TURISMO SESSUALE
Introduzione
Spesso i temi che coinvolgono direttamente il comportamento sessuale hanno necessità
di essere descritti il più chiaramente possibile. Questo rende espliciti quei
concetti spesso relegati a stereotipi e pregiudizi, ma ancor più concede una pedagogia
della “relazione”, ovvero una educazione definita a volte sessuale, altre invece
affettivo-relazionale e che evita l’instaurarsi di tabù e false credenze.
Partendo dal concetto di turismo sessuale verrà messo l’accento sul continuum “scelta libera-violenza sfruttamento” come rappresentazione di un fenomeno in
aumento a macchia d’olio, che dipende da una moltitudine di fattori sociali, culturali
e politici.
Indifferentemente, il fenomeno del turismo sessuale abbraccia entrambi i generi
maschile e femminile, pur riconoscendone particolari differenze alla base.
Uomini e donne: il turismo sessuale nel mondo
Per turismo sessuale s’intende un fenomeno in continuo aumento dove individui,
solitamente di sesso maschile, attratti da certe destinazioni turistiche alquanto
“paradisiache” sfruttano quelle risorse del “piacere” di tipo ambientale integrandole
perfettamente con altre legate al piacere erotico e sessuale.
Si possono distinguere almeno due forme di turismo sessuale:
a) il turismo sessuale “promosso” da quei paesi dove la prostituzione è legalmente
riconosciuta e considerata un’attività di tipo professionale
b) il turismo sessuale praticato in quei paesi, spesso considerati in via di
sviluppo dove la prostituzione, ovvero certi comportamenti di tipo sessuale, non
è regolata da una legge specifica, ma da un sistema illecito e a volte anche para-legale,
che sfrutta i più deboli incatenandoli e rendendoli schiavi.
Nel primo caso si ha a che fare con un sistema “adulto” dove l’aspetto sessuale
può rispecchiare una cultura e dove questa, tramite le sue regole, valorizza l’importanza
del rispetto reciproco tra i partner coinvolti nell’attività ludico-sessuale.
Ne sono un esempio alcuni paesi come l’Olanda, la Germania, la Svizzera, il Belgio
e la Spagna dove l’attività legata alla prostituzione non è solo tollerata, ma
anche regolamentata legalmente in quei locali (club), ma anche in certi luoghi
all’aperto (zone circoscritte del paese) punendo chi trasgredisce in tema di adescamento
e sfruttamento.
Cosa più grave riguarda invece il secondo punto dove lo sfruttamento è strettamente
collegato con la “violenza”, ovvero il non rispetto dell’altro. Altro, che per
motivi personali e sociali può essere facilmente manipolabile e quindi vittima
di un sistema sociale, culturale e politico corrotto.
I luoghi in cui viene consentito questo secondo aspetto più deplorevole del turismo
sessuale sono rintracciabili in quei paesi che, ancora oggi, vivono particolari
situazioni socio-culturali e politiche invalidanti: Asia, Sud America, Est Europeo,
ma anche Africa.
Quindi il turismo sessuale non può essere rappresentato solamente dal turista
straniero che si concede il “lusso” di una esperienza sessuale di tipo mercenario
con una donna consenziente e libera di scegliere come utilizzare il proprio corpo,
bensì un sistema illegale che mira allo sfruttamento delle donne e quindi della
prostituzione e ancora una forma al quanto “sofisticata” dove lo sfruttamento
è legato ad una “merce rara” difficile, se non impossibile, da reperire nei propri
paesi di origine come i bambini/minori e l’utilizzo della violenza sulle donne,
gli uomini, i transessuali, i bambini e gli adolescenti.
Proprio in merito all’abuso e lo sfruttamento dei minori l’ultimo rapporto dell’UNICEF
(2006) sulla condizione dell’infanzia nel mondo rivela dati sconcertanti in merito
al turismo sessuale internazionale. Infatti, oltre due milioni di bambini vengono
costretti a prostituirsi e di questi 500,000 vivono in Brasile e il resto in Asia
(orientale e meridionale).
