LE CURE DEL SESSOFino alla nascita della sessuologia moderna, alla fine degli anni 70, la cura
delle patologie sessuali era demandata alla psicoanalisi, essendo ben definito
da quella il legame tra il disagio psicologico e intralci allo sviluppo psico-sessuale
di un individuo.
Dal punto di vista psicologico-psichiatrico le direttrici terapeutiche utili si sono quindi rivelate tre: 1) le terapie sessuali brevi 2) le psicoterapie del profondo 3) le terapie farmacologiche Terapie sessuali brevi Introdotte da Masters e Johnson hanno rivoluzionato l'approccio alle disfunzioni sessuali.
Questo tipo di psicoterapia, che si rifà solitamente al filone psico-dinamico,
è indicata nei casi dove i conflitti individuali prevalgono sulle dissintonie
nella relazione di coppia e devono essere trattati di per sé.
Terapie psico-farmacologiche Sono utili innanzitutto nei casi in cui la disfunzione sessuale sia un sintomo di un quadro clinico più complesso (ad esempio, l'inibizione del desiderio sessuale dipendente da un quadro depressivo). In questi casi gli psicofarmaci potranno costituirsi come l'elemento di sblocco di una sessualità disfunzionale o potranno creare le premesse per un trattamento più diretto alla disfunzione, in senso psicoterapeutico. Possono essere anche associate a trattamenti psicoterapeutici, soprattutto brevi, quando sia necessario ridurre, ad esempio, uno stata d'ansia o di fobia, o di disturbo ossessivo-compulsivo. In alcune situazioni particolari, come nell'eiaculazione precoce , potranno essere usati farmaci che, in alcuni casi, possono alleviare il sintomo. Sul piano organico, le terapie si distinguono in:
Terapie farmacologiche In primo luogo le terapie ormonali. Usate in eccesso fino a tempi piuttosto recenti, hanno un'utilità quando si tratta di intervenire su disfunzioni sessuali causate da alterazioni ormonali. Si pensi ai casi in cui vi è un deficit di testosterone, a quelli nei quali vi è una iperprolattinemia, ma anche nella menopausa quando è necessaria una terapia ormonale sostitutiva. Vi sono farmaci che, di per sé, hanno un'azione efficace sul ripristino della funzione sessuale. Il più utile in questo senso è senza dubbio il Viagra . Terapie chirurgiche Indicate raramente nelle disfunzioni sessuali femminili (i casi in cui, ad esempio, è necessario un piccolo intervento chirurgico per vaginismo sono l'eccezione), hanno un'applicazione più ampia nelle patologie maschili. In particolare ci riferiamo alla chirurgia vascolare indicata in alcune situazioni ben diagnosticate per risolvere casi di impotenza. Più controverso è l'impianto di protesi peniene. Fortunatamente meno sollecitate da andrologi ed urologi rispetto a tempi addietro, hanno il difetto che sono interventi demoliti ed irreversibili la cui messa in atto non può prescindere da una valutazione del possibile adattamento psicologico del soggetto e della sua eventuale partner. Molto più utilizzate, sono state le cosiddette "protesi farmacologiche" che non appartengono tuttavia al campo chirurgico. Si tratta infatti di quei supporti terapeutici ottenuti dall'iniezione intracavernosa di sostanze vasodilatatrici (anni addietro la papaverina e, in tempi più recenti, la prostaglandina1). In ogni caso, per chiarire quale è la strada terapeutica più utile per una data disfunzione sessuale, è necessario che venga sempre fatto un approfondimento diagnostico accurato che veda coinvolti in sintonia medici del corpo e medici della mente. Articoli correlati
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