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PSICOPEDAGOGIA DEL RAPPORTO ANALE

A cura del Dott. Fabrizio Quattrini

Introduzione

Nonostante i tabù e i pregiudizi legati ad una morale e non solo della sessualità anale, sono molti gli individui che decidono di approcciarsi a tale esperienza. Spesso un tale contatto tra i partner nasce da una curiosità, ovvero da una “trasgressione” volontaria che privatamente stimola il menage della coppia.
Anche se i vissuti individuali sembrano indirizzare gli uomini verso una visione più elastica e meno stereotipata della sessualità anale è necessario ripercorrere alcuni concetti utili per una buona e sana attività sessuale.
Attraverso un primo spaccato anatomo-funzionale della zona anale e successivamente sviscerando quei miti che fondano le proprie radici sui tabù della sessualità, si possono osservare alcune regole fondamentali e necessarie per comprendere e vivere il piacere anale.

Elementi di anatomia

Una chiara e precisa visione dell’anatomia “ano-rettale” può sicuramente permettere un primo passo in avanti non solo nei confronti di una maggiore coscienza del proprio corpo, ma soprattutto verso il proprio funzionamento. Questo lascerà comprendere e migliorare psicologicamente le proprie sensazioni relative al sé corporeo sessuale: sapere come funziona questo sistema aiuterà a localizzare differenti zone legate al piacere, ovvero riconoscerne altre difficili da accettare.
Tale chiara consapevolezza diventa il primo passaggio importante verso una “sana” esperienza sessuo-affettiva, concedendo agli individui di potersi svincolare dai falsi miti socio-culturali e dagli sciocchi stereotipi.
Osservando l’anatomia esterna il primo elemento da “analizzare” è l’ano. Questo orifizio è l’apertura del canale anale ed è costituito tipicamente da tessuto roseo e morbido ripiegato, che in apparenza risulta essere simile ad un “asola corrugata”. La posizione di questo orifizio è pressappoco a metà tra il coccige e lo scroto (nell’uomo) e l’orifizio vaginale (nella donna) subito dopo i muscoli del perineo. È una zona molto innervata e irrorata ed è per questo che viene definita particolarmente sensibile alla stimolazione.
Prima di capire com’è costituito il canale anale è necessario soffermarsi su una piccola porzione “muscolare” posizionata subito posteriormente all’ano. Si tratta dello sfintere anale: un muscolo ad anello che diviso in due porzioni (sfintere esterno ed interno) controlla l’apertura e la chiusura di questo canale. Lo sfintere anale esterno è controllato dal sistema nervoso centrale, quindi volontario. Le sue contrazioni sono controllate dall’individuo e strettamente in linea con particolari pensieri, idee, paure. Lo sfintere anale interno invece, dipende dal sistema nervoso “simpatico”, che genera le funzioni automatiche e riflesse come la respirazione o il battito cardiaco. Praticamente è possibile apprendere ed avere un certo controllo su questa muscolatura, ma va ricordato quanto l’ignoranza e comunque certe tensioni e paure possano accumularsi in questa zona rendendo quasi impossibile la distensione muscolare.
Come sottolinea anche Brent (2006) è possibile che le tensioni della zona anale possano generare problematiche di tipo proctologico (es. emorroidi), quindi apprendere a distendere la muscolatura sfinterica non può fare altro che migliorare e prevenire o diminuire questo tipo di disagio.
Ad esempio appare chiaro quanto uno sfintere ben disteso riesca facilmente a fare uscire le feci, piuttosto di uno sfintere teso che lavorerà più forzatamente per raggiungere lo stesso risultato. Ecco quindi svelata la difficoltà, ovvero il dolore nell’atto della penetrazione anale: è la tensione degli sfinteri che rende il tutto particolarmente complesso e spesso impossibile.
Altri due muscoli sono implicati nella distensione della zona anale. Vicini alla zona sfinterica sono situati, infatti i muscoli del perineo. Il muscolo bulbocavernoso nell’uomo è responsabile dell’evacuazione dell’urina dall’uretra dopo la minzione e del residuo di liquido spermatico dopo l’eiaculazione. Nella donna questo muscolo ricopre il bulbo vestibolare posizionato in profondità (vestibolo della vagina) tra le piccole e grandi labbra. Durante l'eccitazione si riempie di sangue arterioso e spinge lateralmente le grandi e le piccole labbra consentendo la penetrazione.
L’altro muscolo è quello pubo-coccigeo che è responsabile del controllo nella minzione. Questo muscolo si contrae in maniera aleatoria durante la fase di eccitazione sessuale e ritmicamente in quella dell’orgasmo.
Riuscire ad apprendere il controllo volontario del muscolo pubo-coccigeo rappresenta una marcia in più per il piacere sessuale.
A tale riguardo infatti sono oramai conosciuti gli esercizi di Kegel utili per rinforzare e rieducare (soprattutto dopo il parto) la zona del pavimento pelvico.

