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ESCURSIONISMO

A cura di  Renzo Zonca

Escursionismo: un turismo all'avanguardia, alla portata di tutti.

A volte, gli escursionisti sono dipinti come turisti "poveri", di serie B, se non peggio.
Nulla di più errato. In realtà, l'escursionismo può vantare una serie forse insospettata di peculiarità positive, al punto da essere indicato, a livello mondiale, come una delle attività turistiche del futuro, nell'ottica del cosiddetto "ecoturismo".

Uno sport per tutti

L'escursionismo - ovvero il camminare in montagna, in collina, ma anche in pianura - è uno sport per tutti, dai bambini di pochi anni fino alla terza età.
Basta scegliere e modulare i percorsi sulla base delle proprie capacità fisiche e psichiche, con una premessa fondamentale: la soddisfazione di una gita non si misura con le ore di cammino o con la quota raggiunta.

Ognuno deve seguire senza forzature le proprie inclinazioni ed esigenze, cercando le proprie soddisfazioni, uniche e irripetibili: il tramonto, il prato in fiore, l'albero secolare, il sommesso rumoreggiare del torrente, il fragoroso ruggire della cascata, la baita, passare la notte in un rifugio, avvicinarsi agli animali selvatici e fotografarli, il grandioso panorama di una vetta o la frescura un po' cupa di una foresta, l'ultima neve di primavera….

Tuttavia, come ogni attività umana, l'andar per monti non è esente da rischi, a volte lievi, altre volte ben più seri, sempre in dipendenza del percorso scelto. Una mulattiera in collina è ovviamente qualcosa di molto diverso da un esile sentierino a tremila metri di quota. In ogni caso, occorre sempre muoversi con criterio, prudenza e buon senso, rispettando regole e precauzioni molte volte semplici e intuitive.
 

 11 consigli da ricordare

1. Programmare l'escursione. Prima di partire, occorre programmare nel dettaglio la gita, sulla carta topografica e sulla guida, cercando di immaginarsi già il terreno e le eventuali difficoltà. Occorre cioè sapere con esattezza, per quanto banale possa apparire, dove si vuole andare.

2. Non partire mai da soli. Questa è la prima, intuitiva regola di sicurezza, anche se, a volte, un'escursione in solitaria può essere "cercata", come pure potrebbe derivare dalle circostanze. Comunque sia, si deve sempre segnalare la destinazione programmata ad altre persone, avendo ovviamente cura di non cambiare itinerario all'ultimo momento (eventualmente, fornire due possibili percorsi alternativi).

3. Curare l'equipaggiamento. In montagna, inutile dirlo, occorre andarci ben equipaggiati, sia per ciò che riguarda l'abbigliamento, sia per i materiali tecnici (piccozza, ramponi, scarponi adeguati…). Come principio generale, è bene portare più del necessario e magari non usarlo, piuttosto che meno e averne bisogno. Si potrebbe usare questo criterio: equipaggiarsi come se le difficoltà tecniche fossero il doppio di quelle ragionevolmente prevedibili. In questo modo lo zaino risulterà piuttosto pesante, è vero, come pure si porterà tutto questo equipaggiamento per trenta volte senza usarlo, ma la trentunesima volta, quando lo si userà, non sarà mai benedetto a sufficienza. E, senza retorica, potrebbe salvare da guai molto, molto seri.

4. Valutare le condizioni meteorologiche. Il tempo, in montagna, può fare la differenza tra una gita da favola e un'escursione da incubo. Occorre quindi ascoltare con attenzione i bollettini meteorologici, ormai sempre più precisi, e valutare, anche durante la gita, le effettive condizioni e l'evoluzione del tempo.

5. Valutare i rischi. Nel corso dell'escursione, occorre valutare i rischi presenti, specie in rapporto alle nostre capacità e a quelle dei nostri compagni. Attenzione, in particolare, ai percorsi protesi sul vuoto, ai passaggi di nevai, alle rocce facili da scalare ma difficili in discesa, alle ripide scorciatoie, e molto altro ancora.

