Menu Terme e cure termali

MECCANISMI D'AZIONE

Classicamente, le azioni biologiche delle acque minerali vengono suddivise in specifiche ed aspecifiche che a loro volta possono esplicarsi a livello locale e/o generale.
Possiamo così avere:

  • azione generale specifica
  • azione generale aspecifica
  • azione locale specifica
  • azione locale aspecifica.

L'azione generale comporta una risposta di tutto l'organismo che può anche avere valenza terapeutica.
Per azione locale si intende l'effetto biologico diretto sulla regione anatomica di applicazione.
L'azione specifica è quella propria di ogni tipo di acqua minerale, legata alla sua peculiare composizione chimica. L'azione aspecifica dipende dalle caratteristiche fisiche del mezzo termale utilizzato, è comune a tutte le acque ed è spesso in relazione con la metodica di applicazione.

L'azione locale e l'azione generale spesso non sono nettamente distinguibili, soprattutto per le risposte riflesse che ogni stimolo è in grado di provocare.
Queste possono avvenire anche indipendentemente dall'estensione e dalle modalità di applicazione del mezzo termale: l'antroterapia dà risposte locali, così come una fangoterapia ad un arto può provocare risposta consensuale (es. iperemizzante) all'arto controlaterale e sudorazione generalizzata.
Anche tra le azioni specifiche e le aspecifiche spesso non esistono netti caratteri di demarcazione, tuttavia le distinzioni fatte inizialmente sono utili per comprendere l'argomento.

La conoscenza delle modalità d'azione del mezzo idrominerale sulle patologie è di fondamentale importanza per l'impiego in terapia in quanto concorre a stabilire il campo di impiego, a mirare la prescrizione, a prevedere gli effetti collaterali ed a stabilire le controindicazioni.

Azione aspecifica

Le azioni specifiche sono esposte nei capitoli sulle singole acque minerali. In questa sede viene illustrato il non meno complesso argomento delle azioni aspecifiche.
Come già esposto, queste dipendono dalle proprietà fisiche del mezzo che a loro volta possono dipendere dalla metodica di applicazione. Un mezzo idrominerale può essere impiegato allo stato liquido (bagno, bibita, irrigazione), gassoso (humage, insufflazione, vapore), solido o semi-solido (fango).
Le proprietà che sono maggiormente responsabili dell'azione aspecifica delle acque minerali, così come vengono comunemente utilizzate in terapia, sono:

1 il calore
2 il galleggiamento
3 la pressione meccanica esterna
4 l'umidificazione
5 la pressione meccanica interna
6 il lavaggio
7 l'azione volumetrica meccanica
8 la pressione osmotica (ipertonia ed ipotonia)

L'azione termica è forse la più importante e complessa; pertanto viene trattata a parte e per ultima. (vedi calore)

Il galleggiamento.
Il corpo umano immerso in acqua perde una grande percentuale del proprio peso che tende a salire con l'aumento del peso specifico dell'acqua. Questa proprietà, insieme alla pressione meccanica esterna (idrostatica) che il liquido esercita su tutte le parti immerse viene utilizzata nella riabilitazione in acqua (soprattutto motoria e flebologica). Lo scarico del peso corporeo e la densità del mezzo permettono infatti movimenti controllati e con minima componente algica, aspetti questi che rendono particolarmente efficace il recupero della funzione motoria anche in fasi precoci ed in minor tempo. Il sommarsi a questo delle azioni specifiche delle acque minerali e dei cofattori termali, come vedremo in altra sede, fanno di questa metodica una delle più quotate in ambito riabilitativo. In campo flebologico la pressione idrostatica viene utilizzata per aumentare la "vis a tergo" (forza da dietro) e favorisce il deflusso venoso dagli arti inferiori. L'umidificazione ed il lavaggio sono utilizzati sia a livello cutaneo che mucoso. Possiedono una modesta azione lenitiva ed antiinfiammatoria. Soprattutto a livello mucoso viene sfruttata la pressione osmotica di alcune acque particolarmente concentrate come le salsobromoiodiche che, creando una corrente di fluidi verso l'esterno della mucosa, esercitano un'azione di richiamo di particelle e microorganismi; la stessa ipertonia ha proprietà battericide ed antimicotiche.
La pressione meccanica del gas solfureo viene utilizzata con tecnica insufflatoria pertubarica endotimpanica e con il Politzer crenoterapico. Con queste metodiche si tende a mantenere la praticabilità delle tube di Eustachio al fine di prevenire i processi che evolvono verso la sordità rinogena. A livello dell'apparato gastroenterico si sfrutta l' ipertonia e l' azione volumetrica di alcune acque a scopo lassativo. L'elevata pressione osmotica impedisce l'assorbimento intestinale dell'acqua che, rimanendo nel lume, idrata la massa fecale, aumentandone il volume. Questo, congiuntamente ad alcune azioni specifiche, favorisce la motilità intestinale, il transito e l'evacuazione. L'ipotonia viene utilizzata nelle patologie dell'apparato urinario ed in alcune alterazioni metaboliche come l'iperuricemia e la gotta. Le acque ipotoniche, assunte per bibita, vengono rapidamente assorbite, espandono il volume del liquido extracellulare mobilizzando metaboliti, etc. e vengono rapidamente eliminate provocando un "lavaggio" delle vie urinarie.

