L'IMPOTENZA: disturbo maschile dell'erezione |
A cura del prof. Fabrizio Iacono
Urologo e Andrologo
Università degli Studi "Federico II"
- Napoli |
L'impotenza, intesa come "incapacita' dell'uomo nel raggiungere e mantenere l'erezione,
al fine di iniziare e portare a termine con soddisfazione il rapporto sessuale",
é il sintomo di una alterazione organica o di natura psicologica del meccanismo
erettivo. Colpisce circa l'8 -10 % della popolazione maschile tra i 18 e i 60
anni ed è un sintomo sempre risolvibile alle soglie del terzo millennio.
La maggiore informazione e la caduta di vecchi tabù "medioevali" ha fatto si'
che tali pazienti non popolino più un sottobosco buio, facile preda di medici-stregoni
e falsi terapeuti o di intriganti messaggi promozionali, ma che si rivolgano con
crescente disinvoltura agli specialisti della materia: andrologi o urologi . D'altra parte, la possibilità di avere a disposizione un elevato numero di
pazienti, ha consentito ai ricercatori la standardizzazione di nuovi metodi di
diagnosi e di terapia.
LE CAUSE
La ricerca applicata ha permesso l'identificazione di quelli che vengono definiti
i fattori di rischio-impotenza:
- il fumo
- l'alcolismo
- l'uso di alcuni farmaci
- alcune malattie croniche come il diabete o l'insufficienza renale
- interventi chirurgici particolarmente demolitivi sul piccolo bacino , etc.
Inoltre, l'aumento della vita media, ha fatto si' che il desiderio di vivere
una sessualita' integra si protragga anche nella cosiddetta terza età, per cui
alcune patologie tipiche dell'invecchiamento (aterosclerosi, deficit ormonali,
etc.) possono divenire fattori di rischio per la funzione sessuale maschile.
|
Fumo |
|
Che il fumo sia un fattore di rischio nell'impotenza è stato confermato già nei
primi anni 80 da alcuni ricercatori statunitensi. Nel 44% dei fumatori si ha infatti
una riduzione della velocità del flusso ematico nelle arterie che irrorano i corpi
cavernosi del pene. Tale riduzione di flusso potrebbe, nei casi più gravi, essere
così marcata da mandare in tilt il meccansimo erettivo. |
|
Alcol |
|
L'alcol ha un effetto disinibente e socializzante, ma in realtà deprimente sulla
funzione sessuale. Spesso, una prestazione avuta sotto l'effetto dell'alcol può
sembrare "eccezionale" in quanto esaltata dallo stato di alterazione sensoriale.
In effetti si tratta della "solita performance" . L'importante è far bere anche
la partner! |
|
Farmaci |
|
Alcuni farmaci impiegati per la cura di altre malattie possono, talvolta, riportare
tra gli effetti collaterali l'impotenza. Gli anti-ipertensivi beta-bloccanti , gli anti H2 (cimetidina e ranitidina) impiegati per la cura dell'ulcera gastrica, la finasteride usata nella terapia dell'adenoma prostatico, i tranquillanti minori , gli anti-epilettici , alcuni antidepressivi , sono tra i più noti appartenenti a questo gruppo. |
|
Malattie croniche |
|
Tra le malattie croniche predisponenti all'impotenza vanno ricordate il diabete e l'insufficienza renale . I pazienti diabetici, infatti, specie se ammalati da più di 10 anni e insulino-dipendenti
, vanno incontro ad impotenza nel 50% dei casi. Le cause vanno ricercate nelle
alterazioni nervose periferiche e vascolari che caratterizzano le complicanze
dei diabetici di lunga data. L'insufficienza renale è causa di una condizione
definita "uremia cronica". L'impotenza da uremia cronica ritrova la sua causa
in una molteplicita' di fattori: dal calo degli ormoni androgenici circolanti
ad una aterosclerosi precoce che provoca un ipoafflusso sanguigno ai corpi cavernosi.