Provare a interrompere e riprendere il flusso dell’urina durante la minzione, permetterà di focalizzare l’attenzione proprio su questa fascia muscolare.

Proseguendo nel percorso anatomo-funzionale si incontra il retto che ha una lunghezza di circa 15 cm e si apre direttamente nel canale anale (lungo circa 3 cm).
Questa è una zona molto flessibile e solida facilmente adattabile ad eventuali introduzioni di oggetti, ovvero genitali maschili. La forma del retto non è dritta ma è come una “S”.
Si deve ricordare che la rete ricca e complessa di terminazioni nervose è situata essenzialmente intorno all’apertura anale, stimolabile quindi per mezzo di carezze e che invece il retto, come le pareti vaginali, rispondono più ad una pressione piuttosto che ad altri tipi di stimolazioni.
Posteriormente al retto è situato il colon identificato come porzione d’intestino. Quando le feci passano dal colon al retto inizia il riflesso della defecazione e lo sfintere interno si rilascia automaticamente. Ecco perché durante la penetrazione anale se la persona penetrata riuscisse a focalizzare l’attenzione su questo tipo di sensazione distendendo la muscolatura sfinterica si preparerebbe in modo corretto all’atto sessuale.
Come ultima porzione anatomica si descrive il grosso intestino. È questo un canale lungo circa due metri diviso in cinque sezioni: colon ascendente, colon trasverso, colon discendente, colon sigmoideo (sigma) e retto. Il ruolo è quello di assorbire sostanze (vitamine, minerali e acqua) e di fare progredire il materiale fecale fino all’ano per l’espulsione.
In riferimento all’atto sessuale anale è necessario distinguere altre due zone anatomo-funzionali maschili e femminili strettamente collegate al piacere orgasmico.
La prostata nell’uomo è una ghiandola situata sotto la vescica e davanti al retto ed è responsabile della produzione del liquido prostatico, che insieme al liquido delle vescicole seminali va a costituire la porzione fluida dello sperma. Oltre ad avere una grossa responsabilità per il buon “funzionamento” degli spermatozoi, la prostata sembra essere particolarmente sensibile. Infatti, sono molti gli uomini che hanno una eiaculazione spontanea (anche con il pene a riposo) se stimolati a livello anale o comunque con il massaggio prostatico.
Si deve ricordare inoltre uno studio recente che ha messo in evidenza la correlazione tra numero di eiaculazioni (rapporti sessuali e masturbazione) e prevenzione del cancro prostatico. Michael Leitzmann (2004) studiando 30.000 uomini con età tra i 46 e gli 81 anni ha sottolineato che un aumento dell’attività eiaculatoria può prevenire la formazione di cellule tumorali a livello prostatico.
In riferimento a quanto evidenziato l’esperienza del massaggio prostatico durante la fase di plateau può diventare non solo un gioco erotico tra i partner, ma anche una fonte di benessere fisico e soprattutto orgasmico.
Il punto G nella donna, l’altra porzione anatomica da coinvolgere per intensificare l’orgasmo femminile, è una massa di tessuto simile ad una spugna situata nella parte anteriore del segmento del canale vaginale identificato come terzo esterno. Le sue terminazioni nervose sembrano essere particolarmente innervate in prossimità della radice del clitoride e del canale uretrale. La possibilità di stimolare la zona vaginale nel punto G, associando una penetrazione anche anale, può procurare un’intensa risposta orgasmica, ovvero risposte orgasmiche multiple.

