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LE TERME DI LEVICO E VETRIOLO

TERME DI LEVICO E VETRIOLO

Classificate tra le arsenicali-ferruginose, le acque che sgorgano dal Monte Fronte, in Valsugana, incanalate verso gli stabilimenti termali di Levico e Vetriolo, sono particolarmente indicate nella cura dei disturbi del sistema nervoso, tra i quali gli stati di ansia ma anche le affezioni delle vie respiratorie, le malattie reumatiche, le affezioni della tiroide, della pelle e le malattie ginecologiche.

Un po’ di storia
La scoperta della prima delle due fonti di acque termali nei pressi della località di Levico si deve ad alcuni minatori che, in epoca medievale, scavarono una galleria all’interno del Monte Fronte (1500 m. sopra il livello del mare). La cosiddetta Caverna del Vetriolo fu utilizzata in un primo tempo per estrarre il vetriolo verde dall’acqua scaturita dalla polla “forte” e solo più tardi per uso terapeutico; nel frattempo era stata scoperta una seconda polla, detta “debole” per via del più basso tasso di mineralizzazione, in una caverna sottostante (circa 100 metri più in basso) che fu chiamata Caverna dell’Orca.
Una prima testimonianza delle proprietà medicamentose delle acque la si rintraccia in uno scritto di Michelangelo Mariani datato 1673 e intitolato “Storia del Concilio di Trento”, ma la loro composizione così come una precisa descrizione dell’efficacia terapeutica sono attestate solo nel XVIII secolo da alcune relazioni mediche.
Le prime cure termali con le acque estratte dal Monte Fronte furono effettuate nella località di Vetriolo, un piccolo paese montano che si trovava però di una posizione disagevole, tanto che in seguito venne deciso di stabilire il centro termale nella più accessibile Levico. Che è stata oggetto, nel XIX secolo, di alterne vicende: un primo stabilimento aperto nel 1814, infatti, fu chiuso appena due anni dopo, a seguito delle ricerche di uno studioso di Pavia che ammonì circa la presenza di arsenico nell’acqua, ritenuta quindi pericolosa per la salute. Quando però l’affermazione venne smentita dall’accertamento dell’utilità, in campo terapeutico, dell’acqua arsenicale-ferruginosa, venne dato nuovo impulso al suo sfruttamento. Nel 1860, alcuni cittadini di Levico fondarono la “Società Balneare” e qualche anno dopo, nel 1897, la gestione dell’organizzazione termale fu affidata alla “Società Berlinese” che promosse la costruzione dello Stabilimento Nuovo (ora Grand Hotel delle Terme) e dello stabilimento per l’imbottigliamento delle acque. Il centro termale conobbe quindi un momento di grande splendore fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale e una crisi nell’immediato dopoguerra, dalla quale si risollevò solo quando nel 1930 il complesso diventò di proprietà del Demanio dello Stato che fece costruire un nuovo stabilimento tra le pinete di Pinete di Vetriolo. Si arriva quindi agli anni Settanta, quando la Regione Trentino Alto Adige, divenuta proprietaria delle Terme di Levico e Vetriolo, promosse una ampia opera di ristrutturazione dei vecchi edifici e la costruzione di un nuovo e moderno stabilimento termale, oggi proprietà della Provincia di Trento. Più recentemente è stato inaugurato anche un nuovo Palazzo Termale a Levico, in prossimità delle sorgenti delle acque.

Le acque termali
Delle due acque termali che sgorgano in fondo alle caverne scavate nel Monte Fronte, solo la cosiddetta “forte”, o anche “da bagno” viene utilizzata a scopo terapeutico, poiché le sue caratteristiche compositive vengono conservate a lungo, al contrario di quella “debole” le cui sostanze sono instabili. In base alla loro composizione chimico-fisica, le acque del Vetriolo sono classificate tra le arsenicali-ferruginose. Molte acide per via del contenuto elevato di ione solforico, le acque presentano anche altri oligoelementi come il rame, il manganese, il nichel, il cobalto e lo zinco che nel loro complesso contribuiscono all’azione biologica specifica e aspecifica, generale e locale, della cura termale.
La forte presenza di arsenico e ferro, componenti che agiscono sul sistema nervoso attraverso un meccanismo antiossidante, la rendono particolarmente efficace nella cura degli stati ansiosi e più in generale per le malattie nervose, nella pratica della balneoterapia. Oltre a ciò, la significativa presenza di ione solforico e fosforico conferisce loro una azione antinfiammatoria e antibatterica, utile per la cura delle affezioni infiammatorie attraverso la cura inalatoria. La fangoterapia, quindi, risulta utile per il trattamento di malattie reumatiche dell’apparato locomotore: artrosi primarie e secondarie, reumatismi neurodistrofici e psicosomatici, artriti reumatiche e psoriasica in fase quiescente, esiti di malattia reumatica, postumi di fratture. Esiti positivi anche nella soluzione delle affezioni della tiroide, della pelle, delle malattie ginecologiche e le malattie dell’infanzia, in particolare la diatesi essudativo-catarrale.

