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LA CHIRURGIA ENDOSCOPICA
NEL TRATTAMENTO DELLE NEOPLASIE DELLA DONNA

A cura di Anna Paola Tortora,
con la consulenza
del Prof. Enrico Vizza
e della Dott.ssa Maria Saltari

In oncologia più che in altri ambiti, l’obiettivo ultimo del medico è oggi la guarigione del paziente unita al mantenimento di un livello accettabile della sua qualità di vita. Un cambiamento sostanziale dell'approccio medico in senso anche psicologico che, in campo chirurgico, si è tradotto nella ricerca e nello sviluppo di metodiche che fossero quanto più conservative possibile delle funzioni del paziente, senza escludere l’estetica, per ottenere la ripresa funzionale del malato stesso.
Sono nate e si sono diffuse, quindi, tecniche dette endoscopiche o minimamente invasive grazie alle quali è possibile effettuare interventi chirurgici riducendo notevolmente l’impatto di questi sulla psiche e sul fisico del paziente e accelerando la ripresa dopo l’intervento del malato. Grazie alle tecniche laparoscopica e robotica, oggi si possono eseguire importanti operazioni con accessi chirurgici minimi: è possibile, in questo modo, evitare il lascito di grandi cicatrici e ottenere un recupero funzionale molto più rapidamente che in passato. L’impatto psicologico derivante da menomazioni o segni sul corpo non deve essere sottovalutato: non avere cicatrici vistose quali quelli conseguenti alla chirurgia tradizionale aiuta il paziente, a livello inconscio, a superare il concetto di malattia e di tumore.

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Laparoscopia e tecniche robotiche nella chirurgia del tumore ginecologico
Quando si parla di laparoscopia e tecniche robotiche nella chirurgia del tumore ginecologico, il riferimento è a tumori dell’utero, del corpo dell’utero, dell’endometrio e del collo dell’utero. Il trattamento endoscopico in questi casi, può essere assicurato alla quasi totalità delle pazienti. Fa discorso a sé il tumore dell’ovaio che, nelle forme iniziali, ovvero quando il tumore è confinato ad un singolo ovaio, può essere affrontato con il trattamento endoscopico in seguito al quale, in alcuni casi, si riesce a raggiungere anche la conservazione dell’altro ovaio e dell’utero; differente il discorso per le forme più avanzate dove il trattamento endoscopico ha un utilizzo più limitato.
Riguardo il tumore dell’utero, è possibile effettuare interventi molto importanti per via endoscopica come ad esempio l’asportazione dell’utero stesso, delle ovaie e dei linfonodi malati, sempre attraverso un singolo foro o fori multipli da 3 mm.
In casi selezionati è possibile anche scegliere trattamenti conservativi dell’utero o dell’ovaio non interessati dalla neoplasia. In una piccola percentuale di questi casi la donna può anche continuare ad essere fertile sia in maniera autonoma sia accedendo a tecniche di fecondazione medicalmente assistita.

Nei casi di tumori dell’ovaio in fase iniziale, gli interventi per via endoscopica consentono di ridurre sensibilmente i tempi di degenza delle pazienti, fino ad un solo giorno. Se pure la pratica chirurgica comporta un costo piuttosto elevato, sono dunque notevoli i vantaggi sia in termini di recupero funzionale che di durata del ricovero. Si calcola che se si arrivasse ad utilizzare le nuove tecniche in modo massivo arrivando a coprire l’80%-90% dei pazienti, si opererebbe con tempistiche di week surgery, con non più di 3 giorni di degenza per patologie complesse e gravi. Si risparmierebbero, quindi, ogni settimana circa tre giorni di degenza in termini di personale, medicine e ricovero, compensando le spese determinate dall’uso della tecnologia.

La chirurgia robotica è l’ultima frontiera della chirurgia minimamente invasiva
La chirurgia laparoscopica è una tecnica che prevede l’intervento nella cavità addominale mediante cannule con strumenti di 5 millimetri di diametro; in questo caso il chirurgo opera manovrando direttamente gli strumenti endoscopici attraverso le cannule. Nella chirurgia robotica, invece, il chirurgo lavora su una “console”, un macchinario attraverso il quale il medico ha una visuale dell'operazione in tre dimensioni (3d, il monitor utilizzato per gli interventi in laparoscopia offrono invece una visione bidimensionale) e impartisce comandi al robot che manovra gli strumenti agganciati sopra il paziente, senza essere necessariamente presente in camera operatoria e operando da seduto, senza limitazioni nei movimenti al contrario di ciò che accade nella chirurgia laparoscopica o classica. Attraverso la chirurgia robotica si può raggiungere una delicatezza nei movimenti pressoché impossibile da replicare con le mani e gli strumenti chirurgici classici; essa è inoltre molto più rapida e più precisa (anche se di gran lunga più costosa) rispetto alla chirurgia laparoscopica, i cui strumenti e accessi fanno comunque sì che si possa trattare il tumore confinandolo all’interno di quella che è la sua espansione nell’organo colpito.

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Gli interventi in laparoscopia per il trattamento del tumore ginecologico consentono di operare e asportare le parti di organo o l’intero organo malato con l’estrazione dei pezzi chirurgici attraverso la vagina, incisa per praticare l’asportazione dell’utero. Si crea in questo modo una porta accessoria che alla fine dell’intervento viene richiusa ma che durante l’operazione è funzionale all’asportazione completa dei pezzi. Il materiale chirurgico asportato viene quindi chiuso in sacchetti per evitare che nessuna cellula – che potenzialmente potrebbe metastatizzare – entri a contatto con organi sani.

La chirurgia laparoscopica consente di evitare le grandi demolizioni conseguenti alla chirurgia laparotomica (classica) che sfrutta invece incisioni addominali ampie destinate a trasformarsi in cicatrici deturpanti. La conservazione delle ovaie, ove possibile, ha ovviamente un effetto benefico sulla paziente ove un’isterectomia totale, anche per donne non più fertili, è sempre difficile da accettare, poiché l’utero rappresenta simbolicamente il legame con la propria femminilità e sfera sessuale. Per non parlare delle donne in età fertile per le quali le implicazioni di un intervento demolitivo sono evidenti e temute. Nell’intervenire su un tumore su una donna in età fertile sarà quindi necessario assicurare a questa una qualità della vita accettabile con uno sguardo in prospettiva dell’età matura e avanzata.

Ogni donna, dunque, necessita di un trattamento differente a seconda della problematica e dell’età in cui essa di presenta. Ecco perché alle tecniche endoscopiche si associano anche tecniche più conservative, unite ad una personalizzazione dei trattamenti chirurgici, il tutto con il fine di assicurare e conservare, quanto più possibile, alcune funzioni come quella ormonale, sessuale o la sensibilità ad esempio, degli organi genitali o di quelli ad essi associati.

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