6. Non sovrastimare le proprie capacità. Occorre, con onestà, tenere ben presente i propri limiti e quelli dei compagni di gita. Ricordare che, oltre ai limiti fisici, esistono i limiti psicologici: un percorso facile per qualcuno potrebbe risultare difficilissimo per altri, magari anche solo per l'esposizione, o per una scarsa attitudine a camminare su terreno friabile.

7. Sapere dove si è e dove si sta andando, in una parola: non perdersi. Per quanto molti sentieri siano segnalati, è bene non farci troppo affidamento. Occorre quindi disporre di una buona carta topografica, bussola e altimetro, in modo da sapere, sempre e in ogni momento, dove si è e dove si sta andando. In casi dubbi, o peggio con nebbia, non esitare a tornare indietro.

8. Curare l'alimentazione. Una lunga escursione è faticosa, per giunta in un ambiente per certi versi ostile all'organismo umano. E' quindi importante soprattutto bere con regolarità, ma anche compiere brevi e regolari spuntini energetici e di facile digeribilità, ad esempio con frutti secchi, mele, formaggio, cioccolato…

9. Non confidare troppo nel telefono cellulare. Per molti, è diventato una sorta di amuleto: "Tanto, se capita qualcosa, chiamo il Soccorso Alpino con il telefonino". A prescindere da ogni considerazione di carattere etico e morale, il cellulare potrebbe non funzionare proprio quando se ne avrebbe più bisogno: il segnale potrebbe essere schermato da uno sperone roccioso, una valle incassata potrebbe non essere "coperta", il freddo potrebbe mettere fuori uso le batterie, una caduta potrebbe rompere il telefono… Si consiglia quindi di comportasi come se il telefono cellulare non esistesse, e di contare solo sulle proprie forze, senza commettere imprudenze o rischiare più del dovuto. Se poi, in caso di necessità, si potranno contattare i soccorsi con il telefonino, sarà tutto di guadagnato.

10. In caso di incidente, prima di tutto mantenere la calma. Prima di tutto, mantenere la calma e calmare il ferito, valutando le sue condizioni e cercando di mantenerlo al caldo. Se possibile, non lasciarlo solo. Se il telefonino funziona e "prende" il segnale, contattare il Soccorso Alpino, fornendo, con calma, tutte le indicazioni utili a rintracciare il luogo dove ci si trova. Se il telefonino non è utilizzabile, il componente più esperto e allenato del gruppo deve scendere a valle, in modo da allertare i soccorsi, non senza aver prima ben memorizzato il luogo dove si trova il ferito.

11. Rispettare la montagna. In montagna siamo solo ospiti. Comportiamoci quindi come tali, lasciando la montagna come era e, soprattutto, come vorremmo trovarla, senza sporcare, rovinare, abbandonare rifiuti di qualsiasi tipo. Rispettare quindi la fauna e la flora. In una frase: "Non lasciamo tracce del nostro passaggio".


Alcuni approfondimenti

 
Vestirsi a strati, pensando al peggio. Un corretto e adeguato abbigliamento è fondamentale in montagna, non tanto quando il tempo è bello, ma quando, più o meno improvvisamente, volge al brutto. Non è retorico dire che, in condizioni estreme, un adeguato abbigliamento può salvare la vita.
Concettualmente, durante un'escursione ci si deve vestire a strati, peraltro come negli altri sport all'aria aperta, considerando tre livelli di protezione:

  •  Strato di protezione: è il più esterno, destinato a proteggere dagli agenti atmosferici; deve quindi essere impermeabile, antivento e traspirante.
  • Strato calore: svolge il compito di regolare la temperatura corporea, mettendo o togliendo indumenti a seconda delle necessita.
  •  Strato comfort: sono gli indumenti a diretto contatto con la pelle, che devono assorbire e allontanare il sudore, mantenendo la pelle il più possibile asciutta.


