Fino alla nascita della sessuologia moderna, alla fine degli anni 70, la cura
delle patologie sessuali era demandata alla psicoanalisi, essendo ben definito
da quella il legame tra il disagio psicologico e intralci allo sviluppo psico-sessuale
di un individuo.
Dall'altra parte, la psichiatria si era occupata delle perversioni sessuali come
espressione di quadri psicopatologici molto disturbati. Dagli anni 70, le cure
delle disfunzioni sessuali subirono una grande inversione di rotta, innanzitutto
con una migliore ricerca sul piano diagnostico delle cause di una data patologia.
La differenziazione tra cause organiche e psicogene delle disfunzioni sessuali,
avvenuta soprattutto grazie al miglioramento che via via si è sviluppato nella
diagnostica organica, ha limitato sempre di più errori di metodo terapeutico.
Non solo. Anche sul piano psicologico e psichiatrico si è chiarito sempre meglio
quanto fosse importante differenziare le patologie sessuali frutto di un problema
psichiatrico più generale da quelle dovute a problematiche del profondo a quelle
infine, più di pertinenza sessuologica, dovute a conflitti attuali o a patologie
della relazione di coppia. In queste direzioni un contributo importante è stato dato da una cultura dell'approccio
alle disfunzioni sessuali, non più operato da un singolo specialista, ma frutto dell'interazione tra specialisti
di diversa estrazione clinica e terapeutica: organicistica e psicologico-psichiatrica . In questo modo, è stato ridotto di molto il rischio che pazienti con patologie
organiche venissero trattati con inutili psicoterapie e quello che pazienti con
problematiche di natura psicologica fossero trattati con inutili (e talvolta dannose)
terapie ormonali o con terapie chirurgiche (si pensi ai casi di vaginismo).
Dal punto di vista psicologico-psichiatrico le direttrici terapeutiche utili si sono quindi rivelate tre: 1) le terapie sessuali brevi 2) le psicoterapie del profondo 3) le terapie farmacologiche
Terapie sessuali brevi
Introdotte da Masters e Johnson hanno rivoluzionato l'approccio alle disfunzioni sessuali.
Sono terapie brevi, della durata da 12 a 20 sedute, che coinvolgono entrambi
i membri della coppia e che tendono a lavorare sul sintomo sessuale. Nel corso
di esse il terapeuta, seduta dopo seduta, prescrive comportamenti sessuali che
la coppia dovrà sperimentare tra una seduta e l'altra e sarà il lavoro su quanto
può o non può essere sperimentato, oltre che sulle vicende della relazione nella
coppia che avvierà il processo verso l'obiettivo desiderato.
Perché una terapia sessuale di coppia abbia probabilità di successo occorre la
competenza del terapeuta, ma anche disponibilità al trattamento ed al cambiamento
di entrambi i membri della coppia e una loro buona motivazione alla cura. E' necessario
anche che la coppia abbia un ragionevole spazio di sintonia. Queste terapie infatti
non possono essere opportunamente svolte quando tra i partner vi è ostilità o
un conflitto troppo aspro.
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Questo tipo di psicoterapia, che si rifà solitamente al filone psico-dinamico,
è indicata nei casi dove i conflitti individuali prevalgono sulle dissintonie
nella relazione di coppia e devono essere trattati di per sé.
Possono essere curati anche con psicoterapie individuali brevi a orientamento
psico-dinamico che possono fare da premessa ad un successivo aiuto terapeutico
alla riorganizzazione della relazione sessuale nella coppia.
Terapie psico-farmacologiche
Sono utili innanzitutto nei casi in cui la disfunzione sessuale sia un sintomo di un quadro clinico più complesso (ad esempio, l'inibizione del desiderio sessuale dipendente da un quadro depressivo). In questi casi gli psicofarmaci potranno costituirsi come l'elemento di sblocco di una sessualità disfunzionale o potranno creare le premesse per un trattamento più diretto alla disfunzione, in senso psicoterapeutico. Possono essere anche associate a trattamenti psicoterapeutici, soprattutto brevi, quando sia necessario ridurre, ad esempio, uno stata d'ansia o di fobia, o di disturbo ossessivo-compulsivo. In alcune situazioni particolari, come nell'eiaculazione precoce , potranno essere usati farmaci che, in alcuni casi, possono alleviare il sintomo.
Sul piano organico, le terapie si distinguono in:
Terapie farmacologiche
In primo luogo le terapie ormonali. Usate in eccesso fino a tempi piuttosto recenti, hanno un'utilità quando si tratta di intervenire su disfunzioni sessuali causate da alterazioni ormonali. Si pensi ai casi in cui vi è un deficit di testosterone, a quelli nei quali vi è una iperprolattinemia, ma anche nella menopausa quando è necessaria una terapia ormonale sostitutiva. Vi sono farmaci che, di per sé, hanno un'azione efficace sul ripristino della funzione sessuale. Il più utile in questo senso è senza dubbio il Viagra .
Terapie chirurgiche
Indicate raramente nelle disfunzioni sessuali femminili (i casi in cui, ad esempio, è necessario un piccolo intervento chirurgico per vaginismo sono l'eccezione), hanno un'applicazione più ampia nelle patologie maschili. In particolare ci riferiamo alla chirurgia vascolare indicata in alcune situazioni ben diagnosticate per risolvere casi di impotenza. Più controverso è l'impianto di protesi peniene. Fortunatamente meno sollecitate da andrologi ed urologi rispetto a tempi addietro, hanno il difetto che sono interventi demoliti ed irreversibili la cui messa in atto non può prescindere da una valutazione del possibile adattamento psicologico del soggetto e della sua eventuale partner. Molto più utilizzate, sono state le cosiddette "protesi farmacologiche" che non appartengono tuttavia al campo chirurgico. Si tratta infatti di quei supporti terapeutici ottenuti dall'iniezione intracavernosa di sostanze vasodilatatrici (anni addietro la papaverina e, in tempi più recenti, la prostaglandina1).
In ogni caso, per chiarire quale è la strada terapeutica più utile per una data disfunzione sessuale, è necessario che venga sempre fatto un approfondimento diagnostico accurato che veda coinvolti in sintonia medici del corpo e medici della mente.