Stereotipi duri a morire

Ancora oggi è semplice trovare una difficile accettazione dell’esperienza sessuale come svincolata da paure e forti pregiudizi. Anche se risulta più semplice parlare di sessualità sono ancora molti i limiti definiti dai tabù indotti dalla società e dalla cultura di riferimento.
Se questo è particolarmente evidente per la sessualità in generale definita “naturale” o “normale” è facile immaginare quanto siano numerosi e pericolosi i tabù relativi alla sessualità anale.
Seguendo lo schema descritto da Brent (2006) è possibile identificare alcune bugie difficili da sgretolare sulla sessualità anale. Di seguito, si analizzano alcune particolarmente interessanti.
Uno dei primi dogmi socio-culturali riguarda sicuramente il fatto che praticare un rapporto anale è contro natura e immorale. A tale riguardo è utile ricordare quanto questa nozione sia spesso variabile anche in funzione delle epoche di riferimento, come pure per altre pratiche dell’esperienza erotico-sessuale (masturbazione, rapporti pre-matrimoniali, rapporti orali, omosessualità…).
Come sottolinea Brent (2006) la vera pratica realmente contro natura è quella di provare a controllare o orientare l’espressione sessuale. Vivere un’esperienza “sana” corrisponde essenzialmente a lasciare libero spazio ai propri desideri e ai propri sogni come parte integrante della vita. Dalla esperienza clinica è facile riscontrare una forte curiosità da parte delle persone rispetto alla sessualità anale e questo molto probabilmente è figlio dei tabù e del mistero. Quindi è utile ricordare che le sole pratiche sessuali definibili contro natura sono quelle che… non si possono praticare!
Cosa dire di quegli individui che sottolineano costantemente il concetto che non vi sia ragione per infilare qualcosa nell’ano. Sono queste le persone che sponsorizzano il mito della sola penetrazione accettabile come quella tra pene-vagina. Ma come visto precedentemente se l’ano e il retto vengono agevolmente distesi (apprendimento) possono accogliere un dito, un pene, una mano, un gadget. Inoltre cosa molto più importante l’attività anale procura forti sensazioni di piacere amplificando quelle della fase orgasmica. Il desiderio è la chiave del successo e cosa più importante con la sessualità anale non è possibile “fregare”!
Il piacere anale è praticabile da tutti quelli che sono motivati dalla propria gioia di vivere, molto probabilmente gli altri devono imparare ad accontentarsi.
A tale riguardo risulta interessante uno studio fatto da Jack Morin (2000) su alcune persone che avevano il desiderio di divertirsi praticando il rapporto anale. Infatti l’autore ha constatato che la motivazione condiziona fortemente il successo. Coloro che hanno seguito un corso relativo ai concetti di piacere e salute del rapporto anale semplicemente per soddisfare il proprio partner, riescono nell’impresa nel 66% dei casi. La percentuale aumenta però fino all’ 89% quando le stesse persone decidono di fare un corso semplicemente per se stesse.
Un'altra “bugia” riguarda sicuramente il fatto che per alcune persone l’ano non è stato creato per essere erotizzato. Come già osservato questo è particolarmente errato in quanto la regione anale, come quella clitoridea-vaginale e il glande del pene, è ricca di terminazioni nervose. Tutta la zona perianale è particolarmente sensibile alle carezze e alle stimolazioni. Inoltre, come gli organi genitali, l’ano ha una forte vascolarizzazione durante la fase di eccitazione e intense e piacevoli contrazioni in quella orgasmica.