Inoltre, a parte mulattiere pianeggianti e regolari, è imperativo usare sempre gli scarponi e mai semplici scarpe da ginnastica.

Fulmini, che fare?

I fulmini rappresentano sicuramente uno dei pericoli oggettivi più gravi cui può andare incontro l'escursionista, contro i quali, a volte, non si può fare altro che incrociare le dita, come dimostrano talora tragici fatti di cronaca. Esistono tuttavia alcuni accorgimenti, suggeriti dal CAI che permettono di ridurre in modo significativo il rischio, pur senza eliminarlo:

  •  Evitare di ripararsi sotto alberi isolati, standone lontani almeno 200 - 300 metri;
  • Non tenere con sé, durante un temporale, oggetti metallici, specie se acuminati, come ad esempio la piccozza, i ramponi o i chiodi da roccia;
  • Mantenersi debitamente distanti (almeno 50 centimetri) da conduttori metallici, anche se il fulmine cadesse a centinaia di metri di distanza (tipico il caso delle Vie Ferrate);
  • Non ammassarsi in gruppo, perché la colonna di aria calda generata agisce da conduttore per il fulmine;
     In caso di temporale ripararsi in una grotta o in un anfratto, evitando le creste;
  • Se non ci sono ripari sicuri dove proteggersi, è preferibile "prendere più acqua possibile", perché i vestiti bagnati sono buoni conduttori rispetto al corpo umano e favoriscono la dissipazione dell'eventuale scarica elettrica;
  • Si sarà più sicuri dentro un'automobile, dentro un rifugio o un bivacco a rivestimento metallico. 

Classificazione delle difficoltà escursionistiche

T - Turistico (oppure E F - Escursionismo facile)
percorsi che richiedono una semplice marcia su terreno facile e pressoché privo di pericoli; orientamento non difficile. L'itinerario si svolge quasi sempre su mulattiere e sentieri ed è poco faticoso.

E - Escursionistico (oppure E M - Escursionismo medio)
percorsi che richiedono buona conoscenza della montagna ed equipaggiamento idoneo. E' possibile incontrare nevai non ripidi e non pericolosi, passaggi attrezzati (corde fisse, scalette) brevi e non esposti.

EE - Escursionisti esperti (oppure E D - Escursionismo difficile)
percorsi che possono avere brevi tratti di arrampicata senza raggiungere il 1° grado alpinistico. Si possono trovare nevai e canaloni nevosi con possibile uso di ramponi e piccozza. E' richiesta esperienza di montagna anche alle alte quote con affidabile equipaggiamento. Assenza di vertigini.

EEA - Escursionisti esperti con attrezzatura
sono in pratica le cosiddette "vie ferrate", che richiedono capacità e attrezzature alpinistiche

 

Ecoturismo : un turismo sostenibile

In occasione dell'Anno Internazionale della Montagna (2002), l'Organizzazione Mondiale del Turismo - WTO - e il Programma per l'Ambiente delle Nazioni Unite - UNEP - hanno intrapreso una serie di iniziative volte alla diffusione del cosiddetto "ecoturismo", sinteticamente definibile come segue:

  • attività turistiche in cui la principale motivazione dei turisti è l'osservazione e la valorizzazione della natura e delle tradizioni culturali locali, con risvolti anche educativi;
  • attività turistiche generalmente, ma non esclusivamente, organizzate per piccoli gruppi da specializzati tour operator locali;
  • attività che minimizzano gli impatti negativi relativi all'ambiente naturale e socio-culturale;
  • attività che garantiscono la protezione delle aree naturali, generando benefici economici e opportunità di guadagno per le comunità ospitanti, e per le organizzazioni e le autorità che gestiscono le aree naturali con scopi conservativi;
  • attività che aumentano la consapevolezza verso la conservazione dei beni culturali e ambientali, sia fra i residenti che fra i turisti.


In pratica, una definizione che si adatta alla perfezione con l' escursionismo e il trekking: una forma di turismo antichissima che, paradossalmente ma non troppo, è indicata come modello per il futuro.


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