ASPETTI BIO-PSICO-SOCIALI
I cosiddetti “matrimoni bianchi” sono unioni particolari dove entrambi i componenti della coppia, ovvero uno
dei due partner, hanno grandi difficoltà ad intraprendere un percorso sessuale
legato all’attività di tipo coitale. Nello specifico tutto ha inizio dopo il fatidico
“si”; durante la prima notte di nozze, rinforzando elementi socio-culturali ed
alimentando aspettative e paure più o meno personali, i due partner non riescono
a vivere l’atto della penetrazione (coito) rimanendo solitamente coinvolti in
aspetti “preliminari” dell’attività erotico-sessuale. A tale riguardo è importante
ricordare che anche la Chiesa Cattolica attraverso la sentenza della Sacra Rota
concede l’annullamento del matrimonio in quanto definisce quest’ultimo come“non
consumato”.
Quali sono le cause di tale disagio e soprattutto che tipo di personalità si
cela dietro uomini e donne che vivono questo tipo di esperienza?
Aspetti bio-psico-sociali
In dieci anni di attività clinica, chi scrive ha potuto constatare una percentuale
abbastanza elevata relativa al disagio delle coppie con matrimonio bianco, che
si manifesta con un denominatore comune: il tempo. Infatti, appare evidente un
periodo particolarmente elevato tra l’insorgenza del disagio e la decisione di
consultare un esperto. Spesso queste coppie fanno passare in media 6/8 anni prima
di trovare il coraggio per affrontare il problema.
Osservando le caratteristiche relazionali, è facile constatare che un tale comportamento
è reso possibile anche perché all’interno di queste coppie sono comunque avviate
pratiche sessuali “alternative”, che sostituiscono l’atto della penetrazione senza
intaccare l’esperienza sentimentale. Infatti, le coppie che vivono il disagio
del matrimonio bianco hanno apparentemente inalterate tutte e quattro le fasi
del comportamento sessuale (desiderio, eccitazione, orgasmo e risoluzione), eventualmente,
come vedremo tra breve, sono presenti alterazioni sessuologiche associate alla
fase coitale come il vaginismo nelle donne e l’eiaculazione precoce nell’uomo. Ecco allora l’importanza della valutazione, nonché terapia orientata
verso un disagio sociale e relazionale, ovvero di tipo educazionale. I partner,
escludendo la possibilità di vivere un rapporto sessuale completo, riescono a
pianificare valide alternative (masturbazione, oralità) necessarie a soddisfare i rispettivi bisogni sia “fisiologici”, che
“relazionali”.
Queste coppie vivono una disarmonia bio-psico-sociale nel senso che hanno spesso
la convinzione di possedere genitali con alterazioni fisiologiche, quindi “impossibilitati”
all’esperienza coitale, sono individui sostenuti da una caratteristica di personalità
di tipo ansioso/introversa e sorretta da una scarsa o assente educazione sessuale,
nonché forti di credenze stereotipate in merito alla sessualità in generale e
al rapporto uomo-donna nello specifico
Spesso sono uomini e donne che hanno deciso per motivi personali, etici o religiosi
di arrivare illibati al fatidico si, in altri casi, invece le motivazioni si possono
ritrovare nella paura del sesso e in una forte ignoranza in materia di sessualità
e affettività.
C’è da non sottovalutare anche l’aspetto della “vergogna” che chiude i partner
in una trappola escludendoli non solo dalle interazioni sociali, ma anche dalla
possibilità di farsi aiutare. Questo inevitabilmente fa trascorrere il tempo come
sopra detto, rafforzando i disagi e spesso portando entrambi a distanziarsi, o
comunque accusandosi di non chiare responsabilità.
Quando una coppia giunge in consulenza sono presenti paure, diffidenza, ma soprattutto
stanchezza. Inoltre, nella maggior parte dei casi la spinta motivazionale più
forte ad entrare in contatto con un esperto non riguarda il desiderio di riuscire
a vivere, quindi affrontare il rapporto sessuale completo, bensì quello di avere
un figlio.
Questa motivazione spinge i partner a voler fare di tutto per raggiungere un
tale obiettivo, dimenticando spesse volte che il motivo base per cui non riescono
a procreare è strettamente legato alla difficoltà di riuscire a portare a termine
un rapporto sessuale completo.
Come suggerito inizialmente, le coppie dei matrimoni bianchi vivono una dinamica
relazionale complessa e allo stesso tempo pericolosa. La complessità può essere
osservata in quei dinamismi che si intrecciano nell’ignoranza, o comunque nell’inesperienza
che abbraccia la sfera intimo-sessuale; per quanto riguarda invece la pericolosità
è facile riscontrare un forte sentimento, modificatosi nel tempo, che porta i
coniugi a rivedere la propria modalità affettiva relazionale. La coppia inizia
a percepirsi più come fratello e sorella, piuttosto che coinvolgersi in quell’esperienza
intimo-erotica-sessuale. Il rischio più grande, sperimentato anche durante il
percorso terapeutico, è quello di osservare nei partner l’inevitabile viaggio
verso una “fatale” separazione.