Il deficit di zinco e l'intossicazione da alluminio sono valide concause di impotenza
nei dializzati. Ogni uomo affetto da una malattia cronica debilitante vive spesso un grave stato
depressivo che può a sua volta essere causa di scarse prestazioni sessuali che
a loro volta esasperano lo stato depressivo: si viene cosi' a creare un circolo
vizioso autoalimentato . Solo la ripresa di una funzione sessuale soddisfacente riuscirà a spezzare
tale circolo ridando all'ammalato una maggiore dignità di maschio nei confronti
della propria partner. |
La sessualita' nella terza eta' La sessualita' nella terza età é oggi una realtà molto spesso messa da parte
da una società maggiormente protesa verso un modello di maschio-macho giovane
ed atletico. In realtà circa il 10% degli uomini oltre gli ottanta anni hanno
un rapporto sessuale alla settimana.Il sensibile allungarsi della vita media contemporaneamente
all'abbattimento degli ultimi tabu' sessuali e ad una sempre maggiore liberalizzazione
del comportamento femminile ha fatto sì che la richiesta di una normale funzione
sessuale sia sempre più frequente da parte di arzilli ultrasettantenni spesso
accompagnati da giovani partners. Il 55% dei maschi oltre i 75 anni è però affetto
da una spesso insopportabile impotenza. Molte delle patologie che accompagnano un invecchiamento fisiologico possono
essere causa di una sensibile riduzione della potenza sessuale nel maschio : un ruolo rilevante hanno sia l'insufficienza arteriosa peniena legata a fenomeni
aterosclerotici che modificazioni microstrutturali del tessuto erettivo. Inoltre,
l'anziano, fa spesso uso, per la cura di malattie concomitanti, di alcuni di quei
farmaci che presentano tra gli effetti collaterali una depressione sia della libido
che della potenza erettiva.
DIAGNOSTICA
La diagnostica dell'impotenza ha avuto un sorprendente sviluppo negli ultimi
venti anni. Si è passati quindi progressivamente dal considerare il 90% dei casi
di impotenza di tipo psicologico all'inizio del '900 fino alle soglie del terzo
millennio, dove il rapporto si è praticamente invertito. Possiamo affermare infatti
che, malgrado ogni caso di impotenza abbia una indiscussa sovrapposizione psicologica,
la maggior parte dei casi oggi studiati ritrovano in una causa organica l'eziologia
(la causa) del loro problema.La diagnostica strumentale ci offre un test standardizzato,
praticato ormai in tutto il mondo, capace di distinguere con una elevata attendibilità
un caso di impotenza psicogenica da uno di natura organica: la rigidometria notturna con Rigiscan . Il rationale di questo test si basa sul fenomeno fisiologico, a cui vanno
incontro tutti gli uomini, dalla nascita in poi (addirittura dalla vita fetale),
delle erezioni notturne durante il sonno. Tali episodi erettivi, che si verificano
nella fase R.E.M. (rapid eyes moviments) del sonno, cioè nella fase di sogno,
non dipendono dal tipo di sogno che si sta facendo e sono assolutamente indipendenti
dallo stato emotivo.
| Le prime osservazioni in questo senso furono fatte negli anni 40 da Ohlme Yer
che descrisse una sequenza erettiva ricorrente nel sonno che Aserinsky (1955)
notò essere correlata alle fasi REM del sonno, quelle nelle quali, di solito,
si producono i sogni. Le ricerche successive, fatte a cavallo tra gli anni 60
e 70 da Fisher (1965), Karakan (1966 e 1972) e Jovanovic (1972), dimostrarono
poi che nel maschio normale, dalla nascita fino alla tarda età e con un massimo
alla pubertà, sono presenti cicli di erezione associati in notevole percentuale
alle fasi REM del sonno. In più, Fisher nel 1983, potè dimostrare che anche nella
donna si verifica una simile correlazione, anche se con minore costanza, attraverso
cicli di vasocongestione pelvica durante le stesse fasi del sonno.Su queste basi
teoriche si sono sviluppati vari tentativi di monitorare l'erezione durante il
sonno. Il primo tentativo fu fatto con lo "stamp test" (testi dei francobolli).