Il calore

E' forse la principale proprietà fisica impiegata nelle terapie con acque minerali. Infatti i termini "termico e termale" derivano entrambi dal greco "Thermè " che significa calore; inoltre sono spesso utilizzati come sinonimi.

Le metodiche con le quali viene più frequentemente applicato il calore emesso dal mezzo idrominerale sono: peloidoterapia, balneoterapia (di qualsiasi tipo, dal bagno in vasca singola alla riabilitazione in acqua), inalazione caldo-umida, idropinoterapia (bibita) (molte acque vengono assunte previo riscaldamento), irrigazioni, antroterapia.

Le azioni terapeutiche per le quali il calore più frequentemente viene utilizzato sono:

1 aumento dell'estensibilità del tessuto collageno
2 riduzione della rigidità articolare
3 effetto analgesico
4 riduzione dello spasmo muscolare
5 aumento del flusso di sangue
6 riduzione degli infiltrati infiammatori, dell'edema e degli essudati

Il calore può essere utilizzato anche nella terapia del cancro; tuttavia, al fine di non incorrere in incomprensioni, chiariamo quest'ultimo concetto: la termoterapia delle neoplasie segue delle precise norme di applicazione riguardo le temperature, le modalità, i tempi, etc. che non è attualmente possibile ottenere con il mezzo termale . Variazioni rispetto ai protocolli specifici, come una temperatura non ottimale, ottengono risultati opposti. Per questo motivo l'applicazione di calore termale deve essere assolutamente controindicata anche al solo sospetto di una neoplasia maligna.

Riduzione della rigidità articolare.
Il calore è in grado di modificare le proprietà fisiche dei tessuti fibrosi sia delle strutture tendinee e capsulo-legamentose delle cicatrici. Dopo riscaldamento questi tessuti cedono maggiormente allo stiramento, contrastando i processi di anchilosi e di retrazione fibrotica. 

A Le ragioni dell' sono molteplici; la più nota è la facoltà degli stimoli termici (caldo e freddo) di innalzare la soglia di eccitabilità dei recettori del dolore. Riteniamo che altri meccanismi possano essere implicati e tra questi l'iperemia attiva con asportazione di sostanze flogogene ed algogene nonché l'interferenza con la sintesi di prostaglandine, eventi centrali ed ormonali quali la sintesi di ACTH, endorfine e peptidi oppiodi, etc.

Riduzione dello spasmo muscolare
Si ritiene che l'attività miorilassante si verifichi attraverso due livelli di intervento: il primo sui fusi neuromuscolari che il calore rende meno sensibili allo stiramento; ne consegue una riduzione dell'attività delle fibre gamma con rilasciamento muscolare. Il secondo per via riflessa, attraverso lo stimolo dei termorecettori cutanei, che implicherebbe l'intervento di un controllo centrale sullo stesso meccanismo.

Aumento del flusso di sangue
La dilatazione arteriolare e capillare causa una iperemia attiva generata da meccanismi sia diretti che riflessi.

Riduzione degli infiltrati infiammatori, dell'edema e degli essudati

Numerose sono inoltre le azioni sul metabolismo e sulla fisiologia cellulare. Il metabolismo tissutale aumenta e si assiste a cambiamenti delle reazioni enzimatiche. 

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Il riscaldamento può inoltre, a breve termine, provocare una risposta infiammatoria. Tuttavia il calore termale viene anche utilizzato per le proprietà antiinfiammatorie sulle flogosi croniche e subacute e per prevenire gli episodi acuti dei processi patologici recidivanti.

Termoregolazione

Per una migliore comprensione dell'argomento non dobbiamo dimenticare gli adattamenti dell'organismo al fine di mantenere costante la temperatura corporea. L'uomo possiede i meccanismi necessari a far fronte a condizioni termiche ambientali diverse. La dispersione del calore prodotto dal metabolismo e dalla attività muscolare viene favorita dal freddo ed ostacolata dal caldo. Il riscaldamento dell'organismo comporta un ulteriore apporto di calore ed un ostacolo alla sua dispersione.
La risposta dell'organismo alla somministrazione di calore segue per linee generali questo schema: la stimolazione termica della cute e dei termorecettori manda impulsi ai centri termoregolatori del sistema nervoso centrale dai quali, secondo necessità, vengono inviati impulsi efferenti al sistema vasale, alle ghiandole sudoripare, ai muscoli.
Possiamo così riassumere la risposta termoregolatrice all'eccesso di calore:

  • controllo nervoso
  • vasodilatazione cutanea
  • diaforesi (sudorazione)
  • iperventilazione.

