti-EGFR Sono farmaci che agiscono bloccando la funzione del recettore del fattore di
crescita epidermoidale (Epidermal Growth Factor Receptor o EGFR o HER-1).
In vari tipi di neoplasie attualmente vengono studiate ed utilizzate, tra le altre, le seguenti molecole “biologiche” che bloccano in questi due diversi modi l’attivitá dell’EGFR: cetuximab (Erbitux), gefitinib (Iressa), erlotinib (Tarceva).
Importanza del target EGFR e meccanismo d’azione dei farmaci anti-EGFR (anticorpi monoclinali e piccole molecole) A. Cetuximab (C225) Bersaglio e Meccanismo d’azione: Si tratta di un anticorpo monoclonale che colpisce il dominio extracellulare
dell’EGFR.
B. Panitumumab (ABX-EGF) Si tratta di un anticorpo monoclonale con lo stesso meccanismo d’azione e le stesse indicazioni del cetuximab. L’unica differenza è che è totalmente umanizzato e quindi presumibilmente con un profilo di tolleranza migliore. Attualmente non è in commercio e viene quindi somministrato nell’ambito di protocolli di studio. È prodotto dalla casa farmaceutica AMGEN. C.Gefitinib Bersaglio e Meccanismo d’azione: Si tratta di una piccola molecola che si lega alla tirosin chinasi dell’EGFR
bloccando la funzione di quest’ultimo e conseguentemente la trasduzione del segnale
di crescita della cellula tumorale.
D. Erlotinib Bersaglio e Meccanismo d’azione: Si tratta di una piccola molecola che si lega alla tirosin- chinasi dell’EGFR
bloccando la funzione di quest’ultimo e conseguentemente la trasduzione del segnale
di crescita della cellula tumorale. Indicazioni: il farmaco è stato approvato negli Stati Uniti per la cura del tumore polmonare
non a piccole cellule in stadio avanzato che sia progredito ad almeno una precedente
linea di chemioterapia e delle neoplasie pancreatiche avanzate. Attualmente si
stanno studiando altre applicazioni del farmaco per le neoplasie della testa e
del collo e dell'ovaio.
Alcuni farmaci agiscono inibendo l’angiogenesi, cioè ostacolando lo sviluppo dei vasi sanguigni che irrorano i tumori e determinando un arresto della crescita e la regressione delle neoplasie. Il principale meccanismo d’azione di questa classe di farmaci coinvolge il fattore di crescita angiogenetico (Vascular Endothelial Growth Factor o VEGF) e il suo recettore (VEGFR). Anche in questo caso, così come abbiamo visto per i farmaci anti-EGFR, esistono fondamentalmente due tipi di farmaci: gli anticorpi monoclonali che bloccano il recettore o il fattore di crescita (somministrati per via endovenosa) e le piccole molecole, che legandosi alla tirosin-chinasi del recettore ne determinano il blocco. A. Bevacizumab Bersaglio e Meccanismo d’azione: Si tratta di anticorpo monoclonale umanizzato che si lega al VEGF, impedendo
a quest’ultimo di legarsi ai suoi recettori (VEGFR-1 e VEGFR-2), sulla superficie
delle cellule endoteliali. Il blocco dell’attività biologica del VEGF interferisce
con la formazione dei nuovi vasi sanguigni del tumore impedendo conseguentemente
la crescita tumorale.
B. Vatalanib (PTK 787/ZK 222584) Bersaglio e Meccanismo d’azione: Si tratta di una piccola molecola che si lega alle tirosin-chinasi dei recettori
di VEGF e del fattore di crescita delle piastrine (platelet-derived growth factor
o PDGF), bloccandone la funzione e conseguentemente inibendo la formazione dei
nuovi vasi sanguigni del tumore.