Sin dalle prime battute ho sottolineato quanto l’aspetto così complesso del turismo
sessuale sia sempre stato espressione di un comportamento “deviante” in un individuo
di sesso maschile. Vorrei però ricordare anche un certo turismo sessuale tutto
al femminile che, come nel caso del mercenario “autorizzato”, vede, ultimamente,
lo spostamento di un certo tipo di donna in alcuni paesi soprattutto dell’America
latina. Infatti, è sempre di più in aumento il turismo di donne di mezza età,
di livello socio-culturale medio-alto, che recandosi in luoghi come la Giamaica,
ovvero Cuba e alcune zone della Repubblica Domenicana si concedono la trasgressione
di passare intere settimane con ragazzi del luogo giovani, aitanti e particolarmente
intenzionati a dedicare singolari “attenzioni” in cambio di generosi donazioni.
Le donazioni però, in linea con il pensiero e alla mentalità femminili, non riguardano
il denaro, più facilmente rintracciabile nel genere maschile, anzi sembra che
lo scambio sia indirizzato a beni di prima necessità come il cibo, oppure un certo
tenore di vita: abiti firmati, gioielli, etc.
Sia per quanto riguarda le vittime del turismo sessuale maschile che femminile
appare evidente un denominatore comune: la povertà. Infatti, in questi paesi le
storie che possono essere raccontate da coloro che si prestano alla mercificazione
dei corpi hanno tendenzialmente le stesse fondamenta. Sono donne, per la maggior
parte, ma anche giovani uomini che imparano a vendere il proprio corpo come unica
fonte di guadagno e quindi di sopravvivenza. Spesso sono le stesse famiglie che
vendono le figlie al proprietario di un “bordello” guadagnando quei soldi necessari
a sfamare altri figli.
La povertà e l’ignoranza distruggono la dignità di queste persone che sin da
piccoli si ritrovano ai margini della società costretti a svolgere un “mestiere”
che non hanno scelto vedendosi legati a doppio nodo a quella “non” vita ricca
solamente di frustrazioni e violenze. Spesso infatti, le giovani vittime del turismo
sessuale sono abbandonate a loro stessi. Sono solo dei corpi “oggetto” che, eventualmente
usurati, devono essere buttati via. Ecco allora che lo sfruttamento e la schiavitù
conducono non solo ad una costante povertà, ma anche ad una scarsa igiene mentale
e fisica con una serie di conseguenze ed invalidità legate essenzialmente a certe
malattie.
Per quanto riguarda l’aspetto più sconcertante del turismo sessuale, quello dello
sfruttamento minorile, è possibile rintracciare un quadro devastante in tutti
quei paesi dove non solo è concesso, ma diventa un “mercato” con un giro di affari
spaventoso che non aiuta l’economia di quei luoghi, bensì arricchisce solamente
le fila delinquenziali e malavitose.
L’Asia, con oltre un milione di bambini vittime della prostituzione forzata,
detiene il triste record di minori sfruttati. Secondo le organizzazioni umanitarie
300.000 bambini si prostituiscono solo in Thailandia. Ad altri 500.000 minorenni
in India e a 200.000 circa nelle Filippine tocca la stessa sorte. In molte regioni
dell’Asia l’AIDS rappresenta un problema particolarmente grave. Infatti, più della
metà delle prostitute minorenni sono sieropositive.
Sri Lanka e Thailandia detengono invece il primato del turismo
pedofilo. La stima rimanda a 300.000 bambini che annualmente sono vittime di pedofili
provenienti in maggioranza dall’Europa e dagli Stati Uniti. Ma anche in Brasile
si osservano caratteristiche simili come pure in Messico e in Africa meridionale.
Aspetti psicologici del turista sessuale
In apparenza il turista sessuale è un individuo che nasconde facilmente le proprie
tendenze spesso devianti. Sono uomini e donne che spinti da certi “impulsi” apparentemente
incontrollabili accettano di trasgredire mettendo in atto comportamenti a volte
in linea con le regole e le norme socio-culturali e altre volte invece trasgredendo
le stesse e violando il rispetto e la libertà di chi ne è vittima.
