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ESCURSIONISMO: NOTE MEDICHE E FISIOLOGICHE 1/2

Per l’escursionista che non si voglia limitare a facili passeggiate a bassa quota, il freddo è uno dei rischi da valutare con la massima attenzione, anche in estate. Cerchiamo quindi di saperne di più.

Assideramento
Con il termine si indica un quadro clinico connesso all’abbassamento della temperatura corporea, causato dall’esposizione al freddo ambientale. Si caratterizza per una progressiva depressione delle funzioni organiche, in particolare di quelle cardiache e respiratorie, e dei processi metabolici, cui può seguire la morte.

Fattori di rischio soggettivi: in questo gruppo rientrano l’insieme delle condizioni fisiche del soggetto esposto alle basse temperature, a cominciare dalla scarsa assuefazione al freddo e a tutta una serie di fattori legati alla costituzione fisica: scarso sviluppo muscolare; età e sesso; stati di denutrizione; la scarsità di grasso sottocutaneo che riduce l’isolamento termico; affaticamento fisico, stress psicologico e digiuno, e altre ancora.
Ulteriori fattori di rischio sono le malattie cardiache, epatiche e renali, come pure l’ingestione di alcol. Nonostante un immediato senso di riscaldamento, infatti, le bevande alcoliche provocano una vasodilatazione cutanea e un conseguente aumento della dispersione di calore.

Fattori di rischio oggettivi: in questo gruppo rientrano tutti i fattori ambientali: la temperatura minima di esposizione e la sua durata nel tempo, nonché la velocità con cui si verifica la riduzione della temperatura.
Inoltre, fatto di grandissima importanza, il vento e l’umidità favoriscono in modo significativo la perdita di calore corporeo, al punto che possono verificarsi episodi di assideramento e di congelamento anche con temperature superiori a zero gradi.

I sintomi: entro determinati limiti, il nostro organismo è in grado di resistere al freddo, mettendo in atto una serie di meccanismi fisiologici di compensazione. Superando però tali limiti, il cosiddetto equilibrio termico si rompe, e inizia un progressivo raffreddamento del corpo che, se non arrestato, può portare alla morte.
Quando la temperatura interna del corpo raggiunge circa i 30 gradi si ha perdita di coscienza, depressione respiratoria e cardiocircolatoria, ma ancora fino a 24 gradi è, in genere, possibile rianimare il soggetto.
Nelle fasi iniziali del processo di assideramento, la persona colpita si presenta pallida, con una sensazione di freddo accompagnata da brividi anche intensi e prolungati, accusa una marcata debolezza muscolare e una palese incertezza nei movimenti, oltre a mal di testa, dolori articolari e muscolari.
Con il perdurare dell’esposizione al freddo, la temperatura del corpo inizia a scendere, nella cosiddetta fase di cedimento: la pelle diventa livida; si accentua la debolezza, la vista si appanna e diminuisce l’udito; il soggetto diventa apatico, al punto da essere colto da una invincibile sonnolenza. Pur rendendosi conto delle sue gravi condizioni e del rischio che corre la sua stessa vita, egli appare tranquillo e distaccato, senza traccia di inquietudine. In seguito, subentra uno stato di confusione e disorientamento: il respiro si fa lento e superficiale, mentre la pressione arteriosa si abbassa.
Proseguendo il raffreddamento, il soggetto si lascia cadere a terra e, quando la temperatura interna raggiunge circa i 32 gradi, entra in stato di coma. Tutti i processi vitali si affievoliscono, si possono verificare uscite di sangue dal naso e dalla bocca, perdita dei centri respiratori e arresto cardiaco.

Il primo soccorso: durante la fase di primo soccorso a una persona assiderata, occorre principalmente riportare la temperatura corporea al suo livello normale con la massima gradualità, per evitare pericolosi sbalzi circolatori.
Si possono eseguire con prudenza massaggi centripeti, applicare panni caldi ma asciutti, borse calde, si può introdurre l’assiderato in un sacco a pelo, meglio se riscaldato in precedenza.
Il riscaldamento corporeo non dovrebbe superare la velocità di mezzo grado ogni ora (verificabile a livello rettale) come pure l’ambiente in cui è stato posto il soggetto dovrebbe essere riscaldato in modo graduale.

