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LA “FRIGIDITÀ” CHE NON ESISTE

A cura del Dott. Fabrizio Quattrini

Ancora oggi, molte sono le terminologie in campo sessuale e sessuologico che nascondono caratteristiche conflittuali e invalidanti per l’essere umano, spesso lontane da una scientificità in continuo working progress, “comode” da utilizzare, ma distanti dal “reale” scioglimento degli stereotipi socio-culturali.

La “frigidità” ad esempio continua ad essere riferita socialmente ad una particolare reazione e caratteristica psico-sessuale della donna. In realtà, identificare la donna come “frigorifero” allontana il concetto più ampio, complesso e necessario dell’assenza di desiderio sessuale; è un termine che sembra apparire più comodo, per quanto invalidante e giudicante. A tale riguardo anche per la sessualità maschile il termine “impotenza” è stato fortunatamente sostituito da quello meno giudicante di disfunzione erettile! Nonostante ciò, sembra essere difficile un certo svincolo delle “masse” da particolari concetti e cliché, così da favorire termini più sani e meno giudicanti.
Vediamo però quali sono stati i conflitti sociali e culturali fino alla metà degli anni 80 in merito alla definizione teorico-clinica della “frigidità”.

Il concetto di “frigidità” ha sempre posto seri problemi sia dal punto di vista della definizione, che in quello strettamente teorico-clinico.
Anche nella comunità scientifica venivano ad alternarsi definizioni che cristallizzavano nella frigidità una mancanza della risposta sessuale della donna, ovvero l’assenza di orgasmo durante il rapporto sessuale con un uomo. Appare evidente che in un’epoca storica (inizi del 1900 a tutto il 1970), dove gli studi sessuologici continuavano ad avere come punto di partenza e d’indagine la risposta sessuale maschile, buona parte delle informazioni della risposta femminile erano strettamente vincolate e difficilmente comprese!
Sembra chiaro che, almeno fino alla denuncia di alcuni esponenti del mondo accademico internazionale (Freedman, Kaplan e Sadock, 1984) e relativa alla “Frigidità” o “anestesia sessuale”, il concetto fosse rappresentato in un continuum che andava dalla completa mancanza di risposta alla stimolazione sessuale a varie risposte orgasmiche inadeguate.

Chiaramente, la “frigidità” come espressione giudicante e invalidante di un comportamento sessuale tutto al femminile era la chiara rappresentazione simbolica biologico-medica, in cui non veniva considerato in modo chiaro ed esaustivo la componente psicosomatica.
La “frigidità” come concetto in sé non può esistere. L’utilizzo di tale terminologia, come sottolineava la Kaplan, è improprio tanto quanto specifico e descrittivo è quello di “disturbi del desiderio sessuale”.
Ecco allora che una donna, che a livello psicosomatico ha un’insufficienza o assenza di fantasie sessuali e un desiderio di mettere in atto il comportamento erotico-sessuale, si allontana non solo dalla sessualità, ma soprattutto dall’espressione emotiva e gratificante della relazionalità. Questo viene definito più precisamente Disturbo del Desiderio Sessuale Ipoattivo, che come riferisce anche il DSM IV Tr (2000) e in linea con quanto espresso precedentemente, non è dovuto esclusivamente agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (farmaci inclusi) o di una condizione medica generale. Ancora, una donna che attiva una certa forma di fobia o evitamento del contatto con un partner sessuale può sviluppare un disturbo da Avversione Sessuale e come riportato anche da Basson e collaboratori (2000) possono essere presenti forme di Disturbi del desiderio e dell’interesse sessuale in cui la donna ha sensazioni di interesse o desiderio particolarmente diminuite, non ha fantasie e pensieri erotico-sessuali e manca anche del desiderio “responsivo” quello cioè relativo alla avances del/la partner.

Quindi, è necessario ridefinire i concetti che descrivono una certa difficoltà tutta al femminile di perdita dell’interesse sessuale, abbattendo l’immagine della “frigidità”, della donna fredda e senza emozioni erotico-sessuali e rinforzando la giusta terminologia scientifica di “disturbi del desiderio sessuale femminili”.

Chiaramente le possibili cause di tale disfunzionalità psicosomatica possono essere rintracciate in fattori educativi negativi, pregressi traumi (fisici, emotivi e sessuali), restrizioni culturali e religiose, disfunzioni sessuali del partner, inadeguata o assente stimolazione etc. A tale riguardo la psicoterapia sessuale integrata è ad oggi uno dei trattamenti più funzionali in merito alle disfunzionalità del desiderio sessuale siano esse maschili, femminili, della coppia.

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