Come è già stato sottolineato, il turismo sessuale deve essere distinto attraverso
un continuum che vede ad un estremo la consensualità tra chi chiede e chi offre una prestazione
di tipo sessuale e all’estremo opposto l’adescamento, lo sfruttamento, la violenza
e la schiavitù di alcuni “potenti” nei confronti di individui più fragili o addirittura
minori.
Nel primo caso gli individui che approfittano di una possibilità socialmente
condivisa possono avere delle caratteristiche di personalità che spaziano dalla
semplice inesperienza sessuale, alla dipendenza dalla stessa sessualità.
Fare un viaggio significa concedersi la possibilità di vivere uno spazio diverso
del quotidiano, ricco di stimoli nuovi e caratterizzato soprattutto da esperienze
entusiasmanti, rilassanti e comunque piacevoli. Colui che decide di intraprendere
un viaggio all’insegna dell’esperienza sessuale può concedersi il lusso di trasgredire,
ne sono la riprova le donne di mezza età che intraprendono viaggi caraibici desiderose
di facili avventure, oppure di associare un bisogno quasi “educativo”, non facilmente
esperibile nel paese di origine e legato essenzialmente a paure e timidezze di
tipo caratteriale: sono solitamente uomini che, prenotandosi la vacanza nei luoghi
dove la prostituzione è più facilmente tollerata, riescono ad apprendere dall’esperienza
sentendosi apparentemente più forti e stereotipicamente più “uomini”. A tale riguardo
è possibile osservare anche forme di innamoramento che sfociano in relazioni più
o meno a distanza, con la possibilità di formare coppie miste, che spesse volte
nascondono imprevisti come di uno “sfruttamento al contrario”. Infatti, molte
di queste donne, o uomini, illudono il mal capitato turista sessuale fino a sposarlo,
semplicemente per ottenere un biglietto di solo andata per un paese spesso sognato
e idealizzato, sicuramente diverso da quello natale e dove è possibile ricostruirsi
una nuova vita!
Nel secondo caso invece la personalità del turista sessuale è caratterizzata
da comportamenti devianti e la ricerca di emozioni è in linea con particolari
forme psicopatologiche.
Sono spesso uomini che nascondono strutture di un comportamento parafilico come
la pedofilia. Sfruttano quindi, la povertà e l’ignoranza di certe persone che, vittime di
un sistema socio-culturale e politico spesso corrotto, si ritrovano costrette
a mettere in atto scelte e comportamenti ignobili: vendere il proprio figlio per
scopi sessuali, oppure sfruttare, segregare e tenere in schiavitù lo stesso minore,
portandolo ad una lenta e atroce agonia.
Anche nel caso del turista pedofilo si osservano individui con un’età compresa
tra i 30 e i 45 anni con una certa cultura, spesso professionisti e benestanti.
Questo elemento è particolarmente importante se associato all’immaginario collettivo
del pedofilo: uomo di mezza età ignorante, con caratteristiche di una sessualità
di tipo maniacale.
Come evidenziato anche dal DSM IV-TR, il Manuale Diagnostico e Statistico dei
Disturbi Mentali, è utile ricordare che le caratteristiche della persona con comportamenti
di tipo pedofilo non corrispondono necessariamente al criterio definito di egodistonia,
ovvero tali individui non sentono un disagio particolarmente invalidante nel mettere
in atto pensieri, fantasie o comportamenti di tipo pedofilo contestualmente alle
loro attività relazionali, sociali e di tipo lavorativo.
Conclusioni
Il turismo sessuale non può essere considerato una risorsa economica alla stregua
del turismo in generale. È una piaga spesso devastante soprattutto se associata
alle forme di violenza e sfruttamento precedentemente citate.
Solo quando il sesso è vissuto in armonia e piacere tra individui consenzienti
e adulti può, nella rappresentazione anche più ludica di un viaggio, definirsi
sano.
L’individuo in generale, nel rispetto di se stesso e dell’altro, può promuovere
forme di divertimento anche di tipo “organizzato” e strettamente correlate al
comportamento sessuale. Si deve però tenere a mente che, nella libertà di ognuno,
non devono sussistere eventuali forme di dipendenza e soprattutto d’ignoranza.
TURISMO SESSUALE