ACQUE CARBONICHE
L'anidride carbonica libera (CO2) è presente in alcune acque minerali in quantità
tale da determinare di per se, a prescindere da altri elementi, effetti biologici
e terapeutici ed è pertanto giustificata una classificazione a parte di tali acque.
Premesso che queste acque sono per la maggior parte bicarbonate, nelle acque
carboniche l'elevato contenuto in CO2 è determinato in prima istanza da variazioni
del pH verso l'acidità.
La temperatura influenza la solubilità della CO2 in maniera direttamente proporzionale
e questo fenomeno è noto in quanto è facile osservare come un'acqua minerale addizionata
di CO2 e conservata in una bottiglia in PET in ambiente caldo provochi un rigonfiamento
del contenitore perché la CO2 tende ad uscire dalla soluzione secondo la legge
di Henry. La classificazione di Marotta e Sica definisce "carboniche" le acque
con contenuto minimo in CO2 libera di 300 mg/l.
Dal punto di vista terapeutico (relativamente al contenuto di tale gas) vengono
classicamente distinte:
- acque carboniche leggere: contenenti 300-500 ml/l di CO2 libera;
- acque carboniche medie: 300-1.000;
- acque carboniche forti: > 1.000.
Riteniamo scientificamente valida tale classificazione pur ricordando che la
legislazione attuale consente, per le acque minerali naturali (in bottiglia),
la definizione di "acidule" (proprietà organolettica derivante dal contenuto in
CO2) se il tenore di anidride carbonica libera è superiore a 250 mg/l.
Ricordiamo che, all'interno delle acque classificabili come carboniche, esiste
una notevole varietà di effetti legata ad altre componenti chimiche ed a caratteristiche
chimico-fisiche. Avremo perciò acque carboniche bicarbonate, salse, salso-bromo-iodiche,
solfuree etc., oligominerali, ricche in sali minerali oppure, in base alla passata
classificazione, oligo, medio e minerali propriamente dette.
Azioni biologiche
Le acque ricche in CO2 o contenenti tale gas in quantità farmacologicamente attiva
sono prevalentemente utilizzate, in Italia, con metodiche di balneoterapia ed
idropinoterapia mentre in altri Paesi (Francia e Germania) il loro utilizzo, e
la ricerca, sono notevolmente più estesi ed ampli. La balneoterapia in acqua carbonica
(balneoterapia carbogassosa) non è solo una metodica di applicazione ma possiede
particolarità che necessitano di un'analisi più approfondita.
Il bagno carbogassoso esercita azioni specifiche locali e generali su diversi
apparati tra i quali prevalentemente il cardiocircolatorio ed il respiratorio.
Durante il bagno la CO2 viene assorbita a livello cutaneo ed inalata: alla quota
inalata è probabilmente da attribuire la maggior parte dell'effetto. Gli effetti
biologici che si producono sono a volte contrastanti, anche a prescindere dalle
opportune considerazioni circa la reattività del singolo paziente, dipendendo
sia dalla quantità di CO2 che dalla temperatura del bagno carbonico e dagli accorgimenti
messi in opera durante il bagno. La temperatura del bagno carbogassoso influenza,
in maniera indipendente dal contenuto in CO2 libera dell'acqua, la quota di CO2
liberata (ed inalata), che aumenta con l'aumentare della temperatura.
L'inalazione di CO2 può essere ridotta da accorgimenti quali la copertura della
vasca con teli o coperchi e la posizione seduta o semisdraiata del paziente dato
che, essendo il peso specifico della CO2 maggiore di quello dell'aria, quest'ultima
tende a depositarsi ed a permanere, in assenza di turbolenze dell'acqua o dell'aria,
in uno spessore di poco superiore al livello dell'acqua.
E' inoltre una prerogativa del bagno carbonico quella di poter essere somministrato
ad una temperatura inferiore (33° C) a quella normalmente utilizzata in balneoterapia
termale senza che il paziente avverta sensazione di freddo (fenomeno dell'abbassamento
della temperatura indifferente) a causa dell'azione meccanica di distacco delle
bollicine dalla cute con stimolazione dei termocettori cutanei.
Azione sull'apparato cardiocircolatorio Si cerca di ottenere una inalazione non eccessiva di CO2 quando, come richiesto
nella maggioranza dei casi, non si desidera un effetto ipertensivo provocato dal
gas in via generale attraverso un'azione sui centri vasomotori. Ricordiamo che
l'azione ipertensiva è potenziata dalla bassa temperatura dell'acqua (in alcuni
casi utilizzata anche a 30° C) e diminuita dalle alte temperature. Ciò avviene
in parte per meccanismi aspecifici di vasocostrizione-vasodilatazione in relazione
allo stimolo termico, in parte per l'azione specifica, sostenuta da più Autori,
della CO2 sul cuore per cui schematicamente:
- bassa temperatura --> scarsa liberazione di CO2 --> scarsa influenza sull'attività
cardiaca (non bradicardia) --> effetto indifferente o ipertensivo;
- alta temperatura --> maggiore liberazione di CO2 --> aumento tono e contrattilità
miocardica (con bradicardia) --> effetto ipotensivo.
