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ACQUE RADIOATTIVE

 

Le acque radioattive sono così classificate, a differenza delle altre, in relazione ad una proprietà fisica, la radioattività. Diversi possono essere gli elementi radioattivi presenti in traccia nelle acque minerali e tra questi il radio, il radon, il torio, l'attinio, l'uranio, etc. Il più importante ai fini terapeutici (nonché il più rilevante per quantità nelle acque minerali) è il radon, un gas disciolto nell'acqua che deriva dalla emanazione di una particella alfa da un atomo di radio. E' una sostanza che viene assorbita molto facilmente attraverso le mucose (soprattutto degli apparati respiratorio e digerente) e la cute, diffonde molto rapidamente ai tessuti con un'affinità elettiva per i lipidi e viene eliminata in poche ore. La sua attività terapeutica è da attribuire alle radiazioni alfa dotate di basse proprietà di penetrazione (vengono fermate da un foglio di carta) e di buone capacità ionizzanti.

Le misure della radioattività più utilizzate sono il nanocurie (nC = 10-9C) e l'unità Mache (UM). Il nanocurie corrisponde al millimicrocurie (mµC). Le due unità di misura sono in relazione secondo l'equazione:
1 nC = 2,75 UM

Un'acqua viene classificata radioattiva quando possiede almeno 1 nC (o 2,75 UM) per litro. Tuttavia numerosi Autori affermano che perché possano esplicarsi effetti terapeutici la radioattività dovrebbe essere superiore a 50-80 UM.

Il periodo di semitrasformazione o semiperiodo o periodo di dimezzamento esprime il tempo necessario perché l'elemento perda la metà della radioattività. Per il radon corrisponde a 3,825 giorni.  Ai fini pratici questo ci fa comprendere la scarsa o praticamente nulla possibilità da parte dell'organismo di accumulare radioattività dalle acque minerali e la necessità di utilizzare queste acque rapidamente prima che perdano gli effetti terapeutici.

Esistono classificazioni in base alla radioattività utili soprattutto per conoscere il potere terapeutico. A questo fine riteniamo indicativo considerare le acque:

  • debolmente radioattive fino a 30 nC/l
  • mediamente radioattive da 30 150 nC/l
  • fortemente radioattive superiori a 150 nC/l

Azioni biologiche

 

Come affermato in precedenza le acque sono denominate radioattive in base ad una caratteristica fisica, tuttavia, ai fini terapeutici, la composizione chimica mantiene inalterata la sua importanza. Esistono infatti acque radioattive oligominerali, salsobromoiodiche, salse, solfate, etc. Vengon qui trattate solo le azioni biologiche attribuite alla radioattività rimandando alle pagine relative  i meccanismi propri dei mineralizzatori. Gli effetti biologici delle radiazioni ionizzanti sono da attribuire alla cessione di energia ai tessuti che induce fenomeni di ionizzazione o eccitazione.

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Azione sul sistema nervoso
La radioemanazione ha una solubilità nei grassi 10 volte superiore rispetto all'acqua; per questo motivo tende a concentrarsi nei lipidi e nel tessuto nervoso, che ne è ricco, esplicando a questo livello la propria azione. Sia sul sistema nervoso centrale che periferico svolge azioni sedative ed analgesiche. E' stato osservato un aumento della cronassia su alcuni nervi periferici. Probabilmente il fenomeno è da attribuire all'incremento di attività delle colinesterasi che, inattivando più rapidamente l'acetilcolina, diminuirebbero l'eccitabilità nervosa. L'effetto antalgico è impiegato in terapia non solo nel trattamento di alcune neuropatie periferiche ma anche nei casi di osteoartrosi e di altre patologie dell'apparato osteo-artro-muscolare. Classico è l'impiego nella gotta.

Effetto diuretico e aumento della solubilità dell'acido urico
Questi due effetti vengono trattati insieme in ragione del tradizionale impiego della terapia idropinica con acque radioattive nella gotta e nelle iperuricemie. Per le acque oligominerali radioattive utilizzate per bibita è stato osservato un incremento della diuresi ed un'aumentata eliminazione di urati. Alcuni Autori spiegano queste azioni con l'aumento di permeabilità delle membrane extrarenali e con la solubilizzazione dell'acido urico dai depositi extracellulari. Riteniamo comunque che questi effetti terapeutici siano da attribuire anche alle caratteristiche chimiche delle acque radioattive che sono per lo più oligominerali.

Azione antianafilattica
E' stata descritta la proprietà del radon di denaturare le proteine degli allergeni e prospettata la possibilità desensibilizzatrice. Un famoso esperimento ha dimostrato la netta riduzione della mortalità per shock anafilattico in animali trattati con acque radioattive rispetto a quelli trattati con un'acqua chimicamente simile ma non radioattiva. Facciamo presente che in caso di asma bronchiale allergico la terapia inalatoria dovrebbe essere eseguita con cautela e la sua opportunità valutata caso per caso in quanto studi condotti hanno evidenziato l'attività broncospastica di alcune acque minerali. D'altra parte è stata segnalata la quasi totale assenza di questo effetto collaterale presso alcune stazioni termali dove l'asma bronchiale costituisce l'indicazione principale. Questo riafferma il principio che per quanto le acque minerali possano essere raggruppate in classi non bisogna dimenticare che ognuna può evidenziare caratteristiche proprie con effetti biologici particolari.

Azione vasodilatatrice periferica ed ipotensiva
Queste azioni dimostrate con numerosi esperimenti sono in parte responsabili dell'azione iperemizzante. Probabilmente sono da attribuire all'inattivazione di amine biogene.

Azione sulle funzioni genitali femminili
Numerosi studi hanno evidenziato l'attività delle acque radioattive nello stimolare l'asse ipofisi-surrene e ipofisi-tiroide con aumento del metabolismo basale. Interessante è l'aumento dell'attività estrogenica mediante stimolazione diencefalica ed ipofisaria. Tale attività è evidenziata dalla regolarizzazione dei flussi mestruali e dal miglioramento del trofismo della mucosa e dell'ambiente vaginale nelle patologie infiammatorie croniche e distrofiche.

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