APPARATO DIGERENTE
Trattamento di malattie dell'apparato gastroenterico
E' abbastanza complesso riassumere in un'unica trattazione la clinica termale
delle affezioni dell'apparato digerente in quanto, a differenza di altri ambiti
di patologia, assumono un ruolo preminente le azioni farmacologiche specifiche
dei componenti delle acque minerali.
Ogni mineralizzatore possiede un'azione biologica particolare che può essere
favorevole in alcune situazioni patologiche ma dannosa in altre. Inoltre le diverse
sostanze contenute nelle soluzioni idrominerali interagiscono in agonismo, antagonismo
o sinergismo a vari livelli (assorbimento, etc.). Azioni molto diverse, prevalenti
o addirittura opposte, possono inoltre dipendere dalla concentrazione o dal rapporto
di assunzione con i pasti. E' opportuno di conseguenza conoscere la composizione
e le indicazioni specifiche delle singole sorgenti minerali per scegliere la cura
efficace.
Non è nemmeno possibile standardizzare le posologie in quanto dipendono dalla
composizione dell'acqua e dalla sua concentrazione e devono adattarsi alle patologie
ed alla situazione individuale.
Solo il medico specislista in idrologia può consigliare opportunamente il paziente.
Le acque più utilizzate
Nell'ambito delle patologie dell'apparato digerente le acque più utilizzate sono
le bicarbonate, le solfate e le salse.
La metodica prevalente è la bibita (idropinoterapia), raramente si ricorre ancora a docce od irrigazioni rettali. Presso qualche stabilimento termale specializzato si esegue ancora il fango
addominale (epatico).
Date le differenti modalità d'azione che possono avere le acque provenienti
da sorgenti diverse, il medico deve prescrivere la terapia idropinica considerando
la relazione tra le azioni biologiche e gli eventi patogenetici delle malattie.
La dispepsia causata da gastropatie croniche funzionali o da altre alterazioni della secrezione
e della motilità rappresenta il motivo principale di ricorso alla terapia idropinica
termale per patologiche gastriche.
Per quanto non esistano studi definitivi a riguardo è consigliata cautela nel
caso di neoplasie maligne.
L'ulcera peptica acuta controindica la terapia con qualsiasi acqua termale. In
quella cronica sono invece controindicate solo le acqua a prevalente azione eccitosecretrice.
La patologia intestinale di più frequente riscontro in ambito termale è la stipsi
cronica semplice che può essere accompagnata da spasmo o da atonia della muscolatura
colica.
L'impiego di acque cloruro-sodiche e solfato-calciche con metodiche soprattutto
idropiniche ma anche irrigatorie intestinali consente di ottenere ottimi risultati
che si mantengono anche a distanza di mesi dalla terapia.
L'azione dell'acqua in questi casi è spesso potenziata dal riscaldamento.
La terapia termale coadiuvata da provvedimenti igienico-dietetici rappresenta
un ottimo metodo di rieducazione funzionale dell'alvo. Le acque solfato-calciche,
bicarbonato-calciche, bicarbonato-solfato-alcalino terrose e salse leggere vengono
utilizzate nelle coliti croniche organiche e funzionali come la colopatia funzionale.
In alcune diarree croniche possono essere impiegate con discreto successo acque
bicarbonate e cloruro-sodiche.
Anche in questi casi occorre sempre tener presente la natura della malattia,
la sua patogenesi e gli effetti della singola acqua.
Nella sezione relativa si parla delle azioni antitossiche e trofiche delle acque
cloruro-sodiche, bicarbonate, solfate e solfuree sul parenchima epatico. In pratica trovano indicazione alla terapia termale
le epatopatie tossiche, compresa quella alcoolica, le iatrogene e le epatiti virali
croniche ed acute. In caso di cirrosi epatica è necessario valutare le capacità
di compenso all'aumento dell'apporto idrico.
La terapia termale non può in questi casi essere risolutiva; per quanto ricerche
sperimentali anche recentissime (vedi acque solfuree e radicali liberi) abbiamo dato risultati soddisfacenti la crenoterapia nelle
epatopatie croniche ha attualmente un ruolo di presidio coadiuvante. Le azioni
colagoghe, coleretiche ed antispastiche indicano la crenoterapia in alcune patologie
biliari.
Le acque bicarbonate e solfate vengono classicamente impiegate nella diatesi litogena biliare. Lo scopo è di
modificare in senso non litogeno la bile, di aumentarne il flusso e di regolare
la motilità dell'albero biliare. Nessun tipo di acqua minerale può determinare
la dissoluzione di calcoli biliari.
La terapia idropinica è inoltre controindicata nelle fasi acute (coliche, colangiopatie,
etc.).
La calcolosi biliare rappresenta, in pratica, una indicazione alquanto dubbia
alla terapia termale. Consideriamo però che, in assenza di controindicazioni,
il trattamento idropinico può intervenire sulla mucosa colecistica, sulla composizione
della bile e sulla motilità delle vie biliari prevenendo le note complicanze della
calcolosi.
Indicazioni specifiche sono infatti rappresentate dalle discinesie delle vie
biliari, dalla sindrome post-colecistectomia e dalle colecistocolangiopatie croniche.
La metodica impiegata è soprattutto quella idropinica.
In alcuni stabilimenti si utilizza il fango epatico che per gli effetti antispastici
ed analgesici è in grado di completare l'azione terapeutica dell'acqua assunta
per bibita.
Il fango addominale è controindicato nelle epatopatie acute, ittero, epatite
cronica attiva e cirrosi scompensata. |