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IL FETICISMO DI TRAVESTIMENTO

A cura del Prof. Fabrizio Quattrini

A prima vista la definizione “Feticismo di Travestimento” sembrerebbe unire la rappresentazione comportamentale di un individuo che utilizza indumenti del sesso opposto – Travestito - e che pone particolare attenzione agli elementi significativi dell’abbigliamento scelto, utilizzandoli nella componente espressamente erotico-sessuale come dei feticci - Feticismo.
In realtà nella classificazione internazionale delle parafilie, i principali manuali di riferimento (DSM IV-Tr e l’ICD-10) evidenziano una difficoltà strettamente semantica e associata espressamente al fenomeno culturale definito di cross-dressing. Al fine di rendere più semplice e chiara possibile la comprensione della definizione presentata è necessario fare una premessa utile a definire e distinguere il feticismo di travestimento da tutte le altre possibili varianti di cross-dressing.

Termini e terminologie
Quando nel secolo scorso venne coniato il termine “travestito” ci si riferiva essenzialmente ad una persona che si abbigliava con abiti del sesso opposto, il genere di riferimento era solitamente maschile: uomini che si travestivano da donna. Da allora, “travestimento” è stato usato per descrivere una varietà del comportamento di cross-dressing senza porre una qualche particolare attenzione agli scopi, ovvero alle funzioni di tale comportamento.
Questo ha permesso la nascita e la crescita di uno stereotipo, che ancora oggi comporta confusione e ignoranza sociali.
All’interno dell’intuibile concetto di cross-dressing si osservano quindi delle varianti comportamentali che devono essere inquadrate più precisamente. A tale riguardo è di fondamentale importanza riferirsi a tre concetti base della sessualità umana quali l’identità di genere, il ruolo di genere e l’orientamento sessuale.

Per identità di genere s’intende la reale sensazione vissuta ed esperita dall’individuo di appartenere al proprio sesso biologico di riferimento (un uomo nato cromosomicamente maschio che sente di appartenere al genere maschile; una donna nata cromosomicamente femmina che sente di appartenere al genere femminile). Il ruolo di genere è relativo, invece, alla rappresentazione di tutto quello che un individuo dice o fa per indicare agli altri, ma anche a se stesso, il grado del suo essere ed appartenere al genere maschile o femminile. Infine, l’orientamento sessuale si riferisce alla modalità di risposta erotico-sessuale della persona ai differenti stimoli sessuali del partner. L’orientamento può essere indistintamente e senza presupposti di differenze psicopatologiche eterosessuale, omosessuale, o bisessuale.
Queste micro-aree si uniscono integrandosi perfettamente con il sesso biologico di riferimento formando più precisamente l’identità sessuale di ogni individuo.

Sulla base di queste definizioni possiamo distinguere:

a) il Transessuale, che oggi viene definito dal punto di vista medico-scientifico colui che soffre di un Disturbo dell’Identità di Genere. Infatti, tali individui, indistintamente uomini e/o donne, non sentono di appartenere al proprio sesso biologico di riferimento e adottano strategie medico-ormonali/psicologico-comportamentali e socio-relazionali per “trasformarsi” nel sesso desiderato. Un uomo che vuole adeguare la sua identità fisica con quella psichica viene definito MtoF (Male to Female), una donna che mette in atto un simile adeguamento FtoM (Female to Male).
L’utilizzo di indumenti appartenenti al sesso opposto diventa per gli individui transessuali di fondamentale importanza e utilità. Questo permette il conformarsi e il rappresentarsi con l’identità di genere desiderata. Solitamente i transessuali mettono in atto comportamenti di cross-dressing a prescindere dalla Rettificazione Chirurgica del Sesso (RCS). Un esempio fondamentale riguarda il periodo definito di Real Life Test, fase in cui tali individui mettono in atto comportamenti di travestimento. Quindi, anche il ruolo di genere solitamente risulta essere egodistonico (non coerente con l’immagine e la percezione di sé) tanto quanto l’identità di genere. Invece l’orientamento sessuale risulta essere prevalentemente eterosessuale rispetto al genere desiderato, non si escludono anche orientamenti di tipo omosessuale e bisessuale. Per quanto riguarda il transessuale con orientamento omosessuale il termine di riferimento più appropriato è quello di transomosessualità.