Sicuramente il tabù più forte riguarda il concetto religioso: Dio ha detto: non è bene! Infatti nel Levitico, terzo libro della Bibbia (vecchio testamento), le città di Sodoma e Gomorra sono ridotte in polvere da Dio a causa delle pratiche sessuali “contro natura”. A tale riguardo si ricorda l’etimologia del termine sodomia.
Come ci ricorda anche Brent (2006) in realtà queste città non furono distrutte per l’offesa di sodomia, ma perché non avevano particolari regole d’ospitalità nei confronti degli stranieri. Una volta che questi si insediavano, gli abitanti rifiutavano loro di fornire viveri, acqua e altri elementi indispensabili alla sopravvivenza, condannandoli.
Cosa dire invece del tabù della sporcizia. Sicuramente è vero che dall’orifizio anale vengono espletate alcune funzioni fisiologiche con la defecazione, ma l’attenzione verso una particolare e corretta igiene intima può garantire un rimedio eccellente. Inoltre non va dimenticato l’utilizzo del profilattico che, oltre ad evitare spiacevoli inconvenienti legati ad eventuali residui fecali, tutela dalle malattie sessualmente trasmissibili.
Altro tabù riguarda sicuramente l’idea che praticare il rapporto anale sia pericoloso. Sono molte infatti le persone che pensano all’atto sessuale anale come ad una pratica estrema e violenta che porterà l’ano e gli sfinteri anali a perder tono muscolare ed elasticità. Tutto questo provocando a lungo termine inevitabilmente l’incontinenza fecale.
Nulla di più errato. Infatti, stirare lo sfintere e le mucose rettali correttamente e prudentemente portano le stesse a rinforzarsi. Una pratica anale corretta può essere similare all’allenamento di non importa quali altri muscoli di differenti parti del corpo.
Il più grande pericolo per la zona ano-rettale è quello di inserire in modo incontrollato oggetti o cose che non dovrebbero essere inserite. È fondamentale evitare d’introdurre qualcosa troppo velocemente e troppo violentemente (mani, pene o gadget che siano). Ricordarsi sempre di utilizzare un gel lubrificante a base di acqua evitando prodotti irritanti o desensibilizzanti. Inoltre è utile tenere a mente che se durante l’atto penetrativo viene provato dolore è necessario fermarsi!
Altro stop necessario riguarda l’inserimento di corpi estranei che possano rompersi internamente, ovvero taglienti, o a maggior ragione di forma appuntita, soprattutto se le fantasie conducono all’utilizzo di oggetti “casalinghi”.
Oltre che un grande stereotipo anche un forte pregiudizio risulta essere quello relegato all’idea che tutti gli omosessuali praticano sesso anale e che gli uomini che amano certe sensazioni di tipo anale sono sicuramente gay.
In realtà il rapporto anale tra gli omosessuali è una delle tante pratiche erotico-sessuali messe in atto durante l’amplesso. Sicuramente è l’esperienza definita dagli stessi omosessuali “completa” e per questo necessita una forte conoscenza del partner, nonché confidenza ed intimità. Anche dalle ricerche condotte in Italia sui comportamenti sessuali degli omosessuali (Barbagli e Colombo, 2007) si osservano come pratiche sessuali ricorrenti il rapporto orale e la masturbazione reciproca, piuttosto che il rapporto anale.
Per quanto riguarda invece l’idea che una donna possa stimolare la zona perianale o anale di un uomo, il risultato può solo che procurare una forte sensazione di piacere. Il pensiero che tale zona del corpo possa fare nascere emozioni e sensazioni di tipo omosessuale è semplicemente una forma di paura e a volte l’espressione più recondita di un piacere represso.