Al soggetto veniva infatti applicata una striscia di francobolli attorno al pene
in stato di riposo. Durante la notte, se la zigrinatura che li divideva era lacerata
significava che il pene aveva raggiunto l'erezione. Questa metodica piuttosto
naif fu sostituita, alla fine degli anni 70, dal monitoraggio della tumescenza
peniena notturna (NPTm). Tecnicamente l'esame consisteva nel collocare due anellini
di gomma sul pene a riposo. Durante la notte, tramite il loro collegamento che
un apparecchio di registrazione a penna, le variazioni di volume del pene inducevano
le variazioni del tracciato. Il suo significato clinico era certamente superiore
a quello di tutte le tecniche diagnostiche usate fino a quel periodo. Era possibile
riconoscere soprattutto la patologia neurovascolare periferica e differenziarla
dai disturbi su base psicogena. Tuttavia anche questa metodica, a causa dei molti
falsi positivi e negativi non potè essere considerata attendibile. Il problema
più grave era costituito dall'equivoco tra le registrazioni della rigidità, rispetto
a quelle della tumescenza del pene, condizioni che esprimono un differente stato
di eccitamento e di afflusso di sangue ai corpi cavernosi. Fu quindi messa a punto
una nuova metodica, più raffinata e computerizzata, per lo studio delle erezioni
notturne, la rigidometria. Basata sul medesimo principio e su una sostanziale
identità tecnica con il NPTm ha avuto il pregio di monitorare la rigidità del
pene. |
Il test, di facile esecuzione, viene eseguito a domicilio del paziente per tre
notti consecutive grazie all'impiego di un microcomputer collegato al pene tramite
due anelletti sensoriali. Dopo tre notti, il paziente riporterà il microcomputer
dal proprio medico che sarà in grado di decodificare la registrazione. Se per
le tre notti di registrazione è presente almeno un fenomeno erettivo della rigidità
superiore all'80% e della durata superiore a 12 minuti il test viene considerato
normale. Si tratterà, infatti, di una impotenza psicogenica. In caso di assenza
o deficit di rigidità dei fenomeni erettivi si potrà ipotizzare un problema di
natura organica.
Studi condotti da ricercatori italiani e pubblicati sulle più autorevoli riviste
scientifiche internazionali (F.Iacono e coll. J. Urol. 1993) hanno dimostrato
che probabilmente anche alla base di una impotenza oggi definita psicogenica potrebbe
esistere un substrato organico.
Tali studi hanno evidenziato come nei soggetti affetti da impotenza psicogenica
si abbia un significativo decremento della velocità di circolazione sanguigna
nelle arterie principali del pene. Lo stress del semplice test ecografico indurrebbe
in taluni soggetti una così forte reazione emozionale in grado di stimolare la
produzione di adrenalina e inibire la circolazione sanguigna. Lo stesso, se non
peggio, potrebbe avvenire al momento del rapporto sessuale con ovvie conseguenze!
Inoltre, gli stessi ricercatori hanno evidenziato, in un ulteriore studio, come
anche in molti soggetti affetti da impotenza oggi definita psicogenica si abbiano
delle alterazioni microstrutturali dei corpi cavernosi del pene.Probabilmente
alla base di alcuni casi di impotenza definita psicogenica esisterebbe una causa
organica, forse lieve, e ancora al di sotto del potere di riconoscimento delle
attuali procedure diagnostiche . Alcuni pazienti potrebbero spontaneamente compensare tali deficit lievi ipertrofizzando
dei meccanismi compensativi e riuscire quindi a portare a termine l'atto sessuale,
altri invece andrebbero inesorabilmente incontro a continui fallimenti.
La diagnostica strumentale prevede, una volta ipotizzata una causa organica,
lo studio funzionale della vascolarizzazione arteriosa e venosa del pene . Ciò é possibile tramite l'impiego dell'ecocolordoppler , strumento che ci consente in un unico tempo sia la visualizzazione del ramo
arterioso indagato che lo studio della velocità del sangue nel suo interno. Possono
così essere messi in evidenza tutti i casi di stenosi o ipoplasie delle arterie
cavernose del pene. L'ecocolordoppler dei corpi cavernosi del pene consente anche
una visione ecografica del tessuto erettile e l'evidenziazione di altre patologie
come la malattia di La Peyronie (induratio penis plastica) di per se stessa spesso causa di impotenza.Infine,
la diagnostica piu' attuale prevede l'esecuzione della biopsia dei corpi cavernosi . Tale metodica può mettere in evidenza la malattia degenerativa-disfunzionale
della Tunica Albuginea del pene che potrebbe essere la causa di molti casi di
impotenza. (F. Iacono e coll. J. Urol. e Eur. Urol. 1994).
TERAPIA
La terapia dell'impotenza ha visto l'inizio di una nuova era nel 1982 quando
il francese R. Virag e l'inglese Brindley hanno aperto la strada alla terapia
autoiniettiva con farmaci vasoattivi. L'impiego di farmaci vaso-attivi nella cura
dell'impotenza prevede da parte del paziente, sotto rigoroso controllo medico,
l'esecuzione di una autoiniezione nel pene di una dose personalizzata di farmaco.
