ACQUE CARBONICHEL'anidride carbonica libera (CO2) è presente in alcune acque minerali in quantità
tale da determinare di per se, a prescindere da altri elementi, effetti biologici
e terapeutici ed è pertanto giustificata una classificazione a parte di tali acque.
La temperatura influenza la solubilità della CO2 in maniera direttamente proporzionale
e questo fenomeno è noto in quanto è facile osservare come un'acqua minerale addizionata
di CO2 e conservata in una bottiglia in PET in ambiente caldo provochi un rigonfiamento
del contenitore perché la CO2 tende ad uscire dalla soluzione secondo la legge
di Henry. La classificazione di Marotta e Sica definisce "carboniche" le acque
con contenuto minimo in CO2 libera di 300 mg/l.
Ricordiamo che, all'interno delle acque classificabili come carboniche, esiste una notevole varietà di effetti legata ad altre componenti chimiche ed a caratteristiche chimico-fisiche. Avremo perciò acque carboniche bicarbonate, salse, salso-bromo-iodiche, solfuree etc., oligominerali, ricche in sali minerali oppure, in base alla passata classificazione, oligo, medio e minerali propriamente dette. Azioni biologiche Le acque ricche in CO2 o contenenti tale gas in quantità farmacologicamente attiva sono prevalentemente utilizzate, in Italia, con metodiche di balneoterapia ed idropinoterapia mentre in altri Paesi (Francia e Germania) il loro utilizzo, e la ricerca, sono notevolmente più estesi ed ampli. La balneoterapia in acqua carbonica (balneoterapia carbogassosa) non è solo una metodica di applicazione ma possiede particolarità che necessitano di un'analisi più approfondita. Il bagno carbogassoso esercita azioni specifiche locali e generali su diversi
apparati tra i quali prevalentemente il cardiocircolatorio ed il respiratorio.
Azione sull'apparato cardiocircolatorio Si cerca di ottenere una inalazione non eccessiva di CO2 quando, come richiesto nella maggioranza dei casi, non si desidera un effetto ipertensivo provocato dal gas in via generale attraverso un'azione sui centri vasomotori. Ricordiamo che l'azione ipertensiva è potenziata dalla bassa temperatura dell'acqua (in alcuni casi utilizzata anche a 30° C) e diminuita dalle alte temperature. Ciò avviene in parte per meccanismi aspecifici di vasocostrizione-vasodilatazione in relazione allo stimolo termico, in parte per l'azione specifica, sostenuta da più Autori, della CO2 sul cuore per cui schematicamente:
E' necessario inoltre tener conto dell'effetto specifico di vasodilatazione indotto
dalla CO2.
A quest'ultimo livello è documentata un'iperemia attiva locale con aumento della velocità di circolo che si instaura in brevissimo tempo durante il bagno tanto da evidenziare una netta linea di demarcazione tra parti immerse e non (arrossamento e calore). Le maggiori azioni o, per meglio dire, le azioni più sfruttate della balneoterapia carbogassosa sono quelle svolte a livello del microcircolo e del distretto venoso. A questi livelli si verificano notevoli attivazioni circolatorie soprattutto per diminuzione delle resistenze periferiche. Sul microcircolo sono dimostrati effetti di vasodilatazione, aumento di ampiezza del lume arteriolare ed aumento della vascolarizzazione per apertura di nuovi letti capillari con conseguenze dirette sul metabolismo tessutale. L'attivazione del circolo è potenziata dal bagno a mezzo corpo che la determina in via aspecifica e condiziona anche un aumento della pressione idrostatica a livello del distretto venoso favorendone la spremitura sia a livello superficiale che profondo con azione depletiva. Il bagno carbogassoso sembra inoltre determinare un aumento della contrattilità venosa per azione sia sulla parete vasale che sui connettivi perivasali. Su queste premesse la balneoterapia carbogassosa si rivela particolarmente utile nella flebopatia ipotonica costituzionale, nell'insufficienza venosa cronica anche in stadio avanzato, purché in fase termale, e nelle sindromi post-flebitiche. In quest'ultimo caso si può assistere ad un notevole miglioramento di stati distrofici sottocutanei e cutanei (ipodermiti, eczemi, etc.) e di altre strutture eventualmente coinvolte (es. articolazioni). Le condizioni di migliorata irrorazione che si determinano per vasodilatazione arteriolare e capillare (iperemia attiva) e l'aumento del tono venoso, comportano un miglior apporto di ossigeno con riduzione della situazione anossica tessutale (anossia stagnante) e miglior deflusso venoso con riduzione della pressione idrostatica a sua volta responsabile dello stato anossico tessutale e delle conseguenti turbe trofiche. Nell'insufficienza venosa iniziale accompagnata da panniculopatia edemato-fibrosclerotica ("cellulite") si può analogamente ottenere un miglioramento del trofismo dei tessuti interessati. Numerose esperienze testimoniano l'efficacia delle acque carboniche in grado di aumentare il flusso a riposo e la risposta post ischemica nelle arteriopatie obliteranti periferiche. Azione sull'apparato respiratorio
Azione sul sistema neurovegetativo
Azione sull'apparato digerente
Azione sull'apparato uropoietico
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