DOMANDE E RISPOSTE |
A cura di Fausto Manara |
Disturbo dell'orgasmo nella donna
E’ vero che per le donne esistono due tipi di orgasmo: clitorideo e vaginale?
Si tratta di una concezione errata che prende origine da quanto aveva teorizzato
Freud. Sosteneva che esistevano donne, immature sia sul piano psicologico, sia
su quello sessuale ed erano quelle che potevano avere l'orgasmo clitorideo, mentre
solo coloro che avevano l'orgasmo durante il coito erano da considerarsi mature.
Di fatto, le ricerche fatte in questo senso hanno dimostrato che anche l'orgasmo
vaginale è sostenuto, in gran parte, dalla trazione meccanica del clitoride durante
i movimenti coitali. Per di più, come già segnalato, una donna che può raggiungere
l'orgasmo con la masturbazione non è da considerarsi anorgasmica sul piano diagnostico.
Va però anche sottolineato che l'orgasmo è un evento che coinvolge, in parte,
anche la sensorialità della vagina oltre alla dimensione psicologica nella quale
l'esperienza erotica può essere collocata.
E’ vero che una donna può raggiungere più orgasmi durante lo stesso rapporto?
E' possibile. Infatti per la donna non vi è quello che nel maschio si chiama
"periodo refrattario". E' possibile infatti che, dopo un orgasmo non si presenti
una fase di refrattarietà psicologica e fisiologica tale da inibire una nuova
risposta sessuale anche immediatamente dopo la prima. Pertanto è stato dimostrato
che nella donna vi è la possibilità che si possano sperimentare orgasmi multipli.
Va però tenuto presente che, anche in questo caso, non si tratta della regola.
La variabilità individuale della risposta sessuale è tale da far sì che vi siano
donne che vivono così intensamente una risposta orgasmica, da non sentirsi disponibili
a sperimentarne immediatamente un'altra.
Fingere di provare l’orgasmo può aiutare a raggiungerlo davvero?
Solitamente no. Anzi, chi finge l'orgasmo non si dispone ad un'attenzione adeguata
a sé, ma vive, il più delle volte, una sessualità indirizzata a compiacere il
partner, a rassicurarlo sulla sua capacità amatoria e anche a tentare di proporsi
come "normale". Si tratta di un espediente che mette il sesso nella dimensione
obbligata di produrre una buona prestazione, invece che viverlo per il piacere
che, piccolo o grande, può davvero dare. La finzione non può addestrare a raggiungere
quello che soltanto un rapporto pieno con la propria realtà può, forse, consentire
di cogliere.
Se una coppia non raggiunge l’orgasmo simultaneamente, significa che non è sessualmente
affiatata?
L'orgasmo simultaneo è una delle aspirazioni della maggior parte delle coppie.
In questo evento è posto il desiderio della massima condivisione del piacere e
del poter "perdere la testa" contemporaneamente. Quest'ultimo aspetto è importante
sul piano psicologico perché nessuno dei due partner può sentirsi in balia dell'altro
nel momento dell'orgasmo. Si tratta infatti, di un'esperienza nella quale, come
ha dimostrato la sessuologa americana, Virginia Sadock, si crea un lieve obnubilamento
della coscienza che può durare da 3 a 15 secondi e questo lieve distacco dalla
realtà può suscitare ansia in alcuni soggetti. Di fatto, l'orgasmo simultaneo
rappresenta senza dubbio un bel momento di condivisione del piacere, ma non è
necessariamente il termometro dell'affiatamento sessuale di una coppia.
Che cosa si può fare per raggiungere l’orgasmo?
Prima di entrare nell'ordine di idee di sottoporsi ad una terapia sessuale, che
spesso è la via maestra, si può cercare di seguire alcune strade. Innanzitutto,
le strategie più in uso per la cura di questa disfunzione, quando non è presente
neppure l'orgasmo clitorideo, è quella di favorire un buon rapporto con la masturbazione.
Vi sono poi altre strategie che segnalano l'utilità di fare esercizi per migliorare
il tono della muscolatura pelvica, quasi per creare una migliore piattaforma fisica
da dove far partire la risposta orgasmica. Più in generale, è necessario non vivere
ogni esperienza sessuale aspettando che finisca con l'orgasmo. In questo modo
non può accadere altro che distogliere l'attenzione dal piacere che può nascere,
vanificandolo nell'auspicio del suo culmine. Molto più utile sarà poter cogliere,
di volta in volta, le sensazioni piacevoli per quelle che sono e starvi a contatto
senza aspettarsi niente di più, ma riconoscendole nella loro, piccola o grande
portata. L'educazione al piacere è una opportunità che, qualche volta, può far
raggiungere il suo acme.

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