Dall'impiego iniziale della sola papaverina si è passati successivamente alla
associazione con la fentolamina e quindi alla prostaglandina E1 , usata attualmente, che sembrerebbe priva di effetti collaterali.Ultimamente
sono stati proposti, nei casi più resistenti, l'impiego di veri e propri "coktail"
di farmaci vaso-attivi.
E' molto importante che il paziente venga seguito dallo specialista nella messa
a punto della giusta concentrazione di farmaco e che lo specialista rimanga reperibile
una volta che il paziente sia divenuto autonomo nella gestione delle proprie erezioni
farmaco-indotte.
Più attuale è l'impiego della terapia orale. La soluzione più "gradevole", che
non prevede l'uso del bisturi e dell'ago è oramai una realtà ben consolidata e
priva di significativi effetti collaterali. La "magica" molecola si chiama Sildenafil (Viagra) , ed è la nuova panacea per l'uomo in "tilt"! Il meccanismo di erezione del
Sildenafil sembra agire direttamente sulla muscolatura liscia dei corpi cavernosi
determinando un aumento del flusso sanguigno nel pene e quindi l'erezione. I risultati
ottenuti dimostrerebbero l'efficacia della molecola in oltre l'80% dei pazienti
trattati con scarsi e sopportabili effetti collaterali (emicrania , bruciore di
stomaco,vampate di calore al viso,).
Da pochi mesi la terapia orale della impotenza può avvalersi anche di una nuova
molecola l'"apomorfina " che con il nome commerciale di Ixsense o Taluvian , alla dose di 2 o 3 mg. da assumere 15 minuti prima del rapporto sessuale per
via sublinguale sembra avere una buona efficacia nel 53% dei casi e in particolar
modo nei soggetti giovani con "inconvenienti" di natura psicologica. Questa molecola
è quasi del tutto priva di effetti collaterali e può essere assunta anche a stomaco
pieno, a differenza del Sildenafil (Viagra) e fino a 3 volte al giorno (ogni 8
ore!).
La terapia chirurgica dell'impotenza, dedicata a chi non risponde alla terapia orale o autoiniettiva,
si articola tra un rationale conservativo (vascolare) e uno sostitutivo (protesico).
La rivascolarizzazione microchirurgica dei corpi cavernosi del pene, nei casi di insufficiente afflusso sanguigno ha
visto il suo momento di gloria circa 10 anni or sono. Tali metodiche sono però
risultate per lo più fallimentari nei risultati a distanza. Inoltre, i recenti
studi ultrastrutturali sull'architettura del tessuto erettivo nel normale e nell'impotente
hanno evidenziato come alla base di una impotenza arteriogenica ci sia sempre
una alterazione microstrutturale del corpo cavernoso. Sarebbe quindi inutile rivascolarizzare
un organo incapace di funzionare.
La chirurgia venosa trovava il suo motivo di applicazione nella diagnosi di "fuga venosa" (venous leakage). Si tratterebbe infatti di una fuoriuscita troppo veloce di
sangue dal pene con una perdita di pressione e quindi impotenza. La chirurgia
prevedeva la legatura di un certo numero di vene del pene per impedire tale dispersione
pressoria nel momento erettivo. I risultati ottenuti si sono pero' dimostrati anche qui per lo piu' transitori
o fallimentari.
L'unica realta' terapeutica chirurgica rimangono ancora oggi le protesi peniene . La ricerca di un sostegno per il proprio pene "incapace" risale al 1000 a.C.,
quando i Cinesi proponevano l'infissione di bacchettine di bambu' nel pene dello
sventurato di turno! Bisogna pero' attendere lo sviluppo dei materiali plastici
per avere i primi tentativi validi di impianti protesici. Negli anni '50-'60 vennero
proposte le prime protesi rigide in teflon. La costante rigidità del pene costringeva
però i pazienti impiantati ad un risultato cosmetico poco accettabile. Fu l'americano
Scott nel 1964 ad ideare la prima protesi peniena idraulica, cioè gonfiabile e
sgonfiabile. Da allora ad oggi tale modello si é estremamente evoluto fino ad
assicurare, una volta impiantato chirurgicamente una funzione erettiva del tutto
sovrapponibile a quella fisiologica.L'intervento viene eseguito routinariamente nei centri urologici più attrezzati
e prevede una degenza di pochi giorni.
|