E' necessario inoltre tener conto dell'effetto specifico di vasodilatazione indotto
dalla CO2.
La CO2, soprattutto la quota inalata, agisce a livello cardiaco con effetto bradicardizzante
e determinando un aumento di tono e contrattilità forse per azione specifica del
gas sul nodo del seno. Il conseguente aumento del tempo di diastole determina
in via indiretta condizioni di migliore irrorazione coronarica.
Ricordiamo che una massiva inalazione di CO2 determina un effetto prevalentemente
ipertensivo anche a prescindere dalla temperatura del bagno.
Sul circolo la balneoterapia carbogassosa determina azioni centrali
e periferiche: prevalentemente ipertensive a livello centrale ed ipotensive a
livello periferico e del letto capillare.
A quest'ultimo livello è documentata un'iperemia attiva locale con aumento della
velocità di circolo che si instaura in brevissimo tempo durante il bagno tanto
da evidenziare una netta linea di demarcazione tra parti immerse e non (arrossamento
e calore).
Le maggiori azioni o, per meglio dire, le azioni più sfruttate della balneoterapia
carbogassosa sono quelle svolte a livello del microcircolo e del distretto venoso.
A questi livelli si verificano notevoli attivazioni circolatorie soprattutto per
diminuzione delle resistenze periferiche. Sul microcircolo sono dimostrati effetti
di vasodilatazione, aumento di ampiezza del lume arteriolare ed aumento della
vascolarizzazione per apertura di nuovi letti capillari con conseguenze dirette
sul metabolismo tessutale.
L'attivazione del circolo è potenziata dal bagno a mezzo corpo che la determina
in via aspecifica e condiziona anche un aumento della pressione idrostatica a
livello del distretto venoso favorendone la spremitura sia a livello superficiale
che profondo con azione depletiva.
Il bagno carbogassoso sembra inoltre determinare un aumento della contrattilità
venosa per azione sia sulla parete vasale che sui connettivi perivasali. Su queste
premesse la balneoterapia carbogassosa si rivela particolarmente utile nella flebopatia
ipotonica costituzionale, nell'insufficienza venosa cronica anche in stadio avanzato,
purché in fase termale, e nelle sindromi post-flebitiche.
In quest'ultimo caso si può assistere ad un notevole miglioramento di stati distrofici
sottocutanei e cutanei (ipodermiti, eczemi, etc.) e di altre strutture eventualmente
coinvolte (es. articolazioni). Le condizioni di migliorata irrorazione che si
determinano per vasodilatazione arteriolare e capillare (iperemia attiva) e l'aumento
del tono venoso, comportano un miglior apporto di ossigeno con riduzione della
situazione anossica tessutale (anossia stagnante) e miglior deflusso venoso con
riduzione della pressione idrostatica a sua volta responsabile dello stato anossico
tessutale e delle conseguenti turbe trofiche.
Nell'insufficienza venosa iniziale accompagnata da panniculopatia edemato-fibrosclerotica
("cellulite") si può analogamente ottenere un miglioramento del trofismo dei tessuti
interessati.
Numerose esperienze testimoniano l'efficacia delle acque carboniche in grado
di aumentare il flusso a riposo e la risposta post ischemica nelle arteriopatie
obliteranti periferiche.
Azione sull'apparato respiratorio
A livello dell'apparato respiratorio la CO2, comunque assorbita, determina acidosi
con conseguente stimolazione dei centri respiratori. Si assiste prevalentemente
ad una riduzione della frequenza respiratoria (ma anche a variazioni inesistenti
od irrilevanti) accompagnata da aumento dell'ampiezza degli atti e da un aumento
globale della ventilazione (stimolazione del vago a livello polmonare). Si può
ottenere in questo modo un miglioramento degli scambi gassosi con aumentata ossigenazione
a livello di tutti i parenchimi.
Azione sul sistema neurovegetativo
Si parla in generale di un'azione globale sul sistema nervoso vegetativo con
una prevalente componente di stimolazione parasimpatica e conseguente inibizione
di fenomeni spastici (viscerali, arteriolari, etc.) da iperattività simpatica.
Azione sull'apparato digerente
La stessa azione che si esercita sul sistema nervoso autonomo e prevalentemente
sulla componente parasimpatica è responsabile dell'azione delle acque carboniche
a livello gastrico dove vengono attivate la secrezione cloridropeptica (in particolare
la cloridrica) e la motilità.
Azione sull'apparato uropoietico
Le acque carboniche possono indurre un aumento della diuresi. Tale effetto è
maggiormente evidente per acque oligominerali o minimamente mineralizzate ma la
stessa CO2, a causa della vasodilatazione indotta sulle mucose dello stomaco e
del conseguente rapido assorbimento, determina un effetto marcatamente e propriamente
diuretico. Anche in seguito a balneoterapia si osserva un cospicuo aumento della
diuresi con una notevole eliminazione di cloruri da attribuire in parte alle azioni
specifiche della CO2 sul rene (vasodilatazione) e sul cuore. |