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b) Transgender. È un individuo (maschio e/o femmina) tendenzialmente soddisfatto del sesso biologico di appartenenza, ma che preferisce occupare un ruolo sociale con dei tratti del comportamento manifesto associati a quelli del sesso opposto. Quindi l’identità di genere è conforme al sesso biologico di riferimento, mentre il ruolo di genere è egodistonico rispetto al contesto sociale di riferimento. Non desidera sottoporsi ad una RCS. Tende a mettere in atto accorgimenti per essere più credibile socialmente: cross-dressing, chirurghia estetica (labbra, zigomi, seno, glutei…), anche terapia ormonale (spesso senza un controllo di tipo medico). L’orientamento è tipicamente omosessuale, ma vi sono uomini che si definiscono bisessuali. Spesso alcuni transessuali, per paura di affrontare l’intervento chirurgico del cambiamento di sesso, decidono di rimanere in uno stato di “transizione”. Per quanto la loro identità di genere non sia conforme con quella sentita e desiderata decidono di rimanere in una dimensione di tipo transgender.

c) Androgino. È un individuo (uomo e/o donna) soddisfatto del sesso biologico di appartenenza, quindi in equilibrio con la propria identità di genere. Vive il proprio ruolo di genere in egosintonia, ovvero si comporta in modo coerente con l’identità di genere sentita e vissuta. L’unico elemento che lo contraddistingue è la percezione che gli altri, il sociale, potrebbero avere relativamente al suo modo di abbigliarsi e/o comportarsi. Infatti, gli androgini utilizzano elementi di cross-dressing per ottenere soddisfazioni di tipo psicologico e/o sociali. Ad esempio una donna che decide di non indossare mai un capo tipicamente femminile come la gonna, oppure un uomo che decide di indossare degli orecchini, oppure si cura in modo minuzioso le sopracciglia. Spesse volte questi elementi di tipo androginico sono socialmente rappresentativi di una moda o tendenza del periodo di riferimento. L’orientamento sessuale può essere indistintamente eterosessuale, omosessuale o bisessuale.

d) Gender Mimic. Un individuo (uomo e/o donna) la cui identità e ruolo di genere sono in egosintonia, ma che mette in atto comportamenti sociali di cross-dressing essenzialmente per fare spettacolo solitamente in teatro, televisione o locali di tendenza: Drag queen e Drag King. L’orientamento sessuale è indistintamente eterosessuale, omosessuale o bisessuale.

e) Omosessuali Travestiti. Individui principalmente di sesso maschile, che pur riconoscendo di appartenere al genere biologico di riferimento decidono di utilizzare indumenti o oggettistica del sesso opposto, travestendosi. La rappresentazione del ruolo sociale appare rovesciata, l’orientamento sessuale è di tipo omosessuale. Questi individui tendono ad imporre il proprio vissuto spesso contrastato da atteggiamenti omofobi del sociale, esasperando l’aspetto del sesso opposto. Integrazione, oggi, con il transgender e il gender mimic. Un esempio potrebbe essere ritrovato nella parodia del famoso film con Tognazzi “La cage aux folles” (“Il vizietto”), dove Alben (Michel Serrault) dichiaratamente omosessuale viveva costantemente indossando i panni del sesso opposto, senza percepirsi con un disturbo dell’identità di genere, e lavorando la sera come drag queen negli spettacoli del locale. Dal punto di vista clinico spesso gli omosessuali travestiti potrebbero apparire confusi e dichiararsi transessuali. Questo elemento è di fondamentale importanza, in quanto l’eventuale passaggio verso il cambio di sesso procurerebbe in tali individui caratteristiche psicologiche di scompensazione emotiva e disagio generalizzato.

f) Viados. Italianizzazione del termine veado (slang brasiliano) che significa ‘cervo’ e che viene solitamente associato al termine volgare omosessuale (frocio, ricchione..). In Italia tale termine è stato stravolto e spesso associato a transessuale, deviato etc. I viados sono uomini di nazionalità sud americana che si abbigliano con indumenti femminili e decidono di sottoporsi ad interventi chirurgici di tipo plastico (mammoplastica, rinoplastica, liposuzioni…) e a terapie ormonali per fini lucrativi: prostituzione. L’identità di genere è “confusa” e il ruolo di genere “invertito”. L’orientamento sessuale è tendenzialmente di tipo omosessuale, ma anche bisessuale. Spesso alcuni viados hanno un Disturbo dell’Identità di Genere e quindi si orientano verso una Rettificazione Chirurgica del Sesso, altri invece una volta raggiunto l’obiettivo economico prefissato tornano nel loro paese di origine, spesso da una famiglia dove sono presenti moglie e figli.
In ognuno dei comportamenti descritti gli individui hanno in comune la caratteristica di abbigliarsi con indumenti ed accessori del sesso opposto; sono questi l’espressione di un comportamento di tipo cross-dresser. Ciascun individuo è distinto dall’altro semplicemente per lo scopo del travestimento.

I termini travestito e travestimento vengono quindi erroneamente associati al feticismo di travestimento che, invece, rappresenta un individuo, che a prescindere dal genere e dall’orientamento sessuali, si traveste per procurarsi una particolare eccitazione e soddisfazione erotico-sessuale solitamente con una partner di sesso femminile.