L'apparato cardiocircolatorio risponde a diversi livelli secondo l'estensione della superficie corporea esposta al calore. L'applicazione locale comporta vasodilatazione delle arteriole con aumento della pressione capillare e della velocità di circolo; il calore immagazzinato dal sangue si disperde poi nell'organismo.
L'esposizione al calore generalizzato comporta vasodilatazione ed aumento della attività cardiaca.
La sudorazione è uno dei meccanismi più evidenti ed efficaci per disperdere calore: l'evaporazione richiede energia calorica cutanea che viene così sottratta all'organismo. L'evaporazione del sudore è inversamente proporzionale al grado di umidità dell'ambiente: più l'umidità relativa sarà alta e più sudore sarà prodotto e, trovando difficoltà ad evaporare, si raccoglierà sulla cute.
L'iperventilazione polmonare rappresenta un valido metodo per disperdere calore sia per il riscaldamento dell'aria espirata che per l'eliminazione del vapore acqueo. Vi è anche un effetto sulla muscolatura e sulla mucosa bronchiale. Il calore applicato sul torace o direttamente sulle mucose tramite inalazione di aria o di particelle d'acqua calda induce aumento e fluidificazione delle secrezioni e riduzione del tono della muscolatura liscia.
Il calore inoltre, accelerando i processi enzimatici biologici cellulari, sembra in grado di esaltare i meccanismi riparativi e le capacità organiche di difesa.
E' utile ribadire che la termoterapia esogena (quale è quella termale) agisce principalmente con meccanismo riflesso.

Il calore termale

Dopo aver analizzato i meccanismi della termoregolazione, con i quali l'organismo risponde allo stimolo calorico, e gli effetti terapeuticamente utili della termoterapia esclusivamente considerata come metodica fisica, trattiamo delle azioni biologiche del calore erogato tramite il mezzo termale.
Tutto quanto affermato precedentemente è valido anche per la termoterapia termale, tuttavia gli studi in questo campo hanno evidenziato alcune peculiarità.

  • il mezzo termale possiede anche proprietà farmacologiche specifiche legate alla struttura chimica;
  • le metodiche termali sono peculiari per tecnica e materiali impiegati e non sono assimilabili ad altre.

La trasmissione di calore da un fango alla superficie corporea avviene con modalità ben diverse da paraffinoterapia, terapie radianti, elettroterapia, etc.
In primo luogo il fango è un mezzo caldo-umido che aderisce alla cute tramite un sottile strato di acqua. La componente solida possiede caratteristiche fisiche e chimiche che rendono peculiare l'aderenza, l'immagazzinamento del calore, la perdita dello stesso e la sua cessione all'organismo.
Il fisiologo canadese Hans Selye negli anni 50, infrangendo i pregiudizi della medicina ufficiale del tempo, introdusse l'idea psicologica di stress: una risposta difensiva non specifica dell'organismo ad una vasta gamma di agenti nocivi che chiamò "sindrome generale di adattamento". Questa reazione consiste in uno sforzo dell'organismo per mantenere il proprio equilibrio alterato da fattori in grado di provocare stress fisico o mentale.
Il termine stress indica comunque una normale reazione di risposta dell'organismo a stimoli ambientali senza la quale verrebbe a mancare un fondamentale meccanismo di adattamento dell'uomo all'ambiente.
E' indubbio che le cure termali comportano per l'organismo una, spesso brusca, variazione dell'ambiente interno (crenoterapia interna) o esterno (crenoterapia esterna) configurandosi come agenti di stress fisico. L'organismo risponde mettendo in moto una serie di meccanismi al fine di adattarsi alla situazione: viene in sintesi stimolato a reagire. E' proprio in queste modalità di reazione che potrebbero essere presenti le basi biologiche dei meccanismi d'azione, soprattutto aspecifici, delle cure termali.
Sono stati evidenziati come risposta alle cure termali meccanismi di risposta ormonali, nervosi, umorali, immunitari, etc.
Riguardo l'attività antiinfiammatoria la crenoterapia si comporta in modo che potrebbe sembrare contraddittorio. Numerose prove sperimentali hanno evidenziato, attraverso l'analisi di diversi indici, l'azione proflogistica iniziale di numerose terapie termali. Questo è stato confermato da evidenze cliniche. Alla fine dei cicli terapeutici e nei 6-10 mesi seguenti prevale invece in modo preponderante l'effetto antiinfiammatorio.

Riassumendo possiamo affermare che la termoterapia termale viene utilizzata soprattutto per gli effetti:

  • antiinfiammatorio
  • analgesico
  • decontratturante
  • trofico.

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