Una possibile eziopatogenesi
Considerando la coppia un “sistema” al cui interno vengono garantite le espressioni
relazionali tra i partner è necessario riconoscere una “responsabilità” comune
all’uomo e alla donna quando vengono osservati aspetti disfunzionali come nel
matrimonio bianco.
Nonostante questa premessa, ancora oggi si tende a distinguere almeno tre tipi
di cause al riguardo: femminili, maschili e miste, che possono essere differenziate
secondo l’aspetto medico-funzionale, psicosessuologico e socio-relazionali.
Per quanto concerne l’aspetto più strettamente medico gino-andrologico è possibile
riscontrare caratteristiche anatomiche particolari, che eventualmente possono
diventare invalidanti durante l’attività penetrativa. Nelle donne è raro, ma possibile,
riscontrare imeni particolarmente rigidi e sclerotici, oppure malformazioni dell’orifizio
vaginale e costanti infiammazioni della mucosa vaginale. Nell’uomo, invece può
essere più frequente riscontrare fimosi (difficoltà a fare scorrere il prepuzio sul glande), frenulo corto e ipersensibilità
del glande.
Per quanto riguarda invece gli aspetti sessuologici, che non escludono una combinazione
con quelli medici sopra citati e quelli socio-relazionali ancora da trattare,
può essere osservato nelle donne il vaginismo: l’impossibilità di riuscire ad
accettare qualsiasi tipo di penetrazione in vagina, non solamente l’organo genitale
maschile, ma anche un semplice dito, ovvero un assorbente interno. Nell’uomo invece,
come accennato anche in precedenza, può essere osservata una eiaculazione precoce
primaria e solitamente ante portam. Nell’esperienza clinica dello scrivente, si
è potuto osservare anche delle difficoltà erettili, associate ad un vissuto omosessuale
non accettato e che inevitabilmente si rappresentava con un rifiuto dell’attività
penetrativa. Trattasi in questo caso di una possibile omofobia interiorizzata.
Gli aspetti socio-relazionali riguardano tutti quegli elementi di carattere educativo
e culturale, che indirizzano uomini e donne verso una sessualità che sopraggiunge
solamente dopo il matrimonio e che spesse volte è finalizzata esclusivamente alla
procreazione. In questo caso il comportamento sessuale viene vissuto come “naturale”
e l’esperienza necessaria a comprendere la vera “naturalità” della sessualità
viene demandata al matrimonio. Gli effetti di questa esperienza sono solitamente
devastanti e spesso deleteri.
La sessualità è parte integrante del nostro “essere” individui e l’esperienza,
prima demandata all’autoerotismo e successivamente convogliata nei primi contatti
intimo relazionali, diventa di fondamentale importanza per accrescere una “sana”
maturità sessuale adulta.
Conclusioni e suggerimenti
Il “sistema” coppia, affinché possa funzionare in equilibrio con le emozioni
e le esperienze intimo-sessuali-relazionali, deve riconoscere alcuni elementi
fondamentali. Come primo aspetto, la comunicazione, che deve essere funzionale,
efficace e indispensabile per convogliare sia gli aspetti positivi, che negativi
tra i partner. Quando negativi ad esempio, il dialogare può permettere di anticipare
ed affrontare tutte quelle componenti bio-psico-sociali, che altrimenti, avviluppandosi
su se stesse, intrappolano la coppia negli anni e nel disagio relazionale.
Un secondo aspetto riguarda l’opportunità di aprirsi ad una nuova educazione
alla sessualità, concedendosi la possibilità di riconoscere nell’autoerotismo
uno spazio personale ricco di novità ed interesse psicocorporeo. Terzo, e non
ultimo, può corrispondere al riconoscere l’importanza della sfera intimo-sessuale
sganciandola da tutti quei cliché socio-culturali che vi hanno incastrato nella
paura, nel pregiudizio e nel tabù del sesso.
Affermare quanto detto può permettere alla coppia di rivolgersi ad esperti del
settore che, attraverso percorsi mirati e personalizzati potranno accompagnarla
nella risoluzione delle complesse difficoltà sessuo-relazionali.
L’esperienza sessuale, nel rispetto di se stessi e degli altri non può non esistere,
ne tantomeno essere sublimata o “rimpiazzata” da alternative affettive apparentemente
gratificanti. La sessualità deve essere vissuta a pieno, abbracciando a 360° tutte
le sfaccettature dei propri desideri, senza paure particolari, ne tantomeno stereotipi
e false credenze.
Sull'argomento leggi anche: I matrimoni bianchi
ASPETTI BIO-PSICO-SOCIALI