Il feticismo di travestimento così come indicato nel DSM IV-Tr (2000) si riferisce a “fantasie, impulsi sessuali o comportamenti ricorrenti e intensamente eccitanti sessualmente, riguardanti il travestimento in un maschio eterosessuale”.
Anche se lo status di eterosessuale maschio viene riportato come preferenziale, alcuni autori (Langstrom & Zucher, 2005) hanno osservato elementi che suggeriscono una percentuale anche se minore, di uomini con feticismo di travestimento con orientamento omosessuale, bisessuale o addirittura asessuale.
Deve essere chiaro che il nucleo centrale del Feticismo di Travestimento rimane quello di vivere una certa eccitazione erotico-sessuale mettendo in atto un particolare comportamento di cross-dressing. Questo comportamento può variare dal semplice portare occasionalmente un certo abbigliamento intimo femminile sotto abiti maschili (culotte, autoreggenti, etc..), a vestirsi e truccarsi completamente come una donna in pubblico. Tale modo di fare non necessariamente può causare distress clinici significativi o e/o danni dell’individuo.

Devianza e/o Disturbo
Nel definire il Feticismo di Travestimento risulta di fondamentale importanza tenere ben distinte le caratteristiche comportamentali di “disturbo” e “devianza”. Infatti, il cross-dressing, come è stato descritto in precedenza, include una vasta gamma di comportamenti osservabili in un continuum che va dal deviante e non sessuale, come ad esempio in quelle culture tipo la Scozia dove il Kilt viene utilizzato in modo sereno e socialmente condiviso, a sessualmente deviante e disturbato, come ad esempio in comportamenti di tipo criminale dove un uomo ruba indumenti femminili per mettere in atto una soddisfazione sessuale per mezzo degli stessi articoli rubati.
Ecco che i comportamenti di cross-dressing per comprenderne le caratteristiche più o meno devianti, devono essere osservati in tale continuum tenendo quindi conto sia del tempo e tutto ciò che riguarda l’evoluzione della specie umana, che delle culture, relativamente ai passaggi temporali dove alcuni comportamenti di travestimento potrebbero essere male interpretati o non accettati.
Quando, in tale continuum, vengono considerati quei fattori contestuali e motivazionali (transessualismo, transgenderismo, dragqueenismo…) è evidente che non tutti gli atti di travestimento sono da considerarsi particolarmente devianti, o comunque vanno a riflettere un profondo disturbo degli individui travestiti.
Appare quindi utile ricordare che tutte le forme di cross-dressing possono rappresentare caratteristiche di devianza e/o disturbo tanto quanto essere individuate come possibili forme di adattabilità psico-sociale.
Anche per quanto riguarda il Feticismo di Travestimento, solitamente considerato forma parafilica e quindi annoverato nel DSM IV-TR come disturbo mentale è possibile fare una distinzione tra comportamento disfunzionale (disturbo) e forma trasgressiva condivisa con il partner.
Infatti, ultimamente Wheeler et al., (2008) sottolineano l’importanza di ridefinire l’aspetto di devianza e disturbo della parafilia. È preferibile parlare di Disturbo di Feticismo di Travestimento quando gli individui vivono uno stato di forte distress psico-emotivo e socio-relazionale e di Feticismo di Travestimento relativamente ad una qualsiasi altra forma di caratteristiche trasgressive di cross-dresser tendenzialmente condivise tra i partner .

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Conclusioni
La possibilità di interpretare in modo chiaro e preciso le caratteristiche associate ai comportamenti di cross-dressing permette non solo di comprendere aspetti emotivo-affitivo-relazionali di coloro che mettono in atto pratiche di travestimento, ma soprattutto di ridefinire il concetto stereotipato del “diverso da sé”, amplificando i concetti di normalità e devianza, disagio/parafilia e trasgressione. L’importanza di educare alla comprensione garantisce la conquista di una migliore qualità della vita e soprattutto l’abbattimento dell’ignoranza.

Bibliografia
- American Psychiatric Association. (2000). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 4th edition. Text Revision (DSM IV-TR). Washington DC: (APA) (trad. it.: Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. 4th edizione. Text Revision (DSM IV-TR). Milano: Masson, 2002).
- Langstrom, N., & Zucher, K.J. (2005). Transvestic fetishism in the general population; Prevalence and correlates. Journal of Abnormal Psychology, 89, 295-298.
- Wheeler, J., Newring, K.A.B., & Draper, C. (2008). Transvestic Fetishism. In D.R., Laws & W.T., O’Donohue, editor, Sexual Deviance, New York: Guilford Press.

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