Lo stabilimento termale
Il palazzo delle Terme di Vetriolo si trova al centro della cittadina e si presenta moderno sotto il profilo architettonico, con ampie vetrate, scalinate, giardini e fontane. Al suo interno, gli ambulatori e circa 100 stanze ove praticare la terapia termale delle sue varie forme: balneoterapia, inalazioni, aerosol, fanghi, bagni ed irrigazioni vaginali. Presente anche un Centro di rieducazione funzionale-palestra, per il recupero mediante fisiochinesiterapia delle patologie muscolari ed osteo-articolari. Le terapie termali vengono praticate anche nel vicino Grand Hotel Imperial, ricavato da una antica residenza estiva della famiglia imperiale austriaca, finemente restaurato e dotato, oltre che di due piscine e una palestra, di un Centro Benessere ove si praticano anche trattamenti di bellezza del viso e del corpo, Per la sua posizione, a 1.500 metri di altitudine, lo stabilimento termale di Vetriolo è considerato tra i più alti d’Europa. Oggi si presenta completamente rinnovato pur mantenendo all’esterno le forme signorili che da sempre lo hanno caratterizzato; all’ingresso vi è posta una reception con bar annesso, all’esterno c’è un anfiteatro al centro di un giardino e all’interno presenta ampi spazi e apparecchiature moderne e funzionali. Presso lo stabilimento termale di Levico si praticano i bagni termali, le terapie inalatorie e la fisioterapia; la piscina è stata rinnovata recentemente e il palazzo dispone di un ampio solarium per la elioterapia.

Turismo nei dintorni
Levico Terme si trova a circa 20 chilometri da Trento ed è incastonata all’interno della Valsugana, ciò che la rende particolarmente interessante, oltre che agli utenti dei centri termali, agli appassionati di turismo naturalistico. Da vedere, nella cittadina, ci sono la Chiesa parrocchiale del Redentore, la Chiesetta di San Biagio, la Tomba Romana, la Madonna del Pezo e i Forti austriaci della Grande Guerra ma un soggiorno nella località termale non può prescindere da una escursione verso i laghi di Levico - lungo e incassato tra il Colle di Tenna e la Canzana – e Caldonazzo, ove si possono anche praticare attività come la vela e la canoa. Per gli amanti delle alte quote, è impedibile una gita all’Altopiano di Vezzena, 1500 metri, coperto di prati e di foreste di conifere. Al Passo di Vezzena sono visitabili numerosi forti austriaci, parte di una linea difensiva costruita dagli Austroungarici sugli altipiani qualche anno prima della guerra con l’Italia; nei pressi si possono tra l’altro ammirare i resti del forte austriaco Busa di Verle. Più in alto si trova il Forte di Cima Vezzena mentre altri forti si trovano sugli altipiani di Folgaria, Lavarone e Luserna assieme a cimiteri militari e ai i resti dell’ospedale militare. In inverno l'altopiano di Vezzena offre agli appassionati dello sci di fondo decine di chilometri di piste, collegate al Centro Fondo Millegrobbe ma per coloro che preferiscono lo sci alpino ci sono i vicini impianti di Malga Rivetta.
Un po’ ovunque, tra i ristoranti e le trattorie della Valsugana, si può apprezzare la grande tradizione gastronomica del luogo, cui sono parte integrante prodotti tipici e genuini come il radicchio rosso, il formaggio di malga e soprattutto la polenta, preparata con la celebre Farina della Valsugana.

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