Alcune regole da non dimenticare

Vivere una sana e “divertente” sessualità significa concedersi la possibilità di comunicare in modo efficace con il partner. Anche se buona parte dell’interazione durante l’attività erotico-sessuale è di tipo non verbale è necessario imparare a comunicare verbalmente. Questo può aumentare le possibilità di chiarificazione nonché di comprensione dei vissuti emotivi ed espressivi tra i partner. Le chances concesse nei vari momenti intensi sessuali non rimarranno isolate, bensì potranno essere ripresentate e in futuro ripetute. Questo diventa a maggior ragione più significativo quando si propone o viene suggerita l’ipotesi di una pratica anale.
Prendere il tempo per discutere dei desideri, descrivere le proprie fantasie erotiche, metterà in una buona posizione per conoscere piacevoli e forti esperienze sessuali, che si amerà rinnovare. A tale riguardo ricordare di valorizzare: i desideri, i limiti e le regole del gioco, eventuali esperienze passate che hanno o meno funzionato, i ricordi legati ad una educazione sessuale ricevuta riguardo al rapporto anale e cosa più importante le fantasie erotico-sessuali.
Un’altra regola importante da non dimenticare è sempre quella di vivere la sessualità nel rispetto di se stessi e degli altri. Nelle pratiche sessuali, compresa l’esperienza anale, si deve costantemente considerare il diritto di dire di no. Non avrebbe alcun senso intraprendere una relazione sessuale tendenzialmente sotto la pressione del partner. Questo si, che può essere considerato “contro natura”!
Iniziare il rapporto con uno o entrambi i partner che non lo desiderano è privo di senso e decurtato del reale “spazio” dell’intimità.
Ricordare anche che il comportamento e l’interesse sessuale, soprattutto se la coppia è stabile e di lunga durata, cambia, si evolve e il rapporto anale non fa eccezione. Quindi richiamare alla mente di non sentirsi mai obbligati a giustificare i propri ritmi, desideri o astinenze sessuali con il partner, pur ricordando di comunicare liberamente e francamente rispetto al proprio stato d’animo e le proprie sensazioni psichiche. Se ciò non avvenisse, o comunque fosse di difficile attuazione, piuttosto che fare entrare in una dimensione estremamente disfunzionale la coppia sarebbe necessario rivolgersi ad un esperto sessuologo.
Un’altra regola importante al fine di riuscire a vivere serenamente l’intesa sessuale in generale e nello specifico l’esperienza anale riguarda la possibilità di preparare l’“azione” intesa non solo per quanto concerne l’atto sessuale, ma anche il contesto dove questo verrà attuato.
Ecco che alcuni elementi diventano essenziali: costruire una forte intimità ad esempio chiudendo bene la porta per non essere disturbati, mettere fuori posto il telefono fisso, ovvero spegnere qualunque cellulare, chiudere le tende della finestra. Dare la possibilità di restare sereni e tranquilli con il partner. Creare un ambiente soft con una luce soffusa e diffusa e non dimenticare di scegliere una musica di sottofondo per amplificare l’effetto piacevole dell’esperienza che si andrà a fare. Se poi piacciono i profumi non dimenticare di bruciare qualche incenso, oppure essenze particolarmente intriganti. Ricordare di preparare gli accessori indispensabili per vivere al meglio il rapporto anale: preservativi, guanti di lattice, gel lubrificanti, salviettine, cuscini e sex toys se lo si desidera. Inoltre ricordare di prendersi tutto il tempo che si vuole senza andare diretti e mirati alla zona anale. Imparare a conoscersi non è mai abbastanza!
Se poi giunti al fatidico momento dell’unione anale ci si sente vittime della sindrome della “prima notte di nozze” allora è bene restare in contatto. Evitare di entrare nell’ansia da prestazione. Provare a rimanere in una dimensione eccitante e perché no lontana dall’esperienza di tipo penetrativo. Utilizzare le carezze e divertirsi sperimentando giochi di contatto, utilizzando perché no tutti i sensi. Chissà, improvvisamente l’ansia potrebbe sparire e ci si potrebbe ritrovare avvolti delicatamente in un amplesso mai considerato: il rapporto anale.


Riferimenti bibliografici

  • Barbagli M., Colombo A., (2007), Omosessuali moderni, Milano, il Mulino
  • Brent, B., (2006), Tout Savoir sur le Plaisir Anal, France, Tabou Editions
  • Leitzmann M., (2004), “Frequent ejaculation may protect against cancer”, in Journal of the American Medical Association, vol 291, pp 1578.
  • Morin J., (2000) Anal Pleasure and Health: A Guide for Men and Women, Down There Press

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