E altro ancora… In aggiunta ai farmaci descritti finora, sono attualmente in fase di studio numerosi altri nuovi farmaci in oncologia, con differenti indicazioni e meccanismi d’azione. Di seguito riportiamo alcuni di questi. Ovviamente molti altri ancora sono attualmente in fase di studio e, considerate le continue nuove acquisizioni della biologia molecolare, il loro numero è in progressivo aumento. Attraverso lo sviluppo e l’uso degli agenti biologici, in futuro i regimi antineoplastici potrebbero essere specificamente modulati in base alle caratteristiche molecolari del tumore dei singoli pazienti. Anti-cox-2 Si tratta di farmaci comunemente utilizzati come antiinfiammatori (celecoxib, rofecoxib, ecc.) di cui recentemente è stato studiato un possibile impiego nei tumori del colon e del polmone, dove sembrerebbero inibire la crescita cellulare e indurre l’apoptosi, ovvero la morte delle cellule tumorali. Recenti acquisizioni sul profilo di sicurezza di tali farmaci hanno evidenziato un incremento di fenomeni cardiovascolari nelle persone che ne facevano un uso cronico prolungato. Tali dati hanno indotto gli Enti regolatori statunitensi a ritirare queste molecole dal commercio a scopo precauzionale, conseguentemente ed in attesa di ulteriori chiarimenti, il loro utilizzo non può essere raccomandato. Inibitori delle metalloproteinasi Le metalloproteinasi rappresentano una famiglia di enzimi la cui funzione principale è la degradazione delle proteine della matrice extracellulare, come il collagene, la laminina, la fibronectina, l’elastina e la parte proteica dei proteoglicani. Le metalloproteinasi sono iperespresse in numerose neoplasie maligne e la loro iperespressione è correlata con l’aggressività tumorale e il potenziale metastatico. Dato che le metalloproteinasi giocano un ruolo fondamentale nel processo di progressione della malattia neoplastica, come confermato dai dati preclinici e clinici, l’inibizione farmacologica dell’attività delle metalloproteinasi può determinare conseguentemente una marcata riduzione dell’invasività dei tumori primitivi e delle metastasi. La famiglia degli inibitori delle metalloproteinasi comprende vari farmaci tra cui marimastat, batimastat, BAY 12-9566, BMS-275291 e i bisfosfonati. Tutti, ad eccezione di questi ultimi, sono ancora in fase sperimentale sia in Italia che all’estero. I bisfosfonati, infatti sono già in commercio anche in Italia e rappresentano una classe di farmaci inizialmente utilizzati per la cura dei disturbi dell’omeostasi del calcio e, più recentemente, per la palliazione e la prevenzione delle metastasi ossee nei pazienti oncologici. Oltre ad avere un effetto nel prevenire le complicazioni scheletriche nei pazienti oncologici con metastasi ossee, i bisfosfonati sembrano avere anche un’attività antitumorale diretta. I meccanismi d’azione responsabili dell’attività antitumorale dei bisfosfonati non sono ancora del tutto chiari. Tra essi annoveriamo:
Inibitori del ciclo cellulare Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un notevole progresso delle nostre conoscenze del ciclo cellulare e soprattutto dei fattori che lo regolano, sia nella cellula normale sia in quella tumorale. In particolare numerosi dati pre-clinici non solo hanno confermato l'importanza di sostanze chiamate cicline e di chinasi ciclina-dipendenti nei processi di controllo della normale replicazione cellulare, ma anche e soprattutto, hanno chiarito molti dei punti oscuri circa la relazione tra l'alterazione di tali processi e la progressione neoplastica. Queste conoscenze hanno conseguentemente determinato un forte slancio per lo sviluppo d’inibitori delle chinasi ciclina-dipendenti come agenti anti-neoplastici (es. flavopiridolo, staurosporina, paulloni…). Anche l’uso di questi farmaci è ancora del tutto sperimentale. Oligonucleotidi antisenso Per oligonucleotide antisenso si intende un breve frammento di DNA, che contiene la sequenza nucleotidica complementare del filamento di DNA codificante (senso) o di RNA messaggero (mRNA). Perciò l'antisenso, grazie a questa sua "specularità" rispetto al DNA senso, si appaia ad esso o all'mRNA, annullandone l'attività biologica. Gli oligonucleotidi di impiego in terapia sono sintetici, ma nelle cellule sono stati individuati anche oligonucleotidi endogeni, di cui è ignota la funzione. L’oligonucleotide antisenso si lega all'RNA messaggero, o a sequenze di controllo dell'espressione genica presenti sul filamento complementare di DNA, impedendo così la decodificazione ed il successivo processo di sintesi proteica. L’impiego clinico degli oligonucleotidi antisenso è ancora in fase di studio. Quanto sopra riportato ha carattere puramente informativo e non è stato condotto con lo scopo di realizzare una esaustiva trattazione oncologica, ma rappresenta un tentativo di approfondire con semplicità un argomento che è in continua evoluzione. Sicuramente rimarranno aperte molte altre domande e dubbi, per questo motivo è fondamentale porre gli ulteriori quesiti ai propri medici di fiducia o direttamente all’autrice dell’articolo (rossana.berardi@libero.it). ADDIO CHEMIOTERAPIA, ARRIVANO "LE BOMBE INTELLIGENTI"Articoli correlati
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