Congelamento

Con questo termine si intende un complesso di lesioni circoscritte ad alcune parti del corpo, provocate dall’esposizione alle basse temperature. In genere le parti colpite sono quelle periferiche e quindi più esposte: piedi, mani, naso e orecchie.
Solitamente il congelamento inizia a verificarsi quando la temperatura scende a valori compresi tra –4 e –10 gradi, ma in presenza di particolari condizioni – forte ventilazione, immobilità, elevata umidità, indumenti bagnati, condizioni fisiche scadenti… - il congelamento può verificarsi anche con temperature superiori a zero gradi.

Fattori di rischio: i fattori di rischio del congelamento sono, in pratica, i medesimi già descritti per l’assideramento, e non a caso le due lesioni spesso coesistono.

I sintomi: da un punto di vista clinico, il congelamento presenta tre fasi successive. Vediamole nel dettaglio.
Congelamento di primo grado: in questa fase la pelle appare rosso–cianotica, tumefatta e screpolata, con un sensibile calo o addirittura la scomparsa della sensibilità della parte colpita. I dolori diventano ben presto lancinanti, anche se intermittenti. A volte la pelle può avere un aspetto simile al marmo, con una singolare caratteristica del viso che appare come una maschera bianca, dura e insensibile.
Congelamento di secondo grado: in questa fase la parte colpita appare cianotica, fredda, insensibile, con spiccata sudorazione, muscolatura rigida e presenza di bolle a contenuto prima sieroso e quindi limpido, e poi emorragico. Le loro dimensioni sono variabili, e solitamente si formano sul dorso delle mani e dei piedi. Successivamente queste bolle si rompono, originando piaghe torbide con un fondo nerastro. Le unghie, ormai di colore nero, tendono a staccarsi spontaneamente, mentre i dolori sono molto intensi, lancinanti. Il colore della pelle può variare, ma in genere appare viola intenso, specie alle dita.
Congelamento di terzo grado: in questa fase, la più grave, compaiono fenomeni necrotici che interessano dapprima la pelle, che diventa nerastra, e successivamente i tessuti circostanti, fino all’osso. Con la comparsa della cancrena, la parte colpita appare come mummificata e, al tatto, dà la sensazione di toccare un pezzo di legno. I tessuti si possono poi staccare spontaneamente, lasciando scoperte le ossa.
I primi due gradi del congelamento sono in genere reversibili, e con l’instaurazione di una adeguata e tempestiva terapia si può giungere, seppure lentamente, a una completa guarigione. Non così per i congelamenti di terzo grado, per i quali si ha la perdita, anche estesa, della parte colpita.  
   
Alcuni consigli:
• In presenza dei primi sintomi – perdita di sensibilità e dolori – è assolutamente sconsigliabile togliere gli scarponi per massaggiare i piedi: spesso sarà impossibile ricalzarli, con le conseguenze che ben si possono immaginare, magari nel pieno di una tormenta di neve.
• Riguardo alle parti congelate, non tentare di decongelarle prima di aver raggiunto un luogo sicuro e riscaldato: è infatti più dannoso camminare sulla neve con un piede decongelato che con uno congelato.
• Nella fase di primo soccorso è senz’altro utile rimuovere, se possibile, gli abiti ghiacciati, ma i successivi massaggi devono essere dolci e graduali.
• Non somministrare alcol, e neppure toccare o peggio forare le eventuali bolle, per il pericolo di infezioni. Impedire al soggetto colpito di camminare, trasportandolo quindi in barella o in spalla, in modo da evitargli un ulteriore abbassamento della temperatura e possibili disturbi cardiaci.

L’alta quota
Per le problematiche legate all’alta quota, in genere rilevanti a partire dai 3000 metri, leggere l’articolo “Mal di montagna”.

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Escursionismo: note mediche e fisiologiche Il freddo, un nemico subdolo

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