LA RADIOTERAPIA: INFORMAZIONI PRATICHE
RADIOTERAPIA
A cura di Rossana Berardi, Clinica di Oncologia Medica, Università Politecnica delle Marche, Ancona
La Radioterapia è nata circa un secolo fa in seguito alla scoperta dei raggi X e dei fenomeni
legati alla radioattività e consiste nella somministrazione accurata di precise
dosi di radiazioni per la cura di alcune malattie, in particolare dei tumori.
È un trattamento localizzato, indolore, che nella maggior parte dei casi coinvolge
aree ben delimitate dell'organismo. L’alta energia utilizzata, molto più elevata
di quella che si usa per le normali radiografie, porta a morte le cellule tumorali,
impedendone così la fase di crescita, ma determina anche effetti collaterali a
danno dei tessuti sani vicini alla zona da irradiare. Tale danno, la cui entità
dipende dalla sede sui cui sono dirette le radiazioni è, nella maggioranza dei
casi, temporaneo.
Come agiscono le radiazioni?
Le radiazioni non sono altro che una particolare forma di energia. In Radioterapia vengono utilizzate radiazioni di elevata energia, chiamate radiazioni ionizzanti
(raggi X, elettroni, protoni, neutroni, ecc.), in grado di danneggiare le cellule
neoplastiche, o comunque proliferanti, localizzate a livello dell'area interessata
dal trattamento.
Quali sono gli obiettivi della radioterapia?
La Radioterapia in generale può avere i seguenti obiettivi:
- intento radicale con l’obiettivo di distruggere tutte le cellule tumorali per ottenere remissione
completa della malattia;
- intento preoperatorio per ridurre al minimo le dimensioni del tumore al fine di consentire un intervento
chirurgico (ad esempio nel caso delle neoplasie del retto)
- intento adiuvante per ridurre la possibilità che il tumore si ripresenti (recidiva) dopo un intervento
chirurgico (ad esempio nelle neoplasie della mammella) o dopo la chemioterapia
(ad esempio nei linfomi). In questo caso la radioterapia viene somministrata in
assenza di malattia visibile
- intento palliativo o sintomatico per il controllo di eventuali sintomi quali il dolore (per esempio nel caso
di metastasi ossee) o altri legati alla patologia neoplastica.
Come viene somministrato il trattamento radioterapico?
Le modalità con cui viene effettuato il trattamento radioterapico variano in
funzione di diversi fattori, tra cui il tipo, le dimensioni e la sede del bersaglio,
le condizioni generali del paziente e gli obiettivi del trattamento stesso. Per
tale motivo esistono piani di trattamento personalizzati diversi da paziente a
paziente.
Le modalità più diffuse di applicazione dei raggi X a scopo terapeutico sono
sostanzialmente due, ossia:
- la radioterapia esterna (detta anche a fasci esterni o transcutanea), che consiste nell’irradiare la zona interessata dall’esterno, utilizzando
come sorgente di radiazioni una macchina chiamata acceleratore lineare, posta
all’esterno del corpo del paziente,
- la brachiterapia (derivante dal greco brachýs, corto o radioterapia “interna” o di “contatto”), che significa “terapia da
vicino” e consiste nel portare la sostanza radioattiva nelle vicinanze del tessuto
da sottoporre al trattamento. In questo caso la sorgente radioattiva è posta a
diretto contatto con il bersaglio.
In alcuni casi viene eseguita un’irradiazione corporea totale (total body irradiation o TBI): si tratta di una metodica poco diffusa che si attua sui pazienti che devono
essere sottoposti a trapianto di midollo osseo o di cellule staminali, ad esempio
nelle leucemie o nei linfomi. Lo scopo principale dell’irradiazione corporea totale
è distruggere le cellule del midollo osseo allo scopo di rimuovere ogni traccia
di cellule neoplastiche. La dose di radiazioni può essere somministrata su tutto
il corpo in un'unica seduta oppure in un certo numero di dosi più basse. Al trattamento
radiante si associa anche un trattamento chemioterapico a dosi molto elevate per
preparare il paziente al trapianto di nuovo midollo osseo che va a sostituire
il midollo distrutto dai trattamenti antitumorali.
Il midollo osseo per il trapianto può provenire da un donatore compatibile oppure
può essere prelevato dal malato stesso prima che sia sottoposto alla radioterapia.
Come si effettua la radioterapia transcutanea?
Questo tipo di trattamento utilizza i raggi X ad alta energia prodotti dall’acceleratore
lineare, che è costituito da un lettino, sul quale il paziente si sdraia, attorno
al quale ruota la testata della macchina da cui originano i raggi X. I raggi passano
attraverso la cute e rilasciano la dose prestabilita all’interno della zona da
irradiare.
Il principio è sostanzialmente identico a quello di una comune radiografia, quindi
il trattamento non provoca alcun tipo di dolore. La dose totale da somministrare
è suddivisa in sedute giornaliere di breve durata (dette anche frazioni) allo scopo di danneggiare il meno possibile le cellule normali rispetto a quelle
tumorali, riducendo in tal modo gli effetti collaterali del trattamento.
Il frazionamento più convenzionale
della dose da irradiare prevede una
seduta al giorno per cinque giorni a settimana con una pausa nel week-end, ma
sono possibili anche un ipofrazionamento, in cui una dose giornaliera più elevata
è somministrata a distanza di più giorni, oppure un iperfrazionamento, in cui
2-3 dosi giornaliere meno elevate sono somministrate ad almeno 6 ore l’una dall’altra,
riducendo in tal modo la durata complessiva del trattamento.
Il tipo di frazionamento e la durata del trattamento variano a seconda della
patologia da trattare e sarà il radioterapista a valutare la necessità di una
terapia con frazionamento diverso da quello convenzionale.
La prima procedura che viene messa in atto per la preparazione del trattamento
radioterapico è la cosiddetta simulazione. Il nome deriva dal fatto che per la sua realizzazione si utilizzano delle particolari
apparecchiature radiologiche chiamate “simulatori universali” che permettono di
definire la sede e le dimensioni della regione corporea da irradiare. La prima
seduta relativa alla pianificazione del trattamento viene detta di centratura e serve ad individuare con estrema precisione la zona da irradiare (detta target o bersaglio) per proteggere gli organi sani vicini all’irradiazione (organi
a rischio). Vengono così definiti le dimensioni e l’orientamento dei campi di
terapia.
Durante la centratura viene generalmente eseguita una TC (tomografia computerizzata)
o a una PET-TC (tomografia computerizzata associata ad una tomografia ad emissione
di positroni), che serviranno al medico radioterapista per disegnare dal punto
di vista tridimensionale l’area da irradiare e al fisico sanitario per decidere
come dirigere il fascio di raggi X, in modo da colpire il bersaglio risparmiando
gli organi a rischio.
Generalmente vengono eseguite anche delle scansioni TC della sede di malattia,
con apparecchiatura dedicata (TC-simulatore).
Una volta stabilita definitivamente la zona da irradiare, il campo viene delimitato
sulla cute in modo da essere facilmente individuabile per tutta la durata del
trattamento.
A tale scopo vengono eseguiti tatuaggi.
Il trattamento radioterapico in sé non è doloroso e una seduta dura da una decina
di minuti fino ad un massimo di un’ora e mezzo nel caso dell’irradiazione corporea
totale. L’erogazione vera e propria del fascio di radiazioni in realtà dura solo
pochi secondi.
Esistono varie tecniche di radioterapia:
- radioterapia conformazionale: è sempre più diffusamente utilizzata come tecnica standard. La terapia si effettua
sempre con l’acceleratore lineare, collocando, però, alcuni blocchetti metallici
nella traiettoria del fascio di radiazioni per conformarlo quanto più possibile
alla forma dell’area da irradiare. In questo modo è possibile orientare sul tumore
una dose più elevata di radiazioni esponendo a dosi più basse le cellule sane
circostanti e le strutture adiacenti al fine di ridurre di effetti collaterali.
Una recente evoluzione di questa tecnica prevede la sostituzione dei blocchetti
metallici con collimatori multilamellari, costituiti da una serie di lamelle metalliche
fissate alla testata dell’acceleratore lineare. Ogni lamella può essere regolata
in modo da conformare il fascio di radiazioni all’area da trattare senza bisogno
di blocchetti metallici.
- radioterapia con fasci ad intensità modulata (IMRT): anche questa modalità di radioterapia prevede l’utilizzo di collimatori
multilamellari. Nel corso del trattamento le lamelle del collimatore si muovono
sull’area da irradiare con una sequenza stabilita e controllata da un computer,
mentre la macchina eroga il fascio di radiazioni. In questo modo è possibile conformare
la fluenza del fascio di radiazioni all’area da irradiare con una maggiore precisione
rispetto alla radioterapia conformazionale.
- radiochirugia stereotassica con acceleratore lineare: questa tecnica è nata per il trattamento dei tumori cerebrali, ma esistono
diversi studi anche per quanto riguarda le neoplasie polmonari e alcune patologie
intraaddominali di natura maligna. È disponibile solo presso centri di alta specializzazione.
- Gamma-knife: anche questo tipo di terapia è per lo più indicato nella cura dei tumori cerebrali
e di alcune patologie benigne di natura vascolare (ad esempio, le malformazioni
artero-venose) del cervello. Il trattamento gamma knife o bisturi a raggi gamma
consiste in un fascio di raggi gamma orientato in modo molto preciso ed emesso
da centinaia di angoli diversi. È sufficiente una sola seduta di radioterapia,
che può durare da quattro a cinque ore.
Come si effettua la brachiterapia?
La brachiterapia si esegue introducendo la sorgente radioattiva in forma sigillata direttamente
nel tessuto neoplastico o nelle sue immediate vicinanze. Si riconoscono due tipi
di brachiterapia:
- brachiterapia interna (o endocavitaria) in cui le sorgenti radioattive (cesio, iridio) sono inserite
in organi cavi (es. cervice uterina, esofago, trachea e bronchi);
- brachiterapia interstiziale, che consiste nell’impianto di piccole sorgenti radioattive all’interno del
tessuto tumorale mediante tecniche chirurgiche poco invasive. Si utilizza per
il trattamento di tumori della prostata, n della testa o del collo.
Quali sono i prevedibili effetti collaterali del trattamento?
- Stanchezza
- Perdita di appetito
- Modificazioni dei valori degli esami di laboratorio (anemia, piastrinopenia,
leucopenia)
- Alopecia
- Nausea/vomito
- Diarrea
- Reazioni cutanee
- Cistite/proctite
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Al radioterapista spetta il compito di spiegare nei dettagli il piano di trattamento,
le sue modalità ed i prevedibili effetti collaterali. In caso di dubbi è importante
chiedere i necessari chiarimenti al personale medico o infermieristico. Poiché
spesso le informazioni ricevute sono tante potrebbe essere utile preparare un
elenco di tutte le domande da porre al medico.
È importante discuterne con il radioterapista e con l’oncologo anche in caso
di dubbi o di informazioni in merito ad eventuali altre opzioni terapeutiche disponibili
reperite attraverso